1,721,001 research outputs found

    International Symposium on Greener Cities for More Efficient Ecosystem Services in a Climate Changing World

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    Exploration missions were carried out in Foggia Province, Puglia Region (Southern Italy) with the main aims of: (1) mapping and collecting vegetable landraces (LR) still cultivated in this area; (2) determining the amount of the LR diversity. The Foggia Province is characterized by the wide and flat valley of the Tavoliere Plain, where intensive agriculture is performed, and two hill/mountain areas known as the Daunian Subappennine and Gargano promontory with more extensive agriculture systems. Due to the geo-morphological diversity of this area, it proved to be rich in cultivated vegetable LRs, mostly in marginal areas of the Gargano promontory (National Park- Umbra Forest and historical citrus oasis-, coastal peri-urban areas) and of the Daunian mountains. In the Tavoliere Plain the richest zones were some peri-urban areas and the historical 'arenili’, which are sandy fields situated along the coast including Zapponeta and Margherita di Savoia municipalities. We visited more than 30 sites and the gardens explored were usually managed by old farmers, who still keep their own seeds, using LR products mainly for their own consumption or, to a lesser extent, selling them in local markets and/or in typical local restaurants as gourmet vegetable dishes. Approximately 90 accessions from different crop species were collected, belonging to 8 botanical families: Solanaceae was the most represented (32%, particularly tomato, pepper and potato), followed by Cucurbitaceae (19%), Alliaceae (17%), Leguminoseae (13%), Asteraceae (7%), Brassicaceae and Apiaceae (5%). Most of them are under high risk of genetic erosion

    Caratteri qualitativi dei frutti di nuove selezioni di mirto.

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    Il mirto (Myrtus communis L.) è un arbusto sempreverde appartenente alla famiglia delle Myrtaceae originario del Sud Europa e del Nord Africa. È una specie a carattere termofilo tipica della macchia mediterranea, che si ritrova allo stato spontaneo nelle aree litoranee dell’Italia meridionale e della Sardegna, limitando il suo areale al di sotto degli 800 m di altitudine. Grazie alle proprietà chimiche ed organolettiche, le foglie e le bacche sono la parte della pianta economicamente più utile e per questo vengono utilizzate in vari ambiti (alimentare, medico, farmaceutico, cosmetico). In Sardegna le bacche vengono principalmente utilizzate per la produzione del liquore, uno dei prodotti tipici più esportati dalla regione, ottenuto dall’infusione idroalcolica delle bacche di mirto giunte a piena maturazione. La quantità e la qualità delle bacche utilizzate nell’infusione risulta fondamentale per l’ottenimento di un liquore di qualità che rispetti le caratteristiche chimiche e organolettiche indicate nel disciplinare di produzione del “Mirto di Sardegna”. La quantità di bacche risulta inoltre fondamentale anche per la conservabilità del liquore, infatti i composti responsabili delle proprietà organolettiche del mirto sono scarsamente stabili, pertanto i liquori hanno un periodo di conservazione limitato. Cercando di rispettare le proporzioni minime tra bacche e alcool ammesse dal disciplinare di produzione del “Mirto di Sardegna”, abbiamo voluto analizzare dal punto di vista chimico gli infusi idroalcolici ottenuti da bacche proveniente da 16 nuove selezioni varietali di mirto (14 a bacca pigmentata e 2 a bacca bianca) derivanti dalla propagazione agamica per talea di piante madri ottenute dalla libera impollinazione di un gruppo di cultivar collezionate in un campo sperimentale del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari e derivanti da un programma di selezione che ha interessato tutto il territorio della Sardegna (Mulas e Cani, 1999; Mulas, 2012). Le bacche di ciascuna cultivar sono state analizzate dal punto di vista morfologico determinando: il peso, volume, lunghezza, larghezza e forma del frutto, colore, peso della polpa, numero di semi per frutto, il loro peso medio e il rapporto polpa/seme. In base alle indicazioni del disciplinare, le bacche, subito dopo la raccolta, sono state poste in infusione con una soluzione idroalcolica al 70%. Dopo 3 mesi di infusione al buio e a temperatura ambiente, gli infusi sono stati filtrati e analizzati. In particolare è stata determinata l’acidità totale degli infusi, il contenuto in polifenoli totali (tra 483,8 e 1.180,4 mg L- 1 di acido gallico), in antociani (tra 0,0 e 245 mg L-1 di cianidina-3-glucoside) e in tannini (tra 0,2 e 18,9 mg L-1 di acido gallico). Dai risultati è emersa l’elevata variabilità tra le cultivar, infatti tra le 16 cultivar analizzate alcune hanno mostrato un maggior contenuto di polifenoli e antociani e un più basso contenuto in tannini risultando tra le più idonee per la produzione del liquore “Mirto di Sardegna”. Al contrario, l’acidità totale degli infusi è risultata pressoché costante in tutte le cultivar. Per quanto riguarda i risultati relativi alle analisi morfologiche delle bacche, la forma del frutto è risultata molto variabile. Tra le selezioni, infatti, si osservavano frutti ellittici, ovali, piriformi, allungati, piriformi-allungati e arrotondati. Il colore delle bacche era solitamente di color blu scuro ma alcune selezioni presentavano una colorazione verde-gialla e bianca-verde. Il peso delle bacche ha mostrato una bassa variabilità tra le cultivar. Il numero di semi per frutto variava da 2,3 a 8,7 e il peso dei semi non era statisticamente diverso tra le selezioni. Il rapporto polpa/seme variava da 2,98 a 6,87 e il peso della polpa variava da 0,16 g a 3,32 g. La caratterizzazione di nuove cultivar ha permesso di approfondire le conoscenze sulle proprietà e sulla variabilità della specie Myrtus communis, fornendo così una prima determinazione dei possibili usi delle diverse cultivar. Dalle analisi è stato possibile individuare le cultivar che più si prestano alla produzione di bacche da destinare alla produzione del liquore di mirto

    Azospirillum brasilense Sp245 migliora il radicamento in un'antica varietà di olive da tavola (Olea europaea L., cv Santa Caterina)

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    La propagazione delle piante agrarie si avvale dell’impiego di composti che facilitino la radicazione e lo sviluppo degli apparati radicali. L’efficacia dei composti chimici di sintesi non è sempre confermata in cultivar recalcitranti e il loro utilizzo risulta in generale poco compatibile con l’attuale orientamento delle produzioni agrarie incentrato sulla sostenibilità. L’impiego di formulati a base di microrganismi promotori della crescita e induttori di resistenza a stress biotici e abiotici si è pertanto diffuso negli ultimi decenni e diversi microrganismi e/o consorzi microbici sono disponibili anche in contesti di agricoltura biologica. Tra questi Azospirillum brasilense Sp245, plant-growth promoting bacteria (PGPR) noto per la produzione di fitormoni e molecole ad attività antimicrobica, è stato dimostrato essere capace di esercitare attività biostimolante e antimicrobica, con effetti positivi sulla capacità rizogena e sull’architettura radicale in diverse specie agrarie, sia erbacee che arboree (Bartolini et al. 2017; Fukami et al. 2018). Inoltre, Kolega et al. (2020) hanno riferito che Azospirillum brasilense ha migliorato il valore nutraceutico di alcune piante alimentari, aprendo a nuove prospettive relative all’applicazione di questo microrganismo. È stata pertanto condotta una ricerca al fine di valutare gli effetti di A. brasilense Sp245 nello stimolare i processi di radicazione in cultivar di olivo caratterizzate da una scarsa capacità rizogena (segue)

    CCS e il mercato dei crediti di carbonio tra contenuti normativi e casi attuativi nel settore agro-forestale

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    Sin dalla loro introduzione con il Protocollo di Kyoto, i crediti di carbonio (CCS) svolgono un ruolo cruciale a livello internazionale. I CCS rappresentano un meccanismo finanziario volto a compensare emissioni di CO2 consentendo cosi’ l’adozione di strategie ad hoc di mitigazione del cambiamento climatico. La vendita e l’acquisto di CCS consentono alle aziende di perseguire benefici economici tangibili, unitamente a importanti benefici reputazionali in termini di capacità di adempiere agli Accordi sul Clima (Protocollo di Kyoto e Accordo di Parigi) e contribuire concretamente al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG). La questione dei crediti di carbonio è fortemente collegata ai pilastri dell’agricoltura intelligente per il clima che prevede aumenti della produttività agricola, miglioramenti dei redditi degli agricoltori, resilienza dei mezzi di sussistenza e adattamento ai cambiamenti climatici; ed alla riduzione e/o rimozione delle emissioni di gas serra (GHG), favorendo in tal modo la preservazione della biodiversita’. Secondo la Banca Mondiale (World Bank, 2019) le iniziative di carbon pricing riescono ad assorbire circa 11 gigatonnellate di diossido di carbonio equivalente (GtCO2 e) o il 20% delle emissioni globali di GHG. Similmente, l’Intergovernmental Panel of Climate Change (IPCC) (IPPC, 2019) enfatizza la gestione sostenibile dei suoli (SLM) per soddisfare le mutevoli esigenze umane assicurando al tempo stesso il potenziale produttivo a lungo termine, il mantenimento delle funzioni ambientali e la biodiversita’. Entrambi i reports delle suddette istituzioni incorporano aspetti ecologici, tecnologici e di governance che traducono in azioni pratiche l’approccio dell’agricoltura intelligente per il clima e la salvaguardia della biodiversita’. In base a tale approccio, le pratiche di gestione agro-forestale sostenibile diventano cruciali per lo sviluppo di politiche per la misurazione e il monitoraggio di un mercato volontario del credito di carbonio (Hamrick and Gallant, 2018; Rosenstock et al., 2019). L'implementazione di un mercato volontario dei crediti di carbonio (forestali) implicherebbe, cosi’, l’attivazione di un processo di valorizzazione economica delle foreste favorendo l’attivazione di quelle esternalita’ positive a tutela della biodiversità (Bekessy and Wintle, 2008). Il meccanismo del mercato del carbonio diventa particolarmente importante per le zone rurali. Il lancio di un mercato agro-forestale locale del credito di carbonio, oltre a preservare la biodiversita’ forestale, abbraccia lo sviluppo di un meccanismo di crescita durevole e affidabile delle economie locali e delle aree rurali (Atangana, et al., 2014; Walden, et al., 2019). Esso, pertanto, non solo garantisce un’efficace azione di mitigazione delle emissioni, ma aumenta anche la fiducia degli investitori in questo settore (Cacho et a., 2003), rispondendo così al principio di compensazione della prossimità che tiene conto dell’importante ruolo svolto dall’accettabilità sociale dei mercati dei crediti di carbonio agro-forestali (Merger and Pistorius, 2011; Vickers, et al., 2012). Il presente lavoro, basato sulle attuali normative di cattura e stoccaggio del carbonio e sul mercato del carbonio a livello UE e nazionale, discute la creazione potenziale di un sistema regionale di mercato volontario del credito di carbonio nel settore agro-forestale. I risultati attesi forniranno benefici alle comunità rurali, mitigazione dei rischi del cambiamento climatico e alla biodiversita’ forestale e miglioreranno le pratiche di agricoltura intelligente per il clima tra gli agricoltori pugliesi

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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