862 research outputs found
Los personajes como elemento transgresor en los productos culturales: análisis de “¿Qué hora es?” de Elena Garro
The present work explores the elements that shape the features of the characters created by the Mexican author Elena Garro and define her production; characters who transgress established orders, the compliance of norms and values. It is the interest of this work to make inquiries on the shaping of characters as literary elements, whose significance in the narrative of Elena Garro may signal one of the characteristics that define her narrative and her value as a 20th Century author: transgression. In particular, the short story “¿Qué hora es? [What time is it?], in which Lucia Mitre will transgress her role of an adulterous woman, apparently neglected in her space-time dimension, is analyzed, as well as the thematic role of the characters.El presente trabajo explora los rasgos que configuran a los personajes del cuento de la autora mexicana Elena Garro. Se plantea indagar en la configuración del personaje como un elemento literario, cuyas características se definen con la trasgresión. En particular, se analiza el cuento “¿Qué hora es?”, incluido en La semana de colores, en el que Lucía Mitre traza una ruptura en el rol de la mujer adúltera y, aparentemente, desamparada en una dimensión espaciotemporal infringida y, hasta cierto punto, fragmentada
Il mare che e... Un intervento psicosociale sui giovani autori di reato di Palermo
I progetti di intervento sui minori autori di reato possono creare un utile servizio ad un adeguato percorso rieducativo dei beneficiari, mirato ad una crescita personale e ad un incremento di responsabilità. Infatti le azioni proposte dai progetti non solo possono creare una rete tra istituzioni e privato-sociale atta a supportare l'intervento della giustizia minorile, ma hanno anche la capacità di contribuire alla riduzione del rischio di recidiva e alla promozione del reinserimento sociale dei giovani coinvolti. Questi i presupposti per i quali due associazioni di volontariato e sportive del palermitano, con la supervisione dell'Università degli studi della città, per l'estate 2015 hanno proposto all’Istituto Penale per i Minorenni "Malaspina" un progetto avente come strumento lo snorkeling, escursione subacquea che si pratica in acque di bassa profondità, e come obiettivo quello di favorire l'integrazione sociale dei beneficiari (5 giovani) contrapponendosi alla discriminazione e, ancora, di incrementare nuove capacità d'analisi dei processi di sfida e di confronto. Il mare, scenario del progetto, ha ulteriormente stimolato lo sviluppo e la consapevolezza sia delle potenzialità del singolo sia delle opportunità offerte dal territorio.
L'esito positivo del progetto ha esortato alla sua conferma per gli anni successivi e al coinvolgimento di altre associazioni e di altri minori e giovani adulti dell'istituto. L'evento pubblico conclusivo, finalizzato alla conoscenza e alla diffusione dell'iniziativa, ha inoltre contribuito a sensibilizzare i presenti all' esperienza detentiva dei minori e dei giovani adulti ed esortato alla riflessione sul possibile cambiamento degli autori di reato
Crescere in IPM. Il trattamento dei giovani adulti autori di reato
Il trattamento dei giovani adulti all’interno delle strutture penitenziarie minorili, in seguito all’emanazione del D.L. 92/14 convertito in legge nel mese di agosto dello stesso anno, impone una riflessione e un'analisi sulle opportune modalità trattamentali non solo per i soggetti minorenni ma anche per giovani adulti tra i 18 e i 25 anni. Confrontarsi, infatti, con l’esigenza di rispondere in modo adeguato ai bisogni di una nuova tipologia di utenza è il principale compito dell'educatore penitenziario che necessita di programmi di formazione per acquisire competenze specifiche e costruire idonei percorsi trattamentali. Questi, se dotati di senso e rispondenti alle necessità di crescita dell’utenza, connotano infatti il tempo della detenzione come percorso finalizzato sia al reinserimento sociale sia al raggiungimento di una cittadinanza piena
Operatori dell'educazione e omosessualità. Pregiudizi sessuali e nuove esigenze formative
L'evoluzione del pensiero medico e la crescente visibilità delle persone gay e lesbiche non appaiono sufficienti per una concreta realizzazione dell'accettazione dell'omosessualità da parte dell'opinione pubblica. Il persistente pregiudizio sessuale, infatti, esorta a discriminare i soggetti alla luce dell'orientamento sessuale poiché induce a valutare negativamente coloro i quali violano sia i sistemi di credenze legate al genere sia, ancora, le opinioni condivise relative alla dicotomia mascolinità/femminilità.
A supporto di quanto fin qui evidenziato, si propone l'esito di un'indagine avente come obiettivo l'analisi degli atteggiamenti degli operatori, in fieri e in divenire, delle relazioni di aiuto rispetto al genere e all'orientamento sessuale. All'indagine hanno partecipato 603 studenti iscritti ad alcuni Corsi di Laurea della di Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università degli Studi di Palermo (Triennio e LM).
L'analisi delle risposte fornite dagli stessi agli strumenti utilizzati – il Questionario sugli atteggiamenti degli studenti rispetto al sesso e al genere e la Scala Italiana di Misura dell'Omonegatività (Lingiardi et all, 2005) – restituisce il profilo di un operatore in formazione non scevro di pregiudizi; questi ultimi sono espressi, ad esempio, dal 44,11% che concorda con l’item Se scoprissi che un insegnante è gay toglierei mio figlio dalla sua classe, dal 41,46% che condivide che L’omosessualità è un disturbo psicologico e, ancora, dal 47,1% che non pensa che La differenza tra omosessualità maschile e pedofilia è netta (neutrale il 13,76%).
I risultati esortano pertanto alla riflessione ma anche alla necessità di presentare modelli formativi capaci di offrire una visione plurale delle identità di genere. È opportuno, infatti, che gli operatori del sociale s’interroghino sui modi attraverso i quali l'essere umano si rappresenta la realtà, sui processi di categorizzazione, sui pregiudizi e sulla possibilità di modificarli.
Si delinea quindi l'esigenza di strutturare un percorso formativo caratterizzato, oltre che per la trasmissione di conoscenze sul piano disciplinare, anche per l’attivazione di momenti laboratoriali, intesi come luoghi in cui poter veicolare apprendimenti fondati sull’esperienza e, quindi, significativi sul piano della conoscenza di sé. I laboratori consentirebbero di apprendere a un livello “meta”, capace di trasformare il proprio modo di essere, di destrutturare ciò che si è passivamente introiettato al fine di educarsi prima di poter educare l’altro
Cristales de tiempo: Los poemas transgresores de Elena Garro
Join us for a presentation in the Fall 2017 LAII Lecture Series as we hear from Dr. Patricia Rosas Lopátegui, an Assistant Professor in the UNM Department of Chicana and Chicano Studies.
Lopátegui teaches courses on Literature and Journalism in Mexico, Chicano and World Cinema, and Transgressive Women in Mexican Literature, among others. Her work focuses on the preservation and publication of the writings of Mexican women authors, particularly that of Elena Garro, but also Nahui Olin and recently Guadalupe Dueñas. Her publish work includes the recent biography, El asesinato de Elna Garro. Periodismo a través de una perspectiva biográfica (2014), and the compilation Óyeme con los ojos. De Sor Juana al siglo XXI. 21 escritoras mexicanas revolucionarias, among others. In this presentation, Lopátegui will address the poetry of Elena Garro, a transgressive and pioneering Mexican author whose feminist writings confronted patriarchy in 20th century Mexico.https://digitalrepository.unm.edu/laii_events/1055/thumbnail.jp
COMUNITÀ PENALE MINORILE. UN PONTE VERSO IL SOCIALE PER MINORI AUTOCTONI E ALLOGENI
La comunità penale rappresenta una delle forme non detentive di intervento alle quali la giustizia minorile ricorre in via
prioritaria nel rispetto dei succitati principi, permettendo all’utenza la possibilità di usufruire dei servizi e delle risorse offerti
dal territorio. Finalità, questa, dimostrata sin dalla costituzione di alcune comunità penali alla cui base vi è infatti la stipula di
una convenzione tra i centri per la giustizia minorile e le associazioni del privato sociale, o cooperative, che si occupano di
minori
Coping Styles and Social Support in Emergency Workers: Family as a Resource
The nature of the job of people working in emergency situations is such that
they may experience high levels of stress. With the term ‘emergency’, we refer to
macroscopic events (floods, earthquakes) but also to micro-emergencies, that are more
frequent events like accidents and acts of violence. Therefore, the aim of this
approach is to help to prevent, or to overcome, the psychic phenomenon that occurs
in the victims after a traumatic event that is unexpected and upsetting. In disaster and
emergency scenarios, empirical data shows that an effective intervention is able to
activate pro-social behaviours, based on social relations and norms; but for emergency
workers there are several dangers.
The study analyses the relationship between social support and coping in 182
Emergency Service professionals of three professional categories operating in
dangerous situations: military, frontier police and firemen. The research confirms the
relationship between coping and social support, emphasising the importance of the
family source. The results also confirm what has been reported in literature about the
prevalence of situational coping for professionals working in emergency situations. In
this area, such research may provide a base for developing stress management
programs in emergencies and for protecting and reinforcing the wellness of emergency
workers, who, in turn, are victims as well
Friar Lourenço Garro, Bishop of Santiago, the true author of a 17th century anti-slavery text
UID/HIS/04666/2013O tema do artigo é uma carta, sem data nem autor, dirigida a um dos reis de Portugal por um bispo de Santiago de Cabo Verde, condenando o tráfico negreiro promovido pelos Portugueses e propondo a libertação dos escravos batizados. O documento tem sido, até agora, atribuído ao bispo D. Pedro Brandão, presente naquela diocese nos últimos anos do século XVI, autoria que aqui se contesta, defendendo-se que foi o bispo D. Lourenço Garro o verdadeiro autor da carta, que a deverá ter escrito nos anos quarenta do século XVII. Procura-se também enquadrar o documento na literatura antiesclavagista portuguesa e castelhana dessas duas centúrias. This article concerns a letter sent by a Cape Verde bishop to the king of Portugal. The subject matter of this letter was both to condemn the slave trade and to propose the liberation of slaves whenever they were christened. The document has been attributed to the Bishop Pedro Brand.o, who lived in Cape Verde during the last years of the sixteenth century. This article proposes Bishop Louren.o Garro as the letter’s real author, who probably wrote it in the 1640s. The article also integrates the letter into the Portuguese and Spanish anti-slave trade literatures of those centuries.publishersversionpublishe
Evaluation Of Homophobia Among First And Second Generation Migrants
The construct of homophobia is often associated with sexual minorities, whose members are immersed in a hostile and judgmental environment, in which rights and personal identity are not recognized and above all sexual orientation (Meyer et al., 2021).
In particular, scientific production, despite multi-ethnic societies, appears incomplete in relation to studies on attitudes towards homosexuality among migrants living in a host country. In fact, studies have generally addressed migrants above all for the aspects linked to pre- and post-migratory trauma (Crepet et al., 2017; Steel et al., 2017), cultural shock (Oberg, 1960), and linguistic-didactic aspects, such as linguistic erosion in adults (Wong & Fillmore, 1991) or L2 learning difficulties (Cummins, 2000; Liddicoat & Taylor-Leech, 2014; Di Napoli et al., 2023). This contribution was therefore created with the aim of analyzing the levels of homophobia in a group of 75 migrants; of these, 38 were first generation and 37 were second generation, generally aged between 18 and 55 years (M = 29.72, SD = 10.74).
To this end, a module was used to collect demographic and Italian-scale information: SIMO-G and SIMO-L (Lingiardi et al., 2005). The results demonstrate significant effects linked to ethnic and religious belonging on attitudes towards homosexuality, especially in the first generation. A significant fact This can probably be attributed to a higher level of integration
in the host country, as well as a more conscious religiosity, in the second generation compared to the first. This is probably because the countries of origin for LG subjects (lesbians and gays), in general, provide for imprisonment or even death penalty (Alessi et al., 2017; Hopkinson, 2017; Zecena, 2019). In this sense, it may not be appropriate to talk about homophobia but rather about homonegativity, that is, attitudes, beliefs, and judgments against homosexual people (Slootmaeckers & Lievens, 2014). Preferable terms to identify the target of prejudice (Lingiardi et al. 2016). The results also call for a reflection on LG migrants who may be forced to face discrimination within their own community
due to sexual orientation and a double stigma in the host country linked to the condition of migrant and sexual prejudice, negatively influencing the level of individual well-being and quality of life (minority stress, Meyer, 1995; Herek, 2004; Garro et al., 2022; Frost & Meyer, 2023).
In conclusion, from a psycho-pedagogical point of view, it would be desirable to promote awareness, understanding, and respect for different sexual, gender, and even cultural identities among aid relations operators who work in the field of migration and education in general. This will help to create more flexible and inclusive environments to support the integration of all stakeholders
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