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Tra antico e moderno, la parola «giurisdizione»
Il presente contributo si propone di analizzare l’evoluzione semantica della parola giurisdizione – termine cardine di tutta la trattatistica giuridica dalle origini ai giorni nostri – che perviene all’odierno significato di «funzione fondamentale dello Stato che consiste nella facoltà e nella competenza di applicare il diritto in modo imparziale nei casi concreti» (GRADIT) a seguito di diversi e importanti mutamenti semantici, specchio dei cambiamenti politici e giuridici che hanno interessato gli ordinamenti nel corso dei secoli. Lo studio parte dal latino iurisdictio, che, nel processo per legis actiones, designava l’atto con cui il praetor indicava alle parti il rituale da seguire e i formulari da pronunciare per agire secondo il ius civile. Prosegue, poi, con l’analisi dei vari mutamenti semantici che hanno interessato il termine in epoca medievale e moderna (quando con giurisdizione si intendeva l’onnicomprensivo potere del principe di giudicare, di legiferare e di compiere tutti gli atti necessari per aequitatem statuere), fino a giungere al significato attuale, assunto a seguito della diffusione e applicazione delle teorie illuministiche di divisione dei poteri
Giulio Rezasco lessicografo. Il Dizionario del linguaggio italiano storico ed amministrativo
Il contributo presenta le principali caratteristiche del linguaggio giuridico-burocratico dell'Ottocento italiano, focalizzandosi poi sul Dizionario di Rezasco, di cui si espongono gli aspetti principali nel costante confronto con la produzione lessicografica del periodo
IL LINGUAGGIO DEL DIRITTO E DELLA BUROCRAZIA NEL XIX SECOLO TRA APERTURE E ISTANZE PURISTICHE
L’articolo prende in esame la produzione lessicografica dell’Ottocento dedicata alla lingua degli uffici. Il linguaggio del diritto e quello dell’amministrazione (considerato una derivazione meno prestigiosa del primo) hanno da sempre costituito una lingua distinta da quella parlata comunemente. Tale lingua, ancorata alla tradizione latina fino al XVIII secolo, a partire dagli ultimi anni del Settecento subisce un forte rinnovamento in virtù dell’influenza francese, giunta prima attraverso le idee rivoluzionarie e poi con la dominazione napoleonica. Ulteriori innovazioni nella lingua giuridico-amministrativa sono portate dall’unificazione nazionale e dalla conseguente necessità di avere una lingua comune atta a esprimere i concetti tecnici richiesti dalle istituzioni. Tutto ciò fa sì che la lingua degli uffici diventi un coacervo di arcaismi, neologismi, dialettismi e stranierismi, spesso oggetto di critica da parte dei puristi più intransigenti. Da qui i numerosi i repertori lessicali e i dizionari che, a partire dall’Elenco del Bernardoni e dalle Voci ammissibili del Gherardini, si occupano della lingua delle leggi e dell’amministrazione su posizioni più o meno puristiche, nel più ampio contesto di costruzione di un italiano lingua nazionale.
The language of law and bureaucracy in the 19th century, from innovation to purism
The article examines nineteenth century lexicographical production dedicated to language used in offices. The language of law and administration (the latter considered a less prestigious derivation of the former) has always been a distinct language from that commonly spoken. This type of language, anchored to the Latin tradition until the eighteenth century, underwent a major change due to French influence, first through revolutionary ideas and then with Napoleonic domination. Further innovations in legal and administrative language were brought about by national unification and the consequent need for a common language able to express technical concepts needed by institutions. All this means that language used in offices became a mass of archaisms, neologisms, dialects and foreignisms, often subject to criticism from more intransigent purists. Hence numerous lexical repertoires and dictionaries came into being, starting from L’elenco di Bernardoni and the Voci Ammissibili di Gherardini, which dealt with the language of law and administration from more or less purist positions within the broader context of the construction of an Italian national language
LE VIE DEL COMMERCIO E LE VIE DELLA LINGUA: GLI ITALIANISMI MERCANTILI NEL TEDESCO SECONDO IL DIFIT
Il presente contributo si inserisce all’interno del progetto ERC-2020-CoG MICOLL-Migrating commercial law and language. Rethinking lex mercatoria (11th-17th century), progetto che intende indagare l’effettiva esistenza nel Medioevo e nell’Età moderna di una lex mercatoria (ossia di un insieme di disposizioni non statuali su base consuetudinaria applicabili alle transazioni dei mercatores a prescindere dalla loro nazionalità), partendo da una prospettiva di indagine linguistica. In particolare, tramite lo studio della migrazione dei termini mercantili tra italiano e tedesco a seguito degli intensi rapporti commerciali di quei secoli, si vuole vagliare l’eventuale parallelo passaggio degli istituti, strumenti e concetti a essi sottesi. In tale ottica, il presente contributo intende partire dai dati del Dizionario di italianismi in francese, inglese, tedesco (DIFIT) diretto da Harro Stammerjohann per alcune considerazioni sugli italianismi mercantili entrati nel tedesco durante i secoli.
The ways of commerce and the ways of language: mercantile italianisms in german according to DIFIT
This essay is written in the framework of the ERC-2020-CoG project MICOLL-Migrating commercial law and language. Rethinking lex mercatoria (11th-17th century), a project that aims at investigating the actual existence in the Middle Ages and in the Modern Age of a lex mercatoria (i.e. a set of non-statutory provisions on a customary basis applicable to the transactions of mercatores regardless of their nationality), starting from a linguistic perspective. In particular, through the study of the migration of mercantile terms between Italian and German as a result of the intense commercial relations of those centuries, it intends to examine the possible parallel transfer of the institutions, instruments and concepts underlying them. Therefore, the present work starts from the data of the Dizionario di italianismi in francese, inglese, tedesco (DIFIT) edited by Harro Stammerjohann for some considerations on mercantile Italianisms that entered German during the centuries
ALTRE PAROLE DEL «DISSESTO FINANZIARIO»: BANCAROTTA, DECOZIONE, INSOLVENZA
La costellazione semantica che ruota intorno al concetto economico di fallimento è estremamente vasta, e numerosi sono i termini che nella lingua del diritto sono stati storicamente impiegati per indicarne i vari aspetti. Nel presente contributo si ripercorre la storia del termine bancarotta, composto che ci è giunto dal francese e che, da sinonimo di fallimento, nel corso dei secoli si è specializzato nell’indicare «lo stato di un negoziante che cessa i suoi pagamenti, non costrettovi da immeritate sventure, ma per sua colpa o delitto» (Gerolamo Boccardo, Dizionario universale di Economia politica e del Commercio, 2a ed., 1875). Il composto, nonostante le critiche dei puristi del XIX secolo, ha avuto particolare fortuna nella lingua giuridica italiana, in cui si sono affermate specialmente le polirematiche bancarotta semplice e bancarotta fraudolenta per indicare reati consistenti in condotte lesive degli interessi dei creditori poste in essere dall’imprenditore durante la procedura fallimentare. Nel lavoro si ricostruisce inoltre la storia di decozione, termine di tradizione latina dotta diffusosi in italiano dalla fine del XVII secolo con il valore di ‘insolvenza’ (specialmente in riferimento a quella dei non commercianti), che ora è rimasto solo come preziosismo lessicale nei testi di dottrina e talvolta di giurisprudenza per indicare ‘lo stato di insolvenza dell’imprenditore precedente alla dichiarazione di fallimento’. Si conclude, infine, proprio con insolvenza, voce attestata nella nostra lingua a partire dai testi amministrativi del triennio giacobino per denotare lo ‘stato manifesto del debitore che non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni’; tale termine, nonostante le condanne del Purismo ottocentesco, ha goduto (e gode) di ampia fortuna nei testi del diritto, tanto da essere entrato come tecnicismo nei documenti legislativi.
Other words for “financial distress”: bancarotta, decozione, insolvenza
The semantic constellation around the economic concept of bankruptcy is extremely vast, and numerous are the terms that have historically been used in the language of law to indicate its various aspects. This contribution traces the history of the term bancarotta, a compound that has come down to us from French and that, from being synonymous with fallimento, over the centuries has specialised in indicating «lo stato di un negoziante che cessa i suoi pagamenti, non costrettovi da immeritate sventure, ma per sua colpa o delitto» (Gerolamo Boccardo, Dizionario universale di Economia politica e del Commercio, 2a ed., 1875). The compound, despite criticism from 19th-century purists, has been particularly successful in the Italian legal language, in which the expressions bancarotta semplice e bancarotta fraudolenta have become especially popular to indicate offences consisting of conduct detrimental to the interests of creditors committed by the entrepreneur during the bankruptcy procedure. The work also reconstructs the history of decozione, a term of learned Latin tradition that has been used in Italian since the end of the 17th century with the value of ‘insolvency’ (especially in reference to that of non-traders), which has now remained only as a lexical preciosity in doctrinal and sometimes jurisprudential texts to indicate ‘the state of insolvency of the entrepreneur prior to the declaration of bankruptcy’. It ends, finally, with insolvenza, a term attested in our language since the administrative texts of the Jacobin triennium to denote the ‘manifest state of the debtor who is no longer able to meet his obligations regularly’; this term, despite the condemnations of nineteenth-century Purism, has enjoyed (and enjoys) wide fortune in legal texts, so much so that it has entered as a technicality into legislative documents.
La voce giurisdizione: stratificazioni semantiche e variazioni diacroniche nel Dizionario del linguaggio italiano storico ed amministrativo di Giulio Rezasco
Dopo aver brevemente introdotto il Dizionario del linguaggio italiano storico ed amministrativo di Giulio Rezasco e averne illustrato il carattere storico, ci si è soffermati sulla trattazione della voce giurisdizione (termine cardine di tutta la trattatista giuridica dalle origine ai giorni nostri, che ha visto il suo significato mutare più volte e considerevolmente nel corso dei secoli), onde esaminare come Rezasco ha trattato il lessico specialistico per di più oggetto di evoluzione semantica
Il Dizionario del linguaggio italiano storico ed amministrativo di Giulio Rezasco e il linguaggio giuridico-burocratico dell'Ottocento
Il lavoro verte sullo studio del Dizionario del linguaggio italiano storico ed amministrativo di Giulio Rezasco (Firenze, Successori Le Monnier, 1881), importante opera lessicografica specialistico-settoriale postunitaria che si occupa del lessico dell’amministrazione e, in parte, dei contigui (e talvolta sovrapposti) linguaggi del diritto e della politica.
Dopo una breve trattazione della vita dell’autore e delle vicende editoriali dell’opera (ricostruite anche grazie al materiale manoscritto contenuto nel fondo Rezasco dell’Archivio storico di Bolano) – si analizza il Dizionario da un punto di vista linguistico e lessicografico, partendo dalla struttura delle voci (con esame delle varianti a lemma e delle marche grammaticali, del contenuto delle definizioni e dei criteri che ne regolano la successione, degli inserti storico-descrittivi e degli esempi), e giungendo fino alle fonti (lessicografiche e non) usate da Rezasco.
Si è poi scelto di approfondire, come caso di studio, la voce giurisdizione, termine cardine della trattatistica giuridica che ha visto mutare più volte e considerevolmente il proprio significato nel corso dei secoli, e che quindi può ben mostrare come Rezasco si sia orientato nella trattazione delle voci tecniche (per di più oggetto di evoluzione semantica).
Infine, per contestualizzare il Dizionario nella copiosa produzione lessicografica coeva sulla lingua del foro e degli uffici, si è analizzata la presenza (e le modalità di trattazione) della nuova terminologia giuridico-burocratica ottocentesca all’interno dell’opera
La divulgazione linguistica in RAI: "Le parole per dirlo"
Il lavoro – che vuole essere un contributo agli studi su lingua italiana, televisione e divulgazione linguistica - si occupa del programma tematico sull’italiano Le parole per dirlo, in onda ogni domenica mattina su Rai 3 dal mese di ottobre 2020, condotto da Noemi Gherrero con la partecipazione dei linguisti Valeria Della Valle e Giuseppe Patota. Le parole per dirlo è al momento in tv l’unica trasmissione interamente dedicata alla lingua italiana, dato significativo tanto più in un contesto televisivo che dedica ai programmi linguistici uno spazio di gran lunga inferiore a quello occupato da altri generi della divulgazione scientifico-culturale.
Il lavoro presenta il programma in seno alla programmazione linguistica Rai dagli esordi (metà degli anni ‘50 del ‘900) a oggi e a correlati fattori storico-culturali, sociolinguistici, comunicativi (fasi e caratteri del mezzo televisivo e sua evoluzione tecnologica; missione di servizio pubblico della Rai; la “lingua” come oggetto di informazione culturale), descrive struttura delle puntate e aspetti crossmediali, illustra le strategie della divulgazione e i temi linguistici privilegiati, anche con focus su puntate specifiche, riportate secondo gli usuali criteri di trascrizione del parlato televisivo. Osservazioni su lingua e tecniche divulgative si basano su un totale di 28 ore e 20 minuti di materiali audiovisivi.
The essay deals with a thematic programme on the Italian language, Le parole per dirlo, broadcast every Sunday morning on Rai 3 since October 2020. The programme is presented by Noemi Gherrero with the participation of two linguists, prof. Valeria Della Valle and prof. Giuseppe Patota and it is currently the only TV programme entirely dedicated to the Italian language (a very significant fact in a television programming scenario in which programmes about the Italian language are given less space than other scientific and cultural outreach programmes).
The work presents the programme within the Rai linguistic programming from its beginnings (mid 1950s) to the present day and takes into consideration historical-cultural, sociolinguistic and communicative factors (phases and characteristics of the television medium and its technological evolution; Rai\u27s public service mission; "language" as an object of cultural information). It describes then the structure of the episodes and cross-media aspects, the strategies of dissemination and the discussed linguistic themes: the analysis focuses on specific episodes, reported according to the usual criteria of transcription of television speech. Observations on language and dissemination techniques are based on a total of 28 hours and 20 minutes of audiovisual materials
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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