370 research outputs found
Sulla percezione dei confini vocalici in Toscana: primi risultati
[ad eccezione del § 4.1, la stesura del testo è interamente opera di S. Calamai
Un esperimento di matched-guise in Toscana
[la stesura dell’intero articolo è opera di Silvia Calamai
Metodologie statistiche di classificazione a confronto: analisi discriminante e CART
[S. Calamai è autrice dei §§ 0, 2, 3, 4.1, 4.3, 4.4, 4.5, 5
Voci di Toscana: il teatro di Novelli, Paolieri, Chiti
[Silvia Calamai è responsabile della stesura dei §§ 1.3, 3.1, 4
I nessi nasale-velare dell’italiano: un’indagine percettiva
La nasale velare in italiano ha uno statuto puramente allofonico ed ha una distribuzione piuttosto limitata, essere presente soltanto prima di consonante velare. Purtuttavia, nella storia della lingua ha esercitato un certo peso sulle vocali toniche precedenti nel fenomeno che in letteratura è noto sotto il nome di “anafonesi di secondo tipo” (Castellani ([1952] 1980)). Essa riguarda il passaggio di /e/ > /i/ e di /o/ > /u/ in presenza di n velare: è questo il caso di lingua che, proveniente dalla base latina LĬNGUA(M), ha avuto un’iniziale e regolare evoluzione in léngua – attestata nei volgari italiani fuori di Toscana – che poi, a causa di [e] trovatasi in contesto anafonetico, si è trasformata in lingua (Patota 2002: 64). Altri esempi sono: VĬNCO > vinco, IŬNCU > giunco, CĬNGO > cingo, STRĬNGO > stringo, FŬNGO > fungo. Salvo il caso di giunco, però, l’anafonesi non si attiva in presenza del nesso [oŋk]: abbiamo infatti TRŬNCU > tr[o]nco e SPELŬNCA > spel[o]nca. In realtà non tutti gli studiosi concordano sul fatto che si tratti di un innalzamento vocalico: l’anafonesi può essere vista anche come fatto di conservazione e mantenimento degli originari timbri latini (Barbato, in stampa; Calamai, in stampa). Castellani data il fenomeno tra la fine del IV secolo e l’inizio del V (1980: 86), quando cioè la nasale del nesso -NG- era ancora pronunciata come velare; quest’affermazione, però, è stata recentemente rivista e contestata da Barbato (in stampa) il quale, avvalendosi anche di esempi provenienti dalle altre lingue romanze, anticipa l’anafonesi dinanzi a velare rispetto a quella davanti a [ʎ]nca. In realtà non tutti gli studiosi concordano sul fatto che si tratti di un innalzamento vocalico: l’anafonesi può essere vista anche come fatto di conservazione e mantenimento degli originari timbri latini (Barbato, in stampa; Calamai, in stampa). Castellani data il fenomeno tra la fine del IV secolo e l’inizio del V (1980: 86), quando cioè la nasale del nesso -NG- era ancora pronunciata come velare; quest’affermazione, però, è stata recentemente rivista e contestata da Barbato (in stampa) il quale, avvalendosi anche di esempi provenienti dalle altre lingue romanze, anticipa l’anafonesi dinanzi a velare rispetto a quella davanti a [ʎ e [ɲ]. Da un punto di vista strutturale, è evidente che il fenomeno presenti una duplice asimmetria, e dal punto di vista della vocale tonica, e dal punto di vista della consonante postnasale: le vocali anteriori sono più suscettibili all’anafonesi rispetto a quelle posteriori, le postnasali sorde inibiscono l’anafonesi se la vocale tonica è posteriore. Per quanto ci è dato di conoscere, solo Castellani (1980) e Tuttle (1991) hanno a questo proposito avanzato qualche ipotesi di spiegazione, peraltro non suffragata da verifiche sperimentali.
I nessi con nasale si prestano bene a uno studio di tipo percettivo dal momento che in moltissime lingue del mondo sono stati individuate tendenze per così dire universali per quanto concerne la nasalizzazione delle vocali precedenti tali nessi (Beddor 1983): a siffatte tendenze – che si realizzano mediante mutamenti di altezza vocalica – è stata data una ragione di tipo percettivo (Ohala 1993) che pare essere molto promettente anche nello studio del fenomeno supra succintamente delineato.
Secondo diversi studiosi, i mutamenti nell’altezza vocalica nei nessi nC hanno una origine percettiva: l’ascoltatore attribuisce alcune delle caratteristiche acustiche della nasalità vocalica a spostamenti nell’altezza della lingua. Per valutare se anche in italiano (a) i nessi con nasale attivano un innalzamento percettivo nella vocale precedente a prescindere dal punto di articolazione della postnasale, e b) se esiste, sul versante percettivo, un effetto legato al timbro della vocale e/o alla presenza/assenza di sonorità della postnasale è stato costruito un test di identificazione a risposta forzata. Un soggetto fiorentino ha letto una serie di pseudoparole in frasi cornice che variavano per timbro vocalico (vocali alte vs. vocali medio-alte), per punto di articolazione della postnasale (velare vs. alveolare), per sonorità della postnasale (sorda vs. sonora). Da tali pseudoparole sono stati isolati segmenti più piccoli comprendenti il nesso consonantico nC e il 25% della vocale tonica: i nessi con vocale medio-alta enk, eng, ent, end, onk, ong, ont, ond rappresentano il gruppo sperimentale, mentre quelli con vocale alta ink, ing, int, ind, unk, ung, unt, und il gruppo di controllo. I soggetti (60 – di cui uno scartato per mere ragioni tecniche) hanno ascoltato gli spezzoni di parola e a ciascuno è stato chiesto di indicare quale nesso – tra i due nessi che venivano visualizzati sullo schermo (p.e., ONK vs. UNK; END vs. IND) – avevano ascoltato. Gli stimoli sono stati randomizzati e ciascun soggetto ha ascoltato i 16 segmenti per sette volte, per un totale di 112 stimoli.
Per quanto concerne gli stimoli del gruppo di controllo, le vocali alte sono nella stragrande maggioranza dei casi etichettate come tali, a prescindere dal tipi di consonante postnasale. Vale la pena di osservare che la percentuale più bassa di riconoscimento è attribuita al nesso UNK, etichettato come ONK nel 28% dei casi. Il quadro risulta sensibilmente diverso nel caso degli stimoli del gruppo sperimentale, che forniscono utili spunti di riflessione per la
Questo esperimento permette altresì di ispezionare anche la complessa natura delle ‘grammatiche percettive’ (Beddor 2012), così come si manifestano nei 59 soggetti indagati. In altre parole, sono stati analizzati i comportamenti dei singoli soggetti e i comportamenti elicitati dai singoli item per valutare come i differenti nessi (con vocale e postnasale differenti) elicitano differenti gradi di certezza. Particolare attenzione è stata attribuita a quei soggetti che hanno mostrato un’elevata coerenza interna nelle risposte. I risultati evidenziano una differenza tra le risposte sulla base sia del tipo di consonante postnasale sia del timbro della vocale
“La lingua il seme i dialetti sono i fiori e gli accenti sono i petali”. Competenze meta-sociolinguistiche e contesti scolastici
Il lavoro prende in esame le risposte date a un questionario sociolinguistico da parte di 314 studenti e studentesse di alcune scuole secondarie di primo e secondo grado toscane caratterizzate da un’alta percentuale di persone con retroterra migratorio. Lo scopo è osservare il rapporto che intercorre tra gli studenti e la lingua del paese d’arrivo, con particolare attenzione al riconoscimento dialettale. L’analisi è stata condotta con metodi quantitativi e qualitativi; i risultati mostrano che un atteggiamento positivo verso la diversità linguistica favorisce il riconoscimento dei dialetti e che anche tra le prime generazioni vi è consapevolezza dell’esistenza di diverse varietà di italiano
«Ho raccontato abbastanza.» Cosa dicono i matti
Analisi linguistica (lessicale) delle intervist
Between linguistics and social psychology of language: the perception of non-native accents
Listeners can make several attitudinal judgments about a speaker based only on his/her speech. In many cases these judgments are in line with social stereotypes which are associated with the group that is represented by a certain language variety. The
matched- and verbal-guise techniques have been extensively used in the studies of language attitudes, in order to obtain reliable results on language as a marker of group identity. This paper presents a concise state-of-the art of research focusing on language attitudes, with particular attention to Italian, and provides grounds for methodological reflection through the discussion of a pilot study conducted by the author focusing on differences in how Standard Italian and three varieties of foreign accented speech (Albanian, Romanian and General American) are perceived by a sample of 97 high school students in a medium-sized city in central Italy
Introduzione alla sociofonetica
I suoni di per sé sono privi di significato, eppure chi ci ascolta può crearsi un’immagine della nostra personalità, della nostra provenienza geografica e della nostra condizione socio-culturale proprio a partire dai modi e dalla frequenza con cui emettiamo certi suoni. La sociofonetica si occupa di capire le modalità e le ragioni di siffatta variazione sonora, che gli esseri umani usano in maniera piuttosto sofisticata. Essa beneficia dei risultati e delle metodiche sperimentali della sociolinguistica e della fonetica, nonché della psicologia sociale del linguaggio.
Il volume introduce il lettore nel mondo affascinante di questa area di ricerca e delle sue applicazioni nei campi più svariati: dall’ingegneria alla logopedia, dalla pedagogia all’ambito forense. Il libro – che presenta i temi e i risultati delle ricerche condotte in ambito nazionale e internazionale – si rivolge, con una lingua il più possibile semplice e chiara, sia agli specialisti che ai lettori curiosi e interessati ai temi della sociolinguistica e della fonetica sperimentale
Vocali fiorentine e vocali pisane a confronto
Il contributo trae origine dalla disponibilità – all’interno dei progetti AVIP e API – dello
stesso materiale di parlato letto, sia per la varietà pisana, che per quella fiorentina, e trova la
sua motivazione nell’esigenza di definire la posizione del vocalismo fiorentino attuale
rispetto al vocalismo delle altre parlate toscane, in particolare rispetto a quello della parlata
pisana, che – com’è noto – presenta, insieme alla finitima varietà livornese, elementi
particolarmente tipizzanti (marcato abbassamento delle vocali toniche medio-basse). Il
confronto interdialettale diventa pienamente legittimo grazie alla tipologia del materiale
utilizzato e consente di superare alcuni limiti metodologici – peraltro già ampiamente
sottolineati in letteratura – insiti nei raffronti tra le diverse varietà dell’Italia linguistica.
Per ciascuna parlata sono analizzati due locutori di sesso maschile (studenti
universitari); si forniscono i valori in Hertz delle prime tre formanti e della frequenza
fondamentale del vocalismo tonico, del vocalismo atono complessivo, di quello pretonico e
di quello postonico. La ricerca acustica intende valutare – anche attraverso opportuni test
statistici – se le vocali toniche e atone dei due sistemi linguistici occupino spazi acustici
simili; e intende confrontare i risultati ottenuti per il fiorentino con i dati di Ferrero et al.
(1978) e con i dati relativi all'italiano regionale di base toscana (corpus DIVA). Ad una
analisi di tipo quantitativo sono affiancate osservazioni sull’area dei poligoni disegnati
dalle vocali. Viene affrontata infine la questione relativa alle erosioni timbriche in atonia in
entrambe le varietà
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