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Adriano 6.. saggio storico
Adriano 6. : saggio storico / Guido Pasolini. - Roma : E. Loescher & C., 1913
Dedica manoscritta dell\u27autore: All\u27amico Emilio Bodrero / con la piu\u27 affettuosa riconoscenza / Guido Pasolini / 11 aprile 1913
https://galileodiscovery.unipd.it/discovery/fulldisplay?context=L&vid=39UPD_INST:VU1&search_scope=MyInst_and_CI&tab=Everything&docid=alma99001058927020604
Pensare (con) la 'letteratura'. Temi e modelli di 'filosofia della letteratura'/Thinking (with) 'Literature'. Issues and models of 'philosophy of literature'
Umani e non umani. Noi siamo natura.
Per anni l’essere umano si è illuso di essere sopra le parti, di essere “altro” rispetto al mondo naturale. Credendosi padrone dell’ambiente, si è assegnato la licenza di sfruttarne ogni risorsa a proprio esclusivo vantaggio. La crisi climatica che stiamo vivendo, però, ci mette oggi di fronte alla nostra vulnerabilità e alla nostra dipendenza dalle altre forme di vita, imponendoci di ripensare il rapporto con ciò che chiamiamo natura. Questo stesso termine, di solito impropriamente contrapposto all’idea di umano, nella sua origine etimologica rivela in realtà la nostra posizione di appartenenza: dal participio futuro di nascor, natura è “ciò che sta per nascere”, è la forza vitale che anima tutti gli esseri della Terra, noi compresi. Tra antropologia, linguistica, genetica e scienze cognitive, i sei interventi di questa antologia analizzano il nostro rapporto con ciò che non è umano: Marco Aime e Marco Paolini riflettono sul concetto di sviluppo e sull’urgenza di regolare l’uso dei beni comuni; Guido Barbujani si interroga su quale sia il momento in cui, nella storia, si può iniziare a parlare di umano, e su cosa esattamente ci caratterizzi; Irene Borgna descrive il fenomeno del ritorno dei grandi carnivori, che incrina la nostra onnipotenza e ci ricorda che non siamo padroni dappertutto; Emanuela Borgnino racconta di come le pietre, lungi dall’essere inerti, in molte culture sono considerate animate e mobili; Federico Faloppa e Adriano Favole intrecciano antropologia culturale e linguistica in un dialogo sull’interdipendenza tra l’essere umano e l’ambiente; infine, Ugo Morelli analizza i codici che regolano il nostro rapporto con il mondo, interrogandosi su come cambiarli e su che cosa ci stia frenando dal farlo. La Terra è il nostro bene comune: prendersene cura significa mettere in discussione i nostri modelli antropocentrici, convertendosi a un atteggiamento collaborativo e non più predatorio, per ritrovare quel tessuto finissimo di relazioni che ci lega a tutti i suoi abitanti. In collaborazione con il festival Dialoghi di Pistoia
COMPOSER-LEGISLATORS IN FASCIST ITALY: DISTINGUISHING THE PERSONAL AND LEGISLATIVE VOICES OF ADRIANO LUALDI
In addition to a list of Lualdi's written works, appendices include a facing English translation of Alceo Toni, et al., “Travagli spirituali del nostro tempo: un manifesto di musicisti italiani per la tradizione dell’arte romantica dell’800,” La stampa, December 17, 1932, 3.During Italy’s fascist period, the government appointed Adriano Lualdi to the
Chamber of Deputies. The once prominent composer, author, and music critic
represented the Fascist Union of Musicians in the chamber and had roles in the
administration of government-subsidized festivals. Although little is written about the
composer-legislator, what is available depicts him as opportunistic and self-serving.
Previous scholarship claims that he used his position in the fascist bureaucracy to his own
advantage by pushing his aesthetic philosophy through legislation. These claims are
substantiated by Lualdi’s private communications and published works which detail his
opinions on musical aesthetics. Comparing Lualdi’s political records to his publications
shows that his personal opinions on aesthetics did not interfere with legislation to the
degree that past scholarship suggests. I argue that previous scholarship conflates Lualdi’s
legislative voice with his personal voice, offering a distorted, and therefore incomplete
version of Adriano Lualdi as a historical figure
Rappresentare la Polonia alla "Fiera Internazionale del Libro" di Firenze del 1922 : la sfida vinta di un giovane Stato indipendente
L'autore analizza criticamente la presenza della nazione Polacca alla Fiera Internazionale del Libro di Firenze del 1922, evidenziando la ricezione sulla stampa nazionale, ad esempio da Guido Balsamo Stella, e internazionale, come emerge dalle pagine di Swiat. Il contrapporsi dello stile aulico delle pubblicazione della Mloda Polska e dei artefatti di carattere popolare a dare valore alla nazionalità polacca che ripresa la sua connotazione in breve tempo la perderà nuovamente con il Secondo conflitto mondiale.The author critically analyzes the presence of the Polish nation at the 1922 Florence International Book Fair, highlighting the reception in the national press, e.g., by Guido Balsamo Stella, and international, as revealed in the pages of Swiat. The juxtaposition of the style of the Mloda Polska's publications and artifacts of popular character to give value to the Polish nationality, which regained its connotation in a short time will lose it again with the Second World War
Aldrovandi, Ulisse
Voce per il "Dizionario storico dell'Inquisizione" diretto da Adriano Prosperi, Pisa, Edizioni della Normale, 201
Solipsism, loneliness, alienation: David Foster Wallace as interpreter of Wittgenstein
Although standard critical interpretation takes for granted that Wallace mostly managed to solve the problem of solipsism, thanks in part to his mobilization of Wittgenstein, I maintain that Wallace does not overcome the risk posed by its consequences. My aim in this chapter is therefore threefold. First, I argue that Wallace’s interest in the solipsistic position of the Tractatus and its pathological dramatisation in Markson’s Wittgenstein’s Mistress is conditioned by a concern that is at once deep and existential, emphasising the close link between the reflective and ethical dimensions that, like Wittgenstein, Wallace experienced personally and interlaced in his narrative work. To do this, I will refer to both his review of Markson’s novel and the short story Suicide as a Sort of Present. Secondly, I maintain that, according to Wallace’s reading of Wittgenstein, the ‘discovery’ that language is something public articulated in the Philosophical Investigations did not eliminate the risk of solipsism. On the contrary, Wallace understood it to eliminate the possibility of contact with the outside world and leave us trapped in language, rather than in our private thoughts. This idea of language as both a ‘cage’ and a boundary between subject and world can be clearly discerned in Wallace’s first novel, The Broom of the System. Thirdly, I highlight the close connection in Wallace’s narrative work between solipsism as a metaphysical position and loneliness and alienation as existential drama. To do so, I will draw from some passages of Infinite Jest
Zodiac, da Adriano Olivetti a Guido Canella
In the summer-autumn of 1988, the publisher Renato Minetto asked Guido Canella to direct the new series of Olivetti publications called "Zodiac". The issues, which came out at intervals of six months, were deliberately 21, the same number as those of the first series which had been published between 1957 and 1972. Monographs and miscellaneous issues alternated in nearly equal measure, all introduced by an editorial with a strong theoretical commitment and by one or more historical-critical essays, followed by a review of projects and works of architecture from the main players of contemporary international architecture accompanied by generous documentation described by the authors themselves without any outside comment, with the idea that the works and projects could speak for themselves, leaving personal judgement up to the reader without any editorial mediation apart from the choice to publish or not.Nell’estate-autunno 1988, l’editore Renato Minetto propose a Guido Canella di dirigere la nuova serie della testata olivettiana «Zodiac». I numeri usciti, con periodicità semestrale, sono stati 21, tanti quanti quelli della prima serie uscita tra 1957 e 1972. Numeri monografici e numeri miscellanei si sono alternati in misura pressoché equivalente. A loro volta i numeri monografici hanno affrontato temi tipologici (teatro, museo, università, palazzo di giustizia), o temi contestuali (Latinoamerica, California, Olanda), o ancora temi specifici come “Quella terza generazione di Giedion”. Tutti i numeri, monografici o miscellanei, erano introdotti da un editoriale di forte impegno teorico e da uno o più saggi storico-critici, seguiti da una rassegna di progetti e architetture dei protagonisti dell’architettura contemporanea internazionale, corredati da una ampia documentazione descritta dagli stessi autori senza alcun commento esterno, nell’idea che opere e progetti parlassero per se stessi, lasciando al lettore il personale giudizio senza alcuna mediazione redazionale se non la scelta della pubblicazione
La persona depressa di David Foster Wallace. Sul ruolo della non-empatia nel lavoro della finzione
Il saggio ritorna sulla questione della irritazione che i lettori provano per la protagonista del famoso racconto di D. F. Wallace cercando di mettere in relazione questa irritazione (non-empatia) con le riflessioni di Wallace sul ruolo della finzione. Attraverso dettagliati close-readings il saggio dimostra che il testo, pur non mobilitando ematpia nel lettore, abbia molto da dire sulle dinamiche cognitive-esperienziali in gioco
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