914 research outputs found
Il motivo escatologico nel pensiero di Ernst Bloch. Il “messianismo teoretico” in Spirito dell’utopia e il messianismo pratico in Ateismo nel cristianesimo, in Aa. Vv. (a cura di G. Mascia, A. Nasone, G. Pintus), Filosofia dell’avvenire. L’evento e il messianico
Una messa a punto del tema del messianico, con particolare riferimento all'interpretazione della figura storica di Gesù Cristo, nell'itinerario speculativo di Ernst Bloc
Da un uomo senza mondo a un mondo senza uomo. Il percorso di G. Anders
Il pensiero di G. Anders messo alla prova dagli eventi tragici del nazismo e del secondo conflitto mondiale approda alla diagnosi dell'imminente catastrofe antropologica per la quale l'unica possibile resistenza si concretizza nell'attenzione e nella cura dell'"esserci-ancora" che chiama l'uomo e il filosofo ad un ultimo tentativo morale
Atteggiamento acculturativo maggioritario: uno studio con tre target di immigrati a confronto
Secondo il modello bidimensionale dei processi acculturativi di Berry (2005) sia i membri dei gruppi etnico-culturali minoritari (gli immigrati) sia i membri dei gruppi etnico-culturali maggioritari (gli autoctoni) mettono in atto strategie acculturative o manifestano atteggiamenti acculturativi che si esplicano lungo due dimensioni indipendenti tra loro. La prima si riferisce al valore che viene attribuito al mantenimento della propria cultura d’origine, la seconda riguarda il desiderio di entrare in contatto reciproco. Dall’articolazione di queste due dimensioni è possibile descrivere quattro diverse strategie o atteggiamenti di acculturazione: integrazione/multiculturalismo (mantenimento delle specificità e valorizzazione del contatto), assimilazione/melting-pot (valorizzazione del solo contatto), separazione/segregazione (mantenimento delle sole specificità), marginalizzazione/esclusione (perdita delle specificità e mancanza di contatto (cfr. Giovannini e Pintus, 2005). Sulla base di queste premesse teoriche, abbiamo studiato l’atteggiamento acculturativo dei membri del gruppo etnico-culturale maggioritario italiano in riferimento a specifici gruppi di immigrati. A tal fine, è stato somministrato a 107 studentesse universitarie di nazionalità italiana iscritte al primo anno del Corso di Laurea in Scienze della Formazione dell’Università di Modena e Reggio Emilia un questionario in cui venivano raccolte informazioni sul loro atteggiamento acculturativo, sulle strategie percepite essere adottate dai membri di diversi gruppi di immigrati, la qualità del contatto e la valutazione dell’ingroup vs dell’outgroup. Gli item venivano misurati su scale di accordo di tipo Likert a sette punti. In modo casuale sono stati distribuiti tre diversi tipi di questionario in modo da ottenere tre sottogruppi di soggetti che rispondevano alle domande in riferimento a tre differenti target di immigrati: 1) gli immigrati in generale, 2) gli immigrati cinesi, 3) gli immigrati marocchini.L’analisi dei dati ha messo in luce come indipendentemente dal target la strategia acculturativa preferita sia quella del multiculturalismo (35%). La qualità del contatto risulta migliore tra i soggetti che presentano un atteggiamento multiculturalista e quando il target di riferimento sono gli immigrati in generale rispetto a chi assume un atteggiamento escludente e quando il target sono i marocchini. E’ presente inoltre un effetto di interazione per cui la qualità del contatto è rilevata in modo minore tra chi ha un atteggiamento segregazionista e il target evocato è quello cinese; la qualità è invece migliore quando l’atteggiamento assunto è quello multiculturalista e il target è quello degli immigrati in generale.Per quanto riguarda le strategie percepite come preferite dagli immigrati, emerge una differenza significativa in funzione del target per cui nel caso degli immigrati in generale prevale il modello dell’integrazione (42%) seguito da quello dell’assimilazione (36%), nel caso dei cinesi sempre quello dell’integrazione (37%) seguito da quello della marginalizzazione (26%), nel caso dei marocchini quello della separazione (49%) seguito fa quello dell’integrazione (29%).I multiculturalisti manifestano un bias in favore del proprio gruppo decisamente minore rispetto a chi sostiene un atteggiamento segregazionista. In particolare i primi presentano in prevalenza un bias positivo in favore dell’outgroup (62%), i secondi un bias positivo in favore dell’ingroup (84%).Indipendentemente dal target di riferimento la corrispondenza più frequente tra atteggiamento acculturativo assunto e strategie percepite risulta essere quella conflittuale (per la tassonomia della corrispondenze si rimanda a Zagefka e Brown, 2002). In questi casi si evidenzia una tendenza ad esprimere un più marcato bias positivo in favore dell’ingroup (69%). Ad una corrispondenza consensuale si associa invece una maggiore propensione ad esprimere un bias positivo in favore dell’outgroup (60%).Riferimenti bibliograficiBerry, J.W. (2005). Acculturation: living successfully in two cultures, in International Journal of Intercultural Relations, 29, pp. 697-712.Giovannini, D. e Pintus, A. (2005). Acculturazione, contatto interetnico e relazioni intergruppi, in G. Sarchielli e B. Zani (a cura di), Persone, gruppi e comunità. Scritti in onore di Augusto Polmonari, Bologna, Il Mulino.Zagefka, H e Brown, R.J. (2002). The relationship between acculturation strategies, relative fit and intergroup relations: immigrant-majority relations in Germany, in European Journal of Social Psychology, 32, 171-188
Il quadro, il visibile e la donazione in Jean-Luc Marion
The essay endeavours to make the theme of the work of art interact with some instances of French contemporary phenomenology, and in particular with the work of an author that believes to have characterised this trend in a significant, certainly original way: Jean-Luc Marion. In particular we endeavour to show how the originality of the development that this author believes to have given to phenomenology has to do with, finds a certain reason and maybe an origin in, and surely finds an element of strong, exemplary demonstration in, that event that we should call work of art
Dynamic inefficiency in an overlapping generations economy with production
Reichlin [Equilibrium cycles in an overlapping generations economy with production, J. Econ. Theory 40 (1986) 89–102] has shown in an OLG model with productive capital that whenever the steady state is locally indeterminate and undergoes a Hopf bifurcation, it is Pareto-optimal. While these results were established under the assumption of Leontief technology, the author has partially extended them to show that the Hopf\ud
bifurcation is robust with respect to the introduction of capital–labor substitution. In this note, we prove that the Pareto-optimality of the steady state does not extend to technologies with capital–labor substitution.\ud
When the steady state is a sink or undergoes a Hopf bifurcation, it is characterized by over-accumulation with respect to the Golden Rule—the interest rate is negative—hence not Pareto-optimal. Most importantly, it follows that stabilization policies targeting the steady state leave room for welfare losses associated with productive inefficiency, apart from the very special case of Leontief technology
I fattori territoriali che hanno determinato la distribuzione dei nuraghi nella Penisola del Sinis (Sardegna Centro Occidentale). Condizionamenti inerenti l'ambiente fisico e antropico
La investigación referida a todo el territorio del Sinis, conducida a través de la lectura de los datos de archivo, la indagación cartográfica y la literatura existente, ha hecho posible reunir las últimas informaciones sobre la estrecha relación existente entre el hombre y el territorio durante el período nurágico
Evaluation of opioid peptide gene expression by solution hybridization RNase protection.
The solution hybridization RNase protection assay may be considered a suitable method for both qualitative and quantitative analysis of mRNAs. In the present study we described an application of solution hybridization RNase protection assay to the quantitative analysis of prodynorphin mRNA, which encodes for the synthesis of prodynorphin, a common precursor for a number of opioid peptides. In the myocardial cell, stimulation of the K opioid is involved in the modulation of cytosolic calcium and pH homeostasis. In the present study, we found that prodynorphin mRNA, which encodes for the synthesis of a common precursor of opioid peptides interacting with K sites, is synthesized both in atrial and in ventricular tissue of the rat heart. In adult cultured rat ventricular cardiomyocytes, the level of prodynorphin mRNA did not differ from that detected in the original ventricular tissue. This finding indicates that the myocardial cell is an important source for prodynorphin gene expression and has the potential for an intrinsic synthesis of dynorphin-related peptides
La fondazione della morale in Luigi Stefanini. Contributi estetici e teologici
This work focuses on the foundation of a personalistic morality by Luigi Stefanini and on its place in the context of social personalism, which the author develops in the mature phase of his production. The underlying thesis consists in showing how such a perspective can be better understood in the light of the aesthetic proposal to whose systematization Stefanini dedicated a large part of his production: an idea of art as total word and expression in which it is possible to see how relationality deeply represents the nature of the person
L’estetica personalista di Luigi Stefanini e i suoi possibili sviluppi in ambito etico
The study aims to offer a contribution to a widening of the studies on Stefanini and to the understanding of his personalism, starting from a reconstruction of his aesthetic proposal. In fact, the author dedicated a considerable part of his production to this theme, including books and lecture notes, dealing with a large number of themes, each of which constitutes at the same time an access point to and part of an impressive constellation. This contribution proposes a synthesis of this compound starting from a lecture from the courses held in 1945-46. The result is twenty-eight themes grouped into fourteen major areas: form, singular expression, knowledge, feeling, absolute expression, creation, imitation, beauty, speech, content, criticism, technique, the unconditioned, metaphysics. The conclusions present some possible developments in the ethical field, and ask, in particular, what a word and an expression communicate when they become absolute and, also, what this absoluteness entails with respect to the relationship with the other
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