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    Un artista della domenica

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    Curatorial text for Emilio Vavarella's exhibition THE ITALIAN JOB - Job n.3, Lazy Sunday, curated by Elisabetta Modena and Sofia Pirandell

    Un artista della domenica

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    Curatorial text for Emilio Vavarella's exhibition THE ITALIAN JOB - Job n.3, Lazy Sunday, curated by Elisabetta Modena and Sofia Pirandell

    Display

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    Capitolo in volume dedicato al tema del display espositivo del progetto artistico non realizzato. Paragrafi interni: Mostrare un'idea (sul Monumento alla Terza Internazionale di Vladimir Tatlin); Progetto e display (su progetti di Christo e Jeanne-Claude); Opere non realizzate e non utilizzate (su Lavori da vergognarsi di Cesare Pietroiusti

    Salon des Refusés, a cura di Roberto Pinto - Intervista a Roberto Pinto a cura di Elisabetta Modena / Salon des Refusés, edited by Roberto Pinto - An interview with Roberto Pinto, by Elisabetta Modena.

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    Dal 29 marzo al 25 maggio 2003 presso Palazzetto Tito – Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia) viene allestita la mostra Salon des Refusés, curata da Roberto Pinto. La mostra presenta progetti di arte pubblica non realizzati di: Maria Thereza Alves, Minerva Cuevas, Carlos Garaicoa, Alberto Garutti, Kendell Geers, Eva Marisaldi, Callum Morton, Antoni Muntadas, Jorge Orta, Lucy Orta, Nedko Solakov, Bert Theis, Sislej Xhafa. Il progetto viene oggi raccontato a distanza di quasi dieci anni dal curatore Roberto Pinto in una intervista a cura di Elisabetta Modena. In occasione della mostra viene realizzato un catalogo a schede immaginato come il primo di una serie work in progress poi mai realizzata che ripubblichiamo su MoRE in una versione digitale.From 29 March to 25 May 2003, at Palazzetto Tito - Fondazione Bevilacqua La Masa (Venice) took place the exhibition Salon des Refusés curated by Roberto Pinto. The exhibition presented unrealized public art projects by artists such as Maria Thereza Alves, Minerva Cuevas, Carlos Garaicoa, Alberto Garutti, Kendell Geers, Eva Marisaldi, Callum Morton, Antoni Muntadas, Jorge Orta, Lucy Orta, Nedko Solakov, Bert Theis, Sislej Xhafa . The project is now being told after almost ten years by the curator Roberto Pinto in an interview with Elisabetta Modena for MoRE. For the exhibition it was also published a catalogue made entirely of single files, here republished in a digitized version

    Salon des Refusés, a cura di Roberto Pinto - Intervista a Roberto Pinto a cura di Elisabetta Modena / Salon des Refusés, edited by Roberto Pinto - An interview with Roberto Pinto, by Elisabetta Modena.

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    Dal 29 marzo al 25 maggio 2003 presso Palazzetto Tito – Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia) viene allestita la mostra Salon des Refusés, curata da Roberto Pinto. La mostra presenta progetti di arte pubblica non realizzati di: Maria Thereza Alves, Minerva Cuevas, Carlos Garaicoa, Alberto Garutti, Kendell Geers, Eva Marisaldi, Callum Morton, Antoni Muntadas, Jorge Orta, Lucy Orta, Nedko Solakov, Bert Theis, Sislej Xhafa. Il progetto viene oggi raccontato a distanza di quasi dieci anni dal curatore Roberto Pinto in una intervista a cura di Elisabetta Modena. In occasione della mostra viene realizzato un catalogo a schede immaginato come il primo di una serie work in progress poi mai realizzata che ripubblichiamo su MoRE in una versione digitale.From 29 March to 25 May 2003, at Palazzetto Tito - Fondazione Bevilacqua La Masa (Venice) took place the exhibition Salon des Refusés curated by Roberto Pinto. The exhibition presented unrealized public art projects by artists such as Maria Thereza Alves, Minerva Cuevas, Carlos Garaicoa, Alberto Garutti, Kendell Geers, Eva Marisaldi, Callum Morton, Antoni Muntadas, Jorge Orta, Lucy Orta, Nedko Solakov, Bert Theis, Sislej Xhafa . The project is now being told after almost ten years by the curator Roberto Pinto in an interview with Elisabetta Modena for MoRE. For the exhibition it was also published a catalogue made entirely of single files, here republished in a digitized version

    BLASTing Theory

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    BLASTing Theory è il volume curato da TBD Ultramagazine, edito da SIZ Industria Grafica, che accompagna BLAST estetiche della violenza tra immagine, video e documento e che esamina lo statuto dell’immagine violenta, dello spettatore e della loro interdipendenza. URBS PICTA e TBD hanno deciso di accompagnare l’esposizione con un volume complementare, concepito sia come traccia dell’esperienza espositiva e dell'intero progetto Blast che come spazio di approfondimento sulla violenza in immagine e sull’immagine violenta. Ad arricchire le prospettive su immagine violenta e violenza in immagine di BLASTing Theory hanno contributo i testi di Elisabetta Modena, Giuseppe Previtali e Cristina Voto e delle curatrici del progetto BLAST, Jessica Bianchera e Marta Ferretti

    Il “Piano B” degli artisti. Casi studio da MoRE, Museum of refused and unrealised art projects

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    In the pile of stones “rejected by the builders” lie a huge amount of high-quality artistic projects that were not realized. Pieces of a history of art that has not been written yet in its complexity, these projects are kept in the private archives of artists. More (Museum of refused and unrealized art projects) is a digital museum originated from an idea of Elisabetta Modena and Marco Scotti that collects, preserves and displays online unrealized art projects of the XX and XXI century (www.moremuseum.org). MoRE is produced by Others cultural association and it is part of: CAPAS - Centro per le Attività e le Professioni delle Arti e dello Spettacolo, Università degli Studi di Parma. Among the numerous projects collected stand out a series of (non) works that have found development in other and different artworks for various kinds of reasons. This article proposes an analysis of some case studies stored in the digital museum that are examples of how the role of the commissioner of an artwork and its production context are still often and wrongly underestimated. Analyzing first the documentation of the project that are kept online and, where possible, verifying the project itself directly with the artists, these cases will highlight as in numerous occasions artists have switched to a "plan b", proposing and carrying out artworks often as significant, but in some cases substantially different from those first proposed, or how the initial obstacles have been a stimulus for further and different reflections. The selected projects (plan a) and then realized in a different way (plan B) are works of Jeremy Deller, Regina Josè Galindo; Eva Marisaldi, Liliana Moro, Giovanni Ozzola and Cesare Pietroiusti.Nel mucchio delle pietre “scartate dai costruttori” giacciono una enorme quantità di progetti artistici di grande qualità che non sono stati realizzati. Tasselli di una storia dell’arte che non è ancora stata scritta nella sua complessità, questi progetti sono conservati negli archivi privati degli artisti. MoRE (Museum of refused and unrealised art projects) è un museo digitale nato da un’idea di Elisabetta Modena e Marco Scotti che raccoglie, conserva ed espone on-line progetti non realizzati di artisti del XX e XXI secolo (www.moremuseum.org). MoRE è prodotto dall’associazione culturale Others che ha aderito a CAPAS - Centro per le Attività e le Professioni delle Arti e dello Spettacolo, Università degli Studi di Parma. Tra i numerosi progetti conservati spiccano una serie di (non) opere che hanno trovato sviluppo in altre e diverse realizzazioni per motivi di varia natura. Questo articolo propone l’analisi di alcuni casi studio conservati nel “museo” digitale, esemplificativi di come il ruolo della committenza di un’opera e il suo contesto di produzione siano ancora spesso, a torto, sottovalutati. Partendo dalla documentazione di progetto conservata online e, ove possibile, dalla verifica diretta con gli artisti, i casi esaminati evidenzieranno come in numerose occasioni gli artisti siano passati a un “piano b”, proponendo e realizzando opere spesso altrettanto significative, ma in alcuni casi sostanzialmente diverse da quelle immaginate come prima proposta, o ancora come gli ostacoli iniziali siano stati stimoli per ulteriori e diverse riflessioni. I progetti (piano a) indagati e poi realizzati in altro modo (piano b) sono opere di: Jeremy Deller, Regina Josè Galindo; Eva Marisaldi, Liliana Moro, Giovanni Ozzola e Cesare Pietroiusti

    Paesaggi altri : David Casini, Elisa Strinna, Marko Tadić

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    Il contributo analizza il lavoro di tre artisti comntemporanei mid-career che in modo diverso hanno sperimentato il tema del paesaggio attraverso l'analisi del rapporto analogico/digitale. Esso nasce come intervento nell'ambito del convegno Generazione Critica organizzato dalla galleria Metronom di Modena con il supporto del Comune di Modena. La Sesta edizione di Generazione Critica si è svolta a Modena il 30 novembre 2018, presso il Laboratorio Aperto – ex Centrale AEM Modena. Il tema suggerito per questa edizione, prendendo a riferimento un celebre saggio di Peter Sloterdijk, è ‘Sfere’. Come scrive l’autore: “se la vita ha come effetto quello di costruire spazi infinitamente diversi, ciò non è dovuto soltanto al fatto che esso è connesso con altre vite ed è composto di innumerevoli unità. La vita si esprime su palcoscenici simultanei e posti l’uno dentro l’altro; si produce e si consuma all’interno di una rete di atelier. Ma la cosa più importante per noi è che produce di volta in volta lo spazio in cui si trova e che si ritrova in essa.” Lo spazio dell’arte si costruisce e si genera con modalità analoghe a quelle che Sloterdijk riferisce per lo spazio della ‘vita’, e l’uomo, parafrasando Flusser, è un artista che progetta mondi alternativi. Realtà aumentata, realtà virtuale, grafica 3D, stampa 3D, post-internet art... ampliano in modo veloce e ramificato la definizione di nuove tecnologie, sfruttando sistemi d’interazione digitale e generando tecniche espressive specifiche dei nuovi media. L’edizione 2018 di Generazione Critica andrà alla ricerca di questi palcoscenici e questi mondi, cercando di orientarsi tra produzione e fruizione, in un contesto di ricerca artistica nel presente che, talmente articolato, quasi sfugge ogni tentativo di ricognizione. Sono intervenuti: Bruno Barsanti (curatore indipendente, coordinatore The Others, Torino), Cesare Biasini Selvaggi (direttore editoriale Exibart), Gemma Fantacci (contributor ATPdiary), Kamilia Kard (artista e docente), Gli Impresari (collettivo artistico), Elisabetta Modena(curatrice indipendente) e Santa Nastro (caporedattore Artibune). Al termine della giornata, una tavola rotonda conclusiva moderata da Vittorio Iervese (docente Università di Modena e Reggio Emilia), è stata un’occasione per un momento di confronto e di dibattito aperto al pubblico
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