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    Metodologia di analisi del ciclo di vita di una cella a carbonati fusi

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    In attuazione del protocollo di Kyoto, e sulla base delle decisione assunta successivamente dall'Unione Europea, l'Italia dovrà ridurre, entro il 2008-2012, le proprie emissioni di CO2 e degli altri gas serra nella misura del 6,5% rispetto ai valori del 1990 (555 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti). Si è valutato che le emissioni dell’Italia hanno una traiettoria crescente che renderebbero oggettivamente difficile, con le sole risorse interne, il rispetto degli impegni di riduzione assunti al momento della ratifica del Protocollo di Kyoto e degli accordi di “burden sharing” presi con i 15 Paesi dell’Unione Europea. Il sistema ideale per la riduzione delle problematiche ambientali si basa su vettori energetici: • Ad impatto ambientale, locale e globale, tendente a zero; • Producibili da una pluralità di fonti, tra loro intercambiabili e disponibili su larga scala per le generazioni future; • Distribuibili preferibilmente in rete. L’idrogeno è un vettore capace di soddisfare questi requisiti. L’impatto ambientale locale negli usi finali è nullo o estremamente ridotto. Esso può essere prodotto da fonti fossili, con possibilità di ridurre l’impatto ambientale globale attraverso la cattura e lo stoccaggio permanente della CO2. Oppure può essere prodotto da fonti rinnovabili e da energia nucleare. Lo sviluppo dell’idrogeno come vettore energetico richiede però la predisposizione di una vasta gamma di tecnologie integrate. Infatti, pur essendo l’idrogeno già ampiamente utilizzato nell’industria, soprattutto nei processi della chimica e della raffinazione, la sua diffusione come vettore energetico richiede miglioramenti sostanziali, per resa e costi, delle tecnologie esistenti e verosimilmente anche lo sviluppo di tecnologie interamente nuove per renderne l’impiego economico ed affidabile in tutte le varie fasi della catena tecnologica. Lo studio effettuato si propone di valutare gli impatti ambientali e le prestazioni termodinamiche del sistema cogenerativo con cella a carbonati fusi e di confrontarli con un impianto di cogenerazione con turbina a gas. La cella a combustibile a carbonati fusi (MoltenCarbonateFuelCell) ha il grande vantaggio di produrre energia elettrica, sostituendo lo step della combustione con quello di una conversione chimica, by-passando le limitazioni del ciclo di Carnot, raggiungendo, così, un rendimento elettrico medio del 50% rispetto ad un rendimento elettrico medio di una macchina tradizionale, come la turbina a gas, che è del 25-35%. L’analisi fatta nella presente tesi è stata condotta utilizzando la metodologia dell’analisi del ciclo di vita (Life Cycle Assessment). Secondo la norma ISO 14040 la LCA “ è un procedimento oggettivo di valutazione dei carichi energetici ed ambientali relativi ad un prodotto, processo o attività, effettuato attraverso l’identificazione e la quantificazione dell’energia, dei materiali utilizzati e delle emissioni rilasciate nell’ambiente per valutarne l’impatto e per identificare e valutare le opportunità di miglioramento. La valutazione prende in considerazione l’intero ciclo di vita del prodotto, processo o attività, passando dall’estrazione e trasformazione delle materie prime, fabbricazione del prodotto, trasporto, uso e dismissione finale”. Molto di recente è stato sviluppato nella pratica di LCA anche lo smaltimento e la rigenerabilità dei materiali costituenti il prodotto, al fine di non trascurare i potenziali riutilizzi e riciclaggi di componenti o parti del prodotto. Per effettuare l’analisi dell’impatto ambientale associato al ciclo di vita, si è utilizzata la metodica SUMMA (Sustainability Multicriteria Multiscale Assessment). Essa nasce dall’esigenza di integrare i differenti punti di vista degli strumenti di indagine, al fine di determinare degli indicatori a monte del prodotto finito quali: -il consumo di risorse (determinato mediante MFA) e di energia (EEA), -la prestazione termodinamica (exergia), e -l’ecological footprint (emergia), per la quantificazione del costo ambientale; e indicatori a valle del processo relativi alle emissioni e ottenibili mediante il metodo CML2. L’unità funzionale cui la suddetta analisi è stata applicata è una monocella a combustibile a carbonati fusi di dimensioni 1250 x 650 mm (area 0,81 m2), in modo tale che fornisca una potenza di 1 kW. Lo studio del ciclo di vita è stato effettuato analizzando il processo di produzione della cella. Si parte dalla fase di dosaggio e di miscelazione degli ingredienti della sospensione necessaria alla preparazione dei componenti, fino alla fase di formatura su nastro, con la quale si arriva alla produzione degli elettrodi e della matrice allo stato “verde”, cioè lo stato delle componenti della cella che non hanno ancora subito il trattamento termico. Fino alla produzione del verde il processo produttivo della sezione attiva della cella è sempre lo stesso a meno di differenze riguardanti la composizione della sospensione e i tempi di colatura sul nastro. Successivamente la matrice non necessita più di alcun trattamento, mentre il catodo e l’anodo, invece, subiscono i trattamenti termici di deceratura e di sinterizzazione; l’anodo è sottoposto, anche, ai trattamenti di preossidazione e impregnazione. L’impianto è munito di un sistema a carboni attivi per il recupero dei solventi, che rappresenta l’ultimo step del processo produttivo di colatura su nastro. Successivamente si è passati allo studio dell’impianto di cogenerazione a cella a combustibile, ipotizzato avere una potenza di 2 MW elettrici e composto da 4 blocchi da 500 kW, ognuno dei quali composto da due moduli da 250, a loro volta formati da due stack di celle da 125 kW assemblati secondo la configurazione TWINSTACK “SERIE 500”, brevettata e prodotta da Ansaldo. Il tempo di funzionamento dell’ impianto è stato assunto pari a 40000 h operative, che rappresentano l’obiettivo di convenienza economica dell’investimento. La cella si è ipotizzato avere un rendimento elettrico pari al 50% e un rendimento relativo alla cogenerazione pari al 90%, quindi si è assunta l’ipotesi di recupero del calore, con un apposito scambiatore, dai gas esausti provenienti dal sistema cella. Per la produzione di energia sia elettrica che termica, si è ipotizzata un’operatività della cella intorno all’80% della potenza nominale, quindi un valore di energia elettrica prodotta pari a 64 milioni di kWeh e un valore di energia termica di circa 52 milioni di kWth, valori relativi a tutto il tempo di funzionamento della cella (40000ore). I risultati ottenuti mostrano che l’intensità materiale della produzione elettrica su scala globale è pari a 1903 g/kWeh. L’acqua rappresenta il 57%, l’aria il 28%, la parte abiotica il 15% dell’intensità materiale totale. Le efficienze dell’impianto sono molto elevate sia dal punto di vista energetico che exergetico. Per ciò che riguarda il contributo all’effetto serra l’impianto di cogenerazione con la cella a carbonati fusi rilascia circa 508 kg di CO2 per kWeh, il contributo relativo all’acidificazione delle precipitazioni è pari a 0.30kg di SO2 per kWeh. L’LCA è stata successivamente applicata all’impianto di cogenerazione presso il Centro Ricerche “Casaccia” di Roma per valutare gli impatti ambientali ed energetici e confrontarli con quelli inerenti ad un sistema di cogenerazione con cella a combustibile a carbonati fusi. La vita utile dell’impianto di cogenerazione con turbina a gas è stata ipotizzata pari a 20 anni. La turbina si è stabilito avere un rendimento elettrico medio del 25%. Per l’analisi della fase operativa della turbina a gas si è redatto un programma giornaliero di funzionamento, relativo ad un intero anno, grazie alla notevole mole di informazioni registrate dal sistema di acquisizione dati dell’impianto, che permette di quantificare la produzione dell’energia elettrica e termica, il consumo di gas naturale e i fumi in funzione della temperatura giornaliera e in funzione del carico impostato. Inoltre si è redatto il programma di utilizzo giornaliero del sistema per richiamare all’attenzione come la turbina risenta, in maniera significativa, della variazione della temperatura esterna. Si è ottenuta un’operatività della turbina intorno all’80% della potenza nominale per l’intero anno dell’ipotizzato funzionamento, quindi un valore dell’energia elettrica annua prodotta di circa 16 milioni di kWeh e un valore di energia termica annua di circa 35 milioni di kWth. Gli indicatori esaminati mostrano nel complesso una prestazione migliore del sistema cella a combustibile a carbonati fusi. Si può affermare che: • L’impianto CCCF già fornisce ottime prestazioni rispetto ad un impianto tradizionale di pari potenza, ma mentre l’impianto con turbina a gas è un impianto a tecnologia avanzata e già collaudata, l’impianto CCCF è un impianto pilota, ancora allo stato di prototipo e, quindi con ampi margini di miglioramento. • I miglioramenti del sistema cella devono essere incentrati, oltre che sulle efficienze, sulla produzione dello stack di celle, perché ciò non comporterebbe miglioramenti in termini di efficienze elettriche, ma ridurrebbe le intensità materiali ed emergetiche. • Le dimensioni dell’impianto CCCF potrebbero rappresentare un problema, perché al raddoppio della potenza installata anche le dimensioni dell’impianto quasi raddoppiano. Per ottenere un impianto più compatto, sarebbe opportuno aumentare la densità di corrente delle celle. • Il sistema turbina dipende dal carico e dalla temperatura. Il sistema cella risulta, invece, non essere funzione di tali parametri. Ha una notevole modularità. Inoltre emette un minore quantitativo di inquinanti. • La produzione di calore co-generativo è più efficiente nell’impianto a cella a combustibile

    MANAGEMENT CLINICO E TERAPEUTICO, CARATTERISTICHE BIOLOGICE, NEI PAZIENTI CON RECIDIVA DI EPATOCARCINOMA DOPO TRAPIANTO DI FEGATO.

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    Backgroud Il trapianto di fegato (LT) è attualmente l'unico trattamento curativo per i pazienti con carcinoma epatocellulare (HCC). I criteri per l'accesso al LT devono essere definiti con precisione per ridurre il rischio di recidiva di HCC post LT (HCC-R_LT) e aumentare la sopravvivenza. HCC-R_LT è correlato al numero e alle dimensioni delle lesioni e ad altri parametri biologici, come i valori di alfa-fetoproteina (AFP) o l'invasione vascolare, con tassi di recidiva che vanno dall'8 al 20%. HCC-R_LT è difficile da gestire, è spesso caratterizzata da aggressività rilevante e localizzazioni extraepatiche. I Tyrosine Kinase Inibitors (TKIs) sono l'unica opzione terapeutica, con sopravvivenza globale (OS) e sopravvivenza libera da progressione (PFS) scarse. Negli ultimi anni gli Immune Checkpoint Inhibitors (ICI) in combinazione con un anticorpo monoclonale umanizzato ricombinante contro il fattore di crescita endoteliale vascolare (anti-VEGF) si sono dimostrati più efficaci nei pazienti con HCC avanzato non sottoposti a LT nel determinare la stabilizzazione del tumore e il miglioramento della OS. Tuttavia, nei pazienti sottoposti a LT, l'immunoterapia può causare un rigetto epatico acuto e, per questo motivo, questa combinazione non è stata autorizzata in questo setting di pazienti. Obiettivi Questo progetto di dottorato mira a identificare approcci terapeutici espansi per HCC-R_LT, ad analizzare le caratteristiche cliniche, istopatologiche e biologiche dei pazienti, il tasso di HCC-R e la mortalità dopo LT. Metodi Nel 2022, abbiamo progettato uno studio proof-of-concept per analizzare la sicurezza e l'efficacia della combinazione di Nivolumab (240 mg ogni 14 giorni) e Bevacizumab (5 mg/kg ogni 14 giorni) (N/B) nei pazienti con HCC-R_LT. Risultati Sono riassunti in Di Marco L, et al. Feasibility, safety, and outcome of second line nivolumab/bevacizumab in liver transplant patients with recurrent hepatocellular carcinoma. Liver Transpl. 2023 May 1;29(5):559-563. doi: 10.1097/LVT.0000000000000087. Epub 2023 Feb 8. PMID: 36747351; PMCID: PMC10106106. Un limite dello studio è il piccolo numero di pazienti arruolati. I risultati mostrano che N/B potrebbe essere utilizzato nei pazienti con HCC-R_LT con eventuali eventi avversi gestibili. I risultati favorevoli sulla sopravvivenza suggeriscono che potrebbe essere condotto uno studio più ampio e controllato per definire con più precisone l'efficacia e i limiti del trattamento. Sono necessari studi prospettici, aperti, a braccio singolo, di fase Ib-II per il trattamento dei pazienti con HCC-R_LT che hanno già eseguito la I linea di terapia con TKI. Risultati in corso I dati del nostro Centro hanno dimostrato che la terapia combinata di ICI e anti-VEGF può svolgere un ruolo cruciale nella stabilizzazione della malattia, aumentando significativamente la sopravvivenza dei pazienti affetti da HCC-R_LT con un rischio di rigetto limitato e gestibile. Non sono riportati dati in letteratura al di fuori di questa limitata esperienza su questo argomento per cui appare necessario valutare l'incidenza di HCC-R_LT nel contesto italiano per la comprensione dello scenario attuale e l’evoluzione di eventuali nuovi approcci terapeutici; i cambiamenti epidemiologici potrebbero aver influenzato l'epidemiologia di HCC-R_LT, rendendo necessario aggiornare le informazioni disponibili. L’analisi ottimizzerebbe le strategie di prevenzione, diagnosi e trattamento per fornire informazioni alle Istituzioni. Abbiamo progettato uno studio osservazionale, retrospettivo e multicentrico, che coinvolge i maggiori centri trapianto italiani, condotto nel contesto della consueta pratica clinica per fornire un quadro aggiornato di questa condizione patologica.Background Liver transplant (LT) is currently the only curative treatment for patients with hepatocellular carcinoma (HCC). The criteria for access to LT must be precisely defined to reduce the rates of HCC recurrence (HCC-R) and to increase post-LT survival. The risk of HCC recurrence has been related to the number and size of tumors and other parameters, such as alpha-fetoprotein (AFP) values or vascular invasion, with recurrence rates ranging from 8 to 20%. HCC-R LT is difficult to manage and often characterized by relevant aggressiveness and extrahepatic localizations. Tyrosine Kinase Inibitors (TKIs) are the only therapeutic option, but results in terms of overall survival (OS) and progression-free survival (PFS) are disappointing. Immune Checkpoint Inhibitors (ICIs) in combination with a recombinant humanized monoclonal antibody against vascular endothelial growth factor (VEGF) were expected to prove effective in non-LT patients with advanced HCC in determining tumor stabilization and improved OS. However, as in patients undergoing LT, immunotherapy may cause acute liver rejection, and for that, such combined therapy has not been used in this setting. Aims This PhD project aims to identify expanded therapeutic approaches for HCC-R after LT, specifically using ICIs in this class of patients to mitigate objective clinical risk. It will also analyze the clinical, histopathological, and biological characteristics of HCC patients, the rate of HCC-R, and death after LT to identify predictive factors associated with HCC-R and OS. Methods In 2022, we designed a proof-of-concept study to analyze the safety and efficacy of the combination of Nivolumab (240 mg every 14 days) and Bevacizumab (5 mg/kg every 14 days) (N/B) in LT patients with HCC-R after LT (HCC-R_LT). Result Are summaries in Di Marco L, et al. Feasibility, safety, and outcome of second line nivolumab/bevacizumab in liver transplant patients with recurrent hepatocellular carcinoma. Liver Transpl. 2023 May 1;29(5):559-563. doi: 10.1097/LVT.0000000000000087. Epub 2023 Feb 8. PMID: 36747351; PMCID: PMC10106106. A limitation of the data is the number of enrolled patients. The results show that N/B could be used in patients after LT with few manageable adverse events. The favorable survival results suggest that a larger and more controlled study could be pursued. The new research aims to create a more in-depth experience and to define more broadly any limitations that may favor new options for patients with HCC-R_LT. More prospective, open, single-arm, phase Ib-II studies are necessary for treating patients with HCC-R_LT who have progressed to first-line therapy with TKIs. Ongoing results Although data from our Centre demonstrated that the combined therapy of ICIs and anti-VEGF antibodies can play a crucial role in stabilizing the disease, significantly increasing survival for patients affected by HCC-R_LT, in our clinical experience, the risk of rejection is limited and manageable. To improve knowledge on this topic, it is necessary to define better the incidence of HCC-R_LT in the Italian context, how the changing etiologies of liver disease may have influenced the epidemiology and clinical history of HCC-R_LT, and what are the therapeutic options available today. Still, no data are reported in the literature outside of this limited experience on this topic. An in-depth analysis would also improve understanding of the current scenario. Still, it would optimize prevention, diagnosis, and treatment strategies to provide information to the Institutions. We designed an observational, retrospective, and multicenter study conducted in the context of usual clinical practice to provide an updated picture of this pathological condition. The study highlights the characteristics of patients affected by HCC-R_LT in significant Italian Transplant centers

    Sull'efficacia di tubi corrugati nell'ancoraggio di elementi verticali in fondazione

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    LAUREA MAGISTRALELa connessione, nell’ambito delle strutture prefabbricate, costituisce un elemento chiave. Il suo ruolo è quello di realizzare, da singoli elementi, un sistema strutturale capace di soddisfare la richiesta di determinate prestazioni. Non si tratta pertanto della definizione di un mero dettaglio costruttivo, ma di una parte integrante della struttura, capace di influenzarne la risposta globale. Sulla base di tali principi è stato affrontato il tema della connessione tra elementi verticali e la fondazione, con riferimento ad un sistema specifico, che prevede la sigillatura delle barre sporgenti da elementi prefabbricati all’interno di tubi corrugati. Questo lavoro presenta l’avvio di una campagna sperimentale volta alla valutazione delle prestazioni, del particolare sistema d’ancoraggio, in termini di resistenza e deformabilità, individuandone i meccanismi resistenti utili ad una sua ottimizzazione. L’attenzione è stata posta sulla possibilità di realizzare ancoraggi caratterizzati da lunghezze inferiori a quanto prescritto dalle normative vigenti (D.M. del 2008 ed E.C. n.2). Parallelamente è stato considerato il possibile contributo positivo derivante dall’impiego di materiali innovativi, quali i compositi cementizi fibrorinforzati (HPFRC), nella sigillatura delle barre d’armatura. A tale scopo sono state progettate e condotte 27 prove di estrazione su provini cilindrici di grande diametro (φ750mm) privi di confinamento passivo, all’interno dei quali sono state sigillate barre d’armatura φ25 in tubi corrugati d’acciaio φ80. Le variabili considerate sono: tre profondità aderenti (5φ, 10φ e 15φ), tre tipologie di malta (commerciale di riferimento, fibrorinforzata e la sola matrice di quest’ultima) realizzando tre provini nominalmente identici. I risultati confermano le ottime prestazioni del sistema studiato, che permette di raggiungere lo snervamento già con una lunghezza aderente pari a 15 volte il diametro. Si propone infine un analisi secondo cui, le diverse caratteristiche aderenti delle superfici coinvolte, possano indurre uno stato tensionale di trazione della malta interna; ciò nonostante il materiale fibrorinforzato non ha apportato benefici apprezzabili

    STRUTTURA PER LA REALIZZAZIONE DI GABBIE DI ARMATURA PERTRAVI E METODO DI ASSEMBLAGGIO DI TALE STRUTTURA

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    La presente invenzione si riferisce ad una gabbia di 5 armatura in tondo per c.a. per la realizzazione di travi e ad un metodo di assemblaggio di tale struttura

    Verifica dei progetti ai fini della validazione. Valutazione dell'efficacia della verifica su progetti di opere pubbliche

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    LAUREA MAGISTRALEABSTRACT La qualità delle opere pubbliche, ma più in generale la qualità di quelle facenti parte il settore delle costruzioni che hanno come specifica caratteristica quella di essere esecuzioni prototipiche, multidisciplinari e necessarie di grandi risorse per la loro esecuzione, si realizza attraverso la definizione preventiva delle caratteristiche e degli aspetti specifici che sono espressi nella fase progettuale. Già la Legge Merloni nel 1994 ha messo in primo piano l’aspetto progettuale, impostandolo in fasi che partono dalla pianificazione fino alla progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva. L’aumento di complessità delle opere, la relativa frammentazione in specialismi, nonché gli aspetti burocratici conseguenti hanno reso necessario dotarsi di un sistema di verifica del progetto che coadiuvasse il RUP per giungere ad una progettazione integrata, rispondente alle esigenze espresse dalla committenza e conforme alle normative, nonché per indirizzare la progettazione verso standard qualitativi avanzati, in linea con le aspettative crescenti. La verifica dei progetti ai fini della validazione, normata dal DPR n° 554/1999 e successivamente dettagliata con l’approvazione del DPR n° 207/2010, si pone non solo come un adempimento obbligatorio, ma quale strumento di supporto per la definizione di un progetto di qualità, capace di dare risposte efficaci e di soddisfare le esigenze e gli obiettivi espressi. Lo strumento della verifica che deve spingersi negli aspetti progettuali più concreti, limitando i formalismi che arricchiscono la procedura, ma non il contenuto, deve essere dunque valutato ed analizzato Lo scopo di questa analisi è quello di verificare se tale strumento sia idoneo per dare risposte certe e sostanziali per migliorare la qualità del progetto perché, altrimenti, tale sistema ispettivo si trasformerebbe in un ulteriore aspetto burocratico che graverebbe su costi e tempi di realizzazione. L’analisi effettuata di un campione di progetti, in parte già realizzati, è finalizzata a mettere in luce l’efficacia dell’attività di verifica ai fini della validazione nel migliorare il livello qualitativo del progetto e, di riflesso, quello dell’opera realizzata.ABSTRACT (English) The quality of public works, but more in general, the quality of those belonging to the construction field, which have the specific characteristic to be prototypical and multidisciplinary executions requiring a lot of resources for their execution, is achieved through the preventive definition of the characteristics and the specific aspects which are expressed in the planning stage. In 1994 the Merloni Law already put into the foreground the planning aspect by setting it in stages which start from the planning to the preliminary, definitive and executive design. The increased complexity of the works and their fragmentation in specialisms, as well as all of the consequent bureaucratic aspects, made it necessary to adopt a project verification system which would cooperate with the Project Manager to reach an integrated design, in accordance with the needs expressed by the client and which complies to the provisions, and also for directing the design towards advanced quality standards, in line with the growing expectations. The projects verification for the purposes of validation, normed by the DPR n° 554/1999 and later specified with the passage of the DPR n° 207/2010, is not only an obligatory fulfillment, but also a support for the settlement of a quality project. This would allowed to produce effective results and to meet the costumers’ requirements. The verification tool which analyze the more practical aspects, through a limitation of the formalisms that enrich the procedure, but not the contents, should be evaluated on its suitability in giving significant and certain results in order to improve the quality of the project. Otherwise this inspection system would be transformed into an additional bureaucratic burden that would bear upon the duration of the construction process and its costs. The analysis of a sample of projects, some of which are already realized, wants to highlight the effectiveness of the verification for the purposes of validation in improving the qualitative level of the project and, consequently, of the realized work

    Clinical, morphological and molecular characterization of cancer phenotypes associated with chronic obstructive pulmonary disease (COPD): new prospective of target therapies

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    BACKGROUND Chronic obstructive pulmonary disease (COPD) and lung cancer are two catastrophic diseases, representing leading causes of morbidity and mortality worldwide. Although the treatment has greatly improved both diseases continue to show increasing frequency and above all an unpredictable progression. Several studies have firmly established a strict connection between COPD and lung cancer highlighting also the importance of the inflammatory response as a risk factor for both diseases. The inflammatory paradigm is undoubtedly one of the most fascinating theories to connect COPD and lung cancer and it has acquired new impetus by the recent discoveries in the COPD pathogenesis. Emerging evidence in this context has emphasized the role of adaptive immune responses, possibly with an autoimmune component due to the recognition of pulmonary selfantigens modified by cigarette smoking and to the failure of mechanisms regulating immunological tolerance. In this context, COPD-associated cancers might have specific pathogenetic and morphological features, differently from tumours arising in non-COPD patients, due to the synergic effect of cigarette smoke and chronic inflammation. AIM OF THE RESEARCH This research project focuses on the study of lung cancer in patients with COPD compared to smokers without COPD and never smoker patients in order to identify eventual distinct clinical, morphological and molecular phenotypes. MATERIALS AND METHODS From 2010 to 2012, we prospectively enrolled patients with peripheral non small lung cancer submitted to anatomical lung resection (lobectomy, bilobectomy or pneumonectomy) associated with systematic lymphadenectomy. Patients with central airway cancer, secondary lung tumours or previously submitted to inductive treatment were excluded from the study. According to respiratory functional tests and smoking history patients were then divided in 3 groups: COPD patients, smokers without COPD and never-smoker subjects with normal lung function (FEV1/FVC ratio >70%). Each patient underwent a full clinical and instrumental assessment. Morphological studies included detailed analysis of growth pattern (according to the latest revision of adenocarcinoma classification), cell proliferation (Ki67/MIB1 expression), parameters of intra-and peri-tumoral remodelling (inflammation, fibrosis and necrosis) and tumoural detection of interleukin-17 (IL-17) cytokine. Genetic analysis of EGFR and KRAS mutations was also performed in all cases. RESULTS In the study period, 66 patients who met the inclusion/exclusion criteria were initially enrolled:16 COPD, 32 smokers without COPD and 18 never smokers. As the selection criteria affected the predominant histologic profile with a clear predominance of the adenocarcinoma histotype (63% in COPD patients, 71% in smokers and 56% in neversmokers), we performed our investigations only in patients with this histology to obtain results not affected by different histotypes. Therefore the study group was composed of 43 patients (10 COPD, 23 smokers and 10 never-smokers), whose main demographic and functional parameters were comparable except for male/female ratio, reversed in never-smokers, and for lung function, reduced in COPD patients, as expected. Given the specific aim the comparison of different clinical, morphological and molecular data was mainly performed within the category of smoking patients (COPD patients and smokers without COPD), while never smokers represented control group. From a clinical point of view the most important differences concern the number of peripheral blood basophils and standard uptake value of positron emission tomography–computed tomography (SUV of PET-CT). COPD patients showed a significant higher number of basophils and lower SUV of PET-CT than smokers without COPD. Concerning the histological evaluation adenocarcinoma of COPD patients showed a more frequent lepid pattern, less evident solid aspect and lower MIB1/Ki67 index than adenocarcinoma of smokers without COPD. A significant more extensive necrosis was found in adenocarcinoma of COPD and smokers without COPD compared to never-smokers. Finally although not statistically significant a stronger IL17 tissue expression was observed in COPD cases compared to smokers without COPD. As regards molecular data the most interesting finding was a trend of less frequency of KRAS mutation in adenocarcinoma of COPD patients. CONCLUSIONS Adenocarcinoma in COPD patients presents clinical, molecular and morphological features of lower aggressiveness (higher number of basophils, low SUV of PET-CT, increased lepidic component, reduced solid pattern, lower cell proliferation and less frequent K-RAS mutation) compared to that of smokers without COPD. Alternative mechanisms of carcinogenesis may be involved in the development/progression of lung cancer in COPD patients. Given the importance of inflammation in the pathogenesis of the disease other mechanisms, such as IL-17 pathway, mainly driving inflammatory mediated carcinogenesis might be crucial. Additional knowledge of these mechanisms would be of considerable help in the fight against lung cancer especially concerning therapeutic perspectives, providing a rational basis for the development of targeted and more effective treatments

    STRUTTURA PER LA REALIZZAZIONE DI GABBIE DI ARMATURA PERPLINTI DI FONDAZIONE

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    La presente invenzione si riferisce ad una gabbia di 5 armatura in tondo per c.a. per la realizzazione di plinti di fondazione, nel seguito denominata struttura
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