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Nota dei curatori
Questa raccolta ha per tema una breve esplorazione su cosa intendere ancora oggi per «espressionismo» nell’ambito della composizione architettonica, quasi come persistenza di una possibile riserva mentale. Questa funzione deviante dell’architettura, oltre alla sua attribuzione storica nelle avanguardie artistiche del Novecento, appartiene a una tradizione compositiva in parte latente e in parte necessaria, protrattasi anche nel secondo dopoguerra non solo nella Repubblica Federale Tedesca della ricostruzione, ma anche in altri luoghi e modi
Con occhi di straniero. Riscoprire il paesaggio attraverso immagini e racconti della Grande Guerra
Il testo propone una riflessione sulla riscoperta dei paesaggi della prima guerra mondiale attraverso immagini e racconti. L'educazione a 'vedere' è considerata punto di partenza per un buon progetto. Riuscire a vedere comporta la necessità di mettere in relazione differenti livelli e tipi di lettura, al fine di riconoscere quanto e come “natura e cultura hanno interagito nei processi di costruzione del paesaggio e nelle pratiche sociali con le quali quel paesaggio è stato interpretato e utilizzato” e di individuare quali tecniche di rappresentazione consentano di restituire tale complessità. Le immagini costituiscono uno degli elementi che permettono di far emergere frammenti di verità, ma al contempo di suscitare stati d’animo. L’occhio strategico dell’architetto deve essere utilizzato nell’esercizio paziente del guardare, osservare e vedere per poter scoprire, immaginare, inventare e infine creare. Un lavoro di osservazione inteso come inizio e parte del lavoro progettuale, per accumulare esperienze alle quali potersi riferire nel progetto, per assimilare e appropriarsi di “frammenti di verità”, per allenare l’occhio e la mente
Espressionismo e città.
L’architettura espressionista degli anni Venti, in particolare, mi ha sempre molto interessato. Mi riferisco, in ordine sparso, all’esperienza di Fritz Höger (non solo Chilehaus), ad Hans Poelzig (non solo la sua straordinaria “grotta teatro”), ai progetti di concorso per il grattacielo alla stazione centrale sulla Friedrichstraße (compresi i grattacieli di Mies), all’opera progettuale e teorica del primo Bruno Taut, a Erich Mendelsohn naturalmente e poi a G. Boem (le sue chiese) e a tanti altri, compresa l’opera dell’architetto Emil Fahrenkamp, la Shell-Haus, un’architettura eloquente costruita negli anni Trenta, un’opera molto amata dagli architetti berlinesi poiché forse sintetizza due anime della cultura tedesca e soprattutto berlinese, quella razionale e quella espressionista; un “organismo lapideo” che si innalza e scivola sui lati dell’isolato che occupa fissando il suo guscio urbano nella figura di un vero e proprio mantello di pietra
Espressività versus espressionismo
Una riflessione sulla differenza fra espressionismo ed espressivta
Ricostruzione Inventario Progetto
Nel corpo della città la distruzione sospende il tempo e, nella simultaneità di sguardi che la rovina produce, nasce la visione della ricostruzione come ricerca di potenzialità ancora inespresse.
I contributi raccolti nel libro prendono le mosse dal tema della ricostruzione per affrontare il problema più ampio della definizione di immaginari capaci di assumere i conflitti come parte attiva di un nuovo disegno, dove le condizioni relazionali costituiscono la trama per una narrazione discontinua, ma radicata nello spazio. La forza produttiva della memoria alimenta il pensiero progettuale, innestando gli interventi su un terreno trattato non come suolo inerte, bensì come sistema stratificato di segni, rintracciabili e misurabili attraverso un inventario operativo.
La catastrofe è intesa come momento di distruzione materiale, ma anche, etimologicamente, come rivolgimento o rottura di un equilibrio morfologico e strutturale. In essa è così compresa la possibilità di permanenza dell’immateriale e dell’immaginazione produttiva, che dal frammento, come impossibilità di ripetere l’origine, costruisce nuovi ordini, architetture, città e territori.
Crisi e rinascita, dunque, cancellazioni e nuove visioni. Ciascuna distruzione definisce un limite che necessita di risposte, nella dicotomia tra autorialità del progetto e lavoro collettivo.
La riflessione su questi temi chiama in campo l’urgenza del presente e l’incertezza delle prospettive future. A queste istanze il progetto è chiamato a rispondere definendo strategie per una idea di città e ricostruendo, o ritrovando tra linee interrotte, architetture per la città.In the body of the city, destruction suspends time and, in the simultaneity of views that ruin produces, the vision of reconstruction is born as a search for still unexpressed potential. The contributions collected in the book are based on the theme of reconstruction to address the wider problem of defining imagery that can accept conflict
as an active part of a new design, where the relational conditions constitute the framework for an intermittent narration rooted in space. The productive force of the memory fuels the thought behind the design, by engaging the interventions on a terrain treated not as inert ground, but as a layered system of signs, traceable and measurable through an operative inventory.
Catastrophe is interpreted as a moment of material destruction, but also, etymologically, as an upheaval or breakdown of a morphological and structural equilibrium. It thus includes the possibility of the permanence of the immaterial and productive imagination, which from a fragment, in the impossibility of repeating the origin, builds new orders, architecture, cities and territories. Crisis and rebirth, therefore, cancellations and fresh visions.
Each destruction defines a limit that demands answers in the dichotomy between authorship of a project and collective labour. Reflection on these themes brings up the urgency of the present and the uncertainty of future prospects. In these instances a project is asked to respond by defining strategies for an idea of the city and reconstructing an architecture for the city, or rediscovering one among the broken lines
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
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