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    EMILIO MATTIOLI E LE COSTELLAZIONI DELL'ESTETICA

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    ANALISI CRITICA DELLA PRODUZIONE SCIENTIFICA DI EMILIO MATTIOLI FRA ESTETICA, POETICA, RETORICA E TEORIA DELLA TRADUZION

    Parole in movimento e ascolto dell'altro. Il problema del tradurre nella riflessione estetica di Emilio Mattioli

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    Il saggio analizza il ruolo cruciale giocato dal problema del tradurre nella riflessione estetica di Emilio Mattioli, mostrando come esso permetta di riarticolare i nodi teorici della nuova fenomenologia critica di Luciano Anceschi: dalla nozione di poetica al nesso autonomia-eteronomia, dalla questione dei generi letterari al rapporto fra teoria e storiografia. Risalendo fino ai primi scritti pubblicati da Mattioli, ed esaminando il confronto poi attivato con Meschonnic, Apel e Berman, il saggio evidenzia infatti che il problema della traduzione letteraria enuclea in sé alcune fondamentali esigenze: inserire il testo in una ricca trama di relazioni, risignificando continuamente la teoria a contatto con la vivente e vissuta realtà; dialogare con il testo senza annullare mai la sua distanza, cioè rispettandone sempre l’irriducibile alterità; ripensare le funzioni tanto del linguaggio quanto delle discipline che lo studiano. Nonostante l’importante contributo offerto da Mattioli all’odierna traduttologia, il problema del tradurre non appare dunque fine a se stesso, ma diventa il luogo dove interrogarsi nuovamente sui processi del linguaggio, la specificità della letteratura e gli orizzonti di senso aperti dalla riflessione estetica

    Una "disperata" volontà di capire (Emilio Mattioli e i suoi percorsi)

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    Analisi critica del percorso intellettuale di Emilio Mattioli nell'ambito della "scuola bolognese" di Estetica costituitasi attorno al magistero di Luciano Anceschi. Metodo neofenomenologico e interdisciplinarità

    Rec. a Emilio Mattioli, Il problema del tradurre (1965-2006)

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    Ampia recensione del volume di Emilio Mattioli, Il problema del tradurre (Mucchi ed., Modena,2017) che contiene saggi teorici sulla traduzione, scritti dallo studioso fra gli anni 1965 e 2005, raccolti per la prima volta in un volume autonomo da Antonio Lavieri, con postfazione di Franco Buffoni. La recensione si incentra soprattutto sull'approccio neofenomenologico di Mattioli al problema del tradurre e sul rapporto fra traduzione ed ermeneutica

    Emilio Mattioli: traduzione e provvisorietà come conquista

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    In the 1960s, when Translation Studies was not yet a recognized discipline, philosopher and philologist Emilio Mattioli (1933-2007) began to publish his studies on the theory of translation, which eventually became very influential in the development of the field in Italy, together with the writings of other outstanding philologists and linguists such as Gianfranco Folena and Benvenuto Terracini. A recent collection of Mattioli’s essays published between 1965 and 2005 testifies to the importance of Mattioli’s contribution to the nascent field of translation theory (The problem of translating, Mucchi, 2017). Drawing particularly on this collection, the paper will focus on the neo-phenomenological method that consistently guided his work. It will also consider Mattioli’s experiences as a translator, his discursive method built on a solid humanistic education, and his broadminded sensitivity to the ethical and aesthetic implications of the complex act of translating

    Su Il problema del Tradurre e lo stile di Emilio Mattioli

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    Emilio Mattioli è stato uno dei protagonisti del rinnovamento degli studi sulla traduzione in Italia, a partire dagli anni '60. L'importanza del suo contributo scientifico è testimoniato dai saggi raccolti nel volume Il problema del tradurre. Oltre ad alcune considerazioni sul metodo fenomenologico che ha guidato il lavoro di Mattioli, l'articolo si sofferma sulla scrittura e lo stile argomentativo dello studioso, influenzato dalla sua solida formazione umanistica

    Henri Meschonnic lettore di George Steiner ed Emilio Mattioli lettore di Henri Meschonnic

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    Il contributo propone una "lettura di due letture" traduttologiche contemporanee. Nella prima Henri Meschonnic legge l'opera di George Steiner evidenziandone elementi di tangenza e di distanza con il proprio approccio e rilevando la matrice heideggeriana della posizione fenomenologica di G. Steiner e della sua "poetica del silenzio". Nella seconda, Emilio Mattioli, dalla sua posizione neo-fenomenologica anceschiana non normativa, interpreta l'originalità della poetica del ritmo e della traduzione di H. Meschonnic, rilevandone l'imprescindibilità nel dibattito culturale attuale in ragione del suo apporto allo sviluppo di una coscienza critica

    Tua verba graecas mihi sapiunt argutias

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    I fermenti c'erano e il libro Luciano e l'Umanesimo apre in maniera nuova la prospettiva, tra filologia classica e letteratura moderna, sulla presenza e la funzione eccezionale di Luciano tra il XIV e il XVI secolo per la cultura europea. È il tempo dell'Umanesimo e Luciano ha una parte da protagonista. Emilio Mattioli conia giustamente una parola adeguata. Tra Luciano e l'Umanesimo si può parlare di ‘Lucianesimo’, perché nel momento del ritorno in Europa della conoscenza della lingua e delle opere della Grecia antica, Luciano non è solamente uno tra i tanti autori, ma ha una formidabile funzione generativa. Sarà punto di riferimento per la nascita della nuova letteratura europea. Paradigma della parola libera, del pensiero critico, della paideia che sa riflettere su se stessa
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