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    Comprendere rotte migratorie fuori dall’accademia: metodi, linguaggi, potenzialità, limiti, posta in gioco.

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    Migration routes today are deeply questioning anthropology not only theoretically, but also, and above all, about its application. Anthropological research focused on the field of migration on one side "naturally" investigates and breaks through the political and public sphere, on the other contemplates social repercussions and forms of information and dissemination. For this reason, the analysis of migration routes often takes the form of intervention using languages, methodologies and communication channels alternative to the scientific publications, increasingly varied and straightforward. More frequently, techniques such as mapping tools, multi-site information and synchronised data platforms, visual documentation, migrant self-productions, etc. are used to document and analyse migration, involving new methods and communicative languages. Moreover, these works take place within interdisciplinary networks where the research and investigation methods are shared and overlapped with multiple communicative languages and styles. In recent decades, an analytical and communicative approach was built that, although rooted in the anthropological perspective, draws on both languages and unconventional technological tools to investigate and act on the migration routes. In this AP Forum we would like to engage with this parallel world to public anthropology, questioning us first of all about the ways in which professional skills are expressed in the field and on the reasons that led to move towards these styles and languages that re-articulate and overcome conventional forms of scientific communication. What are the methodological and positioning issues of the multiple action planning to deal anthropologically with the issue of migration routes? While on the one side it opens up to a range of research and intervention possibilities through which innovating the discipline itself, on the other conflicts and compromises are often generated by the application of an anthropological perspective. How this relationship between potentiality and limits articulate on such debated issue as migration routes? What tactics can be put in place to articulate this dialectic relationship? Finally, what is the stake that these consolidated ways of doing ethnography of migration bring into the field of questioning cultural and public anthropology? In particular, we are interested in affinities and discontinuities with respect to the conventional methods of research, asking ourselves if could be a dialogue (or not) and a possible way of collaboration between these different worlds of investigation and analysis

    Conversazione con Alessandro Monsutti

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    Intervista ad Alessandro Monsutti per riportare la sua lunga esperienza come accademico in ambito internazionale e come antropologo e consulente per diverse organizzazioni umanitarie e di sviluppo. Il focus dell'intervista sviluppa il tema della mobilità e della frontiera nell'antropologia applicata ai contesti dei rifugiati, in particolare il caso dell'Afghanistan dagli anni '90 ad oggi, con approccio interdisciplinare e transnazionale

    Pore water pressures induced by historical rain series in a clayey landslide: 3D modeling

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    This paper analyzes the effects of a historical rain series on pore water pressure distribution in the Costa della Gaveta landslide, in the Southern Apennine, Italy. The effects of pore water pressure variations on the safety factor and on the displacement rate of the landslide are also analysed. The aim of the investigation is to reach a deeper understanding of the influence of hydrological parameters on the mechanism of movements of the widespread type of active, very slow landslides in fine-grained soils. Pore water pressures were evaluated by means of the 3D finite difference code modular finite difference flow model (MODFLOW), applying as boundary condition the long historical rainfall series of the site. The transient analysis carried out with a daily resolution successfully reproduces the trend of piezometric data. The results show that because of the subsoil low permeability (k = 10−8 – 10−9 m/s), pore water pressure variations caused by rain are significant only at depths lower than about 10 m. Furthermore, noticeable depthdepending time lag is evaluated between the external hydrological input and responses of internal pore water pressures. Pore water pressure variations on the shallowest areas of the slip surface have the greatest influence on the 3D limit equilibrium safety factor and thus on the landslide movements. As a matter of fact, the safety factor seems to be well correlated to the displacement rates evaluated by inclinometers at various depths, on the slip surface. The results of the 3D model provide pore water pressure distributions which are significantly different, both in value and in time trend, from those obtained by using 2D models

    analisi 3d dell’influenza delle piogge sulle pressioni interstiziali di una frana profonda in terreni argillosi

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    Il comportamento cinematico delle frane attive in terreni argillosi è spesso controllato dalle variazioni nel tempo delle pressioni interstiziali, a loro volta correlate al regime pluviometrico. Per frane profonde con spiccate caratteristiche tridimensionali, risultando lo spessore del corpo di frana fortemente variabile in direzione sia longitudinale che trasversale, in un dato istante punti della superficie di scorrimento a diverse profondità possono trovarsi in fasi diverse del transitorio indotto dalle condizioni idrologiche. In particolare, alcune zone possono trovarsi in una fase di aumento delle pressioni interstiziali, altre in una fase di diminuzione. Ne risulta una complessa risposta del pendio in termini di variazioni del coefficiente di sicurezza globale. Per simulare numericamente tali caratteristiche, in questo lavoro viene utilizzata una procedura di calcolo delle variazioni del coefficiente di sicurezza globale, ossia un’analisi “piogge - pressioni interstiziali - coefficiente di sicurezza”, che si avvale di un modello 3D per la valutazione, in regime transitorio, delle pressioni interstiziali e del coefficiente di sicurezza globale. Tale analisi è applicata al caso di Costa della Gaveta (PZ), una frana attiva in terreni argillosi, con profondità della superficie di scorrimento fino a circa 40 m, in cui pressioni interstiziali e spostamenti sono monitorati da circa 10 anni

    Campania: dal sistema di accoglienza allo sfruttamento nei campi

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    L’articolo che segue propone un’analisi del rapporto tra lavoro in agricoltura e sistemi di accoglienza dei migranti, a partire da due aree campane particolarmente interessate da questo fenomeno: la Piana del Sele, in provincia di Salerno, e l’area di Castel Volturno e dell’Agro Aversano, in provincia di Caserta. Entrambe le aree sono caratterizzate dalla presenza di bracciantato migrante almeno dagli anni Ottanta; negli anni 2010, con l’intensificarsi del flusso di migranti forzati lungo la rotta mediterranea (ciò che dal 2013 in poi è stata definita l’emergenza rifugiati), in entrambe le aree si è verificata una proliferazione di centri di accoglienza per richiedenti asilo. Sia in Piana del Sele che nell’area di Castel Volturno e dell’Agro Aversano si è assistito, seppur con forme diverse, alla costruzione di un legame tra sistema di accoglienza e i modelli di agrobusiness. Molti migranti ospiti dei centri di accoglienza sono entrati a far parte in maniera più o meno stabile dei sistemi agricoli locali e si è verificato un processo di “inclusione differenziale” di questi migranti, a vantaggio degli imprenditori agricoli locali. L’iter burocratico dei processi di riconoscimento della protezione internazionale da parte delle commissioni territoriali ha lasciato infatti in un limbo giuridico protratto anche per anni gli ospiti dei centri, che nel frattempo, come era ovvio che accadesse, hanno cercato un impiego nei mercati del lavoro locali. Questo ha innescato così corse al ribasso nei salari, minando i processi di sindacalizzazione in atto tra i braccianti presenti da più tempo sul territorio e creando forti tensioni tra gli stessi lavoratori migranti, nella fattispecie tra chi era in accoglienza, spesato di vitto e alloggio, e chi doveva invece destinare parte del salario alle proprie spese quotidiane. Tuttavia, in questi stessi territori sono avvenuti anche processi di segno opposto: il sistema di accoglienza può infatti, a determinate condizioni, costituire un perno di emersione dall’informalità e di ripoliticizzazione della presenza migrante sui territori. In questo senso descriveremo l’esperienza del Centro Sociale Ex-Canapificio, di Caserta, il più grande del Sud Italia e principale animatore del Movimento Migranti e Rifugiati di Caserta, che è stato in grado di costruire nuove modalità di intendere il rapporto tra migrazioni e spazio locale, anche a partire dall’attività di accoglienza a richiedenti asilo

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Analisi 3D del legame piogge - pressioni interstiziali - spostamenti di una frana lenta in argille consistenti

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    La frana di Costa della Gaveta si sviluppa in Argille Varicolori, in un versante lambito dal fiume Basento, nella periferia occidentale della città di Potenza. Sono state eseguite due campagne d’indagini, una nel 2004 e una più recente nel 2012. Gli spostamenti sono stati misurati negli anni con elevata frequenza e con diversi sistemi, si è ricostruita la geometria tridimensionale del corpo di frana e si è compreso che gli spostamenti sono regolati da un meccanismo di portata costante nel canale di frana. I profili inclinometrici mostrano un contributo prevalente dello scorrimento alla base, con velocità che sono state misurate per alcuni anni anche con sonde inclinometriche fisse. Le velocità subiscono nel tempo modeste variazioni, al più di un ordine di grandezza, e sembrano annullarsi raramente. La superficie di scorrimento raggiunge una profondità massima di circa 40 m. La frana ha un canale abbastanza stretto e un accumulo a ventaglio con notevole apertura, cosicché la distribuzione delle masse risulta fortemente tridimensionale. Anche la superficie di scorrimento, sulla base delle indagini e delle ricostruzioni effettuate, ha caratteri di spiccata tridimensionalità. Ciò richiede analisi tridimensionali per studiare l’effetto del regime pluviometrico sulle oscillazioni delle pressioni interstiziali nel corpo di frana e quindi sul coefficiente di sicurezza globale. Questa nota si propone di analizzare e interpretare le misure di spostamento disponibili portando in conto la distribuzione tridimensionale delle pressioni interstiziali e la sua dipendenza dal tempo
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