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    Rencontre avec Helena Janeczek et Marguerite Pozzoli

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    Processed with MOLDIV « Gerda Taro avait un talent incroyable, elle était obstinée, joyeuse, et elle ne se sentait aliénée ni par le fait d’être une femme, ni par aucun stéréotype. Elle était libre dans une Europe difficile, libre comme toute femme devrait avoir le droit de l’être ». Roberto Saviano Helena Janeczek est née à Munich, dans une famille de juifs polonais. Depuis 1983, elle vit en Italie. Elle a co-fondé le blog littéraire Nazione Indiana et collabore avec la revue Nuovi Arg..

    ‘Avere una lingua madre e non conoscerla’ : paradossi e discordanze nell’opera di Helena Janeczek e Marinette Pendola

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    Tra i numerosi romanzi italiani che mostrano un’indebolita corrispondenza tra le nozioni di lingua, cultura e territorio nazionale, considero le opere di Marinette Pendola e Helena Janeczek a partire dalla poetica di Glissant, mostrando come una nozione complessa di identità si rifletta sia nelle biografie che nella scrittura di queste autrici

    "Figli della Shoah" oppure "figli del popolo ebraico"? Helena Janeczek ed un problema d'identità generazionale

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    Il presente intervento si propone di analizzare le motivazioni che conducono una figlia della Shoah, Helena Janeczek, alla critica di questa formula ancora evidente nel nome dell’Associazione ‘Figli della Shoah’. Assimilabile nella concettualizzazione a quella proposta negli anni settanta da Helen Epstein, per Janeczek tale nome costringe la propria generazione e la propria esperienza a subire dei forti condizionamenti per via di un’insufficienza semantica. A questa formulazione Janeczek ne contrappone un’altra: ‘Figli della memoria ebraica’. Da cosa nasce tale desiderio, cosa motiva questo non indifferente slittamento linguistico dal più piccolo al più grande elemento della nostra stessa origine? L’analisi dell’ebraismo, e più in generale di una mistificatrice limitazione, porta Janeczek a rivendicare un’altra tipologia identificativa che si riveli più utile alla convivenza con altre religioni e con altre culture. Una riformulazione dei concetti di identità quindi che tenga conto del passato oltre quello che Dan Diner definisce “lo strappo” nella consapevolezza e coscienza della cultura ebraica millenaria

    Autorialità, genere e sistema letterario: conversazioni con Antonella Cilento, Helena Janeczek, Laura Pugno, Caterina Serra e Nadia Terranova

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    L’articolo esplora il sistema letterario italiano da un punto di vista di genere attraverso interviste a cinque scrittrici contemporanee: Antonella Cilento, Helena Janeczek, Laura Pugno, Caterina Serra e Nadia Terranova. Le interviste consentono una duplice focalizzazione: da un lato, mirano a far emergere le dinamiche di genere nel campo della letteratura italiana contemporanea secondo la prospettiva interna di chi vi partecipa da vicino; dall’altro, danno voce al posizionamento soggettivo e all’esperienza delle scrittrici stesse, nell’intreccio con la loro personale poetica e postura politica. Le conversazioni ruotano intorno a quattro aree tematiche: l’autorialità; le genealogie e il canone; il rapporto con l’editoria, la critica e il pubblico; il rapporto con il femminismo, e fotografano uno scarto profondo fra la consapevolezza e la libertà autoriali rivendicate dalle scrittrici, da un lato, e un contesto letterario ancora a dominanza maschile e patriarcale, dall’altro.Cet article explore le système littéraire italien du point de vue du genre à travers des entretiens avec cinq écrivaines italiennes contemporaines : Antonella Cilento, Helena Janeczek, Laura Pugno, Caterina Serra et Nadia Terranova. Les interviews permettent une double focalisation : d’un côté, elles visent à faire émerger les dynamiques de genre dans le domaine de la littérature italienne contemporaine, selon la perspective interne des personnes qui y participent directement ; de l’autre côté, elles donnent la parole au positionnement subjectif et à l’expérience des écrivaines elles‑mêmes, en lien avec leur poétique personnelle et leur position politique. Les conversations portent sur quatre thémes majeurs : l’auctorialité ; les généalogies et le canon littéraire ; le rapport avec l’édition, la critique et le public ; le rapport avec le féminisme, et font apparaître un écart profond entre, d’un côté, leur conscience et leur liberté comme autrices et, de l’autre, un système toujours marqué par la domination masculine et le patriarcat.The paper investigates the Italian literary system from a gender perspective, through interviews with five contemporary Italian writers: Antonella Cilento, Helena Janeczek, Laura Pugno, Caterina Serra and Nadia Terranova. The interviews present a double focus: on the one hand, they aim to bring out the gender dynamics in the field of contemporary Italian literature from the internal perspective of the persons who contribute directly to it; on the other hand, they give voice to the subjective attitude and experience of the writers themselves, in connection with their personal poetics and political stance. The conversations centered on four thematic areas: auctoriality; genealogies and the literary canon; the relationship with publishing, criticism and the public; and the relationship with feminism. They reveal a deep gap between, on the one hand, the authorial consciousness and freedom claimed by the women writers, and, on the other hand, the poor recognition of their value, since reception is negatively conditioned by a system still marked by a male-dominated and patriarchal system

    Due testimoni «ipermoderni»: retorica dell’incertezza e ricorso alla finzione in Laurent Binet e Helena Janeczek

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    Il saggio tratta di una particolare forma di scrittura contemporanea nella quale convergono romanzo storico e ‘autofiction’. Si prenderanno in considerazione, nello specifico, HHhH (2010) di Laurent Binet e Le rondini di Montecassino (2010) di Helena Janeczek: la presenza di un narratore-testimone e la volontà di coniugare impegno etico e gesto estetico mostrano l’evidente influsso che la testimonianza esercita su questa tipologia di scritti. Attraverso un’analisi di stampo comparatistico incentrata sulle qualità stilistiche e retoriche delle rispettive voci, si delineeranno gli aspetti fondativi della postura che regola queste narrazioni ‘ipermoderne’, divise tra lo scrupolo di verità e il ricorso alla finzione.This essay deals with a specific contemporary form of writing, where historical novel and ‘autofiction’ merge together. In the following pages, Laurent Binet’s HHhH (2010) and Helena Janeczek’s Le rondini di Montecassino (2010) will be taken into account: the employ of a witness-narrator and the combination of ethical engagement and aesthetic gesture clearly show the influence of testimony on this particular kind of writings. A comparative analysis, focused on the voices’ stylistic and rhetorical features, will highlight the key aspects of these ‘hypermodern’ narratives, split between the search for truth and the reliance on fiction

    Rondini, spille e altre scorie memoriali: strategie del ricordo in Helena Janeczek e Laurent Mauvignier

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    The neo-historical novel – literary genre which combines the use of documents, testimony and fiction – offers an ideal case study of what Francesco Orlando, in the early Seventies, called the "formal return of the repressed". Proof of this is the emergence, within the texts, of memorial waste which has been ousted from cultural memory. This article will focus on Des hommes (2009) by Laurent Mauvignier and Le rondini di Montecassino (2010) by Helena Janeczek, two récits de filiation that deal with paternal silence originated by historical trauma. Facing the double censorship of both official and familial discourse, memorial waste turns into a fundamental tool for the writers involved. These marginal sources not only become the main subject of their narratives, but they also directly affect the writing process, as shown by the analysis of narrative models (inner monologue, polyphonic epic), textual spaces and rhetorical devices (blancs, mise en abyme). I will contend that, through different approaches, both texts enable a centripetal movement by which what has been previously marginalized seeks to find its place within the cultural memory

    Esperienze che non sono la mia. Vissuto dell’io e memoria dell’altro in Helena Janeczek e Andrea Bajani

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    L'intervento prende le mosse da una delle questioni centrali discusse da scrittori e critici a proposito del postmoderno italiano e del suo possibile superamento: la fine dell’esperienza, la vaporizzazione dell’evento, persino dell’evento traumatico, lo scollamento apparentemente irreversibile tra l’io e la realtà nel dilagare della cultura di massa e delle tecnologie del visuale. A partire dal saggio di Walter Benjamin sul Narratore, in cui l’esperienza è concepita non come evento individuale e autonomo bensì nel suo carattere relazionale e transitivo, e dalle considerazioni di Giorgio Agamben sul testimone come auctor, intendo indagare in che modo alcuni autori italiani delle ultime generazioni abbiano riformulato questo concetto in maniera problematica, affrontando, e dicendo, l’incapacità di dirsi dei padri e delle madri, testimoni- superstites dei traumi novecenteschi per eccellenza, la seconda guerra mondiale e la Shoah. Prenderò quindi in esame alcune opere di Eraldo Affinati (Campo del sangue, 1997), Helena Janeczek (Lezioni di tenebra, 1997; Le rondini di Montecassino, 2010) e Andrea Bajani (Ogni promessa, 2010), per rintracciare in esse un intento e una strategia narrativa comuni: superare il citazionismo “orizzontale” del postmoderno e ricongiungere esperienza e narrazione a partire non dal proprio vissuto ma dal difficile compito di ereditare la memoria dell’altro

    La breve vita di Gerda Taro

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    Recensione al romanzo di Helena Janeczek La ragazza con la Leic

    Raccontare il trauma della Shoah: tra memoria e postmemoria

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    Dopo una breve introduzione al concetto di postmemoria, l’articolo esplora le problematiche connesse alla trasmissione intergenerazionale della memoria, cercando di mostrare come si possa parlare anche per l’Italia di una «letteratura della postmemoria» per quanto concerne il trauma della Shoah. Il saggio partirà dal caso emblematico di Edith Bruck, autrice translingue di prima generazione, per poi passare alla seconda generazione, attraverso il caso di un’altra autrice translingue, Helena Janeczek. L’analisi si soffermerà infine su alcuni recenti esempi di postmemoria adottiva o affiliativa.After a short introduction to the concept of postmemory, the paper explores the problems connected to the intergenerational transfer of memory trying to show how we can talk also in Italy of a «literature of postmemory» for what concerns the trauma of the Shoah, starting from the emblematic case of the Italian-Hungarian translingual author of first generation Edith Bruck, moving to the second generation of Jews and analyzing the case of another translingual author, Helena Janeczek, up to the most recent examples of adoptive or affiliating postmemory
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