364 research outputs found

    Competitiveness and sustainability: an AGeI research on the territorial dimension of Lisbon/Gothenburg processes applying STeM approach at the Italian scale NUTs2 and 3

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    In Italy we have observed in the last ten years strong forces moving towards a new approach to territorial and economic development. New guidance and new procedures (governance) in the international and European researches have singled out in NUTs 2 and 3 levels the best geographical scale for programming the economic development; this means that provinces must have, at least in Italy, broaden competences useful to give ‘European’ solution to the problems of organization and management of territory, economy, society, environment. In this sense, the application of new geographical criteria to the analysis of Italian province competitiveness could give a measure of the progressive ‘federalisation’ of the Italian system. In this paper we presents the main results, and the most important following line of project, of the Research worked out by the AGeI (Association of the Italian Geographers) national Group in the last two years. The Research Group have applied the STeM approach (Sustainable Territorial Economic/Environmental Management Approach) at the geographical scale NUTs2 and 3 in Italy. Through the application of a broad range (116) of indicators to all 20 regions and 109 Italian provinces, we observe how the territorial diversity could be considered like a relational good, something that could add value to the opportunity of economic and territorial development in the European integration process

    Teorie e prassi per una 'rural-environmental planning' degli spazi intraurbani alla scala provinciale: sintesi comparata di casi

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    Come in un paradosso, gli spazi agricoli rappresentano ancora un vuoto da colmare nell’ambito delle norme e delle prassi con cui si misurano oggi la pianificazione dello sviluppo e l’organizzazione territoriale in Italia. È, infatti, paradossale che dal 1942, anno della prima e ancora vigente legge urbanistica nazionale, gli spazi agricoli siano stati trattati: • in modo residuale ed economicamente marginale nell’impostazione di piani di sviluppo socioeconomico (come poi in sostanza sono tutti gli atti di assetto territoriale) anche più tradizionali (quelli, ad esempio, di prima generazione basati sul solo meccanismo della rendita fondiaria); • come spazi vuoti, in attesa d’essere riempiti da un urbanesimo crescente o definitivamente abbandonati perché a questo inaccessibili; • come indifferenziati, perché troppo vasti e troppo uniformi nell’impianto organizzativo da rendere visibile la loro centralità. Sebbene sia facile attribuire questo grande vuoto alla cultura funzionalista dominante fino agli anni ‘80, strutturalmente condizionata dal dibattito politico ed economico sul tema del profitto e della rendita data l’enorme mole di letteratura accumulata sull’argomento in vari ambiti disciplinari, è bene sottolineare che altre variabili hanno giocato a sfavore di una più precisa collocazione delle aree rurali ed agricole nel processo di pianificazione nazionale. Per cominciare, si possono richiamare alla mente sia i risultati della Riforma agraria sia i suoi sintetici derivati nel “Progetto 80”, l’azione discontinua della Cassa del Mezzogiorno, il conflitto tra modelli di produzione intensiva ed estensiva, la volatilità temporale degli indirizzi programmatici europei e delle politiche regionali rispetto alla periodizzazione dei cicli dello sviluppo agricolo, … E si potrebbe continuare ancora per molto. In questa sede, però, preme soprattutto sottolineare ed approfondire due piani di relazione, che potremmo definire trasversali: • con la città • con l’ambiente È proprio dalla mancata relazione con il primo aspetto, per assenza di città come nel caso del Mezzogiorno, o per una troppo stretta ed equivoca dipendenza da essa come nel caso delle gradi aree urbane del Cenrtro-Nord, che deriva il progressivo indebolimento dei valori ambientali di cui gli spazi rurali sono portatori, intendendo con questo stigmatizzare alcuni dei parametri e dei caratteri irrinunciabili del complesso spazio regionale in cui il territorio si organizza per dettare le proprie regole di pianificazione. Per altro, nel ragionamento sulla pianificazione regionale degli spazi agricoli è raro poter contare su una vera impostazione transcalare, che dettagli gli indicatori in relazione alla scala geografica (regionale, subregionale, locale), così come sembra difficile poter distinguere tipologie di ruralità in ambiti molto diversi tra loro, anche se le economie rurali sono considerate oggi localmente vitali per il mantenimento di quei sistemi produttivi cui non corrispondono strutture socioeconomiche ed insediative stabili (come nel caso dell’area periurbana romana o delle province molisane), essendo ancora possibile leggere le successioni del conflitto che precede l'integrazione: presenza umana discontinua, concentrata in aree geomorfologicamente e climaticamente non sempre favorevoli all'insediamento; assenza di presidi ambientali stabili nonostante l'elevato grado di naturalità delle regioni in cui prevalgono; negazione di un valore sociale ed economico all'ambiente da parte delle comunità insediate. E' dunque lecito chiedersi quale potrà essere - in un futuro che si prospetta privo di quegli effetti distorsivi dovuti al venir meno di una politica di sgravi fiscali anche comunitari - l'assetto geoeconomico da dare a sistemi urbani in cui la predisposizione ad uno sviluppo sostenibile basato sulla permanenza di spazi rurali sembra, ancora una volta paradossalmente, presentare un limite alla crescita equilibrata. In questa sede ci si propone, quindi, di raggiungere due obiettivi: • Offrire un contributo operativo alla definizione dei caratteri generali o di struttura delle economie rurali in ambiti sub-regionali (scala provinciale, con particolare riferimento a quella romana e molisana); • Verificare se un peso/ruolo di rilievo, per la messa a punto di adeguate politiche di di pianificazione territoriale dello sviluppo, possa essere attribuito e con quale grado di innovazione a tipologie d’area rurale e/o agricola

    Neonatal seizures in preterm infants: A systematic review of mortality risk and neurological outcomes from studies in the 2000's

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    Neonatal seizures (NS) are associated with increased mortality and risk of cerebral palsy, epilepsy and intellectual disability. We performed a systematic review with the primary objective to delineate the rate of these outcomes following NS in preterm infants from studies published in the 2000's and the secondary objective to identify risk factors

    Cohesion policy: methodology and indicators towards common approach

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    The territorial cohesion is a focal object of the regional programming period 2007-2013. This paper aims to purpose a critical review of the cohesion conceptualisation and of its measure, starting from an exchange of experiences and from an initial institutional demand inspired to regional projects foreseen in 2013 programme (ESPON Seminar 2008; French Green paper on Cohesion 2008). Starting from a literature review and from the basic question of indicators, the paper aims to enhance territorial cohesion, measuring its different levels at local, national and European level. The author takes a methodological approach to analyse and to detect a set of territorial cohesion indicators and to evaluate effectiveness and efficiency of indicators’ systems, currently used to measure this territorial dimension (STeMA). This kind of approach is relevant to the programming period of new Structural Funds, looking at the French Green Paper 2008, implementing the 2007-13 Programme

    Le aree linguistico-naturali protette. Un’indagine conoscitiva per la promozione turistica dei territori

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    Il presente contributo intende affrontare una questione particolarmente complessa e delicata: se la diversità linguistica e culturale è diffusamente percepita (almeno in Occidente e almeno nelle dichiarazioni di principio) come patrimonio e bene comune analogamente alla biodiversità, e quindi le comunità di minoranza linguistica possono essere giuridicamente tutelate (in Italia da uno dei principi fondamentali della Costituzione) e sostenute anche economicamente (legge nazionale 482/99 e leggi regionali), in che senso ed entro quali limiti si può affermare la nozione di "area linguistico-culturale protetta"? Come si protegge un bene culturale immateriale qual è la lingua, che vive solo nell'interazione sociale e in un territorio che non è solo fisico ma anche virtuale (reti sociali di comunicazione)? Come trasformare questa protezione o tutela giuridica in un volano di sviluppo locale? In che modo si può armonizzare la diversità linguistico-culturale con la dimensione ecologica? In che modo e con quali rischi si può fare turismo culturale in queste aree? Come si coniugano autenticità, tradizione, contemporaneità, folklore ed economia? A queste questioni si cercherà di dare qualche risposta anche attraverso l'illustrazione di casi di studio tratti dai contesti culturali italiano e francese

    La mammorje ‘nghie’ lo lòcche. Toponomastica narrativa a Faeto, isola linguistica francoprovenzale in Puglia

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    Se i toponimi (micro e macro) risultano da una generalizzazione, da una condivisione di riferimenti linguistico-spaziali in seno a un gruppo, la memoria e l’immaginario che ad essi si ancorano (in una parola: il loro senso) sono anzitutto espressione di una voce individuale. In tale prospettiva la toponomastica, da scienza che studia i nomi di luogo soprattutto sul versante etimologico, può aprirsi al discorso, alle rappresentazioni, alla dimensione (auto)biografica, diventando uno strumento prezioso per (ri)costruire l’identità di un territorio, sia in termini storici, sia in termini sociali, economici e linguistici. La “toponomastica narrativa”, che in questo volume porta il lettore alla scoperta della sorprendente isola linguistica francoprovenzale di Faeto (paese di origine medievale incastonato nei Monti Dauni), racconta quali luoghi si frequentavano e perché; quali accadimenti – anche aneddotici – li hanno caratterizzati; come si sono trasformati in una, due o tre generazioni; com’è cambiato il nome o la loro destinazione d’uso; quali vie si percorrevano e quali attività caratterizzavano la vita in un paese un tempo molto più popolato di oggi, ecc. La memoria orale, raccolta in lingua locale presso un campione di testimoni anziani di Faeto e restituita in diversi estratti di videointerviste liberamente accessibili sul web da appositi codici QR – estratti qui trascritti in italiano e in faetano – costituisce inoltre un prezioso corpus inedito per la documentazione e la valorizzazione del francoprovenzale di Puglia, varietà linguistica minoritaria minacciata, studiata sin dal XIX secolo e in costante trasformazione

    Il Vangelo di S. Matteo, volgarizzato in dialetto sardo sassarese dal Can. G. Spano. Accompagnato da osservazioni sulla pronunzia di questo dialetto, e su varj punti di rassomiglianza che il medesimo presenta con le lingue dette celtiche, sia ne' cambiamenti iniziali, sia nel suono della lettera L, del principe Luigi-Luciano Bonaparte (Londra 1866)

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    La traduzione del Vangelo di San Matteo in sassarese apparve per la prima volta a Londra nel 1866, per opera del canonico Giovanni Spano, in appena 250 esemplari. Si tratta di un capitolo prezioso dell'esteso progetto di raccolta di traduzioni di testi biblici in numerose parlate europee promosso e coordinato, con finalità di comparazione linguistica, dal principe Luigi Luciano Bonaparte. La sua importanza è data dal fatto che costituisce uno dei primi testi che offrano documentazione della varietà sassarese, inoltre dal saggio introduttivo del principe, nel quale la pronuncia di tale varietà è descritta e studiata minutamente, anche alla luce delle analogie rinvenute con le lingue celtiche

    I disegni per la Gerusalemme Liberata di Giovanni De Min

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    Il grande frescante veneto Giovanni De Min firma questo prezioso taccuino di cinquantadue disegni dedicati alla Gerusalemme Liberata di Tasso, forse in vista di una pubblicazione mai realizzata

    Monitoring Strategies of Earth Dams by Ground-Based Radar Interferometry: How to Extract Useful Information for Seismic Risk Assessment

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    The aim of this paper is to describe how ground-based radar interferometry can provide displacement measurements of earth dam surfaces and of vibration frequencies of its main concrete infrastructures. In many cases, dams were built many decades ago and, at that time, were not equipped with in situ sensors embedded in the structure when they were built. Earth dams have scattering properties similar to landslides for which the Ground-Based Synthetic Aperture Radar (GBSAR) technique has been so far extensively applied to study ground displacements. In this work, SAR and Real Aperture Radar (RAR) configurations are used for the measurement of earth dam surface displacements and vibration frequencies of concrete structures, respectively. A methodology for the acquisition of SAR data and the rendering of results is described. The geometrical correction factor, needed to transform the Line-of-Sight (LoS) displacement measurements of GBSAR into an estimate of the horizontal displacement vector of the dam surface, is derived. Furthermore, a methodology for the acquisition of RAR data and the representation of displacement temporal profiles and vibration frequency spectra of dam concrete structures is presented. For this study a Ku-band ground-based radar, equipped with horn antennas having different radiation patterns, has been used. Four case studies, using different radar acquisition strategies specifically developed for the monitoring of earth dams, are examined. The results of this work show the information that a Ku-band ground-based radar can provide to structural engineers for a non-destructive seismic assessment of earth dams

    Autonomic neuropathy in diabetes mellitus

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    Diabetic autonomic neuropathy (DAN) is a serious and common complication of diabetes, often overlooked and misdiagnosed. It is a systemic-wide disorder that may be asymptomatic in the early stages. The most studied and clinically important form of DAN is cardiovascular autonomic neuropathy (CAN) defined as the impairment of autonomic control of the cardiovascular system in patients with diabetes after exclusion of other causes. The reported prevalence of DAN varies widely depending on inconsistent definition, different diagnostic method, different patient cohorts studied. The pathogenesis is still unclear and probably multifactorial. Once DAN becomes clinically evident, no form of therapy has been identified which can effectively stop or reverse it. Prevention strategies are based on strict glycemic control with intensive insulin treatment, multifactorial intervention and lifestyle modification including control of hypertension, dyslipidemia, stop smoking, weight loss and adequate physical exercise. The present review summarizes the latest knowledge regarding clinical presentation, epidemiology, pathogenesis and management of DAN, with some mention to childhood and adolescent population
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