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Dall'archivio di Rosa Del Conte. Note dalla corrispondenza con glottologi italiani.
Rosa Del Conte was a specialist in Romanian literature, but she had developed also a series of investigations concerning language and culture from an anthropological viewpoint. In this contribution, her correspondence with Italian linguists is taken into account in which various aspects of her intellectual personality are considered
Age of Enlightenment
Archie Scott Gobber is recognized for his graphic-style paintings that combine word and image or consist solely of words, often tapping into a nostalgic sense of Americana. Utilizing the quotidian language of signs, Gobber plays smartly and coolly with words and images to reference often heated personal, social and political issues. Gobber typically employs enamel on canvas or panel for large paintings and gouache and/or ink on paper for smaller works, such as Age of Enlightenment. Here Gobber depicts an aerial view of an industrial freight yard, drily rendered in tones of cranberry-red and black, over which looms a massive sign bearing the words of the title, silhouetted against a pale sky. Lying aside on a hill at the right is a large letter S , evidently superfluous to the phrase. Gobber highlights one area of the sign to add an additional meaning, distinguishing a central vertical section that reads "AGE OF TEN" in capital red and orange block-type letters. While this highlighted phrase might seem simply to deliver a clever jab at the concept of maturity connoted by the work's title, it is also relevant to the painting's original function: Gobber made it to illustrate the cover of the 10th anniversary issue (November/December 2008) of Kansas City's now-defunct Review magazine. Archie Scott Gobber earned a BFA from the Kansas City Art Institute in 1988. - Heather Lustfeld
J. Rist, Germania anelante la pace, a cura di R. De Pol. traduzione di R. De Pol e M. Gobber
Romeno-balcanica. Incontri di lingue, culture, tradizioni nello spazio balcanico e carpato-danubiano. Atti del Convegno internazionale - I giornata di studio «Rosa Del Conte» (Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore, 4-5 dicembre 2017)
Per secoli, i romeni hanno vissuto a stretto contatto con diverse popolazioni: slavi (bulgari e macedoni, serbi e croati, russi, ucraini), ungheresi, greci, turchi, peceneghi, cumani, tatári, mongoli, e altri ancora. Per secoli, lo spazio balcanico e carpato-danubiano ha rappresentato un luogo di intersezione e di scambio a livello linguistico, culturale e religioso. Alla fitta compenetrazione di popoli e al diffuso bilinguismo (a volte trilinguismo) in quest’area risale con ogni verosimiglianza quel certo numero di caratteristiche morfologiche e sintattiche – oltreché lessicali – che avvicinano il romeno all’albanese, al greco moderno, al bulgaro, al macedone e, in parte, al serbo e che non possono spiegarsi come il riflesso di un’origine comune. Per designare tale raggruppamento di lingue gli studiosi ricorrono all’etichetta di «Lega linguistica balcanica» (Balkansprachbund). Il prolungato contatto geografico è all’origine non soltanto di quelle affinità che permettono di isolare un «tipo linguistico balcanico», ma anche di quell’intreccio di tradizioni etniche e religiose che hanno caratterizzato fin dall’età medievale molte comunità dell’Europa sud-orientale. Dalla convinzione che, oltre ad alcuni tratti linguistici comuni, sia possibile identificare una specificità culturale, sociale e letteraria dello spazio balcanico, e finanche di delimitare i contorni di una supposta «mentalità» balcanica, deriva il concetto di «balcanismo letterario» (Balcanism literar), inaugurato da George Călinescu e ancor oggi radicato nella tradizione critica romena.
Il convegno intende esplorare, in una prospettiva interdisciplinare, il tema delle interrelazioni linguistiche, culturali, religiose sviluppatesi tra i diversi popoli dell’area balcanica e carpato-danubiana, dedicando spazio anche alle prospettive di ricerca con cui gli studiosi moderni hanno analizzato e interpretato i caratteri e le specificità di tale spazio
Su Luigi Heilmann e la linguistica strutturale
This paper aims to describe Luigi Heilmann’s structural point of view. A philologist and linguist, a specialist in Indology, Semitistics, and Romance dialectology, he subscribed to the Prague School functional perspective and put his structural method in continuity with the comparative-historical method. Heilmann was open to scientific dialogue, also from an interdisciplinary perspective which he based on two principles: a generative humanitas and an interpretative structure
Presentazione a G. Gobber, M. C. Gatti, S. Cigada ed., Sýndesmoi. Connettivi nella realtà dei testi, Vita e Pensiero, Milano 2006
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Per un’analisi testuale della domanda di decisione
The theoretical status of assumptions in the propositional content of verification questions (Yes-No questions) is considered and discussed
Az íge, oqaaseq, sit'qva - e il problema della parola in linguistica
The linguistic notion of the word is considered from a cultural viewpoint and the mainstream presentation of the word structure is related to a European cultural context. Some elements from languages like Kalaallisut and Georgian help understand that the treatment of words is influenced by the languages used to formulate the scientific discourse
Se in geopolitica è ignorato il fattore linguistico
Dalla Russia alla Turchia sino a tutto il Medio Oriente, una map-pa del lascito di culture e popoli attraverso i secoli, ove le dif-ferenze culturali sono intessute da lingue diverse. Ecco come molte comunità hanno resistito alle varie forme di pulizia etnic
Intorno al nesso tra lingua e pensiero: l’Ottocento tedesco e alcuni suoi sviluppi in Russia
Sono presentati due concezioni della lingua che emergono nella Russia dell'Ottocento grazie alla ricezione di motivi della tradizione tedesca: la grammatica generale di Davidov (di matrice beckeriana e schellinghiana) e la semiotica della lingua di Potebnja, che rielabora in modo originale la concezione di Haïm (Heymann) Steinthal
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