1,721,458 research outputs found
On the tracks of Giulio Romano in Genoa. The bishop Gian Matteo Giberti's art commission for St. Stephan's abbey
openLa seguente tesi, a partire dalla monografia di F. Hartt, esplorerà l'evoluzione del lavoro di Giulio Romano a seguito della morte di Raffaello, la sua evoluzione stilistica e in particolare l'opera commissionata dal vescovo Gian Matteo Giberti per l'abbazia di Santo Stefano a Genova: la pala che raffigura la lapidazione del santo nominale della chiesa. Verranno indagate la scelta del soggetto e le soluzioni iconografiche e compositive in paragone con il cartone preparatorio e affrontate alla luce della relazione che sussiste con l'omonima opera del maestro Raffaello che apre le questioni attributive dibattutesi nel corso dei secoli e analizzate nel saggio di M. Migliorini e A. Assini. Infine una riflessione su vicende di epoca più recente: a partire dalle spoliazioni napoleoniche per arrivare alla perduta cornice della pala e per concludere ho inserito i risultati di recenti studi, che hanno permesso una lettura inedita del cartone realizzato da Giulio Romano: il soggetto dell’opera, il martire Stefano, avrebbe proprio il volto di Gian Matteo Giberti.The following thesis, beginning with the monograph of Giulio Romano by F. Hartt, will explore the evolution of the artist's work following Raphael's death, its stylistic evolution and in particular the work commissioned by Bishop Gian Matteo Giberti for the Abbey of Santo Stefano in Genoa: the altarpiece depicting the stoning of the church's nominal saint. The choice of subject and the iconographic and compositional solutions will be investigated in comparison with the preparatory cartoon and addressed in the light of the relationship with the namesake work by the master Raphael, which opens up the attributional issues that have been debated over the centuries that has been analyzed by M. Migliorni and A. Assini in their paper. In the end a consideration on more recent events: starting from the Napoleonic spoliations to arrive at the lost frame of the altarpiece and to conclude I have included the results of recent studies, which have allowed an unprecedented reading of the cartoon drawn by Giulio Romano: the subject of the work, the martyr Stefano, would have the face of Gian Matteo Giberti
Palazzo del Té
Court, general view, from the southwest; "The greatest of all Mannerist villas was called a palace-the Palazzo del Te in Mantua-and, like the Villa Farnesina, it was a villa suburbana, close to the city and commingling aspects of both palace and villa architecture and function. It was built by Giulio Romano for Federigo Gonzaga, Duke of Mantua and son of Isabelle d'Este, one of the most cultivated and erudite of all Renaissance art patrons... "At work on the Gonzaga villa, and free of the weight of the orthodoxy of both old and new Rome, Giulio's 'manner' took precedence. His strange, chimerical imagination was most dramatically unleashed in his illusionistic fresco paintings for the interior rooms of the Palazzo del Te, but the architecture, too, is filled with complicated and unexpected effects." Source: Marvin Trachtenberg and Isabelle Hyman. Architecture: from Prehistory to Post-Modernism. page 30
Palazzo del Té
Moat façade, side view of the moat façade, north section, depicting Serliano motif; "The greatest of all Mannerist villas was called a palace-the Palazzo del Te in Mantua-and, like the Villa Farnesina, it was a villa suburbana, close to the city and commingling aspects of both palace and villa architecture and function. It was built by Giulio Romano for Federigo Gonzaga, Duke of Mantua and son of Isabelle d'Este, one of the most cultivated and erudite of all Renaissance art patrons... "At work on the Gonzaga villa, and free of the weight of the orthodoxy of both old and new Rome, Giulio's 'manner' took precedence. His strange, chimerical imagination was most dramatically unleashed in his illusionistic fresco paintings for the interior rooms of the Palazzo del Te, but the architecture, too, is filled with complicated and unexpected effects." Source: Marvin Trachtenberg and Isabelle Hyman. Architecture: from Prehistory to Post-Modernism. page 30
Introduzione [a Metamorfosi e 'maraviglia' Giulio Romano a palazzo Te]
Il contributo introduce i contenuti del volume, inserendoli nel vivace dibattito critico e storiografico che ha riguardato, nel corso dell’ultimo secolo, la figura di Giulio Romano e le soluzioni architettoniche e pittoriche di palazzo Te. Viene presentata e discussa l’originale lettura data dall’autore del complesso apparato di forme architettoniche che, in palazzo Te, articola spazi, pareti e angoli. Una lettura che evidenzia e interpreta il carattere prospettico e scenografico dell’edificio, determinato da raffinati espedienti illusionistici
What's in a Name. La fortuna di Giulio Romano nel periodo shakespeariano
La fortuna di Giulio Romano in Inghilterra è associata a Shakespeare, Ben Jonson, alla traduzione del trattato del Lomazzo in inglese e ad altre transazioni, tra le quali, la vendita della Galleria Gonzaga a Carlo I
GIULIO ROMANO E LA TORRE DI SAN PROSPERO A REGGIO EMILIA
I contatti di Giulio Romano con Reggio Emilia risalgono almeno al 1529, quando il famoso orologiaio reggiano Cherubino Parlari (alias Sforzani) e i suoi fratelli realizzarono alcuni orologi per Federico II Gonzaga su suo disegno.
Sicura è la presenza di Giulio Romano in un’opera di grande interesse qual è la torre ottagonale di San Prospero, che sostituì la precedente distrutta nel 1526. L’11 gennaio 1535 Leonardo, Alberto e Roberto Pacchioni, costruttori locali, vennero incaricati di costruire la nuova torre della basilica, secondo un modello a loro fornito dai prefetti della fabbrica. È molto importante, per chi insegue le orme di Giulio, che il 29 maggio 1536 si sia perfezionato il contratto di fornitura delle pietre veronesi per il basamento della nuova torre con il tagliapietre mantovano Giovannino Fontanella, ben noto a Giulio Romano, anzi suo assiduo collaboratore, come appare da molte note di spese di quegli anni firmate dallo stesso Pippi. Il Fontanella venne pagato il 14 agosto successivo per 226 pezzi di marmo veronese per il basamento della torre. Secondo il diario di famiglia del notaio reggiano Bonfrancesco Arlotti, si cominciò a fondare la torre il 27 settembre 1536 e a murarla il 12 ottobre 1537. Finalmente il 21 e 22 novembre 1538, Alberto Pacchioni e due soprastanti alla fabbrica vennero spesati “per vittura di cavallo di andar a Mantua, per consiglio de la torre, da messer Iulio Romano”. Non è probabile si tratti di una “consulenza”, come sosteneva prudentemente Manfredo Tafuri, ma di quesiti precisi da parte dei costruttori al progettista per intervenuti problemi di cantiere nel delicato momento di uscita dal terreno sulle fondazioni, quando si manifestarono difficoltà a far concrescere la struttura laterizia e il rivestimento in pietra, come avvertiva Sebastiano Serlio nel suo libro quarto Regole Generali di Architettura, uscito per primo nell’anno precedente, il 1537 (cc. 188v e 189r). L’impostazione generale della torre, insolitamente ottagona come quella ateniese dei Venti, la sicurezza nel trattamento dell’ordine architettonico e quelle nicchie con arzigogolate conchiglie che trovano precisi riscontri in opere sicure del maestro, non dovrebbero lasciare dubbi sulla paternità giuliesca Inoltre il motivo a greca nel basamento e il fregio undato ai lati delle conchiglie nelle nicchie dell’ordine dorico riportano al primo Cinquecento romano, ad Antonio da Sangallo il Giovane e appunto a Giulio. Anche il fregio pulvinato nella trabeazione ionica rimanda all’intorno di Raffaello
Shakespeare e a citação a Giulio Romano
It is discussed a quotation to Giulio Romano (Julio Romano) in Shakespeare's Winter's Tale. It is held a revision in the life and works of Giulio Romano and made an analysis of the text of Winter's Tale, specially the meaning attached to the statue of the character Hermíone.Discute-se a questão da citação a Giulio Romano (Julio Romano) na peça Conto de Inverno de Shakespeare. Conduz-se uma revisão da vida e obra de Giulio Romano e é analisado o texto do Conto de Inverno, em especial o sentido atribuído à estátua da personagem Hermíone
Giulio Romano
The Giulio Romano exhibition in Mantua in 1989 was the occasion for the publication, for the first time, of a full and thorough account of Giulio's art. A hugely successful catalogue, published by the Milanese house, Electa, Giulio Romano brought to the public's attention the extraordinary range of the artist's activities as painter, architect, stage designer and draughtsman, and placed his work within the context of the political, economic and social conditions of the court of the Gonzagas, for whom he worked. This illustrated book, edited from the original Italian catalogue, brings together essays by a distinguished team of scholars to provide a full picture of Giulio's activities as architect, following his career from Rome through to Mantua and his late work at the Veneto. It offers for the first time in English a full account of one of the great architects of the High Renaissance
palace Thiene and palace Te , Giulio Romano e Palladio
reservedpalazzo Thiene e palazzo Te , Giulio Romano e PalladioPalace Thiene and palazzo Te , Giulio Romano e Palladi
- …
