611 research outputs found
Il futuro delle ex-caserme? Non case ma servizi alla città
L'articolo, a firma di Federica Cravero, recensisce la seconda giornata degli incontri "Torino. Argomenti per un futuro possibile" organizzati dal DAD sul tema delle "Caserme dismesse e non: aree di potenziale sperimentazione e sviluppo del territorio". Nell'articolo sono riportate, in forma di intervista, alcune frasi di Paolo Mellano, estratte dalla relazione introduttiva all'incontro
Agricura: una pratica di ecopsicologia, terapia outdoor e Horticultural Therapy
L’agricura affronta diverse forme di disagio mentale. Essendo una terapia corporea non separa mente e corpo, qualità della vita e salute, vita indipendente e autonomia psicologica, terapia ed economia. L’attività economica di un’impresa sociale è il contesto necessario per la pratica dell’agricura. La prospettiva olistica non sminuisce però la drammaticità della patologia mentale che va conosciuta e analizzata con conoscenza e competenza. L’approccio terapeutico rimane centrale in agricura. Gli effetti della cura devono essere sempre empiricamente documentati.
L’agricoltura, che diventa cura ecologica, offre innanzitutto un’oasi di pace e di armonia soprattutto per chi soffre di disagi mentali pesanti o anche devastanti. Con la natura, innanzitutto, si sta bene. La seduta terapeutica riprende e rende espliciti i vissuti di benessere che i pazienti hanno sperimentato.
L’infant research, la psicologia e la scienza cognitiva dell’età evolutiva (Daniel Stern, Colwyn Trevarthen, Ed Tronick, tra gli altri) hanno innovato in profondità ed estensione la conoscenza della vita pre-natale e della prima infanzia. La psicologia, le neuroscienze, la sociologia e l’antropologia convergono nel sostenere che per capire ciò che chiamiamo mente, pensiero, coscienza, si deve partire dal corpo. Un corpo che finché è vivo è sempre in movimento.
Il cervello sensomotorio e affettivo si attiva non solo quando agiamo o proviamo delle emozioni e delle sensazioni, ma anche quando le vediamo negli altri, le immaginiamo o le vediamo rappresentate (virtualmente). Come sostenuto in questa ricerca, l’Io proviene dal Noi, ci pensiamo come individui ma in realtà siamo “condividui” (V. Gallese). Come è evidente nella simulazione incarnata, la comunanza con l’altro precede e fonda la differenza. La natura corporea, infatti, impara ad esprimersi, fin dai primi giorni, creando abitudini e ritualità. La dimensione sociale è costitutiva dell’umano. Le pratiche sociali cambiano l’intelligenza corporea e viceversa. Agricura è intesa come pratica sociale perché si svolge nella cornice di un’impresa agricola e numerose metafore si svolgono in una scena sociale. La triade: paziente, tutor agricolo e terapeuta richiama la triplice dimensione dell’agricura: cura, lavoro, ecologia umana.
La scoperta dei neuroni specchio e lo studio neuronale dei meccanismi di rispecchiamento e di simulazione hanno dato un fondamento neurofisiologico all’empatia (il “sentire dentro” l’altro) che rimane però un’attitudine umana perché presuppone la libera scelta. Nell’empatia si attribuisce un senso all’Altro, si decide se usare la competenza empatica per instaurare un legame o per manipolare o colpire l’altro.
L’agricura vorrebbe estendere un certo grado di empatia anche verso la vita vegetale. Questa possibilità è il fondamento della metafora terapeutica. Oltre l’empatia c’è anche la parola: la comunicazione del tutor agricolo spiega l’azione, la parola del terapeuta illustra la metafora prima dell’atelier, interviene con brevi rimandi durante l’atelier e sviluppa il riferimento terapeutico nella seduta successiva. Il paziente costruisce con il suo linguaggio la Narrazione Metaforica. Nell’agricura quindi la parola è il punto di partenza e di arrivo per indicare cosa significhi l’umano. La parola creativa della Narrazione Metaforica sviluppa le potenzialità creative dei pazienti e li proietta oltre il conosciuto, preparando il cambiamento terapeutico.Agricura addresses different forms of mental distress. Being a body therapy, it does not separate mind and body, quality of life and health, independent living and psychological autonomy, therapy and economy. The economic activity of a social enterprise is the necessary context for the practice of Agricura. The holistic perspective does not diminish the drama of mental pathology, which must be known and analyzed with knowledge and competence. The therapeutic approach remains central in agricare. The effects of treatment must always be empirically documented.
Agriculture, which becomes ecological care, offers first of all an oasis of peace and harmony, especially for those who suffer from severe or even devastating mental distress. With nature, first of all, one feels good. The therapeutic session resumes and makes explicit the experiences of well-being that patients have experienced.
Infant research, psychology and cognitive science of developmental age have innovated in depth and extent the knowledge of prenatal life and early childhood. Psychology, neuroscience, sociology and anthropology converge in supporting the idea that to understand what we call mind, thought, consciousness, we must start from the body. A body that is always in motion as long as it is alive. The sensorimotor and affective brain is activated not only when we act or experience emotions and sensations, but also when we see them in others, imagine them or see them represented (virtually). As supported in this research, the I comes from the We, we think of ourselves as individuals but in reality we are “share-individuals” (V. Gallese). As is evident in embodied simulation, the commonality with the other precedes and establishes the difference. The corporeal nature, in fact, learns to express itself, from the first days, creating habits and rituals. The social dimension is constitutive of the human. Social practices change bodily intelligence and vice versa. Agricura is understood as a social practice because it takes place in the context of an agricultural enterprise and numerous metaphors take place in a social scene. The triad: patient, agricultural tutor and therapist recalls the triple dimension of agricura: care, work, human ecology.
The discovery of mirror neurons and the neuronal study of mirroring and simulation mechanisms have given a neurophysiological foundation to empathy (the “feeling inside” the other) which however remains a human attitude because it presupposes free choice. In empathy, a meaning is attributed to the Other, one decides whether to use empathic competence to establish a bond or to manipulate or strike the other.
Agricura would like to extend a certain degree of empathy also towards plant life. This possibility is the foundation of the therapeutic metaphor. Beyond empathy there is also the word: the communication of the agricultural tutor explains the action, the word of the therapist illustrates the metaphor before the atelier, intervenes with short references during the atelier and develops the therapeutic reference in the following session. The patient builds the Metaphorical Narration with his language. In Agricura therefore the word is the starting and finishing point to indicate what the human means. The creative word of the Metaphorical Narration develops the creative potential of the patients and projects them beyond the known, preparing the therapeutic change
Primo Levi e Ovidio. «Nel mondo delle cose che mutano»: tra racconto metaforico e mito metamorfico
Il presente saggio analizza il rapporto tra Ovidio e Primo Levi, rintracciando dapprima i punti in cui il poeta latino emerge nelle pagine del chimico-scrittore ed analizzandone poi l’importanza per l’opera primoleviana. La frequentazione, secondo un’analisi genetica del Sistema periodico, rivela tre crescenti picchi di persistenza nel corso degli anni Settanta: a partire da Argon (1970-73), il cui manoscritto riportava in esergo una citazione dai Tristia poi espunta; passando per Stagno (aprile 1972), che contiene una citazione letterale delle Metamorfosi; risalendo fino a Carbonio (settembre-ottobre 1972), dedicato alla «microstoria» di un atomo, si rivela una pista la cui corona si costituisce con la Chiave a stella (1978), in un capitolo della quale Levi riprende l’ibrida figura di Tiresia in relazione al mutamento di identità, condizione ed esistenza. Levi, che dalla mitologia classica aveva già preso in prestito la maschera del Centauro, si intreccia ora alla figura dell’indovino tebano, trasformato in donna e poi ridivenuto uomo, reso cieco ma profeta, con l’intento di iconizzare tanto la sua natura dimidiata di chimico e scrittore quanto la sua personale metamorfosi, entro i reticolati, che gli ha cambiato la vita. Nella seconda parte del contributo si ricostruisce il dialogo intertestuale con questa figura, verificando, come suggeriscono altri studi, l’ascendenza ovidiana della versione utilizzata. Seguendo la ri-narrazione del mito, che non è una semplice epitome dacché contiene osservazioni e commenti personali del Narratore (oltre alla sovrapposizione con l’esperienza di Levi), si osserva filologicamente il residuo del lessico delle Metamorfosi filtrato nella riscrittura primoleviana, per poi soffermarsi sui punti di rielaborazione o ampliamento del mito, confermando così la paternità ovidiana della versione mitologica che Levi sceglie di cesellare
“Non ci sono demoni”. Primo Levi, il doktor Pannwitz e due figure mitiche
Auschwitz, 21 o 22 luglio 1944. Un laboratorio. Due uomini parlano di chimica in tedesco, si chiedono entrambi se quello che hanno davanti è un uomo. Così Primo Levi racconta, nel suo libro più famoso, il suo esame con il Doktor Pannwitz. E per dire l’orrore, affinché gli altri possano comprendere, nell’intreccio di testimonianza e racconto evoca due figure mitiche, due antichi demoni: la Sfinge di Edipo e il Minosse di Dante. Ma non ci sono demoni: «gli assassini di milioni di innocenti sono gente come noi, hanno il nostro viso, ci rassomigliano. Non hanno sangue diverso dal nostro, ma hanno infilato, consapevolmente o no, una strada rischiosa, la strada dell’ossequio e del consenso, che è senza ritorno».
Questo lavoro sonda il rapporto di Levi con i classici e ne scopre il talento di scrittore e ri-scrittore, maestro nell’appropriarsi di archetipi e modelli altrui, adoperandoli come dispositivo narrativo e intertestuale non soltanto nella testimonianza ma anche nella sua intera opera
"E i cieli si convolgono perpetuamente invano". Inizio e fine dell'universo di Primo Levi
Il cosmo, il Big Bang, un dio creazionista, il caso fortuito o il caos più negletto. Cosa sta nell'universo prima della nascita di ogni cosa? Come si è creato tutto? O come è stato creato? Ecco le domande a cui Primo Levi, nella sua opera di chimico-scrittore, cercò di dare una risposta: non una sola, ma diverse, tentando di capire come, quando e dove sia nato ciò che chiamiamo "universo". in un viaggio galattico dalla stella più lontana fino al più piccolo nucleo subatomico, nelle sue pagine Levi racconta, spiega e immagina il funzionamento dell'universo, dall'inizio alla fine, dal Chaos primordiale fino al Kosmos che l'uomo, in duemila anni di evoluzione scientifica, instaura in esso nel tentativo di diradare un disordine altrimenti dirimente. Ma la sua conquista è solo apparente: come l'asperità primigenia, come la materia-Mater e al contempo matrigna e come gli oscuri colossi dei buchi neri, l'universo non è fatto per l'uomo, si rivela sempre più intricato, imprevisto, violento e strano. Come scrive Levi stesso, «il suo mistero cresce invece di ridursi, ogni scoperta, ogni risposta alle vecchie domande, fa nascere miriadi di domande nuove». Presentando il crogiolo culturale in cui Levi rimescola le sue culture, questo lavoro intende sondare la maniera in cui, creando ponti tra religione, scienza e letteratura, grazie al potere ordinatore della scrittura il chimico-scrittore crei zone d'ordine per arginare almeno in parte il disordine che minaccia la vita, ponendosi le domande che da secoli attanagliano il rouseau pensant che è l'uomo: «chi siamo, donde veniamo, dove andiamo?»
Agroecologia no coração do agronegócio na Argentina : chacareros, hippies e agrônomos experimentam outras formas de produzir alimentos
Fil: Cravero, Romina. Universidad Nacional de Córdoba. Facultad de Filosofía y Humanidades. Secretaría de Posgrado; Argentina.Fil: Cravero, Romina. Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas. Centro de Investigaciones y Estudios sobre Cultura y Sociedad; Argentina.A partir de um estudo etnográfico, propomos analisar as maneiras como agricultores usam vários métodos tradicionais e ecológico para produzir alimentos na região socioprodutiva Argentina conhecida como "pampeana". A partir de um trabalho de campo intensivo, vamos a indagar a forma como quatro quintas, sob o rótulo de agroecologia, elaboram métodos para produzir alimentos, construir suas ferramentas, matérias-primas e suprimentos para produzir. Desta forma, eles e elas estão transformando suas expectativas e modo de vida, e exploram novas formas de se relacionar com o ambiente e as entidades que o habitam.
Procuramos reconstituir como essas pessoas experimentam formas de produzir que contrastam com o modelo agrícola hegemônico na Argentina, que exige o cultivo de grandes extensões de commodities, de capital intensivo, e cujo mercado de insumos biotecnológicos e de comércio para o mercado internacional é controlado por grandes e poucas empresas transnacionais.https://www.31rba.abant.org.br/arquivo/downloadpublic?q=YToyOntzOjY6InBhcmFtcyI7czozNToiYToxOntzOjEwOiJJRF9BUlFVSVZPIjtzOjQ6IjI2OTAiO30iO3M6MToiaCI7czozMjoiZDFlYjMwNDE5YzQ3YjdkNmVkNGQ1ZDk0ZDNjNGJmMDciO30%3DFil: Cravero, Romina. Universidad Nacional de Córdoba. Facultad de Filosofía y Humanidades. Secretaría de Posgrado; Argentina.Fil: Cravero, Romina. Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas. Centro de Investigaciones y Estudios sobre Cultura y Sociedad; Argentina.Otras Ciencias Sociale
Interfecondità intertestuali: Empedocle, Lucrezio e Primo Levi tra scienza e letteratura
L’intervento saggia la presenza, nell’opera di Primo Levi, delle eco dei “poeti-scienziati” e “poeti-ricercatori”, dei «testi-maestri»
(Baldini) che hanno orientato la sua formazione e caratterizzato le sue pagine di scrittore. Le idee e i paradigmi derivati dalla
letteratura classica riemergono sotto forma di citazioni e reminiscenze tramite cui si rinnega la «schisi innaturale, non necessaria,
nociva» tra sapere scientifico e sapere letterario. La «poesia della scienza» (Amsallem), imparata da quelle figure che hanno
polimerizzato le «due culture» e trovato una via feconda a cavallo tra letteratura e divulgazione scientifica, si irradia in quella
«tubazione» che va dai fisici pluralisti fino a Lucrezio; ricostruirne le parti significa “scavalcare il crepaccio” tra i due saperi e
vedere come, per Levi, le eco della scienza classica costituiscano occasioni letterarie coerenti e centrali
Ricordare, ricordarsi: usi e forme della memoria tra Borges e Primo Levi
RiassuntoIl contributo intende analizzare, partendo da Il termitaio di Alberto Cavaglion, il dialogo intertestuale presente tra l’eroe borgesiano del racconto Funes el memorioso e la figura di Primo Levi (in relazione alla sua esperienza concentrazionaria). Prima ripercorrendo l’avvicinamento di Levi a Funes e quindi analizzando le capacità mnesiche peculiari di entrambi, il saggio intenta un’analisi comparativa basata sull’apporto delle teorie critiche presenti in Ricordare. Forme e mutamenti della memoria culturale di Aleida Assmann. Grazie a concetti relativi al campo critico di mnemotecnica ed anàmnesi, si arriva ad una sinossi fenomenologica della facoltà del ricordo e della memoria di Funes e di Levi, illustrando secondo quali princìpi il chimico-scrittore torinese si relaziona al personaggio borgesiano. ResumenLa contribución pretende analizar, empezando por Il termitaio de Alberto Cavaglion, el diálogo intertextual presente entre el héroe borgesiano del cuento Funes el memorioso y la figura de Primo Levi (en relación a su vivencia concentracionaria). Antes volviendo a recorrer la aproximación de Levi hacia Funes y después analizando las capacidades mnésicas peculiares de los dos, el ensayo intenta una análisis comparativa basada en la aportación de las teorías críticas del Ricordare. Forme e mutamenti della memoria culturale de Aleida Assmann. Gracias a conceptos relativos al campo crítico de mnemotécnica y anamnesis, se llega a una sinopsis fenomenológica de la facultad del recuerdo y de la memoria del uno y del otro, ilustrando los principios según los cuales el químico-escritor se relaciona al personaje borgesiano
Chi dice ragna dice danno : ecfrasi e ipostasi di Aracne nell'opera di Primo Levi
L'articolo analizza le citazioni ecfrastiche della Divina Commedia nell'opera di Primo Levi e dimostra la loro preponderanza nella produzione del chimico-scrittore. Due incisioni di Gustave Doré, in particolare, si ancorarono alla mente del giovane Levi quando, da piccolo, sfogliò e risfogliò l'opera dell'artista francese, fissandosi come un'icona inossidabile che raffigurava i versi di Dante. Ritornarono alla sua attenzione in età matura, sottoforma di simboliche reminiscenze, durante la sua attività di scrittore, favorendo la sua creatività letteraria e dimostrando un ascendente artistico che l'autore stesso negava di avere. L'intento del presente saggio è dunque dipanare il fil rouge della visualità nell'opera di Levi: tramite la comparazione dei passi e delle raffigurazioni della Commedia, ricostruendo la cronologia che intercorre tra questi rapporti, l'obiettivo è ricostruire l'influenza dell'arte nella vita e nella produzione letteraria del chimico-scrittore.L'article analitza les cites ecfràstiques de la Divina Comèdia en l'obra de Primo Levi i demostra la seva preponderància en la producció del químic-escriptor. Dos gravats de Gustave Doré, en particular, es van ancorar en la ment del jove Levi quan, de petit, va fullejar i va tornar a fullejar l'obra de l'artista francès, romanent com una icona inoxidable que representava els versos de Dante. Van tornar a la seva ment en l'edat madura, en forma de reminiscències simbòliques, durant la seva activitat d'escriptor, afavorint la seva creativitat literària i demostrant un ascendent artístic que el mateix autor negava tenir. Per tant, la intenció en aquest article és la de desentranyar el fil conductor de la visualitat en l'obra de Levi: a través de la comparació dels passatges i representacions de la Comèdia, reconstruint la cronologia entre aquestes relacions, l'objectiu és reconstruir la influència de l'art en la vida i en la producció literària del químic-escriptor.The article analyses the ekphrastic quotations from the Divina Commedia and sheds light on their importance in Primo Levi's work. Two engravings by Gustave Doré stroke and get stuck in Levi's mind since when, in his childhood, he leafed the French artist's work over and over; in his mind, these soon became unforgettable representations of Dante's verses. Such figures came back to his attention when he was older, during his activity as a writer, and inspired him as symbolic reminiscences which confirm he was not alien to artistic impulses. Thus, this article aims at reconstructing and following the background of such depictions, and also to reconstruct the presence of art in Levi's work and life - through a comparison between texts and images, and by considering and interpreting their chronological order to demonstrate Doré's importance.El artículo analiza las citas ecfrásticas de la Divina Comedia en la obra de Primo Levi y demuestra su preponderancia en la producción del químico-escritor. Dos grabados de Gustave Doré, en particular, se anclaron en la mente del joven Levi cuando, de niño, hojeó y volvió a hojear la obra del artista francés, permaneciendo como un icono inoxidable que representaba los versos de Dante. Volvieron a su mente en la edad madura, en forma de reminiscencias simbólicas, durante su actividad de escritor, favoreciendo su creatividad literaria y demostrando un ascendente artístico que el propio autor negaba tener. Por lo tanto, la intención en este artículo es la de desentrañar el hilo conductor de la visualidad en la obra de Levi: a través de la comparación de los pasajes y representaciones de la Comedia, reconstruyendo la cronología entre estas relaciones, el objetivo es reconstruir la influencia del arte en la vida y en la producción literaria del químico-escritor
- …
