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Trattamento della stenosi dell'epaticodigiuno anastomosi: confronto tra approccio chirurgico e radiologico interventistico percutaneo
La stenosi dell’epaticodigiuno anastomosi è una complicanza tardiva dovuta a guarigione fibrotica.
Le opzioni terapeutiche disponibili comprendono il rifacimento chirurgico dell’anastomosi e l’approccio interventistico percutaneo (drenaggio biliare transepatico e dilatazione con palloncino con possibile posizionamento di stent).
L’obiettivo di questo studio è confrontare le due tecniche, chirurgica e percutanea, per il trattamento della stenosi dell’epaticodigiuno anastomosi.
Stricture formation al the hepaticojejunostomy is a late complication due to fibrotic healing.
Available treatment options are re-do surgery and percutaneous approaches (transhepatic biliary drainage and balloon dilation with possible stent placement).
The purpose of this study is to compare the two techniques, surgical and percutaneous, for the treatment of hepaticojejunostomy strictures
Analisi dei risultati e impatto sui costi del trattamento della stenosi dell’epaticodigiunoanastomosi: confronto tra trattamento chirurgico e radiologico interventistico percutaneo
La stenosi biliare anastomotica rappresenta una complicanza non trascurabile dell’EDS, con alti tassi di morbilità e un’incidenza che varia tra il 3% e il 24% secondo vari studi. Si manifesta generalmente nel primo anno postoperatorio, con sintomi come febbre con brivido e ittero, accompagnata da aumento di indici di colestasi e funzionalità epatica.
Tra le opzioni disponibili per il trattamento della stenosi esistono il rifacimento chirurgico dell’anastomosi e l’approccio radiologico interventistico percutaneo.
I risultati delle due tecniche sono stati già ampiamente riportati in letteratura ma non esistono studi che confrontino i due approcci né dal punto di vista dei risultati clinici né dal punto di vista dell’analisi dei costi. L’obiettivo del nostro studio è quindi quello di confrontare i risultati ottenuti con le due tecniche in termini di successo tecnico e di analizzare e confrontare i costi delle due procedure in termini di degenza, personale medico e strumentazioni utilizzate.
Nella nostra esperienza il trattamento percutaneo si è rivelato sicuro e con un tasso di successo molto alto. Rispetto all’approccio chirurgico, inoltre, garantisce degenze più brevi in assenza di mortalità e tassi di complicanze minori, anche se spesso richiede un maggior numero di procedure. Dall'analisi dei costi emerge che, nonostante vi sia un aumento dei costi relativi alle strumentazioni utilizzate nel trattamento percutaneo rispetto a quello chirurgico, questa differenza non è statisticamente significativa ed è inoltre giustificata da una riduzione dei costi della degenza e una significativa diminuzione dei costi del personale. Il nostro studio quindi supporta l'utilizzo del trattamento percutaneo per la risoluzione delle stenosi benigne dell'epaticodigiunostomia
TRATTAMENTO MININVASIVO DEL GIST GASTRICO: RUOLO DEL ROBOT DA VINCI NEI CASI AD ALTA COMPLESSITÀ
I tumori stromali del tratto gastrointestinale, o GIST, sono i sarcomi dei tessuti molli più comuni a livello gastrointestinale e constano per l’1-3% di tutte le neoplasie maligne del distretto digerente. È ormai consolidato che tutti i GIST, indipendentemente dalla variabilità del comportamento biologico alla diagnosi, presentano sempre il potenziale per sviluppare un comportamento maligno. La rimozione chirurgica rappresenta dunque il trattamento più efficace per ottenere la guarigione definitiva nei pazienti affetti da GIST localizzati e resecabili. La resezione a cuneo del tumore (wedge resection) consente di preservare la funzionalità dello stomaco, con grossi vantaggi per il paziente nel post-operatorio, ed è quindi lo standard di trattamento nella maggior parte dei casi. L’uso della laparoscopia convenzionale è stato validato negli ultimi anni come metodo efficace, sicuro e vantaggioso rispetto alla chirurgia open per la rimozione dei GIST dello stomaco, capace di ridurre i tempi di degenza, di recupero così come i tassi di recidiva. Tuttavia, restano ancora alcuni dubbi sull’utilizzo di questa tecnica per il trattamento dei casi di GIST di dimensioni maggiori di 5cm e/o localizzati in sedi difficili. La maggiore difficoltà tecnica in questi soggetti potrebbe far aumentare eccessivamente il rischio di rottura tumorale e spillage. La chirurgia robot-assistita si propone di ovviare ai limiti della laparoscopia convenzionale nei casi dove la resezione del tumore risulta eccessivamente complessa. L’obbiettivo di questo studio retrospettivo è quello di presentare l’esperienza del nostro centro nella resezione robot-assistita dei GIST gastrici usando il sistema chirurgico da Vinci (Si o Xi) ed effettuare una revisione della letteratura corrente.
I dati dei pazienti affetti da GIST gastrici e sottoposti a resezione del tumore
con tecnica robot-assistita da maggio 2010 a maggio 2025 sono stati raccolti da un database
prospettico istituzionale e usati nella presente analisi retrospettiva. Tutti gli interventi sono stati eseguiti presso il centro Multidisciplinare terziario di Chirurgia Robotica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria pisana (>1000 interventi robotici/anno) da operatori esperti in chirurgia robotica. Gli interventi sono stati eseguiti con piattaforma robotica da Vinci Si o Xi. Sono stati classificati come casi difficili tutti quelli in cui le dimensioni del tumore superavano i 50mm e/o la sede del GIST apparteneva al Tipo II, III o IV secondo la classificazione di Privette modificata da Al Thani. Fra i dati raccolti intra-operativamente si annoverano la sede e le dimensioni del tumore, l’utilizzo o meno della suturatrice meccanica, eventuali complicazioni, tempi operatori e di degenza ospedaliera.
Tutti i pazienti sono stati ricontattati al termine dello studio per il follow up delle recidive.
presso il Nostro centro sono stati sottoposti a resezione robot assistita di GIST gastrico
un totale di 18 pazienti nel periodo fra maggio 2010 e maggio 2025. Di questi, i casi difficili sono
stati 14 (77,8%), 2/14 (14,3%) per dimensioni, 7/14 (50%) per sede e 5/14 (35,7%) per sede e
dimensioni. Il da Vinci Si è stato usato in 10 pazienti, di cui 7 (70%) erano casi difficili, mentre il da Vinci Xi è stato usato in 8 pazienti, di cui 7 (87,5%) erano casi difficili. Le dimensioni medie della lesione nel gruppo Si erano di 4.6 cm 1.5, mentre nel gruppo Xi erano di 3.1 cm 1.5. In tutti i pazienti la tecnica chirurgica utilizzata è stata la resezione con margini negativi, non è mai stato necessario ricorrere alla gastrectomia né alla conversione ad un approccio open. In nessun caso si è registrata rottura tumorale o spillage, né si sono avute complicazioni intraoperatorie. Il tempo
operatorio medio è stato di 144.4 +/- 54.0 minuti. Considerando separatamente i casi operati con
piattaforma Si e Xi, il tempo operatorio medio è stato rispettivamente di 166 e 117.5 minuti. In tutti
i casi l’analisi istologica del tessuto asportato ha mostrato margini indenni R0. La degenza
postoperatoria media è stata di 4.4 +/- 1.3 giorni e tutti i pazienti sono stati dimessi entro la 7°
giornata postoperatoria, la durata media del follow up è stata di 109.2 +/- 46.7 mesi. Tutti i pazienti sono stati contattati al termine dello studio e sono stati confermati sani e liberi da recidive.
La nostra esperienza conferma la fattibilità e la sicurezza dell’approccio robotico
nell’asportazione dei tumori stromali gastrointestinali (GIST) gastrici. Le peculiarità tecnologiche del sistema da Vinci, quali la visione tridimensionale ad alta definizione, la maggiore libertà di
movimento degli strumenti e la precisione micrometrica dei gesti chirurgici, consentono di superare
i limiti della laparoscopia convenzionale. Tali caratteristiche rendono possibile l’esecuzione di una
dissezione precisa e una sutura manuale intracorporea della parete gastrica anche in sedi difficili
da raggiungere e in presenza di difetti di ampie dimensioni. Questo approccio può quindi offrire un
vantaggio significativo nei casi complessi, sia per dimensioni che per localizzazione del GIST.
Gastrointestinal stromal tumors (GISTs) are the most common soft tissue sarcomas of the gastrointestinal tract, accounting for 1–3% of all malignant neoplasms of the digestive system. It is now widely accepted that all GISTs, regardless of the variability in biological behavior at diagnosis, always carry the potential to develop malignant characteristics. Surgical removal therefore represents the most effective treatment to achieve definitive cure in patients with localized and resectable GISTs.
Wedge resection of the tumor allows for preservation of stomach function, offering significant postoperative benefits for the patient, and is thus the standard treatment in most cases. Conventional laparoscopy has been validated in recent years as an effective, safe, and advantageous method compared to open surgery for the removal of gastric GISTs, capable of reducing hospital stay, recovery time, and recurrence rates.
However, some concerns remain regarding the use of this technique for the treatment of GISTs larger than 5 cm and/or located in anatomically challenging areas. The increased technical difficulty in such cases may lead to a higher risk of tumor rupture and spillage.
Robot-assisted surgery aims to overcome the limitations of conventional laparoscopy in cases where tumor resection is particularly complex.
The aim of this retrospective study is to present our single-center experience in robot-assisted resection of gastric GISTs using the da Vinci surgical system (Si or Xi), and to conduct a review of the current literature
Chirurgia laparoscopica e robot-assistita nell'approccio combinato alla sacrectomia per cordoma
Introduzione: Il cordoma è una neoplasia non comune con un’incidenza annua di circa 0,8 casi per milione di abitanti; la maggior parte di essi sono tumori intraossei che coinvolgono lo scheletro assiale. I cordomi costituiscono circa il 50% dei tumori primitivi del sacro e il nostro studio è diretto proprio alla valutazione del trattamento chirurgico del cordoma sacrale. Si pensa che originino da residui notocordali indifferenziati che risiedono all’interno dei corpi vertebrali ed in tutto lo scheletro assiale.
I cordomi sono tumori indolenti a lenta crescita; possono presentarsi con dolore profondo localizzato o radicolopatie in base al livello spinale a cui si verificano e purtroppo, la natura aspecifica di questi sintomi e l’insorgenza insidiosa del dolore spesso ritardano la diagnosi fino ad una fase avanzata del decorso della malattia, tanto che può arrivare a compromettere la funzione vescicale o intestinale. La biopsia è indicata come l’approccio più valido dal punto di vista oncologico per stabilire una diagnosi prima della resezione, prestando attenzione ad evitare la disseminazione tumorale.
Attualmente il trattamento principale del cordoma è la resezione chirurgica in blocco e numerosi studi confermano come un intervento chirurgico completo con margini negativi sia l’unico trattamento con una promessa di guarigione e lunga sopravvivenza. La maggior parte dei casi non resecabili viene sottoposto a radioterapia mentre un'altra opzione per un controllo locale può essere la crioablazione. Per quanto riguarda la chemioterapia citotossica ci sono prove limitate della sua efficacia nel cordoma.
La resezione chirurgica di solito consiste in un doppio approccio, uno anteriore addominale, per isolare le strutture pelviche dalla massa sacrale e ridurre il rischio di danneggiamento durante la fase successiva e uno posteriore, la sacrectomia vera e propria. Solo raramente, e solo per i tumori che si trovano al di sotto del terzo segmento sacrale, viene eseguito un approccio esclusivamente posteriore. Recentemente è stato proposto l’approccio anteriore attraverso una chirurgia mininvasiva, laparoscopica o robotica, in modo da ottenere vantaggi per il paziente e per il chirurgo; l’approccio mini-invasivo consente infatti la riduzione della morbidità, del dolore post-operatorio, della degenza e un’adeguata visualizzazione delle strutture in pelvi. L’approccio robotico consente di eseguire lo step anteriore in maniera ancora più sicura. Il da Vinci surgical system consente infatti una visione 3D magnificata, assicurando una chiarezza e precisione dei dettagli nettamente superiore alla tecnica laparoscopica ed elimina il tremore fisiologico delle mani del chirurgo o i movimenti involontari. Gli strumenti, grazie alla tecnologia “Endowrist”, consentono inoltre libertà di movimento su 7 assi, a differenza dei 4 gradi degli strumenti di laparoscopia, e una rotazione di quasi 360°. Con questo studio abbiamo voluto riportare la nostra esperienza riguardo alla chirurgia anteriore mininvasiva contestuale ad un intervento di sacrectomia per cordoma.
Materiali e metodi: In questo studio retrospettivo sono stati arruolati cinque pazienti con diagnosi di cordoma sacrale, in cui la prima fase dell’intervento è stata eseguita per via mini-invasiva. I pazienti sono stati valutati in ambito multidisciplinare (ortopedico, chirurgico, radiologico e oncologico) sia nel pre- che nel post-operatorio. In tutti i casi la fase addominale anteriore, in posizione supina, è consistita nell’isolamento e nella mobilizzazione del retto dal cordoma sacrale fino al piano degli elevatori. In seguito il paziente è stato girato in posizione prona per eseguire la sacrectomia.
Risultati: I pazienti arruolati sono 4 uomini ed una donna di età compresa tra 56 e 76 anni; quattro di essi si erano presentati all’attenzione del medico per dolore a livello sacrococcigeo. È stata fatta diagnosi di cordoma grazie alla biopsia, diagnosi che è stata poi confermata sul pezzo operatorio; tutti i tumori avevano grandi dimensioni, con un volume compreso tra 122,5 e 565,5 cm3, ed erano localizzati a livello di S2 o S3. La paziente di sesso femminile è stata sottoposta alla fase addominale per via laparoscopica mentre nei quattro uomini per via robot-assistita con il da Vinci Xi. Non sono state riscontrate complicanze durante l’intervento e in nessun caso si sono verificate lesioni di organi pelvici, retto e strutture vascolari. In 3 pazienti si è ottenuta una resezione ampia, gli altri due marginale o focalmente marginale. La durata del ricovero è stata in media di 11 giorni per quattro dei nostri pazienti, soltanto uno ha avuto una degenza prolungata di 70 giorni, lo stesso che ha necessitato di trasfusione a seguito di un’anemizzazione post-chirurgica.
Tutti i pazienti dopo l’intervento hanno mostrato problematiche urologiche, due di essi hanno mantenuto la necessità di praticare l’autocateterismo intermittente; gli stessi hanno presentato anche deficit sensoriali e sono stasi successivamente ricoverati presso l’UO Mielolesi. Nessuno dei nostri pazienti è stato sottoposto a terapie adiuvanti o neoadiuvanti e nessuno ha presentato recidiva di malattia.
Conclusioni: La resezione chirurgica completa con ampi margini liberi da tumore è il trattamento di scelta per il cordoma sacrale. L’approccio combinato anteriore con tecnica mininvasiva, precedente alla sacrectomia, ha consentito nella nostra esperienza una sicura dissezione delle strutture pelviche dal cordoma, limitando al minimo il rischio di danneggiamento di tali strutture durante il tempo ortopedico della procedura. In particolare, l’utilizzo della piattaforma robotica ha permesso di isolare il retto con il mesoretto e le strutture vascolo-nervose della pelvi anche in caso di tumori bulky di grandi dimensioni che occupavano quasi completamente la pelvi e in pazienti di sesso maschile con pelvi particolarmente strette
Ricostruzione digestiva manuale e meccanica in corso di duodenocefalopancreasectomia robotica: studio di confronto caso-controllo
La duodenocefalopancreasectomia (DCP) rappresenta il trattamento chirurgico di elezione per molte neoplasie maligne e benigne della testa del pancreas, del duodeno e delle vie biliari. L’introduzione delle tecnologie robotiche ha rappresentato una svolta nella chirurgia pancreatica, rendendo possibile eseguire interventi di chirurgia complessa come la DCP con tecnica completamente miniinvasiva in un numero maggiore di pazienti, grazie alla maggiore precisione, destrezza e alla visione tridimensionale. Tuttavia, alcune fasi dell’intervento non sono ancora completamente standardizzate. In particolare l’anastomosi gastrodigiunale o duodenodigiunale è un passaggio delicato dell’intervento per la cui esecuzione sono state proposte diverse tecniche, con un rischio non trascurabile di complicanze post-operatorie, tra cui il ritardo di svuotamento gastrico.
La presente tesi si propone di analizzare retrospettivamente i risultati ottenuti utilizzando la suturatrice meccanica nell’esecuzione dell’anastomosi digestiva durante DCP robotica, confrontandoli in uno studio caso-controllo, con quelli ottenuti tramite la tecnica di sutura manuale. L’obiettivo principale dello studio è valutare se l’impiego della suturatrice meccanica offra vantaggi clinici e tecnici rispetto alla ricostruzione eseguita manualmente, in termini di tempi operatori, incidenza di complicanze e outcome post-operatori
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
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