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En souvenir de Ferdinando Fava
International audienceArticles retraçant la carriere de l'anthropologue Ferdinando Fava decedé en aout 202
Ferdinando Fava, Banlieue de Palerme. Une version sicilienne de l'exclusion urbaine, Parigi, L'Harmattan, 2007, 386 pp.
Recensione del volume di Ferdinando Fava
Antropologia, città e impegno civile. In ricordo di Ferdinando Fava
Il 14 agosto 2025, due giorni dopo aver compiuto 65 anni, è venuto a mancare Ferdinando Fava, Professore ordinario di Antropologia culturale presso il Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità dell’Università di Padova e membro del Comitato Scientifico della rivista. L'articolo ricorda il contributo dello studios
Ferdinando Fava, "Lo Zen di Palermo. Antropologia dell'esclusione", Franco Angeli, Milano 2008
La precomprensione indotta dai media può essere talmente distorta e, al contempo, forte e pervicace, da vanificare un processo autonomo di conoscenza. Questo muro mediatico ha raggiunto spessori notevolissimi nel caso del quartiere Zen di Palermo svilendolo oltre la realtà dei fatti, attraverso il ricorso a cliché stereotipati. Per infrangere questa barriera, Ferdinando Fava ha deciso di abitare allo ZEN per comprendere cosa si nasconde dietro la stigmate mediatica che pone il quartiere palermitano ai margini della città e oltre i confini dell’esistenza civile. Il libro-inchiesta, infatti, prende corpo dall’esperienza empirica che ha portato l’Autore a conoscere insieme al luogo, la gente e gli operatori sociali che, a vario titolo, si sono interessati al quartiere.
Fra le conclusioni dell’inchiesta fa capolino la distanza che ogni interlocutore pone fra sé, i vicini e il quartiere per allontanare l’invadente stigmate di ghetto. Tale cicatrice sbiadisce alla fine della ricerca di Fava che riesce a dimostrare, attraverso gli incontri, come l’abitare prevalga anche in una realtà urbana complessa e, per chi resta in balia dei media, impenetrabile
Il corpo "eccedente" del visionario e la sua neutralizzazione polemica tra mondo ellenistico-romano e cristianesimo antico
This essay aims at analyzing the function and the role of body in visionary experiences and/or accounts from ancient Christianity. Starting from some early Christian texts (Iren., Adv. Har.; Eus. Caes., Dem. Ev.), the analysis covers a strict comparison with other visionary experiences from Hellenistic-Roman world (of which early Christianity is obviously part), and such a comparative platform allows to show the significance and the cultural values of the body in both the visionary experience (or the supposedly visionary experience) and the written reconfiguration in texts arising (or supposedly arising) from that experience
Il corpo parla, la voce tace:tre lenti analitiche per interpretare un movimento
«Difendere con i seni nudi l’uguaglianza sociale e sessuale nel mondo»
è il manifesto programmatico di Femen, movimento di attiviste che lottano attraverso mezzi non convenzionali – esposizione del corpo femminile nella sfera pubblica come strategia di protesta – contro il potere maschile espresso nel patriarcato, nella politica, nella religione. Con femministe e non di tutte le latitudini schierate contro di loro – incluse quelle della nativa Ucraina – e con i mass media pronti a documentare e a diffondere ogni loro uscita in strada, le Femen sono un fenomeno del nostro tempo su cui vale la pena di soffermarsi; al di là della loro visibilità, infatti, costituiscono «food for thought», materiale di riflessione. Nelle pagine che seguono abbiamo scelto di guardare il movimento attraverso tre lenti analitiche – femminista, politica e performativa – non necessariamente escludenti tra lor
L’ascolto antropologico: epistemologia, etica e (in)giustizia
How do anthropologists listen? What is the epistemological “status” of listening in anthropological
research? The author presents listening as a practice that cannot be
reduced to a mere socio-cognitive and semiotic process or methodical prescription.
Anthropological listening always turns out to be conformed in its modus operandi by the
theoretical frameworks in which anthropologists inscribe themselves and which selectively
define the aims of the research itself as well as the relevance of the ethnographic
materials collected. The author proposes to consider anthropological listening as a
foundational social act in which the time and space of its becoming is the medium
where the interpretation of the collected material takes shape. And it is in this becoming,
“in and out” of the field, that the distinctive ethical dimension of the anthropological
listening manifests itself
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