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A proposito di documentario
Traduzione dell'ultimo saggio scritto da Farocki, probabilmente incomplet
La politica delle immagini nell'opera di Harun Farocki.
Il saggio ricostruisce il percorso creativo del regista tedesco Harun Farocki, mettendo a fuoco le linee del suo operare, dal cinema alle videoinstallazioni, dalla politica delle immagini intesa come intervento sulla storia e sul presente, alla politica del visibile, cioè all'operazione di messa in visibilità su cui i suoi film saggio lavorano
Vedere con le mani. Harun Farocki e il cinema come gesto.
Il contributo intende mettere a fuoco un aspetto poco esplorato del cinema di Harun Farocki, ovvero la sua idea dell'immagine filmica come luogo del magico. Attraverso un'analisi del ruolo delle mani nel gruppo di opere realizzate fra il 1995 e il 2000, il saggio cerca di dimostrare l'interesse di Farocki per un tipo di sperimentazione molto pratica e concreta con le immagini, che lascia accadere qualcosa nel processo di elaborazione delle stesse. Contro l'idea del cinema come macchina del controllo, Farocki sperimenta sul film come rito, influsso e contagio fra le immagini
Immersioni quotidiane. Vita ordinaria, cultura visuale e nuovi media
Il volume esplora elementi della vita ordinaria contemporanea divenuti ai nostri occhi insieme problematici e sorprendenti – identità, corpi, sensi, luoghi, oggetti, immagini – giacché trasformati senza sosta dalle innovazioni della cultura tecno-estetica e visuale dei nuovi media e dalle applicazioni della realtà virtuale e aumentata al mondo in cui siamo immersi. Approfondendo le tante piccole esperienze e pratiche creative, ma anche critiche, oggi possibili nel nostro quotidiano ipermediato, i curatori del volume privilegiano prospettive e strumenti di lettura apertamente inter-, multi- e trans-disciplinari: dall’estetica all’Everyday Aesthetics, dalle teorie all’archeologia dei media, dai Film ai Game Studies.The volume explores elements of contemporary ordinary contemporary life that have become our eyes both problematic and surprising - identities, bodies, senses
places, objects, images - as they are transformed relentlessly by the innovations
of techno-aesthetic and visual culture of new media and by the applications
of virtual and augmented reality to the world in which we are immersed.
Delving into the many small experiences and creative practices, but also
possible today in our hypermediated everyday life, the editors of the volume
favour openly inter-, multi- and trans-disciplinary perspectives and reading tools: from aesthetics to Everyday Aesthetics, from theories to media archaeology, from Film to Game Studies
Statue in movimento: divismo, attorialità e memorie dell’antico
La diva e la posa: analisi dei momenti di stasi del corpo divistico, soprattutto femminile, come riferimento al codice scultoreo e monumentale ma anche come riferimento al codice patologico dell'iconografia dell'isteria.This essay deals wit the representation of the still body as a memory figure, suggesting a possible link between statuary and stardom in cinema. In female stardom, the counter-cinematic technique of the immobilization of the body reactivates the traditional topos of the eroticism of the inanimate, connecting it to hysteria and the pathologies of the modern female body; with regard to male actors, the performance of the marble figure sculpture is both a classical technique concerning the stylization of movement and a quasi-circus acrobatic which moves from vaudeville to street theatre up to contemporary flash mobs, blurring the lines between audience and performers
L'altra faccia della Nuova Hollywood: il cinema di Terrence Malick
L'influenza della fotografia realista americana nel cinema di Terrence Malick. I tre film girati dal regista dagli anni Settanta ad oggi sembrano rappresentare una linea sommersa della Nuova Hollywood: affermano un'idea di cinema come esperienza totale, in cui confluiscono suggestioni pittoriche, ricerca letteraria e fotografica. Le voci di bambino attraverso cui Malick narra le sue storie ripensano il filone letterario americano che va da Twain a Salinger, mentre le ricostruzioni storiche del proletariato urbano degli anni Venti tengono conto del lavoro fotografico di Lewis Hine.The article interprets Malick's cinema as a submerged line in the New Hollywood aesthetics and industry: instead of taking inspiration from Europeans authors, like other directors of the Seventies, Malick attempts a truly American innovative approach. His movies inherit and continue the great literary, photographic and pictorial modernism(s) of the United States, and by doing this they radically criticize the individualistic culture in Hollywood stories.On the one hand, the effect is reached through the use of the voice over in the style of James or Salinger, on the other hand by introducing into the movies references to photography (or rather, to that particular trend of American photography ranging from Lewis Hine's "human documents" to the war reporting in "Life" magazine). The photographic references often clarify the meaning of the movies: in Badlands and Days of Heaven the key is the working class and rural iconography; in The Thin Red Line the visual patterns of the Vietnam War reverses the conventional view of the Second World War
Sergio Leone e il "widescreen" all'italiana
Storia di una tecnologia tutta italiana, il Techniscope e analisi delle sue applicazioni nel cinema di Sergio Leone. A differenza del prototipo americano, il Techniscope, brevettato nel 1963, consente l'allargamento del formato schermico mantenendo inalterata la profondità di campo. Nel saggio si cerca di dimostrare che l'inquadratura è il punto focale della regia/dello stile cinematografica/o degli anni Sessanta, e che il modello dell'affresco e del pannello dipinto è più vivo di quanto possa sembrare. Il Techniscope ha dunque impresso un particolare impulso alla sperimentazione, incentivando l'evoluzione del linguaggio cinematografico, che negli anni Sessanta adotta una scrittura eccessiva, alla ricerca di forme visive in bilico fra antico e moderno
La fotografia di scena e il dopoguerra italiano
Il ruolo della fotografia di scena nella costruzione dell'immagine del neorealismo italiano: aspetti teorici e rilievi storici; il particolare ruolo di Aldo Graziati fra cinema e pittura, e la sua immagine 'neoclassica' del neorealismo
L'immagine sfregiata: il cinema e i volti del sacro
The essay will explore the ambiguity of cinematic close-up, which was celebrated as the site of the emergence of the sacred by 1920s film theory, but which can also be considered as both the result of an original aggression to images and an iconoclastic strategy of critical revision performed by contemporary philosophy (Levinas). Moreover, close-up mystique emerges as the theoretical basis of the complex process of sacralization/desacralization which involved film and photography in the aftermath of world war II. In particular, the analysis will focus on the fundamental role of close-up in the visual construction of the scarred face, one of the most intricate figures in classic, contemporary and experimental films; a figure which informs the whole imaginary of cinematic iconoclasm
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