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    Firing up map thinking: Music video meta-maps

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    In this chapter I propose three music videos as case studies, considering them distinct ‘meta-maps’. I draw this idea from a seminal work by Stoichita (1996; but see also the concept of ‘metapicture’ in Mitchell, 1994), who wrote about the motif of ‘paintings within paintings’—including the more specific motif of maps within paintings—in sixteenth- and seventeenth-century European art. Interestingly, Stoichita viewed this motif as an exercise of intertextuality (or, we could say, of intermediality): an auto-reflection on different modes of representation (or media) that produces self-aware images. These ‘meta-paintings’ are considered by Stoichita as theoretical objects, works on and with the image, as well as interpretive acts. Inspired by this intermedial possibility, in what follows I perform three interpretive acts considering music videos as theoretical objects with the potential to provoke meditations about cartography. None of the videos present to the audience performing artists; rather, we could say that they present performing maps, which take the stage and are broadcast while showing different configurations and modes of their existence. These three interpretive acts of music videos’ cartographic morphings engender three layers of map thinking: a representational (from technical to deconstructive) one, a post-representational (or emergent and practice-based) one and finally a speculative (phenomenological and object-oriented) one

    Shamailang, Una mappa di parole (Audio-documentary by Martina Melilli (Original idea & Writing), Botafuego (Production, Sound design & Writing) and Piera Rossetto (Scientific supervision)

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    Shamailang: Una mappa di parole è un podcast narrativo di cinque episodi che esplora il percorso di vita di Roger Sciama, un ebreo egiziano nato al Cairo nel 1927 ed emigrato a Milano, in Italia, nel 1968. La storia di Roger Sciama è stata raccolta dalla Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) nell'ambito di un progetto di storia orale chiamato Edoth ("comunità etniche" in ebraico) volto a preservare i ricordi della vita ebraica nel Medio Africa Orientale e Nord attraverso le testimonianze degli ebrei nati in quelle regioni e oggi residenti in Italia. La storia di Roger non è stata solo affascinante ma anche altrettanto imprevedibile, irriducibile e sempre in movimento. Esiste un modo, mi sono chiesta, oltre a quelli accademici più conosciuti, per provare a dare un senso a traiettorie di vita come quella di Roger Sciama, allo stesso tempo uniche e “ordinarie” ? Il podcast narrativo Shamailang rappresenta un tentativo collaborativo di mappare la storia di Roger Sciama in modo creativo e di collegare i punti della traiettoria della sua vita attraverso diversi ambienti culturali e molteplici identità e appartenenze. Il podcast nasce come esperienza di ricerca-creazione, che è la combinazione di pratiche di ricerca creativa e accademica . La ricerca-creazione rappresenta un ambiente stimolante per formare, nelle parole del sociologo Les Back, la nostra ‘art of listening', cioè ‘an imaginative attention [that] takes notice of what might be at stake in the story itself and how its small details and events connect to larger sets of public issues’ (Back 2007, 7) . Il podcast è stato trasmesso a settembre 2022 su Tresoldi, piattaforma audio-documentaria della radio nazionale italiana, Rai Radio Tre. Inoltre, il podcast è stato in concorso a @ilPod – Italian Podcast Awards 2023, nella categoria “indie podcast narrativo”. Credits: Podcast realizzato nell’ambito del progetto di ricerca Europe’s (In)Visible Jewish Migrants, P.I. Piera Rossetto, finanziato da FWF (Austrian Science Fund) Grant n.T1024-G28; CDEC Foundation (Milan) per i materiali d’archivio; con la partecipazione della prof.ssa Elisa Giunchi, Università degli Studi di Milano, prof.ssa Emanuela Scarpellini, Università degli Studi di Milano e Marta Serafini, Corriere della Sera; con il generoso sostegno, l’incoraggiamento e la partecipazione di Sandra, Silvana and Sabrina Sciama

    Tra vicoli e osterie della città: marginalità, militari e popolani. Tre casi emblematici

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    Una città disvelata, la Vicenza asburgica, percorrendo i meandri inesplorati della documentazione giudiziaria. Alla ricerca, innanzitutto, di personaggi indistinti, in attesa di essere individuati e riportati al di fuori delle secche del passato, inseguendoli attraverso le tracce esili, ma indelebili, da loro lasciate nel calpestio assordante della storia

    I lavoratori della canapa

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    1. Luoghi, tempi e fatiche della canapicoltura; 2. Canapa e terre padane: breve storia di una lunga tradizione; 3. Sulle tracce di un paesaggio del lavoro perdut

    Juifs de Libye notes pour une «cartographie» des lieux migratoires

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    L’articolo esplora, attraverso il filtro dello spazio, i racconti e le storie di vita raccolti tra ebrei libici emigrati in Italia alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso. Delineati i contorni storici entro cui i racconti si inseriscono, lo strumento geografico della carta viene adottato in senso metaforico per mappare il luoghi migratori della diaspora ebraica libica e individuarne alcuni snodi significativi lungo i suoi diversi percorsi migratori. La carta è concepita tenendo conto della polarità tra ‘spazio’, neutro e geometrico, dove flussi di persone si muovono, e i ‘luoghi’ intesi come punti densi ai quali si attribuiscono valori, percezioni personali, proiezioni identitarie, esperienze emozionali. Nella costruzione della carta è il concetto di luogo come spazio dotato di senso e abitato dalle relazioni che viene privilegiato. La carta che ne risulta è una cartografia animata, dinamica, vivace, rinnovata ad ogni incontro e nutrita dalle esperienze, dalle voci, dalle immagini evocate dai protagonisti delle interviste

    Dwelling in contradictions : Deep maps and the memories of Jews from Libya

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    The article deals with performances of memories and identities by and about Jews from the Middle East and North Africa region, with a focus on Jews of Libyan descent. It acknowledges the complexity that intrinsically characterizes these sources in terms of the heterogeneity of their contents, but also the political implications inherent to their transmission and communication. What is needed, however, is to make this complexity readable, and to make it readable, the author suggests making it visible. To achieve this goal, the author proposes adopting a new research approach which takes inspiration from the field of digital humanities, to assist in thinking spatially and visually about the performances of memories and identities. This can bring about a kind of methodological reconciliation between the researcher, the complexity of the data, the necessity to transform them into accurate research results and the responsibility to effectively communicate them to the larger public.Cet article traite des performances mémorielles et identitaire par et sur les Juifs du Moyen-Orient et de l’Afrique du Nord, en mettant l’accent particulièrement sur les Juifs d’origine libyenne. Il présente la complexité qui caractérise intrinsèquement ces sources en terme d’hétérogénéité de leurs contenus, mais aussi en ce qui concerne les implications politiques inhérentes à leur transmission et à leur communication. Cependant, il est nécessaire de rendre cette complexité lisible et, pour la rendre lisible, l’auteur suggère de la rendre visible. Pour atteindre cet objectif, l’auteur propose d’adopter une nouvelle approche de recherche qui s’inspire du domaine des humanités numériques pour aider à penser spatialement et visuellement les performances des mémoires et des identités. Cela peut entraîner une sorte de rapprochement méthodologique entre le chercheur, la complexité des données, la nécessité de les transformer en résultats de recherche précis et la responsabilité de les communiquer efficacement au grand public

    Le filiere agroalimentari e la grande distribuzione in Italia: minaccia o opportunita' per i produttori?

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    Lo sviluppo della distribuzione moderna (DM) ha prodotto dei significativi cambiamenti nelle supply chain agroalimentari. L’elevato potere contrattuale assieme allo snellimento dei canali di approvvigionamento hanno migliorato la flessibilità di questo canale distributivo. La capacità della DM di trasferire rapidamente gli shock di mercato sul fornitore potrebbe rappresentare una minaccia per gli operatori a monte della supply chain ma anche un’opportunità per avviare dei rapporti di collaborazione che assicurano continuità negli approvvigionamenti e stabilità di reddito. Nel comparto ortofrutticolo i canali tradizionali sono allungati da una complessa rete di intermediari, che allontanano la produzione dalla distribuzione, sia per le caratteristiche dell’offerta, spesso inadeguata alle esigenze della DM (stagionalità, massa critica, conservabilità, formati, ecc.), sia per l’incapacità di coordinare gli approvvigionamenti. Questo studio analizza le dinamiche dei prezzi lungo la supply chain ortofrutticola evidenziando come la variabilità della domanda si accentui passando dai distributori, ai grossisti, agli agricoltori (effetto “bullwhip”) alternando i rapporti di filiera e peggiorando il margine dei produttori. Di fronte a questa tendenza, la risposta degli operatori per riorganizzare l’offerta e riqualificare le produzioni potrebbe dimostrasi inadeguata a soddisfare le esigenze dei nuovi canali distributivi per le inefficienze della supply chain

    La valutazione della salubrita' del'ambiente: i rischi per la salute umana

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    Il contribuo analizza le metodologie per quantificare i rischi per la salute umana associati a danni ambientali. Viene riportata una rassegna bibliografica con l'intento di fornire un quadro dei metodi di valutazione dei rischi per la salute uman

    Space of Transit, Place of Memory: Ma’abarah and Literary Landscapes of Arab Jews

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    The Sifrut ha-ma’abarah (transit camp literature) represents a narrative space where contemporary Israeli authors of Middle Eastern origin tell the stories forgotten, considered insignificant, and often repressed of the “oriental Jews” (Mizraḥim), who emigrated to Israel from North Africa and the Middle East during the 1950’s and the 1960’s.After a brief historical introduction on the ma’abarot (transit camps), I aim to unravel the experience of the ma’abarah as a “place of memory” and a “narrative place.” My reflections are based on the concept of “space/place” as conveyed from a human geography perspective. In this framework, I suggest different “literary declensions” through which ma’abarah might be interpreted, and in particular as a narrative place of defiance, resistance, and exile
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