97 research outputs found

    Lingua d'acqua. La poetica di Antonella Anedda tra insularità e traduzione

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    L’articolo si concentra sulla raccolta poetica Historiae (2018) di Antonella Anedda, con particolare attenzione al tema dell’acqua, ancora poco esplorato dalla critica. Partendo dalla riconosciuta sensibilità topologica dell’autrice di origine sarda, si considererà come l’esperienza dell’isola influenzi la relazione tra soggetto poetico e ambiente circostante. L’insularità abitua ad accogliere nel proprio punto di vista l’alterità primaria del mare che, al tempo stesso, separa e collega l’isola al “Continente”. Oltre a rappresentare un’alterità dal punto di vista geografico-spaziale, l’acqua è, da più di un decennio, al centro delle riflessioni che, nel campo trans- disciplinare delle Environmental Humanities, auspicano una “svolta idrologica”: Thinking with Water (Chen et al., 2013) e Bodies of Water (Neimanis, 2017) sono i testi teorici di riferimento, radicati nel pensiero femminista della fenomenologia postumana, secondo cui l’acqua, nelle sue molteplici manifestazioni, fenomeno materico e discorsivo ad un tempo, può liberare un potenziale immaginativo che contrasti i paradigmi antropocentrici e antropocenici, con implicazioni sociali, politiche ed epistemologiche. Procedendo nell’argomentazione, si chiarirà come, seppur lontana da un approccio espressamente femminista, la poetica di Anedda sia informata da questo tipo di suggestioni e riflessioni, soprattutto attraverso testi di altre autrici che ha tradotto o delle quali ha scritto a sua volta (Elizabeth Bishop, Anne Carson, Roni Horn), interrogandosi sulla relazione tra acqua e linguaggio. L’essere tra lingue – come tra luoghi –, in relazione con l’alterità, sia essa il non-umano animale o vegetale, l’infinitamente piccolo o lo smisuratamente grande – della biologia, della geologia o dei fenomeni celesti – che Anedda integra nei suoi versi, in Historiae si manifesta nel dialogo tra italiano e limba sarda, lingua affettiva e orale nella quale si materializzano luoghi, corpi e suoni cari all’autrice. Tuttavia, è solo nel limarsi reciproco tra lingue, nello spazio di incertezza e vulnerabilità che si apre tra italiano e limba, tra il desiderio di disperdersi e la spinta a stabilire legami attraverso la reiterata metafora tessile, che l’autrice trova momenti di equilibrio precario con l’ambiente circostante

    Un’isola esposta: lettura ecocritica per una contro-narrazione della Sardegna (Deledda, Atzeni, Anedda)

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    Nel panorama italiano, la Sardegna, più di altre regioni, rappresenta oggi un precipitato, in forma insulare, di una particolare condizione all’interno della cornice più ampia dell’attuale crisi socio-ambientale. Nell’immaginario comune è la meta delle vacanze con il mare cristallino, dimenticando spesso la dissonante militarizzazione dell’isola data dalla presenza di basi NATO che, oltre ad occuparne una superficie vastissima, insieme ad altri fattori, concorrono a inquinarne suolo e acque: la Sardegna è la regione italiana con il maggior numero di ettari contaminati (cfr. Report SNPA 337/2021). La speculazione edilizia, negli anni, ha privatizzato e cementificato irreversibilmente le coste con esiti oscillanti tra il “troppo-pieno” della turistificazione di massa e i vuoti sospesi dell’abbandono (cfr. «Menelique», 8, 2022, pp. 84-89, 96-101), mentre l’entroterra conserva il fascino folkloristico che rinforza la narrazione “tossica” (Armiero, 2021) di una terra arretrata, determinandone la marginalizzazione. La Sardegna, come spesso accade ai Sud del mondo, è stata ed è tutt’ora, in forme variate, territorio di conquista e estrattivismo – soprattutto minerario –, risorsa da mettere a valore, innescando meccanismi secolari e intersezionali di slow violence (Nixon, 2011). Una violenza per certi versi silenziosa e sotterranea che permea la totalità delle componenti di un ecosistema (Alaimo, 2010) e che si manifesta anche sul piano linguistico (Glissant, 1990; Casanova, 2015) dove, accanto all’italiano, resiste l’uso della limba sarda. Partendo da queste premesse, dopo un necessario posizionamento biografico e metodologico come non originaria sarda, studiosa di environmental humanities e, più nello specifico, di ecocritica con incursioni nella teoria geocritica (Westphal, 2009), proporrò una contro-narrazione che metta in luce la relazione elementale e profonda tra umano e non-umano che emerge da una selezione di testi di tre autori sardi: Grazia Deledda, Sergio Atzeni e Antonella Anedda. Se ne Il nostro padrone (1910), con sensibilità ecologista e consapevolezza del relativo valore politico ante-litteram, Deledda denuncia la speculazione boschiva ai danni del monte Ortobene e della comunità nuorese, nella prosa di Atzeni il tempo circolare del mito riconnette l’umano alla ciclicità della natura. «Passavamo sulla terra leggeri come acqua» (Atzeni, 2000), racconta il guardiano del tempo, Antonio Setzu. La sua voce ripercorre la storia millenaria dei S’ard, «danzatori delle stelle», lungo tutto il romanzo che intreccia il “noi” dell’oralità, con cui da sempre si tramanda la storia collettiva degli antichi, e l’“io” del narratore-scrittore alter-ego di Atzeni. Infine, la compenetrazione tra paesaggio e testo (Iovino, 2006; 2022; Iovino, Oppermann, 2014) trova pieno compimento nella raccolta poetica Historiae (2018) di Anedda in cui lingua-madre e terra di origine – seguendo la lezione di Zanzotto – si fondono, trovando nella parola una possibilità di relazione con l’alterità temporale, geografica e non-umana: i confini tra vita e morte sfumano fino alla dispersione del pronome “io”. Con le parole della poeta, «[...] l’isola non è isolata, ma esposta» (Anedda, 2021) e il linguaggio della letteratura ha saputo, nel tempo, condensare e rappresentare le forme di resistenza sviluppate praticando un ascolto e una conoscenza radicali dei luoghi che, in modi diversi, hanno attraversato l’esperienza di questi scrittori

    La caduta di Icaro: Su spazi e forme in Geografie di Anedda.

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    A partire dal dialogo tra arte, ambienti raffigurati e scrittura nelle prose di Geografie, il saggio indaga i dispositivi formali adottati da Anedda nella rappresentazione degli spazi. Vengono prese in analisi le strategie narrative utilizzate per scardinare la dialettica tra spazio umano, risultato di una stratificazione temporale e culturale, e paesaggio indipendente dalla presenza umana: questa postura antiantropocentrica, insieme con gli elementi formali che ne derivano, fanno reagire l’opera di Anedda con la linea darwiniano-leopardiana che, nel Novecento, arriva fino a Italo Calvino.   English title: \u27The Fall of Icarus. On spaces and forms in Anedda\u27s Geografie\u27 Starting from the dialogue between art, depicted environments and writing in the prose of Geografie, this essay investigates the formal devices adopted by Anedda in representing spaces. The essay analyzes the narrative strategies used to unhinge the dialectic between human space, as a result of temporal and cultural stratification, and landscape, as a space independent from human presence: this anti-anthropocentric posture, together with the formal elements that derive from it, make Anedda\u27s work react with the Darwinian-Leopardian line that, in the twentieth century, reaches an author like Italo Calvino.

    «Geografie». La scrittura come esercizio

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    Il saggio propone una riflessione intorno al lavoro poetico di Anedda mettendone in evidenza alcune delle matrici concettuali e delle soluzioni espressive che permettono di interpretare l’esperienza dell’autrice come forma di meditazione intorno alla temporalità. Per mostrare come si articoli questo «esercizio» dell’esposizione al tempo si prende in esame in particolare il libro Geografie.   Writing as Exercise This essay offers a reflection on Anedda\u27s poetic work, highlighting some of her probable conceptual matrices and some of her main expressive solutions. The analysis delves on her recent book “Geografie”, and brings to the conclusion that the author\u27s experience is related to the tradition of meditation on temporality

    Soglie dell\u27impermanenza: Lo spazio etico della poesia di Antonella Anedda

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    The article focuses on the relevance of space in Antonella Anedda\u27s work, understood as an experience of openness to reality and history, as well as loss of protection and guarantees. It is then highlighted how the author\u27s poetics of space can be usefully placed in dialogue with Benjamin\u27s reflection in the Passages on "threshold experiences". Subsequently, the article aims to show the peculiarity of the reception by Anedda of the German-speaking poet Paul Celan, in an ethical rather than an aesthetic or merely existential key, starting precisely from a proximity regarding the relationship between the poetic word and "threshold words", between silence and the need to speak (and testify), in both authors

    L'identità, la morte, l'ago della memoria. Salva con nome di Antonella Anedda

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    Il saggio analizza e commenta la raccolta di poesie di Antonella Anedda "Salva con nome", con riferimenti intertestuali ad altre opere in versi e in prosa della stessa autrice. Individua puntuali caratteri di stile e i nuclei fondamentali della sua poetica, in particolare il significato della memoria, il rapporto con i morti, l'importanza dei gesti di cura, l'influenza delle radici geografiche e culturali.The essay analyzes and comments on the collection of poems by Antonella Anedda "Salva con nome", with intertextual references to other works in verse and prose by the same author. The essay identifies the core nuclei of Anedda's poetics, in particular the meaning of memory, the relationship with dead or desappeared beloved, the importance of gestures, the influence of geographic and cultural roots

    «Onzi tandu naro una limba mia»: Aspetti, temi e problemi della poesia in «limba» di Antonella Anedda

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    L’articolo si propone di analizzare la produzione in lingua sarda di Antonella Anedda. A partire dalla raccolta Dal balcone del corpo si mettono in evidenza i principali snodi tematici connessi a questa particolare zona creativa della poesia aneddiana, relazionandoli con quelli maggiori presenti anche negli altri libri della poetessa. A conclusione del discorso si propone una interpretazione che indaga i motivi e le implicazioni intertestuali comportate dalla scelta del dialetto sardo, inteso dall’autrice come una lingua “ibrida” che di necessità si relaziona con il proprio vissuto esistenziale.   The article aims to analyze Antonella Anedda\u27s poems in Sardinian language. Starting from the collection Dal balcone del corpo, the article point out the major themes inside Anedda’s works and investigates reasons and intertextual implications involved in the choice of the Sardinian dialect, understood by the author as a "hybrid" language that necessarily relates to one\u27s own existential experience

    La vita dei dettagli de Antonella Anedda: diálogo interartes no detalhe

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    Nunca um título foi tão literal. Na sua obra La vita dei dettagli, Antonella Anedda cumpre todas as letras do seu título. Isolando detalhes de obras de arte, a autora dá-lhes vida em registos ecfrásticos que convocam outras obras e artistas, num vasto mundo de referências que constitui o seu Museu Interno, Museu Imaginário, segundo outros. Nesse mundo e museu, encontramos poetas que dialogam com pinturas e artistas gráficos que se apoiam na palavra e na Literatura. Mas não só, também a Crítica e os teorizadores são aqui convocados, fazendo desta obra um texto híbrido a meio caminho entre o ensaio, a prosa poética e o registo de viagem e memórias. Mas nem todos os livros de género misto e transversal têm a particularidade de A vida dos detalhes de Antonella Anedda: o seu contributo único no âmbito dos Estudos Comparados e Interartes e a afirmação da modernidade e singularidade desta poeta italiana.Never a title has been so literal. In her work La vita dei dettagli, Antonella Anedda fulfills all the words of her title. Isolating details of works of art, the author gives them life in ecfrastic records that join other works and artists, in a vast world of references that constitutes her Internal Museum, Imaginary Museum, according to others. In this world and museum, we find poets who dialogue with paintings and graphic artists who support their work on words and Literature. But not only that, Critique and theorists mark also presence here, making this work a hybrid text halfway between the essay, the poetic prose and the recording of travel and memories. But not all books of mixed and transversal genre have the particularity of Anedda's book The life of the details: its unique contribution to the Comparative and Interart Studies and the affirmation of the modernity and singularity of this italian poet

    Acquamanili nella liturgia cristiana (IV-XVI secolo): il bronzo della Pinacoteca Nazionale di Cagliari

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    Gli acquamanili sono degli utensili che hanno una funzione liturgica nel rito cristiano, le cui origini sono verosimilmente legate a oggetti di uso profano. Il saggio analizza la funzione e le tipologie dei pochi manufatti giunti ai giorni nostri, databili tra l’VIII e il XVI secolo. Queste suppellettili occupano una posizione particolare nella storiografi a specialistica, in quanto considerati dagli studiosi “tra gli oggetti più artistici”, principalmente nell’ambito dei bronzi. Di tale materiale è costituito l’acquamanile a forma di pavone musealizzato nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari, per il quale si affronta un’analisi storiografi ca e d’archivio, si propongono dei confronti formali e si suggeriscono un inquadramento cronologico e un ambito di provenienza basato sui dati storici.Aquamaniles are tools that have a liturgical function in the Christian rite, the origins of which are likely to be linked to objects of profane use. This essay analyses the function and the types of the few examples that have survived to this day, dating from the eighth to the sixteenth century. These ornaments have a significant position in the specialist historiography, having been considered by art historians to be “among the most artistic objects” especially those produced in bronze. Bronze is the material used for the aquamanile in the shape of a peacock that is kept in the National Gallery in Cagliari. Subjecting this important object to historiographical and archival analysis, this study advances a formal comparison that suggests a chronological framework and a place of origin based on historical data
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