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Ecologia ed estetica nel progetto di paesaggio
Ecologia ed estetica formano un’endiadi densa di significati così come natura e cultura o paesaggio e ambiente. L’associazione dei termini veicola, di norma, una contrapposizione strumentale frutto della cultura moderna occidentale che ha costruito e alimentato rivalità tra scienze dure e umanesimo. Nel mondo antico la loro sovrapposizione non era in discussione e oggi questa scissione ci appare di nuovo come una forviante simulazione di opposti.
Il seminario di studi dal quale prende il titolo il volume, coordinato da Fabrizio Toppetti e svoltosi all’interno del Dottorato di Ricerca in Paesaggio e Ambiente della Sapienza Università di Roma, aveva l’obiettivo di indagare temi e modalità di una possibile ri-composizione attiva e operante, necessaria e urgente.
Questo volume raccoglie le riflessioni presentate e maturate in quell’occasione di confronto transdisciplinare alla quale hanno partecipato attivamente studiosi, docenti e dottorandi chiamati anch’essi a proporre un proprio punto di vista originale.
Ne emerge un panorama di sicuro interesse ricco di stimoli e di sfaccettature interpretative diversamente convergenti che, lungi dal proporre sintesi, costituisce un ulteriore momento di chiarificazione degli obiettivi da perseguire.
Contributi di: Franco Brevini, Alessandra Capuano, Giulia Cazzaniga, Gianni Celestini, Isotta Cortesi, Elisabetta Cristallini, Paolo D’Angelo, Federico Desideri, Fabio Di Carlo, Federico Di Cosmo, Daniele Frediani, Chiara Giuliani, Giampiero Mazzocchi, Federica Morgia, Cristina Imbroglini, Sara Protasoni, Luca Reale, Donatella Scatena, Leone Spita, Fabrizio Toppetti
Appennini: Montagne a bassa definizione
Il testo introduce il concetto di “montagna a bassa definizione”, proposto come chiave interpretativa della montagna appenninica.
In primo luogo, questa lettura prende forma da un’inevitabile confronto con l’idea universale di montagna, radicata da secoli nell’immaginario collettivo, coincidente – per la quasi totalità della cultura occidentale – con la catena alpina. Se ne mette in mostra una differente “montuosità”, attraverso una lettura tematica degli spazi e delle vicende territoriali che, seppur meno riconoscibili, presentano una propria peculiarità e possibilità di sintesi.
Il secondo passaggio tenta di stressare la tenuta di alcune rappresentazioni territoriali ormai consolidate – come le Montagna di Mezzo, l’Italia di Mezzo, la Metromontagna, l’Internità, etc. – per comprendere quanto dell’attuale geografia appenninica può essere ricompresa sotto questi sguardi e quanto ancora sfugge agli attuali strumenti culturali di identificazione.
Il terzo ed ultimo passaggio riguarda la contestualizzazione del concetto di “montagna a bassa definizione”, la sua potenziale adeguatezza nel descrivere spazi e fenomeni territoriali non facilmente osservabili con altre categorie analitiche e interpretative. Ciò naturalmente porta con se una dimensione proiettiva e progettuale
Una nuova luce sula montagna
Negli ultimi anni si assiste a un rinnovato interesse verso la montagna, che per lungo tempo ha occupato un ruolo marginale all’interno della cultura progettuale e nel dibattito sul governo del territorio, faticando a emergere al di fuori di determinati contesti culturali. Ora la montagna si è disvelata in tutta la sua drammatica urgenza, è diventata argomento di dominio pubblico. Non è solo una questione di tendenze, ma il risultato di un progressivo succedersi di cose che hanno portato studiosi, pianificatori, progettisti e amministratori a rivolgere il loro sguardo verso monte. È stata una riscoperta scandita da episodi che, riletti a posteriori, definiscono le coordinate di un progressivo cambio di prospettiva e di nuove sfere di operabilità progettuale
Montagne a bassa definizione. Gli Appennini tra crisi di identità e cambiamento
La dorsale appenninica è la catena orografica più grande del Paese con un’estensione territoriale superiore all’Ungheria, al Portogallo o all’Austria. Nonostante la sua ingombrante presenza, per i più, rimane un rilievo minore, perennemente in bilico tra il «non-ancora Alpi» e la montagna di serie B.
La bassa altitudine, le cime «arrotondate», la frammentazione in valli e altipiani, la relativa facilità d’accesso e i morbidi versanti boscosi l’allontanano dall’idea universale di montagna, tradizionalmente identificata nella cultura occidentale con la catena alpina. Ciò accade perché gli Appennini, prima di essere una regione geografica, sono luoghi della mente sui quali proiettiamo qualità e caratteristiche maturate all’interno della cultura collettiva.
Se da una prospettiva realistica gli Appennini esistono indipendentemente dalla percezione umana, come rilievi orografici, tutt’altra storia è se li esaminassimo a partire dalla costruzione culturale che ne ha fatto la società, da chi li vive, li studia, li racconta e li progetta.
L’appenninicità viene descritta attraverso una rete di narrazioni, distorsioni e reinvenzioni che, giocoforza, contribuiscono all’invenzione di una geografia dal duplice volto in cui la dimensione romantico-consumistica, tendenzialmente edulcorata e depurata da fratture e fragilità, convive con quella meno incoraggiante dell’internità, costruita sulle diseguaglianze e le minori opportunità che le popolazioni montane sperimentano rispetto a quelle cittadine.
Questo libro offre una rilettura dell’ambiente appenninico, o meglio, un’indagine sul suo stato di montanità. Propone degli spunti concettuali per decostruire e ricostruire l’entità geografica alla luce della contemporaneità, affinché le venga riconosciuto quel diritto ad essere considerata montagna senza dover ricorrere necessariamente a un termine di paragone
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Quando la natura diventa tecnica. Esperienze estetiche nel paesaggio innevato
Se in generale il tema dell’architettura terza (l’insieme delle forme tecnologiche che non sono direttamente abitabili, ma consentono di espletare i servizi insediativi) non riveste un ruolo centrale all’interno della cultura progettuale legata al paesaggio, assume un valore di bisogno profondo nei contesti caratterizzati da condizioni climatiche particolarmente rigide e perduranti, che a differenza di quanto si possa pensare costituiscono una grandissima porzione del nostro pianeta. Solo per darne un'idea, l'estensione media stimata delle aree sottoposte periodicamente a copertura nevosa e alla presenza su larga scala di ghiaccio, si aggira intorno al 9% della superficie totale della Terra (oceani compresi). È facile comprendere come in determinate condizioni l’habitat umano non può prescindere dalla messa in opera di specifiche infrastrutture tecnologiche finalizzate a rendere abitabili e produttivi territori altrimenti fortemente limitati, quando non addirittura preclusi, dalla durezza del clima. Si pensi ad esempio ai dispositivi di messa in sicurezza dei versanti innevati, alle infrastrutture di produzione delle economie turistiche legate agli sport invernali, agli espedienti tecnologici per la sicurezza stradale, alle architetture di resistenza al freddo e alla neve delle città nordiche.
Che si tratti di infrastrutture imponenti, di elementi seriali, di oggetti disposti in maniera episodica nel territorio, tali manufatti concorrono in modo determinante alla costruzione visiva e sensoriale dei paesaggi innevati. È chiaro che il ripensamento dell’esperienza estetica dovrebbe porsi su un piano intenzionale, ed il progetto in questo può costituire un valido mezzo attraverso il quale conciliare etica, estetica e natura in una nuova, e più performante, immagine del paesaggio innevato
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