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Giovanni Morone legato al concilio di Trento e la clausola del <<proponentibus legatis>>
Si discurte il ruolo svolto da Giovanni Morone come cardinal legato al concilio di Trento a partire dal marzo 1563.
Morone affronta e risolve la più difficile crisi del concilio portandolo ad una felice conclusione del dicembre del 1563
New Book out: L’eretico che salvò la Chiesa. Il cardinale Giovanni Morone e le origini della Controriforma
by Massimo Firpo and Germano Maifreda: L’eretico che salvò la Chiesa. Il cardinale Giovanni Morone e le origini della Controriforma, Einaudi Storia 2019. Giovanni Morone (1509-80) ebbe un’esistenza in apparenza paradossale: due volte legato papale al concilio di Trento – che chiuse nel 1563 salvandolo dal fallimento cui pareva destinato – fu oggetto di gravi accuse di eresia sfociate in due processi inquisitoriali voluti dai papi-inquisitori del suo tempo, Paolo IV (che lo rinchiuse per ..
Bernardino Cirillo, Giovanni Morone e la «Pentecoste» di Girolamo Siciolante in Santo Spirito in Sassia a Roma
Il saggio è incentrato sulla Pentecoste dipinta da Girolamo Siciolante da Sermoneta per Santo Spirito in Sassia a Roma e in particolare sul ruolo recitato nella sua iconografia da Bernardino Cirillo e da Giovanni Morone
«La chiesa sta malissimo». Giovanni Morone e le cure di una diocesi post-tridentina
L’articolo analizza un documento conservato presso l’Archivio Segreto Vaticano riguardante un’indagine informativa sulla diocesi di Modena svolta dal francescano Girolamo Tinelli. Nel 1565 il cardinale Giovanni Morone, cui per la seconda volta era stata affidata la cura della sede modenese, inviò il frate a visitare pievi e parrocchie in vista di una moralizzazione del clero e, soprattutto, di una riorganizzazione della rete dei vicariati. La natura confidenziale dei memoriali stilati da Tinelli consente di cogliere con chiarezza la condizione della diocesi all’indomani del Concilio di Trento e la dura sfida che attendeva Morone. A emergere è l’articolata strategia predisposta per dare attuazione ai decreti tridentini (sinodo, visite, istituzione del seminario, ecc.) e la speciale attenzione rivolta alle campagne, dove si cercò di collocare un clero preparato ed efficiente, in grado di sedare la conflittualità diffusa e garantire un presidio pastorale stabile
Egidio Foscarari-Giovanni Morone, Carteggio durante l’ultima fase del concilio di Trento (1561-1563). Edizione critica
Per scrivere la storia del concilio di Trento, una fonte di primaria importanza sono i carteggi intrattenuti dai protagonisti dei dibattiti. Tra coloro che animarono le discussioni nell’ultima fase spicca la figura del vescovo di Modena Egidio Foscarari (1512-1564), domenicano, teologo e maestro del Sacro Palazzo negli anni di Paolo III. Il futuro presidente del concilio Giovanni Morone, che ne aveva favorito la carriera, si servì di lui per ottenere informazioni sull’andamento dei lavori e orientare da Roma le discussioni. Le lettere del loro carteggio, qui pubblicate, restituiscono in modo vivo gli scontri, le dottrine e i retroscena del concilio: ne emerge un’assemblea divisa in cui si confrontarono idee diverse di Chiesa e di cristianità; una situazione in cui gli ideali di riforma furono difesi strenuamente da alcuni e adeguati alle ragioni dei principi e della Curia romana da altri
Morone e Pio IV
Il saggio mette in luce i rapporti tra il cardinale Giovanni Morone e il papa Pio IV (1560-1565), entrambi milanesi, per ricostruire una breve stagione nella storia della Chiesa di disponibilità alla mediazione vissuta agli inizi degli anni ’60. Il saggio si sofferma sulla politica europea di Pio IV (nella quale Morone fu coinvolto come grande diplomatico e presidente del concilio di Trento) che prevedeva la concessione del calice ai laici e del matrimonio dei preti alla Germania. Le concessioni di Pio IV, oggetto di una vera e propria rimozione storiografica da parte degli storici successivi (tra i quali Hubert Jedin), dovevano porre le premesse per un’alleanza con la corte imperiale in funzione antispagnola ma si scontrarono con la durissima opposizione di Filippo II e della sua diplomazia, dei gesuiti e del Sant’Ufficio pronti a equiparare la violazione dei riti e della disciplina ecclesiastica all’eresia. In questo modo le concessioni rischiavano di ritorcersi non solo contro il Morone incaricato dal papa di condurre le trattative con l’imperatore, ma contro lo stesso pontefice, delegittimandolo.
The article is focused on the relationship between cardinal Giovanni Morone and pope Pio IV (1560-1565) and on a short period in the history of the church in the early sixties of the Sixteenth century when a compromising politics was promoted by the pope and a small group of cardinals. Pius IV was inclined to determine or to modify the rites (i.e. the concession of the communion sub utraque specie and the marriage of priests) according to the requests of secular rulers. Nevertheless, the catholic party was far from being united: the compromising politics of the pope was in fact strongly fought by the Roman Inquisition as well as by the king of Spain. The intolerant party inside the catholic Church participated in the debate on the ecclesiastical discipline and rites and challenged the right of the pope to intervene. Pius IV’s death and the strengthening of the confessionalization process of the Reformation and the Counter-Reformation definitively put an end to the issue. Proposing to examine a neglected European debate regarding the ecclesiastical discipline and rites, the article aims to suggest a new approach to the historiographical discussion on religious (in)tolerance
L’eretico che salvò la Chiesa : Il cardinale Giovanni Morone e le origini della Controriforma
Giovanni Morone (1509-80) ebbe un’esistenza in apparenza paradossale: due volte legato papale al concilio di Trento – che chiuse nel 1563 salvandolo dal fallimento cui pareva destinato – fu oggetto di gravi accuse di eresia sfociate in due processi inquisitoriali voluti dai papi-inquisitori del suo tempo, Paolo IV (che lo rinchiuse per oltre due anni in Castel Sant’Angelo) e Pio V. Solo la stima e l’appoggio dei sovrani asburgici (il re di Spagna Filippo II e l’imperatore Ferdinando I) gli permisero di sfuggire alla condanna e di tornare a tenere le redini dei principali avvenimenti coevi: dall’alleanza che portò alla battaglia di Lepanto alla crisi della repubblica di Genova. Impareggiabile diplomatico formatosi nella Milano degli Sforza, protagonista dei colloqui di religione nella Germania sconvolta da Lutero, amico di Vittoria Colonna e committente di Michelangelo, vescovo riformatore, Morone fu uomo di grande prestigio europeo, la cui memoria è stata tuttavia riproposta solo in chiave di esemplare prelato cattolico, rimuovendo i drammatici conflitti interni alla gerarchia ecclesiastica che segnarono la sua vita ed ebbero un peso decisivo nel delineare l’identità della Chiesa cattolica nella lunga età della Controriforma
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