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    La transizione di uno standard. Una geografia di diritti costituzionali

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    Il lavoro di tesi propone una Il lavoro nuova cornice ermeneutica per rileggere in chiave costituzionale il decreto sugli standard urbanistici (1444/68), intesi nella loro consistenza fisica e in relazione alle pratiche spontanee e instabili che riattivano questo patrimonio obsoleto e inadeguato ereditato dai processi moderni di espansione della città. Attraverso un triplice movimento, che dagli spazi delle attrezzature passa alle pratiche sociali, dalle pratiche ai diritti costituzionali e dai diritti precipita di nuovo sugli spazi a standard, si riconosce un processo di emancipazione che dà dignità sia alle attrezzature che alle comunità intorno ad essi si costruiscono.The thesis proposes a new interpretative framework to reread throught the lens of Constitutional rights the decree on urban planning standards (1444/68), understood in their physical consistency and in relation to the grassroots unstable social practices that reactivate this obsolete and inadequate heritage inherited from the Modernist paradigm of expansion of the city. Through a threefold movement, which passes from collective spaces to social practices, from practices to constitutional rights and from rights falls back onto standard spaces, a process of emancipation is recognized that gives dignity to both the equipment and the local communities

    Il territorio veneto alla prova degli standard urbanistici

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    In un territorio caratterizzato da fenomeni di dispersione insediativa come quello veneto, l’operatività degli standard urbanistici ha seguito una pluralità di percorsi, anche nel solco delle voluzioni della normativa regionale, producendo un insieme vasto e diffuso di attrezzature e spazi collettivi. La crescente sensibilizzazione ambientale e l’emergere di nuove pratiche sociali hanno ad esempio portato alla realizzazione di complessi dispositivi ambientali estesi alla scala territoriale. Oltre ad agire come strumenti di miglioramento delle prestazioni ecosistemiche, questi spazi hanno rafforzato l’offerta di attività del tempo libero e sono andati a costituire un considerevole patrimonio di suoli pubblici

    Un'alternativa per il litorale italiano: le concessioni come strumenti di cura socio-ecologica

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    Il contributo discute la prospettiva di un diverso progetto per le coste italiane, a supporto di una politica di cura condivisa per un patrimonio socio-ecologico in degrado, partendo dalle concessioni come dispositivo di gestione che renda realizzabile un progetto di recupero e ripristino ambientale e paesaggistico. Luogo dallo spessore variabile, le coste rappresentano uno spazio di transizione tra terra e acqua, sono un ambito fragile e complesso e possono essere intese come laboratorio di ricerca per capire quali processi ambientali e di gestione sostenibile stanno avvenendo sul territorio, e per analizzare gli impatti che i cambiamenti climatici stanno già provocando. Quasi la metà della superficie litoranea accessibile oggi è occupata da concessioni balneari ad uso turistico-ricreativo, che ne regolamentano la gestione e gli usi. Questo strumento amministrativo, quindi, sembra essere un nodo critico prioritario, tema che riemerge ciclicamente, in vista dello scadere delle concessioni, di anno in anno prorogate, per poter allinearsi alla direttiva europea 2006/123/CE (Bolkestein). A partire dalle esplorazioni del caso-studio dell'Oasi degli Alberoni - un'area protetta alla punta estrema meridionale del Lido di Venezia - il contributo propone alcune prime riflessioni che descrivono lo stato di degrado dell'area e individuano temi e questioni emergenti su cui fondare la riscrittura di una nuova forma di concessione come strumento di cura socio-ecologica, in grado di valorizzare i territorio, preservarlo per le generazioni future e rendere attuabili progetti di trasformazione spaziale rispettosi della fragilità degli habitat costieri

    Rigenerazione urbana e riattivazione economica del Parco scientifico tecnologico di Venezia

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    Il caso presentato è Vega (Venice gateway for science and technology), il Parco scientifico tecnologico di Venezia, comparto urbano realizzato nel corso degli anni Novanta nell’area di prima industrializzazione di Porto Marghera insediata negli anni Venti del secolo scorso, collocato in posizione strategica a ridosso della laguna di Venezia, vicino ai principali hub della mobilità, ma enclave sconnessa nei confronti dell’intorno urbano, oggi parzialmente abbandonato e sottoutilizzato. Di proprietà pubblicoprivata, isola monofunzionale dalla forte e voluta caratterizzazione a terziario avanzato che ne limita drasticamente l’evoluzione e la trasformabilità in seguito alla crisi, può essere definito come quartiere lavoratorio, utilizzato dai suoi silenti abitanti in fasce temporali ben definite. Nonostante oggi a Vega risultino insediate circa 200 tra aziende e start-up innovative ospitando circa 2000 addetti, la potenzialità che questo ambito esprime è assai più importante. Il testo che segue riflette brevemente su alcuni temi che la rigenerazione di uno spazio come Vega aggiunge ai tanti già in discussione: in primo luogo spinge a riflettere su quali lavori la città è in grado e sarà in grado di attrarre nei prossimi anni; in secondo luogo si interroga su come la presenza di funzioni altre rispetto a quelle lavorative e di spazi collettivi possa contribuire a generare valore e sviluppo intercettando altre economie; infine, sostiene la necessità di ridefinire concetti fondamentali per descrivere le nuove geografie urbane, come periferia e disagio

    Sentinelle di biodiversità. La governance di un processo partecipato a supporto del Maritime Spatial Planning

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    Il contributo vuole presentare un processo di governance dal basso, costruito attraverso il progetto Interreg IT-HR “CREW” e confluito nella rete di un ulteriore Interreg “HATCH” che capitalizza dati, procedure di monitoraggio e buone pratiche sviluppate da precedenti programmi comunitari nell’area dell’arco Adriatico, a supporto del Maritime Spatial Planning. L’ipotesi che si propone è che, accanto alle azioni di monitoraggio marino più tradizionale, le forme di conoscenza e monitoraggio “macro” assumono un ruolo complementare: alcune trasformazioni fisiche e spaziali possono essere osservate anche con l’azione quotidiana dei cittadini che svolgono un ruolo di sentinelle dello stato di salute della biodiversità e dei rischi collegati al cambiamento climatico in un territorio fragile, come la laguna di Venezia. All’interno di un consorzio di progetti molto tecnici, l’azione di Iuav intende quindi integrare la governance di un territorio all’interfaccia tra terra e acqua, in grado di fornire forme innovative di citizen science, attraverso tre microstorie che ripercorrono luoghi-attori-pratiche

    Produzioni in città: fenomeni emergenti e segnali di futuro nel territorio intermedio tra Mestre e Marghera

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    Il testo che segue discute della stretta relazione tra rigenerazione urbana, riattivazione economica e sviluppo locale in un territorio intermedio: l’interfaccia tra Mestre e Marghera. A partire da due ricerche finanziate dal Fondo Sociale Europeo (FSE) e condotte negli anni recenti, la riflessione si è articolata a ridosso di alcuni interrogativi. In primo luogo quali lavori la città è in grado e sarà in grado di attrarre nei prossimi anni. In secondo luogo come la presenza di un insieme articolato di funzioni oltre a quelle lavorative e agli spazi collettivi, possa contribuire a generare valore e sviluppo intercettando altre economie. Infine, come la ridefinizione di concetti importanti come periferia e disagio consenta di descrivere nuove geografie urbane e sociali. L’attività di ricerca ha adottato un approccio articolato, mobilitando una pluralità di saperi e di forme d’indagine: dall’analisi delle morfologie fisiche alla mappatura delle attività produttive piccole, micro e dei loro spazi d’azione; dalla rappresentazione e fruizione di tali dati in forma divulgativa con l’uso di tecnologie audiovisuali e digitali alla sperimentazione dell’efficacia di nuovi modelli di business. Il ricco partenariato di università italiane e straniere e di aziende locali, che ha collaborato alle ricerche mettendo a disposizione conoscenza locale e competenze tecniche, ha aiutato nel superamento di alcuni deficit anche attraverso il confronto tra buone pratiche

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
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