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Alt(r)o gradimento. Guerrini, la saga di Buttiglione e altri innesti
Rappresentante esemplare di una generazione di giovani intellettuali e artisti eclettici, attivi in diversi ambiti dell’industria culturale, Giacomo (Mino) Guerrini uno dei segreti meglio custoditi di sempre della storia del cinema italiano. Guerrini è stato molte cose: oltre che uomo di cinema – i cui film spaziano dalla commedia all’italiana all’horror, dalla spy-story al comico popolare – anche pittore e artista, giornalista e scrittore, autore televisivo e radiofonico. Un uomo di spettacolo e un intellettuale capace di muoversi su più piani e in diversi ambiti, senza mai preoccuparsi di distinguere tra cultura alta e bassa. L'intervento si focalizza in particolare sulla tetralogia di pellicole dedicate al popolare personaggio del Colonnello Buttiglione, ideato da Mario Marenco per la trasmissione radiofonica "Alto gradimento": un primo, sgangherato esempio di intermedialità da valutare tuttavia con un'attenzione che ne metta in luce, insieme agli innumerevoli difetti, gli elementi d'interesse.An exemplary representative of a generation of young, eclectic intellectuals and artists, active in various areas of the cultural industry, Giacomo (Mino) Guerrini was one of the best preserved secrets ever in the history of Italian cinema. Guerrini was many things: besides being a man of cinema - whose films range from Italian comedy to horror, from spy-story to popular comedy - he was also a painter and artist, journalist and writer, television and radio author. A man of show business and an intellectual capable of moving on many levels and in different areas, without ever bothering to distinguish between high and low culture. The essay focuses in particular on the film tetralogy dedicated to the popular character of Colonel Buttiglione, created by Mario Marenco for the radio program "Alto gradimento": a first, ramshackle example of intermediality to be evaluated, however, with an attention that highlights, along with the many flaws, the elements of interest
I materiali fittili da copertura da Cencelle: primi risultati di una ricerca in itinere
a cura di E. De Minici
Co-design versus User Centred Design: Framing the differences
It is a fact that design research, as a way of interpreting and producing knowledge on the reality, has enhanced, in the last decades, by applying a certain range of tools and practices (from users studies to prototyping from evaluating to redesigning) that currently are recognised under the umbrella of co-design. Forcing the vision, co-design is today understood and applied as the transversal approach to lead User Centred Design research into different design domains of application (from user driven projects conducted by design firms to open innovation projects leaded by companies that want to collaborate with their users in innovation generation) . As a consequence a general misunderstanding is emerging between the notion of co-design and that of User Centred Design (UCD) (Norman and Draper, 1986) such as any difference would exist between them.
Few works (Cautela, Rizzo, Zurlo, 2009; Marti and Bannon, 2009) attempt to confront these two areas of knowledge: the present one discusses the differences between them starting from the hypothesis that: UCD is a precise design method whose application conducts designers to develop usable design solutions for end users; co-design, as it is currently described in many design research contributions, is a set of creative techniques whose aim is to inspire the design process. Creative exercises are usually applied to enhance idea generation and concept design, they are characterised for the presence of non-designers (end users but not only) as participants and leaded by designers
Bologna sarà transitoria, ma io mi sento a casa. Studiare, abitare, vivere all'ombra delle due torri.
La mostra è il risultato di un percorso concettuale e sperimentale teso a trasformare l’esperienza di vita degli universitari a Bologna in materia da museo all’interno dei percorsi espositivi del Meus, Museo Europeo degli Studenti. L’installazione è un tentativo di individuazione e reinterpretazione di alcuni oggetti simbolo, di uso quotidiano, del contesto studentesco, in rappresentanza della sua vitalità e continuità. Attraverso alcune tematiche considerate centrali dell’essere studente a Bologna – il pendolarismo, la socialità, l’esperienza di convivenza, la laurea e le rivendicazioni femministe e abitative – la mostra offre una serie di istantanee oggettuali della storia autobiografica degli studenti Unibo. Gli oggetti espositi sono introdotti dai graffiti che tappezzano i muri del quartiere universitario, qui intesi come espressione di un sentire condiviso. Nel percorso espositivo, riconoscibile grazie al colore delle mura della città, l’arancione, gli oggetti e i vissuti degli studenti di oggi si mescolano con quelli custoditi dal museo, appartenuti agli universitari nell’arco di nove secoli. Il risultato è un gioco di contrasti e analogie che invita riflettere sulla dinamicità e insieme sulle persistenze dell’esperienza formativa e di vita che caratterizza la città di Bologna, sede della più antica università del mondo.
Il progetto espositivo è nato all’interno dell’insegnamento di Storia delle religioni: oggetti e patrimoni per il corso di laurea magistrale in Antropologia Culturale ed Etnologia dell’Università di Bologna sotto la direzione delle professoresse Francesca Sbardella, storica delle religioni e antropologa, Laura Pasquini, storica dell’arte e museologa e Maria Teresa Guerrini, storica moderna e referente scientifico del MEUS
Ventisei bibliotecari e professori di biblioteconomia rispondono a dieci domande poste da Mauro Guerrini su temi legati alla metadatazione
La metadatazione, scrive Mauro Guerrini, è la catalogazione nell’era in cui tutto è connesso. La tradizione catalografica viene confermata nella sua essenza proprio nel momento in cui aggiorna e rafforza le sue tecniche per permettere che il catalogo non sia solo “nel web”, ma che diventi “del web”, ovvero impieghi il linguaggio della contemporaneità, come ha sempre fatto nella storia. Al bibliotecario, quale persona di cultura, viene ora chiesto di acquisire competenze tecniche che lo rendano in grado di rispondere efficacemente alle nuove sfide (Diego Maltese, Prefazione). Il volume si caratterizza per un taglio innovativo: ventisei bibliotecari e professori di biblioteconomia italiani sono invitati a rispondere a dieci domande su temi legati alla metadatazione. Le interviste sono precedute da quattro saggi e sono seguite da un’ampia bibliografia critica
Rural Communities
Records describing life and organization in rural communities, particularly how the national government maintains relations with these villages.Royal Lao Government. "Rural Communities, Cantons or Tassengs, Villages or Bans" Excerpted from "Administrative Organization of Laos" by Dominique Guerrini, UN Expert in Public Administration, circa 196
La proiezione europea della nobiltà bolognese nel XVI secolo
il lavoro indaga i modi in cui la nobiltà bolognese del XVI secolo stringe contatti col resto dell'Europa: presenze di stranieri in città, insegnamento all'estero, pellegrinaggi, servizio diplomatico, attività commerciali, emigrazione per motivi di dissenso religioso, carriere militari; si esaminano poi i legami clientelari che alcune famiglie stringono con le corti di Asburgo, Valois, Tudor e altri sovrani e il rafforzamento progressivo del servizio al Papa come via per ottenere contatti internazionali ed emergere nella società local
"Ventrem feri": il 'potere' di Agrippina Minore e il rapporto con il figlio Nerone
Una delle figure più discusse e controverse della storia della dinastia giulio-claudia è senz'altro Agrippina Minore, figlia di Germanico e di Agrippina Maggiore, sorella dell'imperatore Caligola, moglie dell'imperatore Claudio e madre dell'imperatore Nerone. Il saggio cerca di metterne in luce le attività e il ruolo politico-dinastico, al di là della valutazione negativa degli storici romani classici
«Tanto gentile e tanto onesta pare»: Beatrice e Matilde donne 'angelo' e donne di potere fra storia e letteratura in epoca medievale
Tanto gentile e tanto onesta pare : il celeberrimo incipit dantesco richiama alla mente in modo immediato un’immagine ben definita della ‘donna medievale’, un vero e proprio cliché dell’immaginario collettivo nutrito della forza delle nozioni apprese in età scolare e, per questo, quasi incancellabili - per quanto stereotipe e semplificanti.
Secondo questo modello, Beatrice è l‘archetipo della ‘donna angelo’, spirituale, gentile, onesta, pura, un’apparizione, un’emanazione divina alla quale il poeta e l’uomo porgono omaggio e che essi servono come fa – o come dovrebbe fare - il vassallo col suo signore. Ella è una nobile signora – se non di nascita certamente di animo -, ricca di ogni virtù fisica e morale, eterea e bionda, elaborata in funzione delle figure maschili di riferimento anche quando dotata di un’intelligenza superiore e di capacità speculative di prim’ordine - come nel caso di Eloisa . Di fatto, rappresenta la conditio sine qua non della vita stessa dell’uomo e della sua capacità di portare a termine la propria missione esistenziale ed è necessaria al compimento di tale missione. Questi gli elementi essenziali, semplificati e schematizzati, di un ampio insieme di immagini del femminile medievale scaturite sia dalle elaborazioni letterarie legate all’incipit dantesco sia dalle suggestioni narrative derivate dal ciclo dei romanzi cortesi di Chrétien de Troyes . I romanzi cortesi, pur nella loro complicata, lussureggiante alle volte anche noiosa liturgia amorosa, intessuta di simboli di non semplice interpretazione, rielaborano in una varietà di declinazioni uno schema narrativo costante, nel quale la donna è, ugualmente, la dea ex machina dell’intreccio. In questo tipo di racconto il potere femminile è strettamente legato alla capacità femminile di innescare l’azione maschile, anche quando l’eroina rimane in apparenza inerte, e l’’eterno femminino regale’ si esprime nella capacità di fare agire il cavaliere, il guerriero, il poeta. Capacità non da poco, anzi: tuttavia, tale modalità rappresentativa, pur considerando la natura letteraria e retorica dei testi e senza cadere in anacronistiche ricerche di eventuali ‘femminismi’ ante litteram deprecandone l’assenza, propone un modello di ‘azione passiva’ che, senza un’analisi delle fonti storiografiche, documentarie, normative a integrare le letterarie, rischia di essere assunto in modo acritico come paradigma universale - seppur idealizzato - del ruolo femminile nella società medievale. Tali rappresentazioni, infatti, dotate della forza delle reminiscenze scolastiche, portano con sé il rischio di appiattire in modo unidimensionale – donna-angelo/dama cortese - la funzione della donna nell’ambito delle complesse dinamiche di relazioni e negoziazioni che informavano la società medievale e rispetto alle quali, invece, le donne - naturalmente le altolocate - svolgevano un ruolo di primo piano
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