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    La smaterializzazione della giustizia e la demolizione del rituale del processo

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    AbstractDuring the Covid-19 pandemic, health problems led to the adoption of emergency rules for the exercise of "remote" judicial activity, with digital and technological tools. The civil trial was thus "dematerialized" and some of the rules introduced for the emergency now seem to be about to become permanent. It is possible to frame this choice of legislative policy in terms of demolishing the ritual structure of the trial. The attack on the judicial ritual is, on the one hand, functional to the progressive assimilation of the process to alternative dispute resolution (ADR). Furthermore, the demolition of the ritual through digitalization leads to an emptying of the process from within, an elimination of its symbols, of the founding myths of power and state auctoritas. By demolishing the rite, the process falls as a means of protecting rights. But it falls because the foundation of state power is under attack.RiassuntoNel corso della pandemia da Covid-19, i problemi sanitari hanno determinato l’adozione di regole emergenziali per l’esercizio dell’attività giurisdizionale “a distanza”, con strumenti digitali e tecnologici. Il processo civile è stato così “smaterializzato” e le regole introdotte per l’emergenza, ora, sembrano apprestarsi a divenire in parte definitive. E’ possibile inquadrare questa scelta di politica legislativa in termini di demolizione della struttura rituale del processo. L’attacco al rituale giudiziario è, da un lato, funzionale alla progressiva assimilazione del processo ai metodi alternativi di risoluzione delle controversie. Inoltre, la demolizione del rituale attraverso la digitalizzazione determina uno svuotamento del processo dall’interno, una eliminazione dei suoi simboli, dei miti fondativi del potere e dell’auctoritas statale. Demolendo il rito, cade il processo come strumento di tutela dei diritti. Ma cade perché è sotto attacco il fondamento del potere statale

    Illegittimità costituzionale, impugnazione dei licenziamenti e ricorso ex art. 700 c.p.c.

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    Il contributo si incentra sulla pronuncia di illegittimità della Corte costituzionale 14 ottobre 2020, n. 212; si individuano il quadro dell'elaborazione dottrinale e giurisprudenziale sul tema oggetto del contributo, nonchè l'impatto della sentenza della Corte sull'ordinamento

    Domande senza risposta. Studi sulla modificazione della domanda nel processo civile.

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    Il lavoro monografico si incentra sull'istituto della modificazione della domanda giudiziale nel processo civile. Dopo una ampia disamina dell'elaborazione dottrinale e giurisprudenziale sull'argomento, l'Autrice propone la ricostruzione di un modello di modificazione della domanda differente rispetto a quello tradizionale, in quanto strutturato come strumento funzionale alla necessità che il processo civile, al suo esito, produca una "risposta corretta". Il nuovo modello diviene, infine, il punto di osservazione per compiere una analisi critica delle regole del codice di procedura che disciplinano la fase di trattazione del processo civile

    La consulenza tecnica nel processo civile tra principio del contraddittorio e regole processuali - Problemi applicativi

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    Sempre più frequentemente i fatti che devono essere accertati nel processo richiedono conoscenze che esulano dalle classiche competenze del giudice. Di conseguenza, in tutti i sistemi processuali esistono varie forme di acquisizione del sapere di esperti a fini probatori. Gli esperti di vari settori sono cioè utilizzati per supportare il giudice che è chiamato ad effettuare accertamenti di fatto con dati tecnici e scientifici, oltre che con le informazioni che sono necessarie per decidere la controversia. Nel sistema processuale italiano l’esperto è un ausiliare del giudice e può condurre tutte le ricerche e gli esperimenti di cui necessita, operando autonamamente ovvero insieme al giudice. Anche le parti sono poste in condizione di partecipare a tali attività per mezzo dei consulenti da loro stesse nominati. Secondo gli artt. 194, 195 del codice di procedura civile italiano, l’esito della consulenza tecnica è un elaborato (reso in forma scritta o orale) che contiene il parere dell’esperto e le risposte dello stesso ai quesiti proposti dal giudice. Prima di presentare la versione finale dell’elaborato al giudice, i consulenti delle parti possono proporre osservazioni e rilievi critici alla prima stesura dell’elaborato. Essi possono anche proporre osservazioni e istanze al consulente nominato d’ufficio. Lo scopo del presente contributo è quello di esaminare alcune questioni problematiche riguardanti l’applicazione delle norme richiamate. Il principio fondamentale del contraddittorio esige che il processo garantisca una effettiva contrapposizione dialettica tra il consulene del giudice e i consulenti delle parti. Di conseguenza, l’ausiliare nominato d’ufficio dal giudice deve prendere in considerazione i rilievi critici proposti dai consulenti delle parti, prendere posizione sugli stessi ed, eventualmente, apportare modifiche, in tutto o in parte, se necessarie, all’elaborato peritale. La contrapposizione tra esperti, se effettiva, e il contrasto tra argomenti contrapposti sono molto importanti in una prospettiva epistemica. Essi, infatti, aiutano il giudice a comprendere meglio le questioni e i metodi e, più in generale, gli permettono di utilizzare correttamente la scienza come fonte di prova. La dialettica fra l’esperto e i consulenti tecnici di parte può consentire al giudice maggiori possibilità di verifica e di controllo dei risultati forniti dall’esperto, tanto sotto il profilo della coerenza logica della complessiva elaborazione, quanto sotto quello della affidabilità delle informazioni in prospettiva tecnico-scientifica

    "Standards" di decisione e complessità dei fatti

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    L'articolo si concentra sui profili della costruzione del caso e della individuazione dei fatti rilevanti che vengono posti alla base della decisione nelle controversie complesse. Il punto di osservazione, sviluppato in chiave comparatistica, è quello relativo agli "standards" di decisione che sono adottati dai giudici: tali standards incidono e si riflettono sulla maggiore o minore ampiezza della ricostruzione del conflitto che fa da sfondo alle controversie complesse
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