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    GIOVANNI REBECCHINI, UN ARCHITETTO ROMANO, 60 ANNI DI SCHIZZI, DISEGNI E SOGNI. IL DISEGNO DELL’ARCHITETTURA.

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    Si è parlato di disegno con Giovanni Rebbecchini. è un architetto “romano” che ha lavorato principalmente in questa città, ed in questa città ha lasciato diverse realizzazioni significative, ma quello che risulta importante è il profondo lavoro di ricerca che l'architetto ha svolto a monte delle sue realizzazioni. Per Rebecchini il metodo e l'utilizzo principale delle sue indagini si basa essenzialmente sul disegno. Una quantità di disegni veramente imponente per ogni ipotesi di progetto, che ci fa comprendere con quale attenzione viene affrontato il tema dello spazio. Quindi grazie al "disegno", questo dono incredibile regalato dagli dei all'uomo, che riusciamo ad esteriorizzare e a trasmettere i propri spazi celebrali, i nostri pensieri, le nostre idee. Proprio in questa pubblicazione si può apprezzare in modo palpabile, la grande produzione di Rebecchini, che oltre a farci comprendere il luogo, l’architettura, e la sua capacità professionale ci introduce nel suo mondo sotto il profilo della qualità "estetica" propria del disegno. Rebecchini ha messo in forma il proprio stile, il proprio modo di vedere le cose per oltre quarant’anni. Si dice spesso che i disegni non rendono testimonianza del lavoro di un professionista ma soltanto le sue realizzazioni, io mi permetto di dissentire da questo concetto riduttivo, almeno per me per quanto mi risulta, in quei rotoli di carta lucida, spesso ingiallita, rotta, ed impolverata, dove l'architetto ha lasciato le sue impronte, ebbene in quei frammenti resta ed esiste, "il pensiero”, “la visione” di un architetto. Forse a volte, la sua "presenza" risulta molto più nei disegni che nelle realizzazioni dove, a ben guardare, si intravede e si scopre la vera anima di progettista. Intervengono Franco Purini, Claudio Strinati, Paolo Portoghesi, Luca Ribichini, Mario Panizza. -Ideazione, realizzazione e curatela scientifica: Luca Ribichini, Giovanni Rebecchini. -Intervento: Luca Ribichini

    Uno "stretto amico" fra Talia, Clio e Calliope (per tacer di Pasquino): su cinque lettere inedite di Giovanni Giraud a Vincenzo Monti (più una missiva concernente un omonimo del commediografo)

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    Il saggio presenta le trascrizioni di cinque lettere indedite del celebre commediografo romano Giovanni Giraud per gli anni 1810 e 1817-1818. I testi, pubblicati sulla scorta degli originali a suo tempo censiti nel "Primo supplemento all'Epistolario di Vincenzo Monti", raccolto ordinato e annotato da Luca Frassineti (Milano, Cisalpino, 2012), vengono corredati dell'indispensabile inquadramento storico-culturale (da cui si evincono le tracce di un'insospettabile interlocuzione privilegiata) e da un adeguato commento filologico-critico

    FUTURAFRICA, sperimentare la tradizione nel contemporaneo. Il caso di Mali e Burkina Faso in area subsahariana

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    L’architettura Africana presenta da sempre una immensa varietà di colori e forme, forme che riflettono tanto l’articolata storia delle popolazioni locali, quanto il costante adattamento alle diverse condizioni politiche, sociali ed ambientali delle singole regioni, senza trascurare in alcun modo la creatività e l’originalità di ciascuna popolazione. Sebbene in campo architettonico lo sviluppo tecnologico risulti estremamente rapido, costante, immancabile ed imminente, esistono elementi costruttivi tradizionali destinati a non subire modificazioni, o a subirne di minimali. Il valore di tali elementi, rimarcato dalla sopravvivenza al tempo degli stessi, non è da considerarsi positivo unicamente in termini costruttivi, in quanto noto, collaudato e conosciuto, ma rappresenta quel carattere distintivo capace di preservare l’identità di queste culture, rimarcando fortemente il senso di individualità capace di renderle uniche, in un unico termine riconoscibili. La piena forza di tali elementi e metodi costruttivi è rappresentata dalla capacità di saper contestualizzare e radicare nel territorio ogni opera costruita, in un rapporto di piena integrazione con le preesistenze, rappresentando quell’ aspetto che ne influenza in maniera sostanziale l’efficacia, la credibilità, la forza e perfino l’interpretazione. È ciò che potremmo in qualche modo definire il “timbro dell’architettura”. Risultano emblematici le realtà più tribali dell’Africa Subsahariana, nello specifico Mali e Burkina Faso, dove gli elementi tradizionali ed autoctoni, in qualche modo primitivi, trovano ad oggi costante applicazione nelle più contemporanee realizzazioni architettoniche. Storicamente, partendo dagli assunti teorici di Hassan Fathy, ne sono esempio le opere di architetti quali Dibiedo Francis Kèrè, Albert Faus, Mokena Makeka, Kunle Adeyemi, Tsay, LEVS ma anche dell’italiano Fabrizio Carola, in coppia da pochi anni con Paolo Cascone, del gruppo Tam Studio e di Matteo ed Emilio Caravatti. ABSTRACT 15 “Migliorare i luoghi dove abita la mia gente rivisitando la nostra storia e accompagnando il nostro stile di vita, senza scimmiottare quello occidentale” è quanto afferma Mariam Kamara, donna ed architetto originaria del Niger sottolineando fermamente il ruolo politico dell’architettura nel coadiuvare la volontà di riscatto di popolazioni che per anni hanno emulato l’occidente, realizzando opere che “si sono tradotte in architetture realizzate in materiali per noi costosissimi. Perché non tengono conto delle problematiche climatiche ed economiche, perché non tengono conto di chi siamo (con conseguenze tragiche a livello di consumi energetici).” [2] La ricerca intende in tal senso approfondire il rapporto esistente tra l’architettura contemporanea in area Subsahariana e gli elementi costruttivi ed urbanistici archetipici di tale territorio, sottolineando l’efficacia in termini architettonici, economici e sociali di un modello costruttivo fondato sul recupero del vernacolare e degli elementi della tradizione, ed esplorandone, attraverso lo studio delle realizzazioni più contemporanee inquadrabili nell’ambito delle best practices, i limiti e le potenzialità. [1] Architecture for the poor: an experiment in rural Egypt (1973) , Hassan Fathy Fathy, padre dell’architettura africana, ha svolto significative ricerche centrate sulle peculiarità costruttive e sociali degli ambienti rurali, affrontando un riesame sociale e ambientale volto alla rivalutazione dei materiali e delle tipologie tradizionali contrastando la diffusione dell’International style nelle aree considerate. [2] Mariam Kamara, D (11/08/18), 100 donne che cambiano il mondo Mariam Kamara, personalità attivissima nell’area del Niger, ritiene che gli architetti africani dovrebbero smettere di emulare ciò che già esiste in Occidente, guardando alla propria storia e patrimonio con un rinnovato spirito critico, cin il fine di produrre un’architettura in grado di riflettere lo spirito della regione nella quale gli edifici andranno a sorgere

    Pensare il ‘68

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    Gruppo di brevi recensioni (a cura di Stefano De Luca e di Francesco Romano Fraioli) che hanno come oggetto i seguenti volumi: Edgar Morin, Maggio 68. La breccia, a cura di Francesco Bellusci, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2018, pp. 124 (autore Francesco Romano Fraioli); Alain Badiou, Ribellarsi è giusto! L’attualità del Maggio 68, a cura di Alberto Destasio, Napoli-Salerno, Orthotes, 2018, pp. 107 (autore Francesco Romano Fraioli); Donatella Della Porta (a cura di), Sessantotto. Passato e presente dell’anno ribelle, Milano, Feltrinelli, 2018, pp. 300 (autore Francesco Romano Fraioli); Marcello Flores, Giovanni Gozzini, 1968. Un anno spartiacque, Bologna, Il Mulino, 2018, pp. 279 (autore Francesco Romano Fraioli); P. Cioni, E. Di Caro, P. Gaglianone, C. Galimberti, L. Levi, D. Maraini, M.S. Palieri, L.L. Sabbadini, F. Sancin, C. Di San Marzano, M. Serri, C. Valentini, Donne nel Sessantotto, Bologna, Il Mulino, 2018, pp. 312 (autrice Giulia Dettori); Guido Crainz, Il sessantotto sequestrato. Cecoslovacchia, Polonia, Jugoslavia e dintorni, con saggi di Pavel Kolá, Wlodek Goldkorn, Nicole Janigro e Anna Bravo, Roma, Donzelli, 2018, pp. VI-202 (autore Carlo Marsonet); Michele Battini, Un Sessantotto, Milano, Università Bocconi Editore, 2018, pp. 129 (autore Giuseppe Sciara); Paolo Pombeni, Che cosa resta del ‘68, Bologna, Il Mulino, 2018, pp. 128 (autore Stefano De Luca)

    Analysis of the characteristic acoustic tones of an impinging jet

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    The acoustic emission of a supersonic jet is an interesting and fundamental issue due to the several technological applications and the diverse physical aspects to be still clarified. An experimental analysis of the characteristic acoustic tones of a supersonic impinging jet has been carried out with a particular attention on the effect of the nozzle pressure ratio and the distance of the impinging surface. The screech tones, typical of an imperfectly expanded supersonic free jet, have been first investigated to have an idea of the deflection from the free jet behavior due to the impinging surface. Then the analysis has been focused on smaller distances of the impinging plate from the jet exit to evaluate the behavior of the impinging tones. The difference between screech and impinging tones, due to the different interactions in the generating feedback mechanism, has been observed

    Sound source mechanisms in under‐expanded impinging jets

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    Experiments on the aeroacoustics of an under-expanded supersonic jet impinging on a flat plate are presented and thoroughly discussed. A wide range of nozzle pressure ratios and of nozzle-to-plate distances has been analyzed with particular attention to the behavior of the discrete component of the noise. The investigation has been carried out by means of acoustic, particle image velocimetry and wall pressure measurements. The analysis of the relationship between the acoustic data and the fluid dynamic fields allows to examine the different source mechanisms of the discrete component of the noise and to evaluate the link between the jet flow structure and the acoustic tone features. Specifically, two ranges of nozzle pressure ratio have been observed showing different acoustic behaviors, characterized by distinct mechanisms of discrete noise generation. These regions are separated by a range of nozzle pressure ratios where impinging tones are not observed. The present experimental data extend previously published results, improving the analysis of the connection between fluid dynamic and acoustic fields and leading to a better comprehension of the impinging tone source mechanisms
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