430 research outputs found

    Using the Portrait Values Questionnaire to assess children's perceptions of parental socialization values

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    The Portrait Values Questionnaire (PVQ; Schwartz et al., 2001), originally developed to assess one's own personal values according to Schwartz's (1992) theory of human values, has also been used in research to measure children's perceptions of their parents' socialization values, namely the values children perceive their parents want them to endorse (e.g., Barni, 2009; Knafo & Schwartz, 2003). The factor structure of this revised version of the scale, which we called Portrait Socialization Values Questionnaire-Children Perceptions (PSVQ-CP), was analyzed in an Italian sample of 789 adolescents (54.5% female; age: M = 15.30, SD = 1.26), who were asked to fill in the PSVQ-CP referring to their mothers' and fathers' socialization values. Results showed that the PSVQ-CP factor structure was similar, but not completely identical, to the original PVQ factor structure, and it was partially invariant across adolescent and parent gender. Implications for assessment of socialization values and future research are discussed

    The Double Moon Drawing in front of the challenge of research

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    The first paragraph presents an overview of qualitative research in which the DMD was used together with other different tools, such as the self-report type, showing how this instrument can be applied fruitfully in different fields, also through the choice of a specific version. The different areas of qualitative research presented concern respectively the themes of fostering, adoption, divorce, family reconstitution, and immigration. As regards family fostering, three different studies are described, aimed, respectively, the first at foster parents and their foster children, the second at foster psycho-social workers, the third at foster siblings in joint and disjointed foster care. Regarding adoption, two different studies concern the first adoptive parents and their adopted child; the second adults adopted children, who in turn became parents. As regards divorce, the research subjects were young adults, children of divorced parents; while regarding the reconstituted families, the subjects were biological and step-parent with a child of a previous marriage. Regarding immigration, the interviewed subjects were immigrant adolescents, to deepen their representation of their family world in the new context. The diverse qualitative research projects are focused on one or more specific levels of family boundaries – individual, generational, intra-systemic, or inter-systemic – depending on the peculiarity of the in-depth theme. The main objective of the second paragraph is to connect the qualitative analysis of the data of the DMD to quantitative analysis, in order to have a more informative and reliable picture of family relationships. Starting from the selection of specific quantitative indicators, such as topological distance, the relative size of the used symbols etc., we built a new brief scale to code the child’s DMD and measure the level of “integration” of family boundaries perceived by the child. We included the indicators which were the most representative and relevant to the construct of boundaries integration, and easier to quantify. In total, seven indicators were selected and used as items to calculate the level of relationship boundaries integration. With the aim of exemplifying the use of this coding system, we take up two cases (one refers to an adopted child and the other to a child with separated parents). The coding process was carried out by two independent observers, and through the interrater comparison a high convergence was observed between the scores attributed. Psychometric properties of the scale (i.e., factorial structure and reliability) were assessed and correlations between DMD scores and family boundary ambiguity in a group of adolescents from separated families were calculated to assess the construct validity

    Legami familiari e legami sociali: dalla contrapposizione al dialogo

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    L’attuale clima culturale è caratterizzato da una sostanziale privatizzazione della famiglia: la famiglia è essenzialmente considerata un fatto privato, il luogo non solo privilegiato, ma esclusivo della cura e degli affetti. Si è assistito negli anni ad un movimento di progressiva scissione tra famiglia e comunità sociale, al punto che i due termini sono oggi spesso usati in maniera contrapposta. La famiglia sembra essere relegata ad una dimensione individualistica e chiusa in se stessa, mentre il sociale è sempre più ridotto ad un insieme di funzioni e ruoli astratti. La rappresentazione diffusa della famiglia è prevalentemente quella del “nido”, del rifugio, del luogo sicuro dell’affettività, al contrario della società che è prevalentemente rappresentata come luogo del pericolo, del rischio, del vincolo, della realtà incontrollabile ed ingestibile. Tutto ciò conduce ad un pericoloso isolamento della famiglia, sempre più ignorata come soggetto sociale e come interlocutore attivo delle istituzioni. A ben vedere la famiglia è per sua natura strettamente connessa al sociale e i fenomeni familiari non si spiegano dunque senza un riferimento a quelli sociali, così come il sociale si può capire solo attraverso i codici che regolano le relazioni familiari. Inoltre, la relazione tra famiglia e comunità è di tipo bidirezionale e di reciproca influenza: la famiglia vive in un tessuto sociale connotato da precisi valori, da una rete di relazioni, dalla presenza delle istituzioni, organizzazioni e servizi che incidono sul suo benessere; a sua volta la famiglia non è semplice punto di raccolta di stimoli che provengono dall’esterno, ma è membro vivo ed attivo di questo tessuto relazionale, capace di organizzarlo e trasformarlo, rendendolo per così dire “familiare”. Il legame tra la famiglia e la comunità non può dunque rimanere sullo sfondo, ma emerge proprio in quanto è costitutivo dell’identità familiare e di fondamentale importanza per il suo sviluppo. Nel capitolo verranno analizzati alcuni esempi e presentati alcuni dati di ricerca che evidenziano questa reciproca connessione tra familiare e sociale, con particolare riferimento alla trasmissione dei valori tra le generazioni

    Transizioni familiari. Affrontare i compiti di sviluppo

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    La famiglia, oggi come un tempo, si trova ad affrontare transizioni chiave lungo il suo ciclo di vita, ossia passaggi innescati da eventi critici prevedibili (ad esempio, l'inserimento scolastico dei figli) o imprevedibili (ad esempio, il divorzio tra i coniugi). Tali transizioni, con il loro potere destabilizzante, agitano il sistema familiare e ne mettono alla prova gli equilibri, facendo emergere con chiarezza la qualità (in termini di tenuta e di flessibilità) delle relazioni. Esse, infatti, non sono un semplice passaggio da una condizione all'altra, ma implicano l'affrontare e il soddisfare una serie di compiti di sviluppo (affettivi ed etici) che coinvolgono l'intera famiglia. A differenza di un recente passato, attualmente molte transizioni della vita familiare si presentano come "denormativizzate", vale a dire caratterizzate da passaggi vieppiù sfumati e scarsamente ritualizzati. Nella società italiana contemporanea i percorsi di transizione familiare sono spesso determinati in maniera autonoma dai soggetti coinvolti e il passaggio, da momento normativo e corale, è divenuto un processo incerto e ritrattabile. Ecco così che la famiglia si trova ad affrontare compiti sempre più impegnativi, privata di forti riferimenti sociali condivisi.I contributi di questo volume (L'alleanza genitoriale: una risorsa per il benessere in famiglie con figli in età scolare di Ranieri, Rosnati, Ferrari, Canzi e Danioni; L'adolescente e la sua famiglia: fattori di rischio e di protezione di Cacioppo e Correale; Le relazioni familiari generative come risorsa per la transizione all'età adulta di Lanz, Tagliabue e Sorgente; Di generazione in generazione: le relazioni familiari come fonte generativa di valore di Barni) offrono un'immagine delle relazioni familiari, in primis quella tra i figli e i genitori, come risorsa nelle transizioni. Seppur focalizzati su fasi differenti del ciclo di vita della famiglia, ciascuna con compiti di sviluppo specifici, essi mostrano in modo trasversale come sia sul senso del legame intergenerazionale, familiare e sociale, e sulle sue qualità generative che si costruisce uno spazio di competenze e di progettualità. Sulle une (competenze) e sull'altra (progettualità) si fonda il miglioramento, ossia un passaggio tra le generazioni produttivo e creativo

    La percezione diadica della qualità della relazione: ruolo e significato dell’effetto stereotipico

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    In psicologia sociale lo stereotipo è definito come una credenza sulle caratteristiche personali di un gruppo di individui (Myers, 2009). Si tratta di generalizzazioni, a volte accurate a volte meno, relativamente alle persone appartenenti a un gruppo. La percezione di un altro specifico, quindi, è parzialmente influenzata anche dallo stereotipo relativo al gruppo di appartenenza della persona percepita. Se la percezione può essere influenzata dagli stereotipi, allora è opportuno verificare il grado di accuratezza degli stereotipi (Cronbach, 1955; Judd & Park, 1993). La letteratura sulla percezione diadica (la percezione che due persone in relazione hanno una dell’altra) ha rilevato come essa sia influenzata dalle caratteristiche individuali delle due persone (tra le quali rientrano anche gli eventuali stereotipi che le caratterizzano), dalle caratteristiche legate alla relazione specifica e dalle caratteristiche del contesto. Per lo studio delle relazioni interpersonali scomporre gli effetti individuali e gli effetti relazionali, individuandone le specificità consente di stabilire l’unicità della relazione (es. Social Relations Model, Kenny et al., 2006) e il suo ruolo nel determinare la somiglianza tra due persone (Kenny & Acitelli, 1989). L’effetto stereotipico è stato definito come la “risposta tipica o normativa che le persone tendono a dare a un insieme di variabili” (Kenny et al., 2006; p. 331). Solitamente tale effetto viene sottratto dai punteggi di costrutti individuali (es. i valori, Barni & Ranieri, 2010; Roest et al., 2009) per misurare quanto due persone appartenenti alla stessa diade siano effettivamente simili. Non vi sono studi che si focalizzino sull’effetto stereotipico in costrutti relazionali (es. la soddisfazione relazionale). L’obiettivo del lavoro è di presentare un’analisi critica dei possibili effetti dello stereotipo, inteso come modo tipico di rispondere, sulla misurazione di variabili relazionali e di come tale effetto possa essere misurato e controllato a livello metodologico. Più nello specifico nella misurazione diadica di variabili relazionali, è possibile distinguere diversi effetti stereotipici a seconda dell’unità di analisi considerata (individuo vs. diade) o della presenza o meno del gruppo. Verranno fornite diverse esemplificazioni utilizzando dati di 177 triadi familiari composte da genitori e figli giovani adulti. I costrutti relazionali utilizzati sono la soddisfazione familiare e la soddisfazione relazionale (FSS, Olson & Wilson, 1982; NRI, Furman & Buhrmester, 1992)

    Comunicazione dello stress, coping diadico e benessere della coppia

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    COMUNICAZIONE DELLO STRESS, COPING DIADICO E BENESSERE DELLA COPPIA: UNO STUDIO CROSS-SECTIONAL E CROSS-NAZIONALE Anna Bertoni, Daniela Barni, Guy Bodenmann, Linda Charvoz, Simona Gagliardi, Raffaella Iafrate, Rosa Rosnati. All’interno di un più ampio progetto di ricerca, è stato condotto uno studio cross culturale finalizzato ad analizzare il legame tra comunicazione dello stress, coping diadico e benessere della coppia in un campione di coppie italiane e svizzere. Il campione risulta composto da 349 coppie (141 coppie italiane e 208 coppie svizzere), suddivise in Coppie appena formate (0-3 anni di relazione), Giovani coppie (3-10 anni), Coppie Adulte (10-20 anni), Coppie consolidate (oltre 20 anni). Lo strumento utilizzato è un questionario self report in cui sono stati inclusi il Dyadic Coping Questionnaire (Bodenmann, 1997) e il PFB (Halweg, 1996). Le analisi condotte (ANOVA e regressioni gerarchiche) hanno mostrato che il coping diadico è il più importante predittore della qualità della relazione; è più frequentemente utilizzato dalle coppie svizzere rispetto a quelle italiane e dalle Giovani coppie rispetto alle Coppie consolidate. I risultati hanno inoltre evidenziato che la comunicazione dello stress è migliore nelle Giovani coppie e il benessere di coppia decresce nel tempo.STRESS COMMUNICATION, DYADIC COPING AND COUPLE SATISFACTION: A CROSS-SECTIONAL AND CROSS-CULTURAL STUDY Anna Bertoni, Daniela Barni, Guy Bodenmann, Linda Charvoz, Simona Gagliardi, Raffaella Iafrate, Rosa Rosnati. Within a broader research project, we carried out a cross-cultural study aimed to analyse the link among stress communication, dyadic coping and marital adjustment in a sample of Italian and Swiss couples. The sample was composed of 349 couples (141 Italian couples and 208 Swiss couples) subdivided in Very Young Couples (0-3 years of relationship), Young Couples (3-10 years), Adult Couples (10-20 years), Advanced Couples (over 20 years). The instrument used was a self report questionnaire including the Dyadic Coping Questionnaire (Bodenmann, 1997) and the PFB (Halweg, 1996). The analyses (ANOVA; hyerarchical regression) showed that dyadic coping is the most important predictor of relationship quality; it is performed more frequently by Swiss couples than by Italian ones and by Young couples than by Advanced ones. Stress communication is better in Young couples and couples' satisfaction decreases in time

    A Value Perception Bias for Close Others

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    Why don’t people perceive their close others accurately, though they have ample information about them (Barni et al.,2019; Murray et al., 2000)? One of the reasons for this might be a bias based on personal values: transsituational abstract goals that constitute guiding principles for life (e.g., security, achievement; Schwartz, 1992). We propose that in close relationships perceivers see targets as resembling their own values. Method: Six studies (n=2125, 5 pre-registered) tested this bias, with dyads of friends, families, and romantic partners. The participants reported their personal and perceived values and behavior. Results: In all studies, personal values are positively related to perception of the target, while controlling for the actual target behavior/value (Mean f2=0.15 , Mean p<0.001). The effect is found for perception of behavior as well as values, for all relationships. Discussion: A value perceptual bias exists in perception of close others. Implications for relationships and development are discussed
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