3,906 research outputs found
La chiesa nel contesto interculturale. Risultati da una ricerca
Il cambiamento multiculturale della società italiana chiede con urgenza che
anche la comunità ecclesiale sia consapevole del fenomeno e adeguatamente formata per fronteggiarne opportunità e rischi, nell’incontro quotidiano tra fedeli di diversa origine culturale, linguistica e religiosa. La Diocesi di Brescia ha intrapreso un cammino per l’elaborazione di «buone prassi interculturali», in cui coinvolgere operatori pastorali sia laici sia consacrati. Una ricerca realizzata dal CIRMiB (Centro di iniziative e ricerche sulle migrazioni) dell’Università Cattolica di Brescia, intervistando un ampione di 65 rappresentanti di vari ambiti pastorali, ha indagato l’idea di interculturalità che scaturisce dalla presenza di stranieri nella comunità ecclesiale locale, e come queste percezioni ricadono sui diversi
settori delle attività ecclesiali. Maddalena Colombo e Francesca Peano Cavasola, che rispettivamente hanno curato la supervisione scientifi ca e la ricerca sul campo, presentano i risultati del progetto. Ne emergono requisiti essenziali, come una vera coscienza della diversità, una reale integrazione delle persone immigrate nella vita della chiesa, e la disponibilità ll’avvicinamento reciproco
Development of a debris index - Effect maps (700-1000 km)
This dataset contains data related to the publication "Francesca Letizia, Camilla Colombo, Hugh G. Lewis, Holger Krag, Development of a debris index, Stardust Final Conference on Asteroids and Space Debris, 2016"
DTP - University of Southampton. Funded by: EPSRC (EP/M508147/1), October 2015 to September 2019</span
DENTRO IL MUSEO
La Mostra 'DENTRO IL MUSEO' raccoglie gli esiti dell’attività didattica del Seminario Introduttivo Dentro il Museo. La Mostra è stata allestita presso la Sala delle Colonne del Castello del Valentino ed è rimasta aperta al pubblico dal 27 Febbraio al 3 Marzo 2023. La Mostra ha coinvolto tutti gli studenti iscritti al Seminario Introduttivo 'Dentro il Museo' a.a. 2022/2023 ed è stata curata dal Prof. Alessandro Colombo, Prof. Elisabetta Caterina Giovannini, Arch. Alice Bottelli, Arch. Davide Mezzino e Arch. Francesca Ronco
“Studi sul Settecento e l’Ottocento”, numero monografico speciale dal titolo Dante 2021. Tradizione e fortuna
Dante 2021. Tradizione e fortuna, a cura di Davide Colombo: Davide Colombo, Introduzione; Controversie settecentesche: William Spaggiari, Fra Cesarotti e Bettinelli: gli scritti danteschi di Giuseppe Fossati; Ricezione editoriale: Guglielmo Barucci, La figura di Dante nell’immaginario delle strenne femminili di inizio Ottocento; Sandra Carapezza, «Una melanconia soave e serena». Purgatorio V nei commenti ottocenteschi; Ricezione critico-estetica: Luca Mazzoni, Le postille di Vincenzo Monti ai commenti danteschi di Biagioli e Lombardi; Davide Colombo, John Taaffe e Ugo Foscolo; Dantismo cattolico: Franco Arato, Gli studi danteschi nell’età della Restaurazione: Giovanni Marco Ponta; Federica Millefiorini, Antonio Stoppani lettore di Dante; Filologia e critica: Angelo Colombo, Litigia inter curiam romanam saecularesque principes. Per la Monarchia di Karl Witte (1863-1874); Dantismo creativo: Francesca Favaro, Dante nell’opera di Giuseppe Regaldi; Massimo Castoldi, Nella torre prima del silenzio: Giovanni Pascoli e il canto di Ugolino
Filosofia e Matematica in Gilles Deleuze.
È possibile ricostruire la storia dei concetti e dei termini matematici frequenti nei testi di Gilles Deleuze nell’ambito della crisi dei fondamenti scientifici del Novecento, chiarendo il loro valore all’interno della scuola intuizionista francese: cosa finora non considerata sufficientemente dalla bibliografia secondaria sull’argomento. L’intuizionismo, a differenza delle altre due scuole più importanti, ovverosia il logicismo di Russell ed il formalismo di Hilbert, difende una concezione della matematica come assoluta opera creativa da parte del soggetto che, quasi letteralmente, la dispiega. Se in Inghilterra, America e Germania furono il formalismo ed il logicismo – con quote differenti e, spesso, miste – ad avere la meglio sulle Università e nei progetti di ricerca, in Francia ed in Italia l’intuizionismo ebbe invece una voce sufficientemente forte da influenzare intere generazioni di matematici e, in particolare, di non specialisti del settore: i filosofi. A partire da Poincaré, infatti, ovverosia da uno dei più importanti matematici dello scorso secolo, considerato dagli intuisti forti (Brouwer, etc.) come un loro fondamentale precursore nonché padre della topologia contemporanea, in Francia si diffusero un generale anti-logicismo ed anti-formalismo che hanno influenzato i più grandi epistemologi e, conseguentemente, i filosofi che a questi poi si rifecero; esattamente come Deleuze. Le tesi fondamentali dell’intuizionismo sono principalmente due: la matematica come costruzione e l’essenza psicologica temporale al fondo di questa scienza.
I testi di Poincaré vennero usati e studiati da Brunschvicg, maestro diretto di Gaston Bachelard, Cavaillès e di Albert Lautman. Brunschvicg fu il primo a trarre un significato filosofico dall’intuizionismo matematico di Poincaré, rafforzando ed estremizzando l’idea di una matematica intesa come pensiero matematico e non solo come scienza, e radicalizzandone la proprietà costruttiva, legata al volere del matematico stesso. Tuttavia, secondo Brunschvicg la matematica mancherebbe a se stessa se non si proiettasse nel mondo fisico, divenendo una fisica-matematica. L’aspetto costruttivo del neo-razionalismo, dunque, si carica di una forte componente modellistico-spaziale. Cavaillès e Lautman (fondamentali autori di riferimento per Deleuze) proseguirono sull’onda del loro maestro, ragionando sui concetti – non a caso – di struttura e di problema. Bachelard, infine, parlò apertamente di una topologia del pensiero e di una epistemologia polifonica, decentrata, costruttiva, che riguardasse più il pensare in quanto tale che non una scienza nello specifico: in altre parole, portò a compimento ed in maniera radicale l’idea latente nell’intero intuizionismo matematico di un pensiero creatore, radicalizzando però al tempo stesso anche il pensiero di Brunschvicg, suo maestro, installando la sostanza spinoziana proprio nel processo creativo in quanto tale.
Brunschvicg infatti scrisse anche un importante testo su Spinoza, ed è noto come Cavaillès stesso – morto fucilato dai nazisti nel 1944 – si considerasse uno spinozista, e pensasse la resistenza politica una “necessità della ragione”. Bachelard, in una non molto nota ma importante conferenza proprio su Spinoza che prenderemo in esame, legò esplicitamente il pensiero matematico alla Sostanza del filosofo olandese, pensandole entrambe come pensiero-creativo e dotandole di una certa importanza ontologica, capace di descrivere il farsi reale del mondo.
La prima tesi del mio lavoro è dunque la seguente: sostengo che i concetti matematici ereditati da Deleuze gli giungessero già filtrati da autori che installarono sul loro background intuizionista una forte matrice spinoziana-spaziale, con il risultato di crearvi all’interno una peculiare polarità concettuale. Da un lato la matematica è un atto intuitivo e creativo nel tempo calibrato sul soggetto (intuizionismo), dall’altro il dispiegarsi di strutture razionali che sottostanno al funzionamento del mondo (neo-razionalismo). Dimostrato questo, lo scopo del mio lavoro è ripercorrere la produzione di Deleuze seguendo l’oscillazione tra questi due poli, che permette di rispondere a molte domande sul cambio di registro dell’autore e, soprattutto, di fare chiarezza sul suo uso della matematica.
La mia tesi è che tutta la produzione deleuziana possa venire divisa in tre fasi a partire proprio dall’uso che l’autore fa della matematica:
- Abbiamo gli anni sessanta e settanta che, come abbiamo visto, sono vicini allo strutturalismo e hanno un preciso bersaglio politico: il calcolo differenziale fa da padrone, ovverosia la distribuzione della soggettività, la creatività assoluta e impossibile da determinare delle funzioni matematiche (leggibili anche come sperimentazioni politiche): in questo momento, è l’intuizionismo temporale bergsoniano il polo a cui Deleuze si rivolge.
- Abbiamo poi gli anni settanta e ottanta, dove il Fuori, il non dicibile, il non visibile, prendono piede. Il linguaggio smette la propria funzione assoluta, com’era invece nel primo momento: qui è la creazione di spazi (basti pensare a Mille Piani, dove il concetto di territorio e di rizoma, e non più di simulacro e di struttura, fungono da cuore del testo) ciò che sembra più premere a Deleuze, al punto da nominare una delle sue opere più importanti, ovvero La piega, con il nome di uno dei concetti chiave della topologia: ovverosia come uno dei sette modelli catastrofici possibili della teoria di Rene Thom. Dall’intuizione temporale, Deleuze scivola verso la costruzione spaziale, concretizzando maggiormente il polo spinoziano.
- Nel terzo periodo, quello degli anni ’90, Deleuze fa un ulteriore e straordinario passo in avanti, separando definitivamente la filosofia (che per la prima volta diventa apertamente creazione di concetti riferentesi al piano di immanenza) dalla matematica, che viene inclusa per la prima volta sotto la macrocategoria concettuale delle “scienze”. Questo, a mio parere, mostra come la matematica non sia mai stata sufficiente a Deleuze, che si trova – alla fine della propria vita – a volerla ridurre e a volerla superare, insieme alla filosofia stessa, nell’ottica di una creazione perpetua ed assoluta. Analizzando la terza fase propongo la terza tesi del mio lavoro: la proposta, secondo me, deleuziana di parlare di creazione senza soggetto e senza nemmeno concetto; ovverosia del “cervello” (ultima parte di Che cos’è la filosofia?).
Riassumendo, le tesi che sostengo sono principalmente tre:
- Mostrare la saldatura storico-concettuale finora lasciata quasi completamente in ombra dalla bibliografia secondaria tra la matematica intuizionista e lo spinozismo;
- Mostrare come, in questo concetto “doppio” di una matematica intuizionista-spinozista, Deleuze oscilli lentamente dall’aspetto più temporale (anni 50-60) all’aspetto più spaziale (anni 80-90): dai ruoli della soggettività, alla creazione di spazi, fino alla definizione dello Spazio Assoluto, ovverosia del piano di immanenza, dichiarato apertamente sono nell’ultimo Deleuze.
- Proporre un’analisi dell’ultimo Deleuze innovativa: il pensare una creazione che non sia né soggettiva né concettuale: oltre la filosofia, cioè, e oltre il soggetto
Small debris fragments contribution to collision probability for spacecraft in Low Earth Orbits
Around the Earth there are more than ten million objects larger than 1 mm that can interfere with other orbiting spacecraft. In particular, objects larger than 1 cm are considered massive enough to seriously damage or even destroy a satellite in case of collision. The traditional piece-by-piece approach to study the evolution of debris objects cannot be applied to small fragments their number is so large that the computational time would be prohibitive. This work proposes an alternative method based on the computation of the fragment density, whose evolution in time under the effect of atmospheric drag can be obtained with the continuity equation. The fragment density can then be used to evaluate the resulting collision probability. In particular, the proposed method is here applied to evaluate the consequence of some reference breakups on a list of target objects. In addition, the low computational time allows simulating many collision scenarios with different collision conditions to understand which parameters have the largest effect on the risk for other spacecraft
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