688 research outputs found
Stereoselective Dehydrobromination of alkyl alpha-Br-alpha-Cl-carboxylates
(Z)-Alkyl alpha-Cl-alpha,beta-unsaturated esters are prepared in excellent yields by stereoselective dehydrobromination of alkyl alpha-Br-alpha-Cl-carboxylates with LiCl-Li2CO3 in dimethylformamide
The CuBr/Fe promoted olefin alkylation of 2-Br-2-Cl-carboxylate methyl esters
Methyl 2-Br-2-Cl-carboxylates react with 1-octene in DMF/CH2Cl2 in a radical process promoted by CuBr/Fe, yielding 2-alkyl-2-Cl-4-Br-carboxylates smoothly and efficiently
The CuBr/Fe-0 promoted radical addition of methyl 2-Br-2-Cl-carboxylates to olefins
Methyl 2-Br-2-Cl-carboxylates afford 2-alkyl-2-Cl-4-Br-carboxylates in fair yields by reaction with terminal alkenes, under mild conditions, through a radical process promoted by CuBr/Fe-0 in DMF/CH2Cl
Fe-0 initiated halogen atom transfer radical addition of methyl 2-Br-2-Cl-carboxylates to olefins
The halogen atom transfer radical addition (HATRA) of methyl 2-Br-2-Cl-carboxylates to alkenes is obtained in good yields by catalytic amounts of iron filings in dimethylformamide/1,2-dichloroethane at 80 degrees C under argon
Processi di degassamento di laghi craterici iperacidi: analisi del fenomeno attraverso i dati di prove di laboratorio e confronto con dati empirici.
Le condizioni iperacide presenti nelle acque di alcuni laghi craterici, combinate con altre proprietà chimico-fisiche quali densità e temperatura, possono favorire processi di degassamento anche di specie ad elevata solubilità e geochimicamente conservative in acque “normali”. In questa tesi si sono studiati i meccanismi e l’influenza di tali proprietà nel processo di degassamento attraverso la ricostruzione in laboratorio delle condizioni iperacide che caratterizzano i laghi iperacidi in natura. Particolare attenzione è posta al comportamento dello ione Cl-, diffusamente presente nelle acque crateriche e considerato fin ora tipicamente “conservativo”. In condizioni di estrema acidità questo ione modifica la sua tendenza conservativa, attivando le sue caratteristiche di base coniugata. In tali condizioni infatti esso si lega agli ioni H+ presenti formando acido cloridrico molecolare (HCl), parte del quale inevitabilmente degassa.
Lo studio di soluzioni preparate in laboratorio e poste a condizioni di temperatura, densità ed acidità iniziale differenti, sono stati raccolti una serie di dati relativi al pH e alle variazioni della concentrazione dello ione Cl- imputabile a fenomeni di degassamento. I dati così ottenuti, sono stati poi confrontati con le caratteristiche chimico-fisiche di una serie di laghi craterici iperacidi esistenti in varie parti del mondo. Questo confronto ha consentito di definire più in dettaglio le cause ed i meccanismi che portano al degassamento di acidi forti (HCl) da acque iperacide e il grado di influenza delle varie proprietà sopra citate in questo fenomeno naturale
Two-dimensional URANS modeling of an H-type darrieus wind turbine
LAUREA MAGISTRALERecenti sviluppi dell’energia eolica hanno portato a una rivalutazione delle turbine eoliche ad asse verticale per la microgenerazione e nei parchi eolici off-shore. Nel tentativo di aumentare l’efficienza e la competitività dei prototipi esistenti, il presente lavoro di tesi si prefigge lo scopo di modellizzare la complessa aerodinamica di un rotore ad H tramite l’impiego della CFD, validando i risultati numerici mediante un confronto con dati sperimentali ricavati in precedenza.
Il benchmark dell’analisi consiste in una campagna sperimentale condotta all’interno della galleria del vento del Politecnico di Milano nella configurazione a getto libero e a bassa turbolenza (<1%). Il rotore ad H è equipaggiato con tre pale NACA 0021 verticali ed è caratterizzato da un’area spazzata di 1,5 m2. I valori della coppia e della potenza sono ricavati rispettivamente con un misuratore di coppia montato sull’albero e un encoder. La velocità e l’intensità di turbolenza della scia della turbina sono calcolati impiegando tecniche di anemometria a filo caldo su due piani a valle della turbina. La velocità del flusso è compresa tra 6 e 16 m/s e permette di esaminare le più rilevanti condizioni di funzionamento, mantenendo costante la velocità angolare a 400 rpm.
Lo studio CFD è realizzato tramite il codice commerciale ANSYS® Fluent adottando un approccio URANS bidimensionale. In particolare, la prestazione della turbina in termini di potenza, scia generata e stallo dinamico è valutata usando i modelli di turbolenza SST k−omega e Spalart-Allmaras. Il modello numerico è validato analizzando l’influenza dell’estensione del dominio e del passo temporale sui fenomeni aerodinamici. Successivamente si confrontano le curve di CL e CD con le curve sperimentali tratte dalla letteratura. Vengono esaminate le condizioni di funzionamento più rilevanti con tre rapporti di velocità di punta: 3,3 (basso carico), 2,4 (Cp ottimale) e 1,5 (alto carico). Entrambi i modelli vengono usati in configurazione standard e con la correzione di curvatura. Infine, risultati numerici vengono discussi e confrontati con i dati sperimentali.
I migliori risultati in termini di generazione di coppia e predizione della scia vorticosa vengono trovati per lambda = 2,4, grazie alla limitata nucleazione dello
stallo dinamico e al regime di flusso pienamente turbolente attorno alle pale. Per lambda = 1,5 i risultati sono solo moderatamente soddisfacenti, in quanto vengono trascurati forti vortici d’estremità. Per lambda = 3,3 i modelli URANS risultano inadeguati, a causa dello strato limite parzialmente laminare e un eccessivo rateo di dissipazione dell’energia cinetica turbolenta.Recent developments in wind energy have led to a reconsideration of vertical axis wind turbines for microgeneration and off-shore wind farms. Within the context of the need to increase the efficiency and competitiveness of the existing prototypes, this thesis aims at simulating the complex aerodynamics of a real-scale H-rotor by means of CFD modeling, and by assessing the numerical results by virtue of a detailed comparison with existing experimental data.
The benchmark for the analysis consists in an experimental campaign carried out at the Politecnico di Milano wind tunnel in open chamber configuration and low turbulence (<1%). The H-rotor is equipped with three straight NACA 0021 blades and has a swept area of 1,5 m2. Torque and power are measured with a torque-meter mounted on the pole and an encoder, respectively. Velocity and turbulence intensity of the turbine’s wake are evaluated using hot-wire anemometry on two planes located downstream of the turbine. Wind speeds ranging from 6 to 16 m/s have been tested to cover all relevant operating conditions, with a constant angular velocity of 400 rpm.
The CFD investigation is carried out with the commercial software tool ANSYS® Fluent adopting a two-dimensional URANS approach. In particular, the turbine’s performance in terms of power, generated wake and dynamic stall are evaluated using the SST k − omega and the Spalart Allmaras turbulence models. The numerical model is validated through an analysis of the influence of the domain extension and time-step on the aerodynamic phenomena. CL and CD curves are subsequently compared to experimental data found in literature. Tip speed ratios of 3,3, 2,4 and 1,5 representing high load, optimal Cp and low load, respectively, are tested. Both models are used in standard form and with curvature correction. Finally, the numerical results are discussed and compared to the experimental data.
The best results in terms of torque generation and wake prediction are found at lambda = 2,4, thanks to the limited onset of dynamic stall and a fully turbulent
flow condition around the blades. At lambda = 1, 5 only moderate agreement with the experimental data is found, because strong tip vortexes are neglected. At
lambda = 3,3 the URANS models perform the poorest, due to the partially laminar flow in the boundary layer and an excessive turbulence dissipation rate
Characterization of the small antisense CI RNA that regulates bacteriophage P4 immunity
In the immune state bacteriophage P4 prevents expression of the replication functions by premature termination of transcription. A small RNA, the Cl RNA, is the trans acting factor that regulates P4 immunity, by pairing to complementary target sequences and causing premature transcription termination. The CI RNA is matured by RNAse P and PNPase from the leader region of the same operon it regulates. In this work we better characterize this molecule. CI RNA copy number was determined to be around 500 molecules per lysogenic cell. By S, mapping we defined the 3'-end at 8423(+/-l); thus CI RNA is 79(+/-1) nt long. The minimum region for correct processing requires two bases upstream of the CI RNA 5'-end and the CCA sequence at the 3'-end. Computer analysis by FOLD RNA of CI RNA sequence predicts a cloverleaf-like structure formed by a double-stranded stalk, a minor and a major stem loop, and a single-stranded bulge. We analysed several cl mutations, which fall either in the single or double-stranded CI RNA regions. Base substitutions in the main loop and in the single-stranded bulge apparently did not change Cl RNA structure, but affected its activity by altering the complementarity with the target sequences, whereas a mutation in the secondary stem had a disruptive effect on CI RNA secondary structure. The effects of this latter mutation were suppressed by a base substitution that restored the complementarity with the corresponding base in the stem. Base substitutions in the main stem caused only local alterations in the secondary structure of CI. However, when the substitutions concerned either G8501 or its complementary base at the bottom of the stem, CI RNA was not correctly processed
Candidate Biological Markers for Social Anxiety Disorder: A Systematic Review
Social anxiety disorder (SAD) is a common psychiatric condition associated with a high risk of psychiatric comorbidity and impaired social/occupational functioning when not promptly treated. The identification of biological markers may facilitate the diagnostic process, leading to an early and proper treatment. Our aim was to systematically review the available literature about potential biomarkers for SAD. A search in the main online repositories (PubMed, ISI Web of Knowledge, PsychInfo, etc.) was performed. Of the 662 records screened, 61 were included. Results concerning cortisol, neuropeptides and inflammatory/immunological/neurotrophic markers remain inconsistent. Preliminary evidence emerged about the role of chromosome 16 and the endomannosidase gene, as well as of epigenetic factors, in increasing vulnerability to SAD. Neuroimaging findings revealed an altered connectivity of different cerebral areas in SAD patients and amygdala activation under social threat. Some parameters such as salivary alpha amylase levels, changes in antioxidant defenses, increased gaze avoidance and QT dispersion seem to be associated with SAD and may represent promising biomarkers of this condition. However, the preliminary positive correlations have been poorly replicated. Further studies on larger samples and investigating the same biomarkers are needed to identify more specific biological markers for SAD
Sviluppo e validazione di un modello di stallo dinamico profondo
Il termine stallo dinamico si riferisce allo stallo di un profilo soggetto a condizioni non stazionarie, come può avvenire per turbine eoliche e rotori di elicotteri. Il fenomeno è caratterizzato da un comportamento isteretico della curva (α,CL) e da forti variazioni dei carichi agenti sul profilo a causa della formazione e del distacco di un vortice (LEV, Leading Edge Vortex) dal bordo d'attacco.
L'obiettivo del presente studio è quello di sviluppare un modello empirico, calibrato su dati esistenti in letteratura, che permetta la descrizione dell'andamento del CL utilizzando come profilo di riferimento il NACA 0012 soggetto a moto oscillante.
I parametri del modello sono stati studiati al variare delle condizioni operative, cercando di fornire una spiegazione fisica in accordo con i dati analizzati e dedicando ampio spazio allo studio delle condizioni che determinano lo stallo dinamico.
Successivamente è stata eseguita un'analisi di sensitività per studiare la risposta del modello e un'analisi di robustezza rispetto a variazioni dei parametri e della geometria del profilo.
In appendice sono contenuti i risultati trovati corredati dalle procedure adottate e dalla presentazione sintetica del modello di riferimento di Leishman-Beddoes
Nuovi possibili farmaci chelanti per ferro(III): gli acidi 3-idrossi-4-piridincarbossilico e 4-idrossi-3-piridincarbossilico. Studio termodinamico
Il ferro è un metallo essenziale nei confronti dell’uomo. Sebbene le patologie provocate da una sua carenza siano piuttosto comuni, quelle provocate da un eccessivo assorbimento del metallo possono essere molto più gravi [1–2]. Tra queste, la più comune è la beta-talassemia major, nella quale un difetto genetico ereditario comporta la necessità di frequenti infusioni sanguigne e quindi immissione di ferro, con conseguente esito fatale per il paziente. La beta-talassemia è diffusa in particolare nell’area del Sud-Est Asia e nel Mediterraneo; solo in Italia si contano circa 7000 pazienti.
L’unica terapia attualmente disponibile per la cura della talassemia (e delle altre patologie prodotte da un eccessivo assorbimento di ferro nell’organismo) è basata sulla somministrazione di un opportuno farmaco, in grado di chelare selettivamente il metallo e rimuoverlo dall’organismo malato (“chelation therapy” [1-4]). Il chelante attualmente utilizzato è il desferal, il quale ha consentito di aumentare la vita media dei pazienti da 2-3 anni ad una trentina o più. Tuttavia esso provoca alcuni effetti tossici collaterali e possiede una serie di svantaggi, quali l’elevato costo e l’inefficacia se assunto oralmente. La ricerca biomedica è molto attiva nella sperimentazione di leganti alternativi al desferal. I risultati finora ottenuti sono da considerarsi significativi ma non ancora soddisfacenti [4].
Nell’ambito della “chelation therapy”, il nostro gruppo di ricerca ha recentemente posto la propria attenzione su una nuova classe di legante, gli acidi 3,4-idrossipiridincarbossilici (HPC), i quali hanno un basso peso molecolare (condizione necessaria per l’efficacia dell’assunzione orale [4]) e sembrano possedere caratteristiche di bassa tossicità [5–6]. Essi presentano inoltre i requisiti strutturali per formare complessi forti col metallo.
In una prima fase di lavoro si è studiata la formazione di complessi tra il ferro e alcuni di questi leganti, gli acidi 3-idrossi-4-piridincarbossilico (3H4P) e 4-idrossi-3-piridincarbossilico (4H3P), con lo scopo di determinare il numero, la stechiometria e le costanti di formazione delle specie che si formano in soluzione. Le misure sono state condotte mediante potenziometria, in ambiente acquoso a forza ionica 0.6 m di (Na)Cl ed alla temperatura di 25 °C. I dati potenziometrici sono stati integrati a pH acidi da dati spettrofotometrici UV. Per il sistema Al-3H4P è stato ottenuto un solido, la cui composizione è risultata coincidente con quella di una delle specie in soluzione.
In una seconda fase del lavoro si è inoltre studiata l’effettiva efficacia del chelante a legare il ferro(III) in condizioni prossime a quelle fisiologiche, e simulate “in vitro”.
I risultati ottenuti nei due studi mostrano come la stabilità dei complessi metallo-legante sia significativa, sebbene non ancora sufficiente ad eguagliare quella del desferal. L’efficacia chelante “in vitro” è in particolar modo ridotta dalla scarsa lipofilicità sia del legante che dei complessi che si formano.
Come prospettiva, sono in corso le sintesi dei derivati metilati di 3H4P e 4H3P, che dovrebbero portare ad un aumento della forza complessante e della lipofilicità.
Bibliografia
1.Kontoghiorghes G.J., Analyst, 1995, 120, 845-851
2.Martell A.E., Motekaitis R.J., Sun Y., Ma R., Welch M.J., Pajeau T., Inorg. Chim. Acta, 1999, 291, 238
3.R.A. Yokel, A.K. Datta, E.G. Jackson, J. Pharm. Exp. Therap. 1991, 257, 100
4.Faa G., Crisponi G., Coord. Chem. Rev., 1999, 184, 291
5.Foye W.O., Kauffman J.M., Chim. Ther. 1967, 2, 462
6.Spear K., Johnson C., Gschwend H.W., PCT Int. Appl. WO 94 20, 527 (1993
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