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The Politics of Platforms. Exploring Platforms’ Infrastructural Role and Power
Once assumed the infrastructural dimension of platforms, I shall explore and extend what means to consider platforms as infrastructures in terms of politics and, ultimately, in terms of power. Indeed, collaborating or competing with the State platforms display their politics challenging Leviathan prerogatives. Many platforms do so. Additionally, I shall extend the analysis of platforms power by investigating two further original sources: the use of algorithms and the extraction of users’ data. These two additional power tools led them to achieve a peculiar position in the global present as much that they cannot be considered as merely economic actors. They represent the politics within Capital: they are polit-ical players within the political arena. As such we should trait them both to grasp their actual influence on States policy and to clench the “extrastatecraft” players that address society
Il potere delle piattaforme come infrastrutture. Tecnica, estetica, egemonia
The literature highlighting the infrastructural nature of digital platforms is now widespread. Having briefly explored but fundamentally embraced this dimension, the aim of this article is to investigate the political implications of such categorization. Specifically, the focus will be on analysing the technical, aesthetic, and hegemonic aspects of platform power, its manifestations in terms of governmentality, and the challenges it poses to the state actor.È ormai diffusa la letteratura che mostra il carattere infrastrutturale delle piattaforme digitali. Brevemente sondata, ma sostanzialmente assunta questa dimensione, in questo articolo l’obiettivo è indagare le implicazioni politiche di tale categorizzazione. Nello specifico, risulterà particolarmente centrato analizzare il carattere tecnico, estetico ed egemonico del potere delle piattaforme, le declinazioni in termini governamentali, e le sfide che esse pongono all’attore statale
Covid-19 Impact on Platform Economy. A Preliminary Outlook
With this report, PLUS consortium wants to contribute to a large debate on the role of platform economy and on how to deal with labour transformations after Covid-19 outbreak. Considering the ongoing very unpredictable situation, the observations contained in the report should be considered as explorative to further investigations. In any case, we would suggest to avoid framing Covid-19 outbreak in 2020 as outstanding event clearly dividing what occurred before from what will occur shortly after. Rather, one of the purposes of this report is to test if some of the hypothesis we produced during the first year and half of the project are still persuasive even after virus appearance. At first sight it seems that Covid-19 pandemic highlights and, if anything, emphasizes very well some platforms characteristics we had already identified: the lack of social protections for platform workers, the becoming essential infrastructures of platforms, the digitalization of services, the changing nature of urban economies
PLUS.WP1 Platform historical framework
The set furnishes a literature review on the genealogy of platform economy with secondary data.
The literature sources can be found in public libraries and public archives, and in archives of municipal transportation companies. Together with main publications we considered maps and photographs. We worked on about 200 books and articles, and we selected 32 pictures. The pictures have been consulted from:
Wikipedia Commons;
Arquivo Municipal de Lisboa;
London Metropolitan Archives;
Opensource Online Archive of the Bibliothèque Nationale de France;
LandsArchive Berlin;
Opensource online archive of the Municipality of Bologna;
Opensource online archives of the Museu de Historia de la Ciutat de Barcelona;
The Servei de Arquelogia de Barcelona;
Internet History Sourcebook Project (IHSP).
All these data therefore already exist, but they have been assembled, analysed and interpreted in an original way
Logistics Genealogies
Genealogie della logistica. Strade che si intrecciano. Da uno sguardo profondamente storicizzato su fino al presente globale. Nel mezzo una serie di avvenimenti, fatti, persone, sensi. Rimbalzi dall'approccio eminentemente teorico al caso specifico e tangibile. Richiami ai classici e alle nuove generazioni di autori. In questa intervista si discute delle molteplici origini di un elemento chiave per l'interpretazione del capitalismo contemporaneo.
Nel 2013 Stefano Harney pubblica con Fred Moten un importante testo intitolato The Undercommons: Fugitive Planning and Black Study (Minor Compositions, 2013), che contiene una serie di capitoli in cui gli autori sviluppano un sostanziale omaggio alla «black radical tradition». È proprio in questo testo che si trovano alcune intuizioni che hanno condotto alla presente intervista. Harney e Moten, infatti, sono in primo luogo tra i pochissimi ad aver fatto fuoriuscire lo studio della logistica dal campo militare. In secondo luogo, essi hanno portato alla luce un fattore che riteniamo davvero centrale per la comprensione della logistica, vale a dire la sua natura di “reazione”. È questo uno degli elementi chiave contenuto nell'intervista. Già in The Undercommons, Harney sottolineava come la logistica «was founded in the Atlantic slave trade, founded against the Atlantic slave» (p. 92). Allo stesso modo, nel testo si potranno leggere altri passaggi in cui viene presentata la medesima prospettiva, capace di mettere in discussione la stessa definizione di “rivoluzione logistica” degli anni cinquanta e sessanta. Insomma, Harney rappresenta una voce tanto importante quanto originale all’interno dei critical logistical studies. È forse l'unico che ha cercato di approfondire in modo inedito una prospettiva storica che non si limiti a uno sguardo sull'ultimo mezzo secolo
Negli interstizi del potere
Istantanee sull’integrazione continentale. Condizioni di possibilità alla
base del processo della costruzione europea, il metodo di governo, lo
svuotamento del conflitto sociale, le “sfide” poste in essere dalle
migrazioni: temi che attraversano la storia dell’Unione europea. Dalle
“origini” a oggi. L’insinuarsi di un potere microfisico tra gli interstizi delle
istituzioni statali. In questa intervista si affrontano molteplici aspetti del
presente dell’Ue che appaiono tutt’altro che recenti, ma che piuttosto
affondano le radici in traiettorie storiche decisamente estese.
William Walters ha affrontato tutto questo in numerosi scritti negli ultimi
vent’anni. Docente al Departments of Political Science and Sociology
della Carleton University di Ottawa, nel 2004 pubblica (con Jens
Henrik Haahr) Governing Europe. Discourse, Governmentality, and
European Integration dove analizza diversi tratti della storia
dell’integrazione europea in maniera inedita e originale (dal ruolo di
Jean Monnet, all’ordoliberalismo; dal deficit democratico alla sicurezza
dello spazio Schengen). Da allora si occupa costantemente di
migrazioni e integrazione europea. Analizza l’apparato di Schengen in
testi come Welcome to Schengenland. Per un’analisi critica dei nuovi
confine europei (2004), affronta le “infrastrutture” e le “microfisiche
della deportazione”, oppure, in saggi recenti, la criminalizzazione della
solidarietà nei confronti dei migranti.
Attualmente lavora su vari progetti tra i quali vale la pena di segnalare
una ricerca sulla “deportazione forzata via aereo” attuata da alcuni stati
europei, e altri lavori inerenti al governo delle migrazioni, le pratiche di
resistenza e i confini
L’Europa tra il “globale” e il “planetario”. A vent’anni da Provincializing Europe
Dipesh Chakrabarty è considerato uno degli autori più significativi dei
subaltern studies indiani e delle teorie postcoloniali a livello
internazionale. Uno dei suoi lavori più noti e discussi, Provincializing
Europe. Postcolonial Thought and Historical Difference (Princeton-
Oxford 2000), ha rappresentato il punto di avvio di una discussione
intorno ai temi dell’Europa e della sua collocazione all’interno della
“globalità”. Nei suoi studi più recenti, focalizzati sulla relazione tra
uomo, ambiente e sistema capitalistico (come il volume The Planet
and the Human: The Anthropocene as Present, in corso di
pubblicazione), Chakrabarty ha tentato di ampliare l’impianto analitico
di Provincializing Europe, riflettendo sul progressivo superamento
dell’età della globalizzazione e sulla configurazione di una
contemporaneità caratterizzata da una crescente dialettica tra il
“globale” e il “planetario”. In questa intervista, che si è svolta
nell’estate-autunno del 2019, abbiamo sollecitato Dipesh Chakrabarty
a riflettere sui temi di Provincializing Europe alla luce delle
trasformazioni intervenute in Europa e nel mondo nel corso degli ultimi
vent’anni
L’Europa tra il “globale” e il “planetario”. A vent’anni da Provincializing Europe
Dipesh Chakrabarty è considerato uno degli autori più significativi dei
subaltern studies indiani e delle teorie postcoloniali a livello
internazionale. Uno dei suoi lavori più noti e discussi, Provincializing
Europe. Postcolonial Thought and Historical Difference (Princeton-
Oxford 2000), ha rappresentato il punto di avvio di una discussione
intorno ai temi dell’Europa e della sua collocazione all’interno della
“globalità”. Nei suoi studi più recenti, focalizzati sulla relazione tra
uomo, ambiente e sistema capitalistico (come il volume The Planet
and the Human: The Anthropocene as Present, in corso di
pubblicazione), Chakrabarty ha tentato di ampliare l’impianto analitico
di Provincializing Europe, riflettendo sul progressivo superamento
dell’età della globalizzazione e sulla configurazione di una
contemporaneità caratterizzata da una crescente dialettica tra il
“globale” e il “planetario”. In questa intervista, che si è svolta
nell’estate-autunno del 2019, abbiamo sollecitato Dipesh Chakrabarty
a riflettere sui temi di Provincializing Europe alla luce delle
trasformazioni intervenute in Europa e nel mondo nel corso degli ultimi
vent’anni
Covid-19 Impact on Platform Economy. A Preliminary Outlook
With this report, PLUS consortium wants to contribute to a large debate on the role of platform economy and on how to deal with labour transformations after Covid-19 outbreak. Considering the ongoing very unpredictable situation, the observations contained in the report should be considered as explorative to further investigations. In any case, we would suggest to avoid framing Covid-19 outbreak in 2020 as outstanding event clearly dividing what occurred before from what will occur shortly after. Rather, one of the purposes of this report is to test if some of the hypothesis we produced during the first year and half of the project are still persuasive even after virus appearance. At first sight it seems that Covid-19 pandemic highlights and, if anything, emphasizes very well some platforms characteristics we had already identified: the lack of social protections for platform workers, the becoming essential infrastructures of platforms, the digitalization of services, the changing nature of urban economies
"L'Europa non è mai esistita"
Il 9 maggio di settant’anni fa l’allora ministro degli esteri francese, Robert Schuman, diffuse la sua nota dichiarazione (concordata con Adenauer e redatta da Jean Monnet), in base alla quale la Francia si rese capofila dell’accordo che due anni più tardi avrebbe condotto alla nascita della Ceca. Spesso indicata come una svolta decisiva nell’esperienza della “costruzione europea”, a uno sguardo storicamente più accorto essa appare piuttosto come il passaggio intermedio di un percorso di integrazione infrastrutturale ed economica che iniziò a svilupparsi perlomeno dall’ultimo quarto dell’Ottocento. Il processo di integrazione continentale va pertanto inserito in una cornice cronologica più ampia di quanto solitamente non si faccia. Questo è quello che proviamo a tratteggiare in questa introduzione al numero 51 di Zapruder intitolato "Finis Europae" da noi curato
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