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    Santi, navi e Saraceni. Immagini e pratiche del mare tra agiografia e storia dalle coste campane a quelle dell’Alto Tirreno (secoli VI-XI)[A. Galdi è responsabile delle pagine intitolate “Le coste campane”, pp. 53-69 (testo), 84-90 (note)]

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    Nella prima parte del saggio, la cui responsabilità è di Amalia Galdi, si prendono in esame alcune fonti agiografiche relative alle coste della Campania, nell’obiettivo di analizzare, dall’ottica particolare di questo tipo di scritture, un fenomeno storico complesso (quale è il mare e tutte le sue valenze) nel periodo compreso tra VIII e XII secolo. Il mare risulta apparentemente assente nell’immaginario delle popolazioni “campane” nell’arco cronologico considerato, se ci si limita alla scarsa presenza di interventi miracolosi sul mare – in merito alla pesca soprattutto, ma anche in generale alla navigazione - rispetto ad altri contesti geografici italiani, e non solo, un dato si è mostrato contrastante con quanto desumibile da documentazione di altro genere. Sono state allora analizzate le motivazioni di tali apparenti discrepanze, ricorrendo sia all’esame sistematico di altre fonti (di natura documentaria, narrativa, archeologica), sia a una più approfondita lettura delle testimonianze agiografiche. Ne è emerso come invece alcuni agiografi, a partire dal IX-X secolo, rinviino a un immaginario del mare ben radicato nelle popolazioni, molto più di quanto apparisse a prima vista, in concomitanza soprattutto con la presenza saracena sulle coste campane; si è dimostrato, inoltre, come anche su quest’ultima si siano misurate identità civiche, spesso divergenti, nella loro rappresentazione agiografica, con quelli che erano gli effettivi rapporti tra le città della costa e i musulmani provenienti dall’Africa, dalla Sicilia o dalla Spagna, segnati da documentate relazioni politiche ed economiche

    In orbem diffusior, famosior...: Salerno in età angioina (secc. XIII-XV)

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    [English]:The work focuses on political, social and economic events of Salerno during the Angevin age of Kingdom of Sicily (1266-1435), connected to the importance of the fenomeno urbano in the Middle Ages, significantly involving cities of Southern Italy, and to recent studies that have updated the previous historiographical results, sometimes leading to a revision, even substantially, of consolidated convictions. Regarding Salerno, despite studies related to individual aspects for Angevin age, there is a substantial lack of studies aimed at comprehensive survey of its civil and religious reality, because there wasn’t an increase of his studies from the first half of XXth Century, that, although meritorious, are marked by the inevitable limits of their historical context. So, the present work, without pretensions of exhaustiveness, intends to offer a vision as much as possible “global” of Salerno’s Angevin history, recking new, cited, historiographical guidelines. The text, therefore, is divided into two sections respectively focusing on “environment and forms of civil power” and "powers and religious institutions", both keys to access to the complex civil and religious reality of Salerno in Angevin age: they show main structural and relational dynamics, as well as, together, most relevant institutional innovations. / [Italiano]: Nel volume si prendono in esame le vicende politiche, sociali ed economiche della città di Salerno nel periodo della presenza angioina nel Regno di Sicilia (1266-1435). Esso si inserisce all’interno di un’ininterrotta attenzione storiografica per il fenomeno urbano nel Medioevo e che ha coinvolto significativamente anche le città del Mezzogiorno italiano. Le ricerche più recenti su quest’ultimo argomento, però, hanno aggiornato non poco il quadro storiografico preesistente, talvolta portando a rivedere, anche sostanzialmente, precedenti e consolidate convinzioni. Riguardo specificamente Salerno, nonostante siano state svolte indagini importanti su singoli aspetti relativi al periodo in esame, si registra la sostanziale carenza di studi rivolti a un’indagine complessiva della sua realtà civile e religiosa, una prospettiva per la quale bisogna ancora fare riferimento ai lavori prodotti nella prima metà del secolo scorso, che, pur meritori, sono segnati dagli inevitabili limiti della temperie storica nella quale furono realizzati. Sicché, pur senza pretese di esaustività, con il presente lavoro si è inteso offrire una visione il più possibile “a tutto tondo” della storia salernitana nel periodo, alla luce anche dei nuovi, citati, orientamenti storiografici. Il volume è infatti diviso in due sezioni, incentrate rispettivamente su ”ambiente e forme del potere civile” e “poteri e istituzioni religiose”, in ognuna delle quali sono affrontate tematiche che rappresentano altrettante chiavi di accesso alla complessa realtà civile e religiosa salernitana nel periodo angioino, atte cioè a renderne evidenti le principali dinamiche strutturali e relazionali, nonché, insieme, le più rilevanti novità istituzionali

    Alle origini dell' Aureum Saeculum desideriano. Montecassino tra i secoli X-XI

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    Nel saggio si prendono in esame le vicende dell’abbazia di Montecassino dalla metà del X alla metà dell’XI secolo, con lo scopo di evidenziare i caratteri costanti e strutturali che costituiscono i presupposti indispensabili per comprendere quello che è generalmente considerato il periodo d’oro del monastero, coincidente con l’abbaziato di Desiderio. Mediante un approccio diacronico, che seguirà la successione abbaziale da Aligerno a Richerio, e con una particolare attenzione per le circostanze politiche, tali vicende saranno osservate soprattutto attraverso la lente dei rapporti, dinamici e complessi, tra Montecassino, gli Imperi, occidentale o orientale, e i territori della Langobardia meridionale. Lungo questo periodo, la costante, benché contrastata dai signori locali, espansione territoriale e patrimoniale dell’abbazia e la crescita del suo potere attrattivo, sia spirituale che culturale, risulterà il frutto dell’intreccio di diversi fattori e soprattutto delle relazioni dinamiche intessute dai suoi abati - con maggiore o minore successo - con i poteri locali e generali, pur nella mutevolezza del quadro politico-istituzionale

    Furta sacra in Southern Italy in the Middle Ages

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    The phenomenon of furta sacra in the medieval centuries has been well investigated by historiography, which has highlighted the multiplicity of meanings, devotional, political and economic. This paper examines the phenomenon from its origins, highlighting how it is an expression of a theological reflection and a mindset that evolved since the early Christian centuries. In particular, we focus on some examples of furta sacra relating especially to Southern Italy between the 8th and the 13th centuries, concerning the areas of Puglia and Campania. We highlight the context and the finality of the analyzed actions, and propose a reading that uncovers the political significance and power dynamics that underlie. The cases of Benevento, Bari and Amalfi, which were the objects of our specific attention, show that the promoters of the theft of relics were well aware of the meaning and importance of these operations, especially when they served to measure the respective power of the cities involved or that of the social groups which were the protagonists of the possible conflicts related to these issues

    S. Benedetto tra Montecassino e Fleury (VII-XII secolo)

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    Nella Historia Langobardorum lo storico longobardo Paolo Diacono (VIII secolo) narra che alcune persone provenienti dai territori delle attuali Le Mans e Orléans avevano prelevato a Montecassino le reliquie dei santi Benedetto e Scolastica, approfittando dell’abbandono del monastero dovuto alla distruzione longobarda (VI secolo), per trasferirle in Gallia. A partire da questa testimonianza Floriacensi e Cassinesi hanno dato origine ad una contesa più che millenaria su quale delle due abbazie - Fleury e Montecassino – possedesse le reliquie autentiche del fondatore dei Benedettini, soprattutto, e della sorella: una contesa che ha determinato il ricorso a strategie molteplici a sostegno delle rispettive posizioni, segnate da evidenti parallelismi ma anche da difformità dovute alle diverse esigenze della contemporaneità e allo specifico background storico-culturale delle due comunità monastiche. Tali strategie furono affidate soprattutto alla scrittura e i loro effetti, pur originati dal mondo monastico mediante l’utilizzo dei codici espressivi tipici di questo ambiente, non furono pensati per esaurirsi al suo interno, ma per misurarsi anche con soggetti esterni ad esso e con il mondo laico in particolare. In questo articolo si analizzano le forme molteplici – particolarmente tra IX e XII secolo - attraverso le quali le due abbazie hanno difeso la loro pretesa di possedere le preziose reliquie, non indipendenti dal contesto storico più generale, dalle vicende specifiche delle due comunità e dalle relazioni con i diversi poteri politici ed ecclesiastici con cui entrarono in relazione. Si è poi cercato di dimostrare come le azioni intraprese non possedessero solo valenze devozionali, ma che invece perseguissero obiettivi ampi, funzionali ai rispettivi processi di costruzione memoriale e identitaria e utili ad alimentare il prestigio delle due comunità, con la conseguenza di promuovere le donazioni da parte del mondo laico e i flussi di pellegrinaggio verso i due monasteri

    La «Scuola» medica salernitana, gli Ebrei e la Cronica Elini

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    La “Scuola medica salernitana” è stata l’istituzione più rappresentativa della storia medievale di Salerno e da tempo la storiografia è impegnata in un complesso lavoro di ricostruzione delle sue origini e del suo sviluppo. Una ricerca oggettivamente limitata, relativamente alle origini, dalla notoria carenza di fonti fino all’XI secolo, mentre una maggiore disponibilità di testimonianze si registra per i secoli successivi. Tuttavia la medicina salernitana appare caratterizzata sin dalle origini da spiccata multiculturalità, come sintesi ed espressione di molteplici componenti culturali. In questo saggio si propone una ricostruzione della sua storia, nella quale si dimostra come essa sia il riflesso della storia più generale della città, sicché non casualmente il periodo di massimo splendore della “Scuola” (i secoli XI-XIII) corrisponde a quello in cui Salerno raggiunge l’acme del suo prestigio politico ed economico. Segue una storia della numerosa comunità ebraica salernitana, le cui vicende riflettono – come per la “Scuola” – quelle più generali sia della città, sia dell’intero Mezzogiorno basso medievale, molto più di quanto finora la storiografia ha messo in rilievo; ed anche il numero e la fisionomia economica della comunità ebraica (non dissimile da quella di altre comunità analoghe meridionali) risentiranno della progressiva crisi che interesserà Salerno soprattutto nei secoli XIV e XV, quando gli Ebrei gradualmente tenderanno a spostarsi verso luoghi che potessero offrire loro maggiori possibilità. Un interessante punto di interconnessione tra la storia della “Scuola” e quella degli Ebrei di Salerno è la cosiddetta “Chronica Elini”, un testo leggendario che racconta le origini mitiche della città e della sua “Scuola”, nelle quali ha una parte fondamentale la componente ebraica. Una testimonianza interessante, mai oggetto di una sistematica analisi e per la quale manca a tutt’oggi un’adeguata edizione critica. Nell’ultima parte del saggio si proporrà un’interpretazione del testo che ipotizza una sua composizione relativamente tarda, come frutto di un tentativo di esaltare la prestigiosa storia della medicina di Salerno e la sua multiculturalità nel momento in cui la “Scuola” – e con essa la comunità ebraica – avevano consumato la loro crisi
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