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    Il Diversamente Moda attraverso lo storytelling di Benedetta De Luca

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    The issues that revolve around the expression “Diversity in Fashion” can be addressed from various points of view. Through a sociological and media analysis approach, also introduced in the various historical periods, it can be deduced how there have been profound changes regarding the concept of fashion and how it has approached diversity. Today, with the advent of the internet and social media, fashion and big brands have found a way to convey particular themes and very sensitive messages, including that of the inclusiveness of all kinds of bodies. The purpose of this essay is to understand the dynamics and mechanisms of fashion and inclusiveness through the valuable contribution of the influencer Benedetta De Luca, spokesperson for these issues.I temi che ruotano attorno all’espressione “Diversamente Moda” possono essere affrontati secondo vari punti di vista. Attraverso un approccio sociologico e di analisi dei media, calato anche nei vari periodi storici, si può evincere come ci siano stati profondi cambiamenti associati al concetto di moda e come la moda stessa si sia approcciata alle diversità. Oggi con l’avvento di internet e dei social media, la moda e i grandi brand trovano un modo per veicolare particolari temi e messaggi molto sensibili, tra cui quello dell’inclusività rivolta a ogni genere di corpo. Lo scopo del saggio è capire le dinamiche e i meccanismi della moda e dell’inclusività nel presente attraverso il prezioso contributo dell’influencer Benedetta De Luca

    Introduzione

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    A partire dagli ultimi due decenni del secolo scorso, il credito, con tutte le sue ramificate interconnessioni, si è venuto profilando come una categoria centrale – quasi onnipresente – della vita sociale, economica e politica dell’Europa moderna. Da un lato, l’influenza dell’antropologia polaniana, che ha diffuso l’idea di un’economia preindustriale «embedded in social relations» e quindi non analizzabile secondo i termini di quella contemporanea, ha progressivamente contribuito a rompere il cliché economicista nel quale il credito d’antico regime era rimasto a lungo ridotto e confinato. Dall’altro, la teoria neoistituzionalista, correlando l’evoluzione economica del mondo occidentale allo sviluppo – anche secondo meccanismi di path-dependence – di istituzioni efficienti in grado di facilitare la circolazione di merci e di denaro e la spersonalizzazione degli scambi, ha riportato l’attenzione anche sugli strumenti e sulle attività creditizie pre-industriali e sul loro rapporto con la crescita economica. Muovendosi lungo questi due gradienti teorici, i contributi raccolti dipingono un mercato del credito definitivamente sottratto, pur nelle sue differenze e stratificazioni, al riduzionismo economicista, e sempre più inserito in un reticolo di relazioni cariche di valori propri dell’uomo dell’età moderna. Lontano dalle caricature tipologiche che per lungo tempo hanno caratterizzato la sua storiografia, il credito nell'Europa d’antico regime si presenta così come una realtà polimorfica, difficilmente circoscrivibile entro precisi confini tassonomici o in rigidi strumenti e istituzioni formali; anzi, ha finito per diventare esso stesso paradigmatico della complessità e delle peculiarità proprie della società cinque-secentesca; in virtù della sua pervasività costituisce ora uno dei prismi ideali attraverso cui cogliere l’essenza di un modo refrattario ai nostri archetipi economici e in cui le nostre ragioni economiche sono profondamente intessute con quelle relazionali, teologiche, politiche e famigliari. L’attività creditizia appare così in parte dominata da una massa di persone, lontane dal mondo professionale, che alle volte finivano per alimentare le orbite finanziarie locali e internazionali o che spesso si muovevano in una zona grigia; ma sempre all’interno di un “mercato” che allocava le risorse soprattutto sulla base delle informazioni, su chi aveva denaro, su chi ne richiedeva, su chi era un buon pagatore e su chi no, e in cui svolgevano un ruolo cardine, e tra loro concorrenziale, i notai e i sensali. Dal lato della domanda, resta poi confermato il rilievo assoluto rivestito dalla relazione con la politica, nella forma di finanziamento delle necessità degli Stati; ma oggi, almeno per le realtà economicamente più avanzate, la diffusione del debito pubblico a lungo termine e il suo mercato non paiono più risolversi nello sterile drenaggio di ricchezza privata verso scopi bellici e neppure avere eccessivi effetti distorsivi sull’andamento produttivo e distributivo; oltre a costituire un mezzo di redistribuzione del reddito e di consolidamento dei patrimoni, gli investimenti nel debito pubblico costituirono in diversi casi uno strumento di coinvolgimento e di integrazione dei sottoscrittori nelle strategie di governo,confermando, anche in questa direzione, la straordinaria valenza ermeneutica del credito per una comprensione iuxta propria principia demonstrata della società europea di età moderna

    Il diritto di fare la guerra. Guerra giusta e invenzione del nemico

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    Il saggio discute della riscoperta della categoria di "guerra giusta" connesso al ritorno a partire dagli anni Novanta della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti

    La guerra partigiana

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    Il saggio ricostruisce le fasi della guerra partigiana in Italia, incentrandosi in particolare sull'esperienza di guerra e combattimento dei partigiani, sulla loro cultura militare, sui rapporti con le popolazioni, sulla storiografia che si è occupata del tema

    I signori della caccia e della guerra

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    breve saggio sul significato sociale delle iconografie della caccia e della guerra nell'arte delle situleshort essay on the social significance of the iconographies of hunting and war in situlae ar

    Guerra absoluta y guerra total, guerra civil y guerrilla. Genealogìas de las guerra del siglo XX

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    Il saggio si propone una ricostruzione complessiva dei caratteri, delle forme e delle culture della guerra in epoca contemporanea, dalle guerre della Francia rivoluzionaria-napoleonica al termine del secondo conflitto mondiale

    Bobbio e la teoria della guerra giusta

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    La teoria della "guerra giusta" ha rappresentato un tema pressoché costante nella riflessione di Norberto Bobbio. Il saggio intende ricostruire le varie fasi di questa riflessione, iniziata negli anni Sessanta con la valutazione sul piano etico e su quello giuridico della guerra in epoca nucleare e conclusasi con una serie di significativi interventi sulla legittimità del ricorso alla forza militare in occasione della Guerra del Golfo del 1991 e della Guerra contro la Serbia del 1999

    Etnografie della guerra e del post-guerra

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    Questo numero di Antropologia propone una serie di articoli frutto di ricerche etnografiche condotte in alcuni contesti di guerra e di post-guerra: Sierra Leone, Liberia, Costa d’Avorio, Somalia, Colombia, Israele-Palestina e Bosnia. Si tratta di ricerche focalizzate sulla contemporaneità e che tuttavia non tralasciano la dimensione storica dei conflitti in questione. L'approccio etnografico evidenzia il continuum fra guerra e pace e la dicotomia guerra/post-guerra risulta quindi meno netta, al punto che i due momenti sono in alcuni contesti indistinguibili. Il continuum fra guerra e pace. Inoltre l'attenzione peri contesti locali dei conflitti porta alla formulazioni di quadri eziologici complessi in cui i flussi continui fra contesti locali e contesti globali ridefiniscono in continuazione la natura delle guerre

    49th Parallel. Quando il cinema di guerra anticipa la guerra

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    Come un film di guerra, girato in tempo di guerra, riesce ad anticipare la guerr
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