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...hanno a portare sempre scolpiti nel cuore li dolori della Vergine. Il percorso di accoglienza del Real Conservatorio di Nostra Signora della Solitaria attraverso le fonti documentarie
The contribution aims to reconstruct the historical-institutional profile of the Real
Conservatory of Nuestra Seῆora de la Soledad, an organization founded in 1589 with
the vocation to welcome and educate the orphans of the Spanish soldiers stationed
in Naples. From the consultation of the institution’s archive and from some complementary
sources we can see an insight into the life of an institution that covers four
centuries of history with a presence that is sometimes silent but tenacious and capable
of overcoming problematic knots and events
La corrispondenza di natura commerciale (1810-1926), inventario
L’inventario de La Corrispondenza di natura commerciale (1810-1926) della Camera di commercio di Napoli è stato realizzato per consentire una corretta conservazione e una migliore fruizione della documentazione più antica prodotta dall’ente camerale.
La serie della Corrispondenza di natura commerciale è articolata in tre sottoserie (Società diverse, Banche diverse e Circolari di commercio) per un totale complessivo di 1.050 fascicoli, relativi alla corrispondenza instaurata da enti, commercianti e imprenditori con la Camera napoletana nel corso dell’Ottocento e, più in generale, prima della grande stagione dell’Anagrafe commerciale, iniziata nel 1911. Siamo infatti di fronte ad una corrispondenza slegata, in larga misura, da qualunque obbligo normativo e motivata dalla volontà degli enti di sottoporre alla Camera progetti relativi alla costituzione di società o alla realizzazione di opere oltrechè dalla volontà degli operatori economici di fornire all’ente camerale comunicazioni relative all’apertura, all’ampliamento o alla chiusura di un esercizio commerciale o di un opificio, nonché alla modifica della denominazione e/o degli scopi
La memoria rappresentata: dalla descrizione inventariale agli archivi narranti
Il contributo propone una riflessione sulle attività inerenti alla comunicazione degli archivi: quali sono stati e sono gli approcci descrittivi e comunicativi tra tradizione consolidata e nuove prospettive; quali ricadute hanno su una comunità che desidereremmo si allargasse dalla cerchia ristretta dell'utenza scientifica alle più ampie fasce della società.
Comunicare gli archivi ha significato, per lunghi anni, comunicare il patrimonio archivistico.
Comunicare il patrimonio archivistico ha significato, per lunghi anni, mettere a disposizione di un'utenza esperta e scientificamente motivata forme sempre più omogenee e standardizzate di strumenti per la ricerca. Compito “istituzionale”, nobilissimo ed indispensabile che però sconta, per la sua stessa intrinseca specificità, il limite della divulgazione selettiva e della mancata contribuzione alla diffusione di valori e contenuti civili e sociali di cui gli archivi sono intrisi, a saperli vedere e veicolare.
La necessità di rendere accessibile ai più il patrimonio archivistico, di comunicare e comunicarsi, superando la cerchia degli addetti ai lavori e delle funzionalità di mera ricerca scientifica, è esigenza che dopo episodiche sperimentazioni si è andata imponendo con sempre maggior frequenza e ha trovato prime forme di esplicitazione nelle mostre documentarie, nei laboratori didattici, in quelli di scrittura narrativa e in quelli di teatralizzazione documentale, nell'istituzione di musei aggregati agli archivi quasi esclusivamente agli archivi d'impresa, attori di pratiche di heritage culturale . Tutte attività impostate alla luce del massimo comun denominatore dell' intercettazione di un pubblico più ampio a cui offrire chiavi di lettura alternative attraverso un diverso approccio ai documenti. Ma si può fare di più. Si può spostare il focus sulla scala valori del cittadino-visitatore-fruitore
Repertorio delle società iscritte al Registro ditte della Camera di commercio e industria di Napoli
Il repertorio si propone di offrire una chiave di lettura alla poderosa sottoserie documentale delle Denuncie d’esercizio dell’Archivio storico della Camera di commercio di Napoli.
La documentazione, infatti, risulta sprovvista di indici, rubriche o altri strumenti di corredo il che ha notevolmente penalizzato, ad oggi, le ricerche volte ad individuare i documenti relativi all’una o all’altra società.
I volumi raccolgono le denunce di avvio di attività che venivano presentate da soggetti esercenti attività commerciale o industriale, individualmente o in società con altri, secondo quanto prescritto dall'articolo 58 della Legge n. 121 del 1910, relativo all’istituzione del Registro ditte, e agli effetti del successivo Regolamento approvato con Decreto n. 245 del 1911. Attraverso questo repertorio, costituito dalle voci relative a 3.388 atti di società, sarà possibile, quindi, individuare l’atto di denuncia relativo ad un determinato soggetto societario e risalire agevolmente al documento che offre una serie di preziose notizie inerenti alle attività imprenditoriali in corso e in sviluppo, negli anni compresi tra il 1911 e il 1924, sul territorio di Napoli e della sua provincia
Gli archivi dell’arte: gestione e rappresentazione tra analogico e digitale
Gli archivi legati al mondo dell’arte si presentano dapprima come entità ricostruibili attraverso il recupero di fonti disarticolate e frammentarie, per poi acquisire strutture e fisionomie sempre più stabili e consolidate. Il volume affronta la dimensione specifica di tali fondi documentali, il cui trattamento impone la considerazione di fattori archivistici, giuridici, storico-artistici e museali: l’organizzazione e la gestione degli archivi, la cura per gli aspetti della creazione, della circolazione e della promozione delle opere, la tutela del diritto d’autore e le attività di certificazione, le relazioni documentali tra artisti, eredi, curatori, collezionisti, istituzioni e studiosi necessitano infatti di analisi. Se ci si sposta poi in ambiente digitale, appare una realtà in fermento: le modalità di espressione e rappresentazione dell’arte contemporanea richiedono nuove visioni nelle attività di produzione e gestione. I principi di fruizione, certificazione e conservazione preventiva di molte opere di arte contemporanea devono essere ripensati in base a nuovi criteri, che attengono quasi esclusivamente alla struttura documentaria e alle componenti tecnologiche e digitali
Archival description and conceptual transversality|Descrizione archivistica e trasversalità concettuale
Archival description has become more and more clearly characterized in terms of transversality, as the process of assembling the representations of different information entities; these different components contribute to defining the return of an objective.
To this “internal” transversality is then added the question posed by the growing need for multidimensionality functional to the technological system, in an increase which feeds reflections on normalization and the need for contextual plurality.La descrizione archivistica si è andata sempre più nettamente caratterizzando in termini di trasversalità, in quanto processo di montaggio delle rappresentazioni di diverse entità informative; tali diverse componenti concorrono a definire la restituzione di un obiettivo. A tale trasversalità “interna” si aggiunge poi la questione posta dal crescente bisogno di multidimensionalità funzionale agli apparati tecnologici, in un crescendo che alimenta le riflessioni sulla normalizzazione e sul bisogno di pluralità contestuali
Comunicare gli archivi. Riflessioni a margine di alcune scelte di rappresentazione
Promoting and presenting archives in a way that makes them a reassuring and easily accessible context is a primary concern for archivists, who are used to working in a field driven by communication. This paper offers a reflection on models and methods of transmitting and promoting documentary collections, while drawing inspiration from recent works that propose new perspectives on the question and its forms of presentation. Does a clear distinction between the established descriptive tradition and the so-called alternative approaches still make sense? Perhaps the two approaches are much more interconnected and stable than previously thought. Are research tools “healthy carriers” of narrative? It seems so. Alongside descriptive practices, the paper will compare some effective museum practices aimed at presenting archives and highlighting the specific cultural value that archives actively preserve. From a broader perspective, after a period of great success, narratives are now in crisis. To quote Byung-Chul Han, «At the core of this noisy storytelling lies a narrative void, manifesting itself as a lack of meaning and a loss of direction». Maybe archives can offer a different interpretative and descriptive key.Promuovere e veicolare gli archivi, renderli contesto rassicurante e di agevole frequentazione è un tema caro agli archivisti, abituati a praticare una disciplina che si alimenta di comunicazione. Il contributo propone una riflessione su modelli e modalità di trasmissione e promozione dei fondi documentali, partendo da alcuni recenti lavori che propongono nuove prospettive di approccio alla disciplina e alle forme di restituzione. Ha ancora senso una distinzione netta tra tradizione descrittiva consolidata e gli approcci cosiddetti alternativi? Forse le due declinazioni hanno relazioni ben più solide e ben più stabili di quelle sinora evidenziate. Sono gli strumenti di ricerca “portatori sani” di narrazione? Si direbbe di sì. Insieme con le prassi descrittive verrà proposta la comparazione di alcune buone pratiche di approccio museale volte alla veicolazione degli archivi, sì, ma anche dello specifico valore culturale di cui gli archivi stessi sono attivi depositari. In una prospettiva più ampia, dopo una stagione di grandi successi, le narrazioni sono in crisi e per dirla con Byung-Chul Han «Al cuore di questo storytelling rumoroso domina un vuoto narrativo che si manifesta come mancanza di senso e perdita dell’orientamento». Forse gli archivi possono offrire una diversa chiave interpretativa e descrittiva
I Farnese tra Roma, Parma e Napoli: una storia archivistica. Dispersioni, perdite e prospettive per la ricerca
Le fortunose vicende degli archivi di una dinastia laziale di importanza europea come i Farnese sono emblematiche della rilevanza in Italia delle dispersioni e perdite. Le carte farnesiane, in seguito all’estinzione della famiglia nel 1731, da Parma furono interamente trasferite a Napoli insieme al prezioso patrimonio antiquario, librario e artistico per iniziativa di don Carlos di Borbone. Dopo il 1748 gli archivi dei Farnese tornarono in parte a Parma, mentre nella capitale partenopea restarono migliaia di fasci, il diplomatico e tutte le altre collezioni. Tra XIX e XX secolo le carte furono oggetto - a Parma come a Napoli - di radicali modifiche e integrazioni della struttura originaria. Inoltre, subirono importanti perdite durante il secondo conflitto mondiale a Napoli nel 1943 e a Parma l’anno successivo. Attualmente, nei due istituti di conservazione, ciò che è rimasto degli archivi dei Farnese è stato in buona parte recuperato e sono state avviate attività di descrizione e ricomposizione.
Oltre a offrire un quadro diacronico dettagliato della situazione delle carte farnesiane, il volume intende porre alcune questioni metodologiche. La multidimensionalità della provenienza e la inevitabilità delle delocalizzazioni costringono ad adottare uno sguardo extra-locale, che richiede approcci descrittivi innovativi e integrati tra istituti archivistici, attivando al tempo stesso opportuni collegamenti tra questi e gli altri istituti culturali, con il cui patrimonio le storie sono spesso intrecciate
Dagli archivi Enel: non solo energia elettrica. Carte e libri delle famiglie de Larderel e Ginori Conti
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