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    Identità Olivetti. Spazi e linguaggi 1933 - 1983

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    Olivetti’s world-famous typewriters epitomize the company’s industrial legacy and visible identity, which was both innovative and complex, material and immaterial. These identities are at the heart of an interdisciplinary research project carried out by ECAL/University of Art and Design Lausanne and the University of Ferrara, in collaboration with the Olivetti Historical Archives Association in Ivrea. Identità Olivetti. Spazi e linguaggi 1933-1983 presents the results of this research, with contributions from 37 authors, analysing the Olivetti phenomenon as a whole and paying particular attention to corporate evolution and the approach of designers such as Xanti Schawinsky, Carlo Scarpa, Ettore Sottsass, Hans von Klier, Egidio Bonfante, and Walter Ballmer, among others. The book examines the development of Olivetti’s corporate identity, from the opening of the Olivetti Advertising Office in 1933 to that of the permanent Olivetti pavilion at the Hannover Fair in 1983, seen as the final step in a particularly efficient corporate identity strategy. Divided into four sections, the work covers showroom and exhibition design at trade fairs and expos, as well as the languages that shaped the corporate vocabulary: visual communication and interaction design, cultural and promotional activities. Designers Santiago Miranda and George Sowden, along with former Olivetti sales and training employees, add their own personal accounts in the final section, while two visual essays of published and unpublished documents from the Olivetti Historical Archives complete the book

    Olivetti Identities. Spaces and languages 1933 - 1983

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    Olivetti’s world-famous typewriters epitomize the company’s industrial legacy and visible identity, which was both innovative and complex, material and immaterial. These identities are at the heart of an interdisciplinary research project carried out by ECAL/University of Art and Design Lausanne and the University of Ferrara, in collaboration with the Olivetti Historical Archives Association in Ivrea. Olivetti Identities. Spaces and languages 1933-1983 presents the results of this research, with contributions from 37 authors, analysing the Olivetti phenomenon as a whole and paying particular attention to corporate evolution and the approach of designers such as Xanti Schawinsky, Carlo Scarpa, Ettore Sottsass, Hans von Klier, Egidio Bonfante, and Walter Ballmer, among others. The book examines the development of Olivetti’s corporate identity, from the opening of the Olivetti Advertising Office in 1933 to that of the permanent Olivetti pavilion at the Hannover Fair in 1983, seen as the final step in a particularly efficient corporate identity strategy. Divided into four sections, the work covers showroom and exhibition design at trade fairs and expos, as well as the languages that shaped the corporate vocabulary: visual communication and interaction design, cultural and promotional activities. Designers Santiago Miranda and George Sowden, along with former Olivetti sales and training employees, add their own personal accounts in the final section, while two visual essays of published and unpublished documents from the Olivetti Historical Archives complete the book

    DESIGNED & MADE IN ITALY. INVARIANTI, TRANSIZIONI, NUOVE MAPPE VALORIALI

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    Il legame Designed & Made in Italy analizzato dal nume- ro 9 della rivista MD Journal è contrassegnato da approcci e contenuti articolati, tesi a ribadirne/ridefinirne/rifondarne i caratteri attuali rispetto al passato, richiamando la sostanza delle origini e la profonda stratificazione di valori interconnessi che nel nostro paese uniscono da sempre cultura progettuale, costruttiva, di vendita e utilizzo dei pro- dotti in un rapporto di reciproca alimentazione. In Italia – dove sono perlopiù mancati investimenti ingenti e continuativi di grandi imprese industriali, nonché committenze unitarie, vaste e strutturate – l’osservazione del nesso tra design e manifattura ha dovuto includere storicamente il fattore «gusto», inteso come fenomeno culturale complesso e ricco di sfumature che ha incorporato valenze semantiche, formali, di qualità esecutiva e commerciali del tutto peculiari e riconoscibili (De Fusco, 2007, p. VIII). Il destino del Made in Italy, da quanto rilevato, appare ancor più ancorato alla rifondazione dei presupposti sui quali si è concretizzato il valore originario, esso rispecchia dinamiche progettuali, sociali e produttive inclusive e spesso avanguardistiche. Le espressioni delle forme del fare, tangi- bili e intangibili, affermano e contribuiscono al riconoscimento, nei modi di agire, del legame profondo esistente tra la cultura e l’identità dei luoghi, generatori del cosiddetto “stile italiano”. Sebbene, la tradizione indichi spesso la direzione da seguire, valori rinnovati appaiono nella società, innestandosi in quelli resistenti, viceversa, sostituendosi a ciò che oramai logoro non è più aderente alla dinamica sociale (Hildreth, Kimble, 2004, p. 75)

    Marmo quotidiano. Otto progetti di design contemporaneo / Daily marble. Eight contemporary design projects

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    Il volume presenta otto progetti di oggetti d'uso e arredi in marmo preceduti da saggi critici sul design litico di Evelina Bazzo, Paola Carimati, Vittorio Longheu e Davide Turrini

    Natura naturata. Capolavori librari dell'Università degli Studi di Ferrara

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    Catalogo della mostra. Ferrara, Biblioteca chimico-biologica di Santa Maria delle Grazie, 18 aprile - 1 maggio 2019

    DESIGNED & MADE IN ITALY

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    Il legame Designed & Made in Italy analizzato dal nume- ro 9 della rivista MD Journal è contrassegnato da approcci e contenuti articolati, tesi a ribadirne/ridefinirne/rifondarne i caratteri attuali rispetto al passato, richiamando la sostanza delle origini e la profonda stratificazione di valori interconnessi che nel nostro paese uniscono da sempre cultura progettuale, costruttiva, di vendita e utilizzo dei pro- dotti in un rapporto di reciproca alimentazione. In Italia – dove sono perlopiù mancati investimenti ingenti e continuativi di grandi imprese industriali, nonché committenze unitarie, vaste e strutturate – l’osservazione del nesso tra design e manifattura ha dovuto includere storicamente il fattore «gusto», inteso come fenomeno culturale complesso e ricco di sfumature che ha incorporato valenze semantiche, formali, di qualità esecutiva e commerciali del tutto peculiari e riconoscibili (De Fusco, 2007, p. VIII). Il destino del Made in Italy, da quanto rilevato, appare ancor più ancorato alla rifondazione dei presupposti sui quali si è concretizzato il valore originario, esso rispecchia dinamiche progettuali, sociali e produttive inclusive e spesso avanguardistiche. Le espressioni delle forme del fare, tangibili e intangibili, affermano e contribuiscono al riconosci- mento, nei modi di agire, del legame profondo esistente tra la cultura e l’identità dei luoghi, generatori del cosiddetto “stile italiano”. Sebbene, la tradizione indichi spesso la direzione da seguire, valori rinnovati appaiono nella società, innestandosi in quelli resistenti, viceversa, sostituendosi a ciò che oramai logoro non è più aderente alla dinamica sociale (Hildreth, Kimble, 2004, p. 75)

    La produzione ceramica. Utile compagna messaggera di creatività

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    Saggio contenuto nel catalogo della mostra “Creativa produzione. La Toscana e il design italiano 1950-1990” (Lucca, Fondazione Licia e Carlo Ludovico Ragghianti, 13 giugno – 1 novembre 2015). Il contributo affronta le peculiarità della produzione ceramica delle manifatture toscane dal dopoguerra a oggi con particolare riferimento al servizio da tavola Richard-Ginori; alla porcellana da fuoco Mancioli e alla ceramica Bitossi dal coordinato al componibile. L’autore Davide Turrini è stato anche curatore della mostra e del relativo catalogo (in collaborazione)

    Made in Italy in mostra: intervista a Paola Cordera e Davide Turrini

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    In light of the thematic dossier on traveling exhibitions, the Experience and Publics section features an interview with Paola Cordera and Davide Turrini, curators of the exhibition Made in Italy. Destination America 1945-1954, held at the Fondazione Ragghianti in Lucca (April 5-June 29, 2025). The show reconstructed the network of postwar exhibitions that contributed to shaping Italy’s international image. Through an interdisciplinary research project and critical reflection on the tools of cultural export, the exhibition highlighted archival sources, domestic collections, and non-traditional research practices. The interview explores curatorial and display choices, revealing tensions between tradition and modernity in the construction of the Made in Italy narrative. Alla luce del dossier tematico dedicato alle mostre itineranti, la sezione Experience and Publics ospita un’intervista a Paola Cordera e Davide Turrini, curatori della mostra Made in Italy. Destinazione America 1945-1954, allestita presso la Fondazione Ragghianti di Lucca (5 aprile – 29 giugno 2025). La mostra ha ricostruito la rete di esposizioni che nel secondo dopoguerra contribuì alla costruzione dell’immagine internazionale dell’Italia. Attraverso un progetto di ricerca interdisciplinare e un approccio critico ai dispositivi dell’esportazione culturale, il percorso ha valorizzato fonti archivistiche, collezioni domestiche e pratiche di indagine non convenzionali. L’intervista approfondisce le scelte curatoriali e allestitive, mettendo in luce le tensioni tra tradizione e modernità nella definizione del Made in Italy

    Semplice e utile come il marmo / As simple and useful as marble

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    Il saggio affronta il tema dell'oggetto d'uso in marmo dalle sperimentazioni della fine degli anni Sessanta del Novecento ad oggi
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