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    (Epicardial and microvascular) angina or atypical chest pain: differential diagnoses with cardiovascular magnetic resonance

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    Angina pectoris is a chest discomfort caused by myocardial ischaemia, and it is classified as 'typical' or 'atypical' if specific features are present. Unfortunately, there is a heterogeneous list of cardiac diseases characterized by this symptom as onset sign. Mostly, angina is due to significant epicardial coronary artery stenosis, which causes inadequate oxygen supply increase after raised myocardial oxygen demand. In the absence of significant epicardial stenoses, another potential cause of angina is microvascular dysfunction, related to inadequate response of resistance coronary vessels to vasodilator stimuli. The unique capability of cardiovascular magnetic resonance (CMR) in providing extremely detailed morphological and functional information, along with precise stress perfusion defects and wall motion abnormalities depiction, translates it into the test with one of the best diagnostic performance and prognostic stratification among non-invasive cardiac imaging modality. Moreover, CMR is also extremely accurate in detecting non-ischaemic cardiac causes of chest pain (such as myocardial and pericardial inflammation, or stress-related cardiomyopathy), and is very useful in helping physicians to correctly approach patients affected by chest pain

    Prognostic significance of myocardial extracellular volume fraction in nonischaemic dilated cardiomyopathy

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    In nonischaemic dilated cardiomyopathy (NICM), replacement myocardial fibrosis as detected by late gadolinium enhancement (LGE) at cardiovascular magnetic resonance (CMR) is associated with poor prognosis. We investigated the as-yet unexplored prognostic significance of interstitial fibrosis in NICM, using T1-mapping CMR

    Valore prognostico della risonanza magnetica cardiaca nella cardiomiopatia dilatativa.

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    Introduzione. La cardiomiopatia dilatativa (CMD) è una malattia primitiva del miocardio caratterizzata da dilatazione e alterata funzione sistolica del ventricolo sinistro che si sviluppa in assenza di alterazioni del carico emodinamico o di malattia coronarica tale da comportare una disfunzione sistolica globale. Essa colpisce un adulto su 2500, è la terza causa più comune di insufficienza cardiaca (IC) e la più frequente indicazione al trapianto cardiaco. La stratificazione prognostica dei pazienti con CMD è importante per la scelta delle strategie terapeutiche da adottare, volte ad evitare la progressione di malattia e prolungare la sopravvivenza. La risonanza magnetica cardiaca (RMC) è uno strumento diagnostico avanzato ai fini della valutazione della morfostruttura e della funzione cardiaca (in particolare della funzione sistolica biventricolare, attraverso la misura della frazione di eiezione ventricolare sinistra, LVEF, e destra, RVEF) e per l’individuazione della fibrosi miocardica con la metodica del Late Gadolinium Enhancement (LGE). Non è ancora chiaro quale sia il ruolo della RMC rispetto agli indici di stratificazione prognostica proposti per la CMD, né se essa sia utile nella stratificazione prognostica dei pazienti ancora asintomatici (stadio B ACC/AHA). Scopi. Obiettivi dello studio sono stati: valutare il ruolo prognostico degli indici di RMC di fibrosi miocardica e rimodellamento biventricolare nella CMD; valutare il valore prognostico differenziale della RMC nello stadio B della CMD; confrontare il valore prognostico della RMC con altri indicatori clinici, bioumorali e strumentali consolidati. Metodi. La popolazione studiata era composta da 584 pazienti (417 maschi, età 54±15, m±SD, 181 in stadio B) afferenti alla Fondazione Toscana Gabriele Monasterio (FTGM, 487 pazienti) e all’Universitair Ziekenhuis (UZ, Leuven, Belgio, 97 pazienti), con disfunzione sistolica alla RMC. Tutti i pazienti sono stati sottoposti ad una valutazione clinica, funzionale ed elettrocardiografica e ad un esame di RMC. Alla RMC sono stati studiati i parametri morfofunzionali e l’estensione e il pattern di LGE. Una sottopopolazione di 283 pazienti è stata studiata inoltre con esame ECG dinamico secondo Holter, esami ematochimici comprendenti il dosaggio del frammento N-terminale del brain natriuretic peptide (NT-proBNP) e con esame ecocardiografico. L’end-point primario era composto da morte cardiovascolare, ricovero per IC o per tachiaritmia ventricolare, intervento appropriato del defibrillatore impiantabile (ICD), impianto di VAD o trapianto cardiaco. Sono stati inoltre considerati due end-point secondari, uno legato alla progressione di malattia (morte o ricovero per IC, impianto di VAD, trapianto), l’altro legato al burden aritmico (morte cardiaca improvvisa, ricovero per tachiaritmia ventricolare, intervento appropriato dell’ICD). Per lo studio della sottopopolazione in stadio B ACC/AHA gli end-point primario e secondario di progressione di malattia sono stati modificati per includere la progressione a stadio C ACC/AHA (fase sintomatica della malattia), mentre nella sottopopolazione in stadio C essi comprendevano anche il peggioramento della sintomatologia. Risultati. I pazienti sono stati sottoposti ad un follow-up della durata mediana di 28 mesi (range interquartile: 15-45). Nella popolazione generale la ridotta LVEF (P=0.003) e la presenza (P=0.014) o l’estensione di LGE (P=0.006) risultavano predire indipendentemente l’end-point primario. Predicevano l’end-point secondario di progressione di malattia l’età (P=0.032), l’anamnesi positiva per almeno un precedente ricovero per IC (P=0.014), la ridotta RVEF e la presenza (P=0.004) o l’estensione di LGE (P=0.004). La riduzione di LVEF (P<0.001) e la diagnosi di diabete mellito (P=0.038) predicevano l’end-point secondario aritmico. Nella sottopopolazione in stadio B risultavano invece predittori indipendenti dell’end-point primario l’età (P=0.010) e la presenza (P<0.001) o l’estensione di LGE (P=0.004), mentre correlavano con l’end-point secondario di progressione di malattia l’età (P<0.001), le aumentate dimensioni dell’atrio sinistro (P=0.027) e la presenza di LGE (P<0.001). Nella sottopopolazione in stadio C risultavano predittori dell’end-point primario la diagnosi di diabete mellito (P=0.006) e le aumentate dimensioni dell’atrio sinistro (P=0.004), mentre erano predittori dell’end-point secondario di progressione di malattia la ridotta RVEF (P=0.010) e la dilatazione atriale sinistra (P=0.014). Predicevano invece l’end-point secondario aritmico il diabete mellito (P=0.007) e la riduzione di LVEF (P<0.001). Nella popolazione sottoposta a caratterizzazione multiparametrica predicevano l’end-point primario le elevate concentrazioni plasmatiche dell’NT-proBNP (P=0.039) e la presenza (P=0.007) o l’estensione di LGE (P=0.024). Quando erano considerati gli end-point secondari, predicevano la progressione di malattia elevate concentrazioni di NT-proBNP (P=0.001), la ridotta RVEF (P=0.024) e la presenza di LGE (P=0.008) mentre predicevano gli eventi aritmici la presenza di episodi di tachicardia ventricolare non sostenuta all’ECG dinamico secondo Holter (P=0.028), la riduzione di LVEF (P<0.001) e la presenza di LGE (P=0.045). Conclusioni. Lo studio evidenzia che nei pazienti con CMD gli indici di rimodellamento biventricolare e di fibrosi miocardica derivati dalla RMC forniscono informazioni aggiuntive e indipendenti rispetto ad altri fattori prognostici consolidati. In particolare, la presenza di fibrosi testimoniata da LGE costituisce un fattore predittivo di morte cardiovascolare, progressione di malattia ed eventi aritmici, nonché di progressione alla fase sintomatica di malattia nei pazienti ancora asintomatici

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis

    Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts

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    We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more sophisticated methods

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