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Obesity-related gut hormones and cancer: novel insight into the pathophysiology
The number of cancers attributed to obesity is increasing over time. The mechanisms classically implicated in cancer pathogenesis and progression in patients with obesity involve adiposity-related alteration of insulin, sex hormones, and adipokine pathways. However, they do not fully capture the complexity of the association between obesity-related nutritional imbalance and cancer. Gut hormones are secreted by enteroendocrine cells along the gastrointestinal tract in response to nutritional cues, and act as nutrient sensors, regulating eating behavior and energy homeostasis and playing a role in immune-modulation. The dysregulation of gastrointestinal hormone physiology has been implicated in obesity pathogenesis. For their peculiar function, at the cross-road between nutrients intake, energy homeostasis and inflammation, gut hormones might represent an important but still underestimated mechanism underling the obesity-related high incidence of cancer. In addition, cancer research has revealed the widespread expression of gut hormone receptors in neoplastic tissues, underscoring their implication in cell proliferation, migration, and invasion processes that characterize tumor growth and aggressiveness. In this review, we hypothesize that obesity-related alterations in gut hormones might be implicated in cancer pathogenesis, and provide evidence of the pathways potentially involved
Obesità materna e rischio cardio-metabolico nella prole: marcatori genetici e biochimici.
La diffusione di obesità e diabete nel mondo occidentale sta raggiungendo dimensioni epidemiche. Infatti, più di un miliardo di individui adulti sono sovrappeso e circa 500 milioni di questi sono obesi. Inoltre, circa 382 milioni di persone sono affette da diabete secondo i dati della Organizzazione Mondiale della Sanità. Obesità e diabete sono per di più tra i principali fattori di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari, che a loro volta costituiscono la prevalente causa di mortalità a livello mondiale. L’identificazione dei meccanismi che regolano l’insorgenza di obesità e diabete è dunque necessaria per prevenire la diffusione epidemica di tali patologie e lo sviluppo delle complicanze cardiovascolari ad esse connesse.
Sovrappeso e obesità materni sono stati associati allo sviluppo di malattie metaboliche e cardiovascolari nella prole. È stata ipotizzata dunque un’origine fetale e perinatale di tali patologie, nota con il nome di “fetal programming”. Secondo questa ipotesi, in seguito ad uno stimolo transitorio durante il periodo gestazionale in utero, l’organismo in fase di differenziamento cellulare opera modifiche metaboliche e trascrizionali, che si ripercuotono in modo permanente sull’individuo adulto. Tra queste ultime, un maggiore accorciamento dei telomeri, verosimilmente correlato ad un aumento dello stress ossidativo e infiammatorio, potrebbe essere associato ad un aumentato rischio di cardiopatie, sindrome metabolica, invecchiamento e anche obesità infantile, così come suggerito da recenti studi.
Scopo di questo progetto è quello di capire se alterazioni metaboliche e cardiovascolari siano presenti fin dal primo anno di vita nella prole di madri obese o affette da diabete gestazionale e identificare i meccanismi molecolari che potrebbero esserne responsabili.
A tale scopo, coppie di futuri genitori e i rispettivi neonati sono stati reclutati all’inizio della gravidanza. Dati antropometrici quali indice di massa corporea, circonferenza di vita e fianchi, analisi biochimico-cliniche di routine e dati ecografici di accrescimento fetale sono stati raccolti al momento del reclutamento e durante il corso della gravidanza. Tra la 26-28 settimane di gestazione, il test orale di tolleranza al glucosio è stato eseguito per diagnosi di diabete gestazionale secondo le correnti linee guida e campioni ematici di entrambi i genitori sono stati raccolti per la misura di resistenza insulinica, profilo lipidico, enzimi epatici, creatinina e marcatori genetici (lunghezza dei telomeri). Entrambi i genitori sono inoltre stati sottoposti ad ecocardiografia transtoracica per valutare le dimensioni e la funzionalità cardiaca. Al momento del parto, sono stati raccolti il sangue cordonale e campioni di cordone, placenta e membrane per analisi biochimiche e molecolari. I dati antropometrici ed eventuali annotazioni pediatriche sono state raccolte alla nascita e durante tutto il primo anno di vita dei neonati. Inoltre, un’ecocardiografia transtoracica è stata effettuata alla nascita e all’età di 3, 6 e 12 mesi per misurare e monitorare i parametri di dimensione e funzione cardiaca
Predittori metabolici pre - e post - natali della lunghezza telomerica a breve e lungo termine in una popolazione di neonati e in una coorte di soggetti anziani.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’obesità rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica nel mondo. Nel 2005, la percentuale di popolazione mondiale in sovrappeso e obesa era del 33% e si stima che questa percentuale raggiungerà il 58% nel 2030. Le conseguenze dell’obesità e del sovrappeso comprendono alterazioni metaboliche e complicanze cardiovascolari, entrambe associate all’aumento della mortalità.
A seguito della crescente diffusione di sovrappeso e obesità nelle donne in età fertile si è osservato che l’obesità ha effetti negativi non solo sulla salute materna ed il decorso della gravidanza, essendo associata ad ipertensione gravidica, diabete gestazionale, aumento di eventi trombo - embolici, taglio cesareo, parto prematuro, ma anche sulla salute della prole. Recenti studi infatti mostrano che i figli di donne in sovrappeso o obese in gravidanza tendono essi stessi a sviluppare tale condizione nella vita adulta, contribuendo poi al crescente aumento delle complicanze metaboliche a cardiovascolari. Secondo l’ipotesi più condivisa, e nota con il nome di programmazione fetale, l’esposizione in utero ad alterate concentrazioni di substrati metabolici, ormoni e molecole infiammatorie, provocherebbe delle alterazioni adattative durante lo sviluppo fetale con effetti a lungo termine.
La gravidanza è di per sé una condizione associata ad alterazioni fisiologiche, quali sviluppo di insulino - resistenza, accumulo di grasso viscerale e dislipidemia, stato pro – infiammatorio e pro – trombotico. Mentre normalmente il feto è protetto da alterazioni della concentrazione di molecole circolanti nel sangue materno, in condizioni di obesità materna potrebbe verificarsi un eccessivo flusso transplacentare di alcuni substrati ed ormoni dalla madre al feto. I mediatori e i meccanismi specifici coinvolti sono oggetto di studio sia nei modelli animali sia nell’uomo ma non sono ancora chiari. Tra questi, un precoce invecchiamento cellulare potrebbe riflettersi in un più rapido accorciamento dei telomeri nella prole di madri obese rispetto a quella di madri normopeso durante la gravidanza. I telomeri sono sequenze ripetute di DNA e complessi di nucleoproteine situate all’estremità dei cromosomi eucariotici. Durante la replicazione cellulare, il DNA telomerico si accorcia al fine di proteggere il DNA codificante. Tuttavia quando è raggiunta la soglia critica di accorciamento, la cellula entra in una fase di senescenza e muore. Mentre i telomeri corti si associano normalmente all’età avanzata, la velocità di accorciamento varia tra individui con uguale età anagrafica. Numerosi fattori, tra i quali lo stress-ossidativo, l’infiammazione ed alterazioni del metabolismo, sono stati associati ad un maggiore accorciamento dei telomeri e ad invecchiamento cellulare. L’età anagrafica costituisce quindi un marcatore impreciso di età biologica. I telomeri possono essere considerati biomarcatori d’invecchiamento biologico.
Obiettivo di questo studio è valutare se sovrappeso e obesità materna durante la gravidanza siano associati ad un precoce invecchiamento cellulare nella prole sin dalle prime fasi di vita, predisponendola così allo sviluppo di malattie nell’età adulta. A tale scopo abbiamo misurato la lunghezza dei telomeri nel sangue materno e cordonale in 80 bambini nati da madri normopeso, in sovrappeso e obese (intervallo di BMI materno 18.5-41.0 kg/m2) e in una coorte di 1082 soggetti di età compresa tra i 67-79 anni (intervallo di BMI materno in gravidanza 18.6-38.7 kg/m2). In entrambi i gruppi sono state raccolte misure antropometriche ed è stata fatta una caratterizzazione del profilo glicemico, lipidico ed infiammatorio. Inoltre è stata esplorata la relazione tra la lunghezza dei telomeri e la presenza di malattie metaboliche e cardiovascolari nei soggetti adulti.
In conclusione, il fine dello studio è stato di valutare se la lunghezza dei telomeri nella prole sia associata alla condizione metabolica della madre durante la gravidanza e se possa rappresentare un biomarcatore precoce di malattia, utile per valutare il rischio individuale e sviluppare strategie d’intervento preventivo
Ruolo dell'obesità materna nello sviluppo di rischio cardio-metabolico nella prole
L’obesità è una delle principali cause di malattie croniche - quali diabete mellito, malattie cardiovascolari e alcune forme di cancro – e, pertanto, di morte prevenibile nel mondo. La sua prevalenza ha portato l’organizzazione mondiale della sanità a riconoscerla ufficialmente come un’epidemia nel 1997.
La patogenesi delle complicanze dell’obesità è strettamente collegata con l’insulino-resistenza, l’iperglicemia e la dislipidemia, dovute alla compromissione dell’azione dell’insulina su organi e tessuti.
Sono numerosi gli studi condotti per chiarire gli effetti cardiovascolari dell’obesità. L’eccessivo peso corporeo è legato, infatti, a un ampio spettro di cambiamenti a livello cardiaco che vanno dagli effetti emodinamici all’aterosclerosi ed alla cardiopatia ipertrofica.
Lo sviluppo di insulino-resistenza nel tessuto miocardico è considerato un segno di vulnerabilità cardiovascolare, poiché riflette l’incapacità del cuore di passare – quando necessario - dall’utilizzo degli acidi grassi a quello del glucosio, che è un substrato più efficiente. Un aumentato afflusso di glucosio ed acidi grassi al cuore di soggetti obesi, legato all’insulino-resistenza del tessuto adiposo, muscolare ed epatico, è una potenziale causa e fattore aggravante del rischio cardiovascolare e dell’insulino-resistenza del miocardio. L’eccesso di substrati sembra aumentare la formazione di radicali liberi ed il danno ossidativo del miocardio. Le conoscenze attuali supportano il ruolo dello stress ossidativo come potenziale meccanismo patogenetico che lega le alterazioni metaboliche e la disfunzione d’organo. Il metabolismo ossidativo è stimolato nelle condizioni caratterizzate da insulino-resistenza e sindrome metabolica, ed il danno ossidativo al DNA nelle cellule periferiche del sangue è associato a queste condizioni, e a malattie cardiache di varia origine.
La predisposizione allo sviluppo di malattie cardiovascolari ed il ruolo dell’obesità e dell’insulino-resistenza nello sviluppo di malattie cardiovascolari potrebbero avere origine già durante la vita fetale.
Obesità e insulino-resistenza materne modificano l’ambiente intra-uterino e sono associate ad un rischio di aborto e di mortalità perinatale più elevati di quanto riscontrato in madri non affette. Secondo questa teoria, denominata programmazione fetale, il feto risponderebbe all’ambiente intra-uterino mettendo in atto un adattamento del proprio metabolismo che diviene permanente perché si realizza in un periodo critico dello sviluppo e della differenziazione cellulare. Si osserva, infatti, una predisposizione allo sviluppo di malattie cardiovascolari, diabete e obesità nella prole di madri obese.
Scopo di questo lavoro è quello di comprendere i meccanismi attraverso i quali l’ambiente metabolico materno possa influenzare lo sviluppo fetale e infantile. L’ipotesi principale è che l’ambiente uterino di donne obese induce una predisposizione allo sviluppo di diabete e malattie cardiovascolari nella prole. Ipotizziamo inoltre che i mediatori principali del rischio cardiovascolare, derivanti dall’obesità materna, siano l’insulino-resistenza miocardica, la riduzione del flusso coronarico e lo stress ossidativo. Considerando l’importanza della placenta come organo scambiatore tra la madre e il feto, si ipotizza che l’alterazione dell’ambiente uterino sia mediata da modifiche strutturali e funzionali di essa.
Questo lavoro prevede la esecuzione parallela di due studi, uno con un modello sperimentale, l’altro nell’uomo
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
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