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    L'esercito nazionale congolese, Problemi di ieri, problemi di oggi.

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    Questo capitolo si focalizza sull’esercito nazionale congolese allo scopo di gettare luce sui problemi che lo attanagliano. Sin dall’epoca coloniale, quando furono create, le forze armate congolesi hanno rappresentato un fattore di destabilizzazione interna e una minaccia per i civili. L’analisi si concentrerà dapprima sulla Force Publique, che fu il principale strumento di una dominazione coloniale estremamente violenta. Mi focalizzerò in seguito sulla dittatura di Mobutu che esacerbò il clientelismo e le divisioni interne alle forze armate. Infine, mi concentrerò sull’attualità e mostrerò come le divisioni interne, la corruzione e la disorganizzazione continuino a fare delle forze armate un fattore di destabilizzazione. La pace in Congo richiede la costituzione di un esercito nazionale minimamente efficiente: si tratta di un obiettivo imprescindibile, ma ancora lontano

    Marginalità giovanile e proliferazione delle milizie. Rappresentazioni e riproduzione della violenza nel Nord Kivu

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    A partire da un approccio storico e antropologico, il capitolo si propone di esplorare i fattori socio-culturali e strutturali che spingono numerosi giovani e bambini ad arruolarsi nelle formazioni armate attive nelle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo. Verranno analizzate sia le dinamiche sociali di lunga durata sia quelle attuali, con particolare attenzione alle rappresentazioni che i diversi attori sociali elaborano della guerra e che contribuiscono a perpetuare e riprodurre la violenza. Inoltre, saranno esaminati il significato e le funzioni delle credenze e delle pratiche magiche all’interno delle milizie, con l’obbiettivo di esplorare l’universo simbolico dei combattenti. Infine, sarà proposta un’analisi della autorappresentazione vittimistica che le varie comunità coinvolte nella guerra tendono a elaborare di se stesse, contribuendo in questo modo ad alimentare un clima di paranoia e di diffidenza che porta immancabilmente al disconoscimento reciproco

    Conclusioni: dove va il Congo?

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    Il titolo scelto per queste conclusioni “dove va il Congo?” è ovviamente una domanda aperta a cui non siamo certo in grado di fornire una risposta. Tuttavia, ci pare opportuno provare a tirare le fila di questo volume e al contempo riflettere sull’evoluzione del quadro politico congolese senza pretendere di elaborare alcuna previsione, ma limitandoci a sondare le possibili conseguenze e derive della crisi attual

    Introduzione

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    Questo volume tratta della Repubblica Democratica del Congo, un paese vasto e ricchissimo ed al contempo estremamente turbolento e complesso. Dal 1996 il Congo ha conosciuto una serie ininterrotta di conflitti che hanno causato milioni di morti e a tutt’oggi una vera pacificazione sembra ancora lontana1. Ma queste crisi non sono affatto una novità: la violenza, infatti, rappresenta un continuum nelle travagliate vicende del Congo, sin dall'arrivo degli europei, e per meglio comprender

    L’instabilità e il ritorno delle violenze nella RDC

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    Le cause del conflitto congolese possono essere riassunte in tre punti principali: 1) I movimenti ribelli, in complicità con il Ruanda e l’Uganda, hanno dato vita a una lucrosa economia di guerra basata sul traffico di minerali preziosi (coltan, oro, diamanti, cassiterite, etc.); 2) Nelle regioni orientali la presenza di gruppi di popolazione ruandofona (i Banyarwanda nel nord Kivu e i Banyamulenge nel sud Kivu) ha innescato una violenta disputa sulla cittadinanza cavalcata dai leader politicomilitari locali. In questo scenario, i Banyarwanda e soprattutto i Banyamulenge hanno finito per aderire alle ribellioni sostenute dal Ruanda e dall’Uganda; 3) Lo Stato congolese è corrotto e incapace di esercitare la propria sovranità sul territorio nazionale

    Memoria, politica e potere nel Ruanda del post-genocidio

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    A partire dalla genesi delle divisioni etniche nel Ruanda coloniale, l'articolo ripercorre la storia del genocidio e dell'ascesa al potere del Rwandan Patriotic Front. In particolare mostra come l'attuale governo ruandese utilizzi la memoria del genocidio per legittimare sia il proprio potere all'interno del paese sia la propria politica militare aggressiva ai danni della Repubblica Democratica del Congo

    Cinquant'anni di guerra e conflitti nella regione del Rwenzori dell’Uganda: Stati, regni e milizie

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    In the last fifty years, the Rwenzori region (western Uganda) has been ravaged by many rebel groups. At the beginning of the 1960s, the Rwenzururu Movement, an armed group composed mainly of Bakonzo and Bamba, started his struggle against Batoro’s hegemony in the region. The goal of the Rwenzururu Movement was to create an independent kingdom, but the project failed. In the 1980s, a new faction emerged, the NALU (National Army for the Liberation of Uganda), starting a campaign against the central government. The NALU were defeated but another rebel group, the ADF (Allied Democratic Forces), installed itself in the region. Nowadays some ADF units are still active in the North Kivu (Congo DRC). In the last decades the Ugandan government has recognized different kingdoms in the country and in 2009 even the Rwenzururu Kingdom was finally proclaimed. This new phase has fostered political and ethnic fragmentation. Recently (2014 and 2016) some militias poorly armed, composed mainly of young Bakonzo, attacked police stations and army barracks in the region. Starting from the Rwenzururu case, this article explores the relationship between the reemergence of “traditional authorities”, multiparty democracy and the ethnicisation of politics. These intertwined processes are strongly reshaping the State, not only in Uganda but in many African countries

    Vexata quaestio. L'antropologia e i diritti umani.

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    In questo articolo intendo esplorare, in chiave storica, la relazione fra diritti umani e antropologia. Si tratta di un rapporto complesso e contrastato e cercherò pertanto di gettare luce sulle ragioni delle convergenze e dei dissidi. Dopo aver tracciato la genealogia dei diritti umani, mi soffermerò sui decenni successivi alla seconda guerra mondiale in cui si sono succedute diverse stagioni dei diritti umani. L’approccio relativista e culturalista dell’antropologia americana del secondo dopo guerra fece sì che gli antropologi nutrissero non poche diffidenze nei confronti della nascente struttura dei diritti umani promossa dalle Nazioni Unite. Tuttavia, successivamente, in seno al movimento dell’Indigenismo, vi fu un evidente avvicinamento. Oggigiorno, però, emergono nuovi dubbi e nuove critiche da parte degli antropologi sul modo in cui i diritti umani vengono implementati. Guerre umanitarie, ingerenza umanitaria, esportazione della democrazia e imposizione dei diritti: queste nuove categorie dell’azione politica mostrano, infatti, come i diritti umani siano divenuti nella contemporaneità uno strumento ambiguo, che legittima sia le relazioni di dominio e coercizione sia l’opposizione a esse da parte dei gruppi oppressi

    Associazionismo e identità. L’esperienza di un’associazione di migranti a Genova.

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    L'articolo propone alcune riflessioni antropologiche allo scopo di mettere in luce l’infondatezza degli atteggiamenti essenzializzanti e dei processi di categorizzazione e di stereotipizzazione particolarmente evidenti nei confronti di chi è di religione musulmana, a partire da una ricerca etnografica effettuata a Genova presso un’associazione di giovani adulti migrati dal Marocco

    Guerra, religione e rituali in Africa. La Lord’s Resistance Army di Joseph Kony (Uganda)

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    This article focuses on the religious discourse behind the rebellion among the Acholi in northern Uganda. The war began in 1986, after Alice Auma, a young Acholi woman, had been possessed by a spirit called Lakwena. Alice founded an armed movement called the Holy Spirit Movement and she tried to conquer the capital Kampala, but she was defeated by the national army. For a short period, the rebellion was led by his father Severino Lukoya. Later a new leader emerged, Joseph Kony, who founded a movement called Lord’s Resistance Army (LRA). The religious discourse of the different rebel leaders is characterized by a millenarian and apocalyptic conception of history inspired by the Bible. During the 80s the idea of being an impure people had spread among the Acholi because of the horrible crimes committed by their soldiers during the civil war. Once possessed, Alice began to purify the ex-combatants and to enrol them in the Holy Spirit Movement. Her goal was to rid the country of witchcraft and to redeem Acholi of the sins they committed in the past. On the contrary, once at head of the rebellion, Kony began to consider the Acholi guilty and to take revenge against them. Consequently, the rebellion became a fratricidal war characterized by massacres and forced enrolment of children. The Ugandan army weakened the LRA and the rebels left Uganda, but they are still active in a large area between Congo, Sudan and Central Africa
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