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Istituire il futuro. Politica, istituzione e simbolo nel pensiero di Merleau-Ponty
La ricerca individua nel pensiero di Merleau-Ponty uno snodo chiave per rifocalizzare il rapporto che il pensiero della politica oggi intrattiene con alcune delle categorie ereditate dalla modernità. Definibile dal suo originale posizionamento tra i due poli della modernità e della tarda modernità, la riflessione merleau-pontiana esprime nel concetto di istituzione la tensione tra la generazione di intellettuali francesi riunitasi sotto la matrice di Hegel, di Marx, di Husserl, e le generazioni successive di strutturalisti e post-strutturalisti affascinati dall’interazione tra l’eredità nietzschiana e la logica diacritica di Saussure. In questa prospettiva, è a partire dal concetto di istituzione – frutto originale della congiunzione tra l’innovativa ontologia della carne e la pionieristica applicazione analogica della logica diacritica saussuriana ad ogni ambito dell’esistenza – che la ricerca analizza il processo di rinnovamento concettuale della tradizione fenomenologica e della dottrina marxista che Merleau-Ponty opera nell’arco degli anni ’50 e dei primissimi anni ’60, al fine di superarne le impasses antropologiche, storiche e politiche riassunte nella comune aspirazione costituente. Di questo processo, che investe direttamente la comprensione della corporeità, del simbolico, dell’evento, della ragione storica, dell’agire politico, e che inaugura molteplici traiettorie di pensiero che saranno poi riprese dai filosofi tardo moderni, cercheremo di determinare gli esiti che conducono al ripensamento della mediazione, del ruolo del negativo, della possibilità della trasformazione e della temporalità. Aspetti che concorrono a delineare un innovativo paradigma per l’istituzione di nuove forme di coesistenza
Indirizzi tecnologici per la realizzazione di calcestruzzi e strutture durevoli, Dipartimento di Scienza e Tecnica del Restauro
La Pira G., Le città sono vive, intr. di G. Tognon, La Scuola, Brescia 2005, pp. 223. - Id., Principî, Libreria Editrice Fiorentina, s.l., s.d. [1974], pp. XIV + 268 (rist. Montelupo Digital, Montelupo Fiorentino 2000)
recensione al volume: La Pira G., Le città sono vive, intr. di G. Tognon, La Scuola, Brescia 2005, pp. 223. - Id., Principî, Libreria Editrice Fiorentina, s.l., s.d. [1974], pp. XIV + 268 (rist. Montelupo Digital, Montelupo Fiorentino 2000
"Personne" è vivente. Note sulla persona in Paul Ricœur
Gli armonici che riecheggiano nel termine francese “personne” s’annunciano nel passo dell’Odissea che narra l’incontro tra Ulisse e Polifemo. Questi, alla domanda che gli rivolgono gli altri Ciclopi chiedendogli chi lo avesse accecato, risponde “Outis, Personne” , Nessuno, ripetendo il nome che Ulisse si era attribuito quando Polifemo gli aveva chiesto chi fosse. Oltre al personaggio e al volto, oltre al registro grammaticale e giuridico, oltre al registro teologico, psicologico e, beninteso, “soggettivo”, nel termine francese “personne” riecheggia quindi anche il registro della negazione. D’altronde che in quanto “persona” lo spirito sia ancora volere astratto e vuoto, e dunque in un certo senso negativo, lo precisava anche Hegel, ad esempio nel § 488 dell’Enciclopedia delle scienze filosofiche . Riecheggia, questo tratto negativo, nella riflessione che Paul Ricœur ha condotto sulla persona?
Sicuramente vi riecheggia l’uscita dal personalismo, o addirittura la sua “morte” registrata come “fine” di un mero dato culturale. Una morte dovuta al fatto che il “personalismo”, secondo Ricœur, non avrebbe retto alla “messa in concetto” cui avrebbero invece generosamente risposto altri “-ismi” – ad esempio l’esistenzialismo e il marxismo, ma anche lo strutturalismo e il nichilismo. Ma c’è di più, ché tale morte sarebbe stata causata anche dagli equivoci nati attorno al “personalismo” stesso e che Mounier non avrebbe mai di fatto chiarito , nemmeno nel celebre "Qu’est-ce que le personnalisme?"
Eppure, e forse ciononostante, a Mounier Ricœur non ha mai rinunciato, condividendo con il fondatore del personalismo l’idea che la persona sia rapporto vivente – con sé e con ciò che fuori da sé; ancora, condividendo il fatto che essa è un movimento al contempo interno ed esterno, è permanenza in sé e uscita da sé. È in nome di questa motilità im-prendibile della persona che Mounier ha rifiutato ogni filosofia che pretendesse di ridurla a un’intimità vaga, proponendo invece di concepire l’uomo come domanda, stupore e, soprattutto, libertà. E liberare la libertà dalla concezione che ne danno (depauperandola) i liberali è possibile (secondo Mounier) se essa, radicandosi nell’intimità stessa della persona, guida il trascendimento di quest’ultima verso quella trans-personalizzazione per la quale “si diventa persona”. Ché persona si diventa in quanto essa, lungi dall’essere “qualcosa”, è compito e cammino guidati, nel mondo, da una libertà che vive del rapporto, dal quale essa è reciprocamente costituita, con la trascendenza. Ma proprio tale trascendenza che, osserva Ricœur, «Mounier tentò sempre di mantenere nell’indecisione» , è stata attaccata dal nichilismo che ha ri(con)dotto la persona al suo senso negativo – personne. Che questo attacco abbia vinto sul personalismo è (stato) forse il segno che “Outis/Personne” (e dunque il pronome negativo) è destinato a vincere sul sostantivo “(la) personne”, decretandone la morte così come è morto il personalismo? No, e proprio la vitalità della persona che Mounier già rimarcava e che Ricœur non cessa di evidenziare attesta che “personne è vivente” e vivente, va aggiunto, fino alla morte . E quella morte che toccherebbe al personalismo come dottrina non tocca il nucleo vivente per il quale la persona si individua e per il quale essa rimane viva. Un “rimanere viva” di cui (la) personne è capace non per una sorta di perdurare (come il conatus spinoziano) ma per il modo in cui essa accade, come si cercherà di mostrare nella lettura dei testi ricœuriani – ai quali si andrà dopo un’ultima osservazione.
Se, per un verso con Ricœur diciamo che la persona ritorna dopo la morte del personalismo, per altro verso essa, ritornando, dà compimento al senso più autentico in cui Mounier parlava di persona, ossia come coacervo di relazioni vissute e viventi o come – è stato detto – cammino e percorso . Il ritorno della persona che Ricœur annuncia si disegna allora attorno a questa eredità feconda che Mounier ha lasciato, cosa che si cercherà di vedere 1- disegnando i tratti della persona che Ricœur ha delineato per vedere 2- come essi giochino all’interno del percorso filosofico che l’autore ha tracciato. Senza rinunciare al negativo, infine, che (la) personne custodisce in sé
Mechanisms involved in the photosensitized inactivation of Acanthamoeba palestinensis trophozoites
Aims: To advance our understanding of the mechanisms involved in the RLP068 phthalocyanine-photosensitized inactivation of Acanthamoeba palestinensis trophozoites through a precise identification of the targets of the photoprocess in both the cytosolic and mitochondrial compartments. Methods and Results: We followed the activities of selected marker enzymes as well as we performed fluorescence and transmission electron microscopy investigations of the alterations induced by the photoprocess in the fine structure of subcellular compartments. RLP068 is preferentially located in the contractile vacuole: the fluorescence in that site is particularly evident in the unirradiated cells and becomes more diffused after irradiation. Electron microscopic analysis of photosensitized A. palestinensis cells clearly shows that the swelling of trophozoites and the appearance of vacuoles spread throughout the cytoplasm after phototreatment. The activity of a typical cytoplasmic enzyme, such as lactate dehydrogenase, underwent a 35% decrease as a consequence of the photoprocess, reflecting the photodamage induced by migrating phthalocyanine molecules in their micro-environment. Conclusions: The presence of multiple targets for the phthalocyanine-photosensitized process is of utmost importance because this pattern of cell damage makes it unlikely that photoresistant A. palestinensis strains are gradually selected or mutagenic phenomena are developed as a consequence of the photoinduced damage. Significance and Impact of the Study: Photosensitization via phthalocyanines appears to represent an efficient and safe approach for achieving a close control of the population of a potentially pathogenic protozoan such as A. palestinensis, opening new perspectives for the disinfection of microbiologically polluted waters
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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