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    Umberto Riva, un maestro contemporaneo

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    Umberto Riva dal 1960 ha applicato una dimensione artigianale del fare nei diversi ambiti del progetto in cui ha indagato, dalla grande alla piccola scala. Con questo approccio, frutto di un lavoro in sinergia con gli artigiani, ha animato i suoi progetti partendo dalla sperimentazione con i materiali, accostati in modo da esaltarne e valorizzarne le proprie caratteristiche e le loro potenzialità. L’attenzione per i materiali, la cura dei dettagli e degli incastri è visibile nei progetti delle sue lampade e dei suoi tappeti, una produzione non omologata che unisce Artigianalità e Design. Il Maestro Riva in questa dimensione del fare artigianale è un Designer non lontano dai tempi moderni. Le considerazioni che seguono si concentrano sulla contemporaneità del saper fare di Riva che nasce proprio del saper fare artigiano che sta coinvolgendo le nuove generazioni dei designer

    Umberto Riva, architetto integrale

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    Umberto Riva, agli inizi del suo percorso da docente, ha insegnato a Palermo e ha poi intessuto un perdurante rapporto con questa città fino alla sua scomparsa. È possibile istituire più di un parallelismo tra la figura di Architetto/Artista/Designer incarnata da Umberto Riva e quegli aspetti essenziali che configurano l’architetto progettista di riferimento per l’insegnamento “generalista” dell’Architettura a Palermo: un progettista che è insieme Artista, Designer, ma anche tecnico raffinato e competente, capace di riconfigurare lo spazio e gli oggetti in esso contenuti con una medesima attitudine di sguardo e di prefigurazione, abituando sempre più sé stesso e gli altri al controllo della forma nello spazio e nella luce. La natura artigianale del progetto e lo strettissimo rapporto di necessità intessuto con il disegno sono altri aspetti di questo possibile parallelismo

    Umberto Riva Designer malgrado sé stesso

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    Perché alcuni ottimi progettisti come Vico Magistretti sono esaltati dalla critica e altri ottimi progettisti come Umberto Riva sono tralasciati nei libri di storia del Design? Forse perché l’opera è troppo complessa, densa, sfaccettata, variegata ... fra Architettura, Pittura, Grafica, e Design? Ed è impossibile separare i tavoli di via Paravia, Casa Frea, Casa De Paolini dagli ambienti che ne hanno decretato dimensioni, materiali, proporzioni e fattura? Come scindere gli stessi tavoli da quelli destinati alla produzione industriale? O forse perché, per quanto il numero delle aziende con cui collabora cresca di anno in anno, con nessuna di esse Riva stringe una relazione continuativa e prospettica tale da incarnarne l’identità? Oppure i suoi progetti si prestano meno di altri a essere raccontati? Perché, lontano dalla logica e dall’ironia del ready-made dei fratelli Castiglioni, il design di Riva si distingue dal cosiddetto “concept design”? A domande del genere tenteremo di rispondere avventurandoci nelle righe che seguono

    Guglielmo Riva (1627-1677) and the end of Hepatocentrism : a 17th-Century Painting

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    During the seventeenth century, the description of the lymphatic system provided a decisive contribution to resolving the misconceptions of Galenic physiology concerning the production of blood in the liver. The transition from a liver-centered (hepatocentrism) to a heart-centered model (cardiocentrism) was fundamental in the history of medicine, since it allowed the role of the liver and of the heart in the bodily processes to be more correctly identified. The modification of the medical knowledge on the liver and its functions during that period is well represented in a 17th-century painting,"ll Fegato" ("The Liver"), probably belonging to the "anatomical museum" of the Roman surgeon Giovanni Guglielmo Riva (1627-1677). In particular, this Italian physician significantly contributed to the discovery of the lymphatic system and to the study of the hematopoiesis. Thus, this painting as well as the figure of Guglielmo Riva would deserve a major consideration in the history of medicine and of hepatology in particular

    Un progetto siciliano di Umberto Riva

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    La giornata di studio dedicata a Umberto Riva si è posta come occasione per riattivare una riflessione sul lavoro di un grande architetto, di cui è riconosciuta la particolarissima sensibilità plastico-figurativa declinata alle diverse scale dell’Architettura e del Design; l’autrice, che ha conosciuto Riva nei Laboratori di “Belìce ‘80”, ha condiviso con lo stesso l’esperienza di un incarico nel 1988 dall’Amministrazione di Salemi per la redazione di un progetto di riqualificazione dell’area di nuova espansione post-terremoto e di costruzione di un Centro Sociale e Culturale. Si è trattato di un lavoro complesso che ha impegnato i progettisti per diversi anni con alterne vicende e blocchi di natura burocratica, amministrativa, politica. Nel 2010 l’edificio viene completato; anche se usato solo sporadicamente rimane oggi una delle poche architetture pubbliche siciliane contemporanee: ma soprattutto un esempio di “utopia concreta” per la riqualificazione delle periferie urbane

    Leveraging Psychology of Virtual Body for Health and Wellness

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    Information and communication technologies are becoming more present in people’s daily lives. But what is the final purpose of the mass proliferation of digital devices? Are they helpful in fostering personal growth and individual integration in the sociocultural environment, by promoting satisfaction, opportunities for action and self-expression? Recently Riva and colleagues underlined that one of the fundamental objectives for our field - cyberpsychology—in the coming decade will be to create technologies that contribute to enhancement of happiness and psychological well-being (Botella et al., 2012; Riva, Banos, Botella, Wiederhold, & Gaggioli, 2012; Wiederhold & Riva, 2012). In particular, these authors suggested that it is possible to use technology to manipulate the quality of personal experience, with the goal of increasing wellness, and generating strengths and resilience in individuals, organizations, and society

    Presentazione. Distacco, poetica, eresia: tre parole chiave per introdurre le opere e il lavoro di Umberto Riva

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    Questo volume raccoglie una vasta e articolata gamma di contributi che analizzano le opere e le esperienze progettuali di Umberto Riva, da prospettive diverse: le diverse prospettive non si differenziano fra loro soltanto per ciò che riguarda le competenze disciplinari degli Autori dei contributi, ma anche per il metodo di analisi critica impiegato, e per la forma narrativa che ne consegue. Quest’ultima, in particolare, risente anche delle differenze generazionali fra gli Autori: la dimensione della memoria e della narrazione retrospettiva di esperienze condivise prevale, come è naturale che sia, in coloro che con Umberto Riva hanno condiviso attività, riflessioni, sperimentazioni, come nel caso di Marcella Aprile, Roberto Collovà, Viviana Trapani, Vitangelo Ardito, Augusto Righi, Francesca Riva; la dimensione dell’analisi critica dei progetti e delle opere distingue i contributi dei colleghi più giovani, che rileggono la figura di Umberto Riva con più distaccato sguardo

    Virtual reality in the treatment of eating and weight disorders

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    The clinical use of Virtual Reality (VR) with eating disturbances is based on theory-driven psychological treatment techniques (Ferrer-Garcia & Gutierrez-Maldonado, 2012; Ferrer-Garcia et al. 2013; Koskina et al. 2013). First, VR can reduce eating-related anxiety during and after exposure to virtual food, helping to disrupt the reconsolidation of adverse, food-related memories (Koskina et al. 2013; Pla-Sanjuanelo et al. 2015). Second, a recent neuroscientific model of body image disturbances – the Allocentric Lock Theory – suggested that eating disorders may be associated with impairment in the ability to update a stored, negative allocentric (offline) representation of one's body with real-time (online/egocentric), perception-driven inputs (Riva & Gaudio, 2012; Riva, 2014; Dakanalis et al. 2016). As demonstrated by two of the above RCTs (Cesa et al. 2013; Manzoni et al. 2016), the addition of VR sensory training to unlock the body memory (body image rescripting protocol) by increasing the contribution of new, egocentric/internal, somatosensory information directly related to the existing allocentric memory improved the efficacy of CBT at 1-year follow-up
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