1,188 research outputs found

    Perché “il modo ancor m’offende”: riflessioni sul peccato di Paolo e Francesca

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    L'articolo intende indagare il controverso passaggio di Inf. V 100-107, nel tentativo di mettere in luce il senso delle affermazioni di Francesca sulla natura d'amore e le fonti e i modelli che Dante tenne presenti nel comporre questi famigerati versi. Una lettura del passo, approfondendo i riferimenti intertestuali e intratestuali, anche alla luce dell'ampia bibliografia critica relativa, permette di intendere il senso del termine "modo" (da interdersi alla latina, anche sulla scorta del modello di Andrea Cappellano) e di fare emergere ancor meglio il punto di vista dell'autore

    Un dipinto sconosciuto di Vittore Crivelli: il San Sebastiano e devoti di Montegiorgio / An unknown painting by Vittore Crivelli: St. Sebastian and devotees in Montegiorgio

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    L'articolo presenta un dipinto sconosciuto di Vittore Crivelli, una tavola raffigurante San Sebastiano e devoti, conservata nella sacrestia della chiesa dei santi Giovanni Battista e Benedetto di Montegiorgio. Il dipinto venne commissionato quasi certamente da una confraternita per la piccola chiesa, oggi distrutta, di San Sebastiano, in occasione di un'epidemia di peste e si può datare intorno al 1485-90. Dopo essere stato richiesto invano, nella seconda metà dell'800, per la pinacoteca civica di Fermo, è stato sostanzialmente dimenticato. Nel catalogo di Vittore si distingue per la qualità esecutiva, l'iconografia inconsueta, legata alla funzione di protezione della comunità dalla peste, e la scelta dello sfondo paesistico. L'importanza della tavola risiede inoltre nel fatto che l'opera si trova ancora nella città per cui venne eseguita, in un territorio caratterizzato in passato dalla forte dispersione dei dipinti dei Crivelli, dove simili ritrovamenti sono sempre più rari.   The article presents an unknown picture by Vittore Crivelli, the panel showing St. Sebastian and devotees, preserved in the sacristy of the church of Saints John the Baptist and Benedict of Montegiorgio. After being asked in vain, in the second half of 800, for the civic art gallery of Fermo, the painting was largely forgotten. In the painting of Crivelli is distinguished by the quality of execution, the unusual iconography, related to the function of protecting the community from the plague, and the choice of the background landscape. The importance of the panel lies also in the fact that the work is still in the city for which it was performed,  characterized in the Nineteenth Century by strong dispersion of paintings by Crivelli, where similar discoveries are increasingly rare

    Le modalità del vivere urbano. Socialità, condivisione, nuovi bisogni di abitabilità

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    Il volume indaga sulla presenza nella società contemporanea di forme di coresidenza definite comunemente cohousing, sempre più considerate e adottate come pratica virtuosa di socialità partecipativa e di rivitalizzazione degli spazi urbani. Chi sperimenta il cohousing manifesta grande attenzione per la sostenibilità economica, ambientale e sociale, seguendo uno stile di vita dedicato a un razionale e parsimonioso utilizzo delle risorse e alla valorizzazione di scambi e di rapporti di socialità e convivialità. L’analisi, dunque, si focalizza su quei bisogni espressi da individui e gruppi sociali che intendono tornare a fare società realizzando modalità organizzate di residenza in comune, seguendo un giusto mix tra presenza di luoghi privati, adozione di servizi comuni e relazioni integrate con la struttura urbana. L’indagine, condotta su alcuni casi rilevanti presenti all’estero e in Italia, mostra come sia importante per i cohousers poter sviluppare relazioni sociali significative, seppure in un contesto di grande autonomia e libertà personale, ma anche quanto questa moderna pratica abitativa possa rappresentare uno degli strumenti più efficaci e sostenibili di riqualificazione e rigenerazione - economica, ambientale, sociale e culturale - delle città

    Mente e corpo in Heidegger: i Seminari di Zollikon

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    Il saggio affronta la critica mossa da Martin Heidegger alla concezione cartesiana della mente e del corpo, e prende in esame le riflessioni heideggeriane sulla problematica del corpo contenute nei Seminari di Zollikon

    Valorizzazione di biomassa residua proveniente da impianto di bioraffineria : idrogenolisi della lignina a derivati aromatici a basso peso molecolare

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    LAUREA MAGISTRALEIl lavoro di tesi riguarda l’estrazione e la valorizzazione di lignina proveniente da impianto di produzione di bioetanolo di seconda generazione. La materia prima utilizzata è costituita dai residui del trattamento industriale della biomassa, forniti a diversi step del processo di bioraffineria. Sono state studiate diverse forme di recupero della lignina presente negli scarti prodotti, seguendo i protocolli standard già sviluppati per questo tipo di lavorazione su matrici vegetali native. Le caratterizzazioni effettuate sui prodotti ottenuti (SEM ed EA) hanno indicano che in tutti casi la lignina recuperata dagli scarti industriali risulta seriamente contaminata da composti di diversa natura, fatto che ha reso necessario studiare una ulteriore fase di purificazione compatibile con l’applicazione industriale del processo. La lignina utilizzata nel successivo studio di idrogenolisi catalitica, è stata prodotta mediante precipitazione selettiva da soluzione alcalina, seguita da purificazione per estrazione intensiva con acqua (Soxhlet) dei contaminanti presenti a fine lavorazione. La seconda parte del lavoro ha riguardato lo studio di reazioni di idrogenolisi catalitica della lignina purificata con l’intento di convertirla in frammenti solubili a basso peso molecolare. Questo processo consente di deframmentare il polimero fino a fenoli sostituiti, preservando la catena laterale C3 delle unità strutturali di cui è costituito. Il processo studiato si basa sulla combinazione di due catalizzatori metallici abbinati ad un opportuno solvente alcolico avente funzione di datore di idrogeno. I risultati ottenuti mediante l’abbinamento di Pd/C, Ni(II) acetato e 1,2 –propandiolo, hanno consentono un recupero di lignina solubile per oltre il 70%, valore nettamente superiore ai dati riportati in letteratura per analoghi processi su lignina nativa, di cui il 50% risulta costituito da frammenti a basso peso molecolare. I derivati fenolici attesi sono stati riconosciuti via GC-MS, mentre altri derivati a basso peso molecolare presenti nella miscela di reazione devono essere ancora caratterizzati. Possibili indagini future riguardano l’analisi quantitativa dei composti leggeri ottenuti, l’ottimizzazione del sistema catalitico, il recupero del catalizzatore e la caratterizzazione della frazione di lignina solubile, costituita da frammenti poli aromatici, suscettibile di ulteriori trasformazioni

    Pratiche partecipative e progettuali di riqualificazione dello spazio urbano: una lettura transdisciplinare sulla città

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    Gli autori mostrano, da punti di vista disciplinari diversi, come lo spazio pubblico rappresenti un riferimento cruciale per la rinascita delle attività di vicinato. I luoghi indagati rappresentano importanti ambienti abilitanti per la diffusione di iniziative di partecipazione, socialità e convivialità. La cooperazione e la cura dello spazio urbano condiviso rappresentano uno stimolo per porre le basi per l’integrazione sociale fra diversi gruppi di abitanti. Attraverso il rinnovato impegno nell’azione comune, i cittadini tendono a riscoprire le potenzialità del ruolo dei beni pubblici nelle loro vite con effetti significativi per quanto riguarda la moltiplicazione delle risorse e delle capacità dal momento che l’impegno comune ha come effetto la ricostruzione della comunità, lo sviluppo di capitale sociale, l’integrazione e il senso di appartenenza (Ostrom, 2006; Arena, Iaione, 2015; Sacconi, Ottone, 2015). Inoltre, gli autori ricordano come la trasversalità di interessi e di ambiti affrontati rendano gli spazi pubblici della città contesti insostituibili di incontro e solidarietà fra soggetti e gruppi di età, censo, etnia e colore politico eterogenei, avvicinando positivamente fra loro persone apparentemente distanti e portando sulla scena le voci delle alterità

    Domenico Indivini e Sebastiano d’Appennino: una bottega di scultura e intarsio nelle Marche del Rinascimento

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    Il saggio è basato in larga parte su una vasta ricerca di archivio riguardante il reperimento di notizie sulla produzione di manufatti lignei nell'area appenninica delle Marche, in particolare nel territorio dell'ex ducato di Camerino nel '400 (confluita in un'Appendice documentaria da me curata). Ad essere ricostruita è stata innanzitutto l'attività, quasi del tutto ignota, del maestro Paolino da Ascoli, stabilitosi a metà del '400 a San Ginesio, nel maceratese, e attivissimo fra la città natale, Tolentino, Perugia e Assisi come autore soprattutto di cori lignei. La produzione ascolana affonda le sue radici su una solida tradizione, attestata dal fatto che Paolino è figlio di Giovanni di Matteo da Maltignano, autore dello spettacolare coro della cattedrale di Ascoli: tale tradizione è caratterizzata dall'uso di forme accentuatamente gotiche, dove sopravvive un repertorio fantastico di stampo medievale, che Paolino aggiorna progressivamente con inserimento di elementi intarsiati, affidati, come attestano i documenti, ad almeno uno specialista toscano, il maestro Tommaso di Antonio Franchini da Firenze. Di Tommaso da Firenze, così come di altri allievi e collaboratori di Paolino (il dalmata Giovanni schiavo e Apollonio da Ripatransone) si possono seguire le vicende successive alla morte del maestro, avvenuta nel 1467 mentre Paolino attendeva all'esecuzione del coro della basilica inferiore di San Francesco ad Assisi. I documenti scritti e le opere permettono di sostenere l'ipotesi di una continuità operativa fra la bottega di Paolino e quella di Domenico Indivini da Sanseverino, il maggior intagliatore marchigiano del '400. Se nelle cornici dei polittici di Serrapetrona (1477) e San Severino (1481), dipinti rispettivamente da Lorenzo d'Alessandro e Vittore Crivelli, Indivini aderisce pienamente alla voga gotica di derivazione veneziana, nei cori (duomo di Sanseverino, dal 1483, cattedrale di Jesi, dal 1485, Santa Chiara a Camerino, 1489) introduce la tarsia, mostrando la conoscenza ravvicinata di modelli toscani, fra i quali il coro della cattedrale di Perugia, di Giuliano da Maiano e Domenico del Tasso, oltre che delle tarsie di Loreto, dello stesso Giuliano. Nel coro della basilica superiore di Assisi, opera finale della carriera del maestro, datata 1501, Indivini fornirà una soluzione ibrida e personale, combinando in un unico complesso arditi pinnacoli gotici e virtuosistici intagli a pannelli in tarsia di natura illusionistica su modello urbinate e toscano, a tarsie figurate legate invece alla tradizione padana e lendinaresca. Nel corso si dispiega a una completa galleria di francescani illustri intarsiati sui cartoni opera di Lorenzo d'Alessandro. Larga parte del saggio è dedicata inoltre alla ricostruizione della bottega di Indivini, in particolare al rapporto con Sebastiano di Giovanni d'Appennino, l'allievo prediletto che il maestro nominerà erede nel testamento del 1502 e che verrà adottato nel 1504 dalla vedova Lucia. Di Sebastiano d'Appennino esistono almeno due opere sicure, i crocifissi di Ascoli (Pinacoteca, dalla chiesa della SS. Annunziata) e Macerata (chiesa di Santa Croce). Le due opere si prestano a eloquenti confronti di stile e tecnica esecutiva con le numerose sculture un tempo riunite nel gruppo anonimo del "maestro della Madonna di Macereto": per molte di esse la mostra di cui il saggio fa parte ha proposto infatti l'attribuzione alla bottega di Domenico Indivini, proseguita da Sebastiano prima a Sanseverino e poi, dal 1515, ad Ascoli, dove l'intagliatore collabora con Cola dell'Amatrice. Si è dunque potuto recuperare un importanti aspetti della produzione artistica del '400, attestato da numerose opere in larga parte sul territorio e gettare luce su un momento di grande vivacità culturale e artistica

    Le interferenze autoriali come frantumazione della postmodernità in Abitare il vento di Vassalli

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    Questo contributo focalizza l’attenzione sulla questione del possibile abbattimento della barriera tra autore e personaggio come forma di posizionamento autoriale particolarmente significativa nelle opere di carattere postmoderno. L’interferenza tra l’autore e i suoi personaggi sembra essere un fenomeno particolarmente diffuso, in particolare, nel romanzo postmoderno, sia di ambito italiano che mondiale. Numerosi sono gli esempi, ma in particolare, si analizzerà Abitare il vento (1980) di Sebastiano Vassalli, il cui riposizionamento autoriale risulta piuttosto interessante.This essay aims to investigate the way the traditional barrier between author and character is broken down in fictional texts, and how this process affects postmodern narration. The phenomenon of interference between the author and his characters seems to be especially widespread, in particular, in the postmodern fiction both in Italy and worldwide. In particular, this essay will take into consideration Abitare il vento (1980) by Sebastiano Vassalli, in which the authorial seems to be interesting

    «La vita è una via»: viaggi e cammini nell'Inferno di Pascoli

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    Il saggio affronta uno fra i temi più ricorrenti dell'esegesi pascoliana di Dante, vale a dire il viaggio infernale del pellegrino-poeta: uno snodo cruciale delle lezioni pascoliane, già a partire dall'a.a. 1905-1906, come già degli scritti danteschi raccolti in volume

    Genesi e fortuna di un dipinto perduto di Sebastiano del Piombo attraverso le sue copie

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    La tesi verte su un dipinto perduto di Sebastiano del Piombo, un Ecce Homo noto solo attraverso le numerose copie pervenute fino a noi. La più conosciuta di queste è quella conservata alla Galleria Palatina di Firenze, che probabilmente è anche quella più vicina all'originale. Questo dipinto è stato il punto di partenza per cercare di collocare cronologicamente il dipinto perduto nel corpus di opere di Sebastiano del Piombo, attraverso lo studio delle fonti storiche, l'analisi stilistica e iconografica
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