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    Validation of the Italian version of the Patient Reported Experience Measures for intermediate care services

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    Sergio Cinocca,1 Paola Rucci,1 Concetta Randazzo,1 Elizabeth Teale,2 Davide Pianori,1 Emanuele Ciotti,3 Maria Pia Fantini1 1Department of Biomedical and Neuromotor Sciences, Unit of Hygiene, Public Health and Biostatistics, Alma Mater Studiorum, University of Bologna, Bologna, Italy; 2Academic Unit of Elderly Care and Rehabilitation, Bradford Institute for Health Research, Bradford, UK; 3Bologna Local Health Authority, Bologna, Italy Background: Intermediate care (IC) services are a key component of integrated care for elderly people, providing a link between hospital and home through provision of rehabilitation and health and social care. The Patient Reported Experience Measures (PREMs) are designed to measure user experience of care in IC settings. Objective: To examine the feasibility and the scaling properties of the Italian version of PREMs questionnaires for use in IC services.Methods: A cross-sectional survey was conducted on consecutive users of 1 home-based and 4 bed-based IC services in Emilia-Romagna (Italy). The main outcome measure was the PREMs questionnaire results. PREMs for each home- and bed-based IC services were translated, back-translated, and adapted through consensus among the members of the advisory board and pilot testing of face validity in 15 patients. A total of 199 questionnaires were returned from users of bed-based services and 185 were returned by mail from users of home-based services. The return rates and responses were examined. Mokken analysis was used to examine the scaling properties of the PREMs.Results: Analysis performed on the bed-based PREMs (N=154) revealed that 13 items measured the same construct and formed a moderate-strength scale (Loevinger H=0.488) with good reliability (Cronbach’s alpha =0.843). Analysis of home-based PREMs (N=134 records) revealed that 15 items constituted a strong scale (Loevinger H=0.543) with good reliability (Cronbach’s alpha =0.875).Conclusion: The Italian versions of the bed- and home-based IC-PREMs questionnaires proved to be valid and reliable tools to assess patients’ experience of care. Future plans include monitoring user experience over time in the same facilities and in other Italian IC settings for between-service benchmarking. Keywords: intermediate care, patient-reported experience measures, validation, elderl

    Definire e programmare le Cure Intermedie nella filiera dei servizi per la fragilità e gli anziani: metodi ed evidenze dal caso della Regione Emilia-Romagna

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    Si stanno sviluppando a livello internazionale modelli di organizzazione dei servizi cosiddetti di “cure intermedie”, per rispondere ai bisogni emergenti rappresentati da invecchiamento, aumento di patologie croniche, multimorbosità e fragilità, per evitare ospedalizzazioni inappropriate e ritardare l’istituzionalizzazione di lungo periodo. Obiettivo dello studio è esaminare il caso di studio della Regione Emilia-Romagna (RER) per meglio definire il ruolo di questi servizi “intermedi” nella filiera della long term care per gli anziani. Sono quindi valutate le dotazioni infrastrutturali e l’utilizzo dei servizi nelle diverse aziende della RER per evidenziare variabilità infra-regionali, principali spill over tra setting assistenziali, aree potenziali di inappropriatezza e gap di servizi. A partire dalle evidenze emerse, vengono proposte suggestioni per un nuovo framework di rappresentazione e pianificazione delle cure intermedie e della filiera in cui collocarle

    L’implementazione dei servizi di “cure intermedie” nella Regione Emilia-Romagna: analisi dell’utilizzo del servizio di assistenza domiciliare

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    Introduzione/Obiettivo La principale ed attuale sfida per i sistemi sanitari è rappresentata dalla necessità di potenziare il coordinamento tra i servizi ospedalieri e territoriali, attuando modalità innovative per un’erogazione dei servizi sanitari e socio-sanitari sempre più incentrati sul territorio, in grado di fronteggiare da un lato il cambiamento del contesto epidemiologico (invecchiamento della popolazione, aumento della prevalenza della patologia cronica, multimorbosità, etc.) e dall’altro la crisi economica e la sempre minore disponibilità di risorse (Fantini, 2013). A livello internazionale, già da alcuni decenni si stanno sviluppando modelli di organizzazione dei servizi che consentano ai pazienti di lasciare precocemente la struttura ospedaliera o di evitare ospedalizzazioni non necessarie, in primo luogo potenziando la disponibilità di servizi socio-assistenziali a livello territoriale. Questi servizi sono variamente indicati in letteratura come “dimissioni precoci”, “ospedalizzazione a domicilio”, etc., rappresentando diverse forme di “cure intermedie” (Pearson, 2013). Nell’ambito dei servizi assistenziali forniti al domicilio, l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) può sicuramente essere ricondotta alla definizione di “cure intermedie” essendo rivolta a persone che necessitano di interventi coordinati di assistenza medica, infermieristica, riabilitativa e sociale, con lo scopo di assistere le persone al proprio domicilio evitando il ricorso improprio al ricovero in ospedale o in struttura residenziale. Sono previsti tre livelli di intensità di ADI (bassa, media, alta), in base alla complessità clinica, alla gravità della patologia, alle necessità di dotazione e utilizzo di materiali, presidi, farmaci e attrezzature. Obiettivo dell’analisi è descrivere l’utilizzo del servizio di assistenza domiciliare, in particolare rivolta agli anziani, nella Regione Emilia-Romagna. Materiali e metodi L’utilizzo del servizio di assistenza domiciliare è descritto in termini di tassi specifici per 1.000 abitanti residenti di età ≥ 65 anni, differenziati per livello assistenziale (basso e medio-alto) e per tipologia di assistenza (Assistenza di Medicina Generale e Assistenza Infermieristica). I tassi sono stati calcolati per Distretto di residenza. I dati sono stati ricavati dal Flusso informativo Repetto SI-ADI della Regione Emilia-Romagna (anno 2012). Per l’elaborazione dei dati è stato utilizzato il software SPSS, versione 20. Risultati In generale, le aziende Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Imola presentano tassi di utilizzo del servizio di ADI significativamente maggiori della media regionale, mentre Ferrara, Ravenna, Forlì e Cesena hanno tassi di utilizzo significativamente inferiori alla media regionale. La variabilità di utilizzo del servizio tra le aziende è evidente anche se si stratifica per livello di intensità assistenziale, ferma restando una certa omogeneità intra-aziendale tra i diversi ambiti distrettuali (Figura 1), con aziende come Parma che utilizzano molto l’ADI a bassa intensità e aziende come Bologna che utilizzano principalmente l’ADI di intensità medio-alta, con una correlazione inversa tra i tassi di utilizzo del servizio per livello di intensità assistenziale (r = -0.637; p <0.001). Se si considerano le tipologie di ADI (Figura 2), emerge come l’Assistenza di Medicina Generale tenda ad essere maggiormente utilizzata per ADI a bassa intensità, mentre per l’Assistenza Infermieristica l’andamento differisce maggiormente nelle diverse aziende, variando da aziende in cui la quasi totalità dell’Assistenza Infermieristica è di bassa intensità (es. Ferrara e Parma) ad aziende in cui è preponderante la medio-alta intensità assistenziale (es. Bologna, Ravenna e Reggio Emilia). Interessante è il confronto tra Assistenza Infermieristica a medio-alta intensità e Assistenza di Medicina Generale di bassa intensità, che evidenzia una forte correlazione inversa statisticamente significativa tra le due tipologie di ADI (r = -0.519; p = 0.001). Conclusioni I risultati suggeriscono un’importante variabilità nell’utilizzo del servizio di assistenza domiciliare tra le diverse aziende della Regione, verosimilmente riconducibile anche a differenti linee di indirizzo in ambito di programmazione e pianificazione aziendale. L’analisi qui presentata è parte da un’indagine più approfondita sull’offerta e utilizzo, in Emilia-Romagna, dei servizi riconducibili alle cosiddette “cure intermedie”. Tale indagine sarà oggetto di discussione strutturata, nell’ambito di focus group organizzati con le singole aziende, per ricostruire le scelte organizzative che potrebbero spiegare la variabilità descritta e raccogliere considerazioni rispetto alla rilevanza dell’analisi come supporto alla pianificazione strategica aziendale

    “Smettere di fumare: perché non cominci Tu?” Survey sul fumo di tabacco dei dipendenti dell’Istituto per la Sicurezza Sociale di San Marino

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    Introduzione Due recenti metanalisi (Duaso, 2014; Duaso, 2016) hanno dimostrato che lo status di fumatore dei professionisti sanitari influenza negativamente l’approccio nel consigliare la cessazione del fumo. Altre evidenze di letteratura indicano che una quota di medici ritiene che la promozione della cessazione del fumo richieda troppo tempo e sia inefficace (Vogt, 2005). Secondo i dati della sorveglianza condotta dall’Istituto Superiore di Sanità italiano (PASSI, 2018) solo il 51,4% dei fumatori dichiara di aver ricevuto il consiglio di smettere di fumare da un medico o da un operatore sanitario. Nell’ambito dei progetti di promozione della salute sostenuti dall’Istituto per la Sicurezza Sociale (ISS) di San Marino, il presente studio vuole indagare le abitudini tabagiche dei suoi professionisti sanitari. Materiali e metodi È stata condotta una survey rivolta ai dipendenti dell’ISS San Marino mediante la distribuzione di un questionario cartaceo auto-somministrato, costituito da una parte iniziale contenente le informazioni anagrafiche e da cinque domini: abitudine al fumo, cessazione del fumo, valutazione dei percorsi anti-fumo, opinione circa la presa in carico dei fumatori, opinione sulla validità dei metodi di disassuefazione tabagica. Risultati Sono stati distribuiti circa 1.000 questionari a medici, infermieri e personale tecnico/amministrativo dell’ISS e sono state raccolte le risposte di 352 dipendenti. I partecipanti al questionario hanno un’età media di 45,3 anni e sono per il 72,6% femmine. Il 55,9% dichiara di non aver mai fumato (NF), il 23,3% fuma attualmente (F) ed il 21,3% è ex-fumatore (EF). L’abitudine tabagica presenta differenze significative tra i due generi per quanto riguarda lo stato di NF (57,9% donne, 50% uomini) e lo stato di EF (19% donne, 26,6% uomini); praticamente identica inveca la quota di fumatori nei due generi: 23,1% tra le donne e 23,4% tra gli uomini. L’83,8% dei fumatori ha dichiarato di aver pensato di smettere di fumare e il 53,7% di questi prenderebbe in considerazione un percorso presso un Centro Antifumo (CA). Alla domanda “Pensa che valga la pena impiegare tempo e risorse nel trattamento del fumatore?” hanno risposto 324 partecipanti. La maggior parte ha risposto “Sempre” (media tra i gruppi 79,6%; NF 82,3%; F 70%; EX 84,1%). Per quanto riguarda la domanda “Secondo lei quali metodi potrebbero essere efficaci per smettere di fumare?” hanno risposto in 343: “Breve colloquio motivazionale individuale” è il metodo che ha ricevuto il maggior numero di risposte positive (63,4%), seguito da “Eventi formativi” (62,4%), “Terapie di gruppo” (62,1%), “Terapia farmacologica” (42%) ed infine “Multe e sanzioni” (38,4%). Conclusioni Evidenze in letteratura (DoH, 2009) mostrano che la popolazione tende ad accettare meno favorevolmente le indicazioni di professionisti sanitari che non seguono un corretto stile di vita. Dal momento che circa un quarto dei dipendenti dell’ISS attualmente fuma e che la maggior parte di questi ha pensato di smettere di fumare, potrebbe essere utile attuare un programma di cessazione tabagica rivolto ai dipendenti; questo permetterebbe di migliorare il loro stato di salute e li renderebbe un veicolo più efficace di educazione ai corretti stili di vita. Uno strumento utile potrebbe essere la creazione di un Centro Antifumo dove implementare i metodi di cessazione tabagica che sono stati valutati come i maggiormente efficaci dai dipendenti intervistati, in cui prendere in carico anche i cittadini e i pazienti con patologie croniche motivati a smettere di fumare

    The perception of the landscape of the Euganean Hills: the point of view of the cycle tourist.

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    reservedNel contributo proposto si vuole sottolineare l’importanza del paesaggio, facendo riferimento alle pratiche della mobilità lenta, in particolare a partire dalla percezione del cicloturista. Lo studio si concentrerà nell’area dei Colli Euganei, dove il continuo mutare del paesaggio, tra rilievi dai lineamenti dolci, pendenze improvvise e raccordi tra pianori e colline, permette a chi viaggia in bici una completa immersione in esso. Attraverso delle interviste svolte sul posto, si vuole analizzare la percezione di questo paesaggio unico da parte del cicloturista

    Sociodemographic and health service organizational factors associated with the choice of the private versus public sector for specialty visits: Evidence from a national survey in Italy

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    Introduction Although Italy’s NHS is funded through general taxation, the private sector plays an important role in health service provision and financing. The aim of this paper was to identify the sociodemographic and health service organizational factors associated with the propensity to seek specialist care in the private sector. Materials and methods Data were retrieved from the national Istat survey “Health conditions and use of health services” carried out in 2012–2013. We selected adults with a specialty visit in the previous 12 months in the four most frequent medical specialties: ophthalmology, cardiology, obstetrics/ gynecology and orthopedics. The study outcome was the choice to use a private service. In order to investigate the determinants of private use, we adopted the socio-behavioral model by Andersen and Newman, making a distinction between sociodemographic and healthcare organizational factors. The associations with the outcome were analyzed using chi-squared test, t-test and multivariable logistic regression analysis. Results and discussion Use of private care varied widely, from 26.3% for cardiology to 53.6% for obstetrics/gynecology. Females, patients with higher educational levels and patients with higher self-reported economic resources sought more frequently private healthcare for all specialties; younger patients and employed patients were more likely to seek private care for ophthalmic conditions. Exemption from copayment for public services reduced more than half the propensity to seek private care. Trust in this healthcare service was the main reason for private users (52.5%) followed by waiting time (26.7%) and physician choice (20.1%). Conclusion The attitude of the population to use private services for specialist visits is linked both to sociodemographic and health services organizational factors: the former are unmodifiable while the latter are susceptible to managerial and health policy actions. In a public-financed, universal coverage system, policy makers may act upon the organizational factors that make private health facilities more attractive in order to reduce private care use

    Piccoli arbusti liane e suffrutici spontanei della Sardegna

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    Arbusti, suffrutici, liane e garighe configurano il paesaggio vegetale della Sardegna, soprattutto laddove le condizioni ambientali impediscono la vita agli alberi. Rupi, scogliere, pianori costieri e montani, litorali sabbiosi, lagune salmastre sono gli habitat in cui i piccoli arbusti e i suffrutici si trovano più facilmente, mentre le liane prediligono boschi, le siepi, gli alvei dei fiumi, i muri a secco. È di queste piante e del loro ambiente che si occupa il volume con l'intento di facilitarne il riconoscimento e di far apprezzare le loro caratteristiche, spesso poco note, ma interessanti e utili allo specialista e all'appassionato della natura

    Dalla bottega al mercato globale. La cultura partecipativa nello storytelling dell'artigianato contemporaneo sui social media

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    LAUREA MAGISTRALEL’artigianato è un mestiere che accompagna l’uomo dalle sue origini e ne ha segnato l’evoluzione nel corso dei secoli. La figura dell’artigiano ha acquisito, nel tempo, un ruolo di spicco poiché nelle epoche antiche e fino al XVII secolo, era deputata a realizzare la totalità degli oggetti d’uso quotidiano e decorativi, grazie ad un vasto bagaglio di conoscenze teoriche e alla maestria esecutiva. L’avvento dell’industria e della produzione seriale ha portato a un brusco cambio di paradigma in ambito produttivo, spodestando l’artigiano dal ruolo centrale che aveva ricoperto fino ad allora: a partire dal metà Diciottesimo secolo la contrapposizione uomo-macchina ha segnato infatti, il declino del settore artigiano, portandolo a ricoprire un ruolo marginale e secondario nell'economia produttiva, poiché il lavoro manuale non era in grado di competere con la velocità e la perfezione garantite dal sistema industriale. Dopo due secoli passati in sordina, l’artigianato sta oggi attraversando un periodo di riscoperta e rivalutazione, grazie alla diffusione di alcuni trend che sostengono il rinascimento artigiano: il ritorno ad attività manuali, la diffusione della cultura Maker e Do it Yourself e una maggior consapevolezza in ambito di consumi, stanno infatti portando sempre più persone a rifuggire la produzione seriale e standardizzata in favore di realtà più sostenibili ed etiche. A questi trend si affiancano le nuove potenzialità del Web 2.0 che delinea un panorama inedito per il settore artigiano: Internet permette di abbattere i confini della bottega tradizionale, aprendola alla comunicazione e al mercato globale. I social media, in particolare, rappresentano un nuovo strumento nella “cassetta degli attrezzi” dell’artigiano, poiché consentono di creare un nuovo storytelling dell’artigianato. L’analisi condotta nel corso della tesi intende tracciare alcune linee guida per un modello di comunicazione dell’artigianato contemporaneo, attraverso l’uso dei social media.Craftsmanship is a profession that goes back to the origins of human kind and has marked men’s evolution for centuries. The figure of the artisan has acquired a prominent role over time, since in the past and until XVII century both the objects of daily use and the decorative ones were hand made by skilled craftsmen who had wide theoretical knowledge and manual mastery. The beginning of industrialization and mass production brought a sudden transformation in the productive area, removing the artisan from the central role he used to have: from the mid XVIII century onwards the contrast man-machine marked the downfall of craftsmanship, bringing the artisan to perform just a marginal role in the production economy, since the manual work couldn’t keep up with the speed and perfection granted by the industrial system. After two centuries in the shadows, craftsmanship is now going through a revival, thanks to the spread of some trends that support the craftsmanship renaissance. The rediscovery of manual activities, the spread of Maker culture and Do It Yourself movement along with a growing consumer awareness are making more and more people move away from standard mass production and shift towards more sustainable and ethical options. These trends go together with the potentiality of Web 2.0, creating a new landscape for craftsmanship: internet overcomes the boundaries of the traditional artisan’s workshop, opening it towards communication and global market. Social media, in particular, add up to the toolbox of the artisan, since they allow him to create a new storytelling of craftsmanship. The analysis developed in this thesis aims to outline some guide lines for a communication model of contemporary craftsmanship through social media

    Controllo del territorio e sfruttamento delle risorse ambientali tra il Bronzo Medio ed il Bronzo Finale nell’area di Mogoro (Sardegna centro-occidentale)

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    L’area oggetto di studio comprende una regione geografica ben definita e circoscritta, costituita dalla media valle del Rio Mogoro. Le analisi territoriali mostrano che durante l’età protostorica, tra il Bronzo Medio e il Bronzo Finale, esisteva, sui pianori basaltici, un sistema di controllo del territorio attuato grazie alla costruzione di imponenti torri nuragiche, ubicate in posizione strategica, probabilmente a difesa delle ricchezze economiche della regione e a guardia delle vie di penetrazione verso l’interno. I nuraghi posti a coronamento dei pianori basaltici sembrano difendere le risorse presenti all’interno degli altopiani, probabilmente le zone di pascolo e le aree di caccia, mentre i nuraghi ubicati nella pianura sottostante erano posti a protezione di quelle terre fertili che hanno certamente costituito un importante risorsa da cui trarre sostentamento economico attraverso le diverse pratiche agricole. I risultati delle analisi territoriali trovano conferma nei dati provenienti dagli scavi effettuati presso il nuraghe Cuccurada, uno dei monumenti protostorici più imponenti della zona. Le recenti analisi archeobotaniche effettuate in questo sito testimoniano un’agricoltura evoluta e diversificata in cui i principali cereali coltivati sono rappresentati da orzi nudi e vestiti, frumenti duri e teneri. Insieme ai cereali si documenta anche la coltivazione di alcune leguminose e la consumazione di diversi frutti selvatici.The area under study includes a well-circumscribed geographical region, consisting of the middle valley of the Rio Mogoro. Territorial analyses show that during the proto-historic age, between the Middle Bronze Age and the Late Bronze Age, there was, on the basaltic plateaus, a system of territorial control, effected thanks to the construction of imposing Nuragic towers located in strategic position, to defend the economic wealth of this region and to guarding the ways of penetration into the interior. The nuraghi on the basaltic plateaus seem to defend the inland areas of grazing and hunting, while the nuraghi on the plain below protected the fertile lands that were an important source of economic livelihood through agriculture. The results of the spatial analysis are confirmed by the data from the excavations at the Cuccurada nuraghe, one of the most impressive proto-historic monuments in the area. Recent archaeobotanical analysis effected in this site testify an advanced and diversified agriculture, where the main cultivated cereals are represented by barley naked and dressed, hard and soft wheats. Together with cereals it is also documented cultivation of legumes and consumption of different wild fruits

    The ATLAS trigger evolution and performance during RunI

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    During the data taking period from 2009 until 2012,the ATLAS trigger has  been very successfully used to collect proton‐proton data at LHC centre‐of‐ mass energies between 900 GeV and 8 TeV. The three‐level trigger system  reduces  the event rate  from  the design bunch‐crossing rate of 40 MHz  to  an average recording rate of about 300 Hz. Using custom electronics with  input from the calorimeter and muon detectors, the first level rejects most background collisions in less than 2.5 μs. Further rejection is achieved by  two  subsequent  levels  of  software‐based  triggers.  The  trigger  system  is  designed  to  select  events  by  identifying  muons,  electrons,  photons,  taus,  jets,  and  B  hadron  candidates,  as well  as  using  global  event  signatures,  such as missing transverse energy.   We  give  an  overview  of  the  strategy  and  performance  of  the  different  trigger  selections  based  mainly  on  the  experience  during  the  2011 and  2012 LHC proton‐proton runs, when the  trigger menu had  to be adapted  quickly in  response  to the  continuous increase  of  luminosity and  pileup.  Examples  of  trigger  efficiencies  and  resolution  with  respect  to  offline  reconstructed signals are presented. These results illustrate that we have  achieved  a  very  good level  of  understanding  of  both  the  detector  and  trigger  performance and successfully  selected  streamed  data  samples  suitable for analysis. Furthermore, we describe how the trigger selections  and  overall  trigger menu have evolved  and have been further optimized  (by,  e.g., adding  topological  triggers, using  forward jets  for  Vector  Boson  Fusion signal topologies, using isolation or using multi‐variate techniques)  to cope with  the increase of center‐of‐mass‐energy and pileup conditions during Run 1
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