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Il territorio cremasco come patrimonio: linee per un progetto urbanistico di valorizzazione
LAUREA SPECIALISTICALa struttura della tesi si compone di tre parti distinte: una prima parte di posizionamento, in cui viene presentato il quadro dell’ambito di interesse. Il territorio cremasco è una realtà riconosciuta come unica identità dai suoi abitanti , connotato da un paesaggio agricolo che ancora oggi privo di imbarbarimenti, costituisce un patrimonio non riconosciuto a dovere dagli abitanti e sconosciuto agli occhi di un panorama più ampio che domina la scena lombarda. L’oggetto dell’elaborato vuole sperimentare come questo territorio posso essere valorizzato.
La seconda parte è costituita da una raccolta di esperienze, proveniente da tutto il mondo in cui sono state elaborate tecniche di rilancio di un territorio, volontarie o involontarie. Questi casi analizzati sono stati catalogati in tre differenti atteggiamenti nei quali si riconoscono tre strategie d’azione: La prima di innesco, attraverso interventi puntuali, la seconda di emersione, mediante marketing territoriale, e la terza di sinergia grazie ad un piano strategico.
La terza parte contiene il tentativo di applicazione di una strategia di valorizzazione del territorio cremasco. Dopo un breve approccio sul campo dei tre atteggiamenti riconosciuti, si ritiene vincente per il comprato un progetto di Innesco che abbia come tema centrale un progetto per le mura venete della città di Crema, agendo sui vuoti urbani del centro storico
Barriere di palladio per celle a combustibile a metanolo diretto : riduzione del crossover e dello spessore di membrana
LAUREA MAGISTRALELa tecnologia delle celle a combustibile a metanolo diretto (DMFC) si contraddistingue all’interno delle tradizionali celle a combustibile polimeriche (PEM) grazie alla maggiore densità di energia e al più facile e sicuro stoccaggio del combustibile. D’altro canto soffre di perdite di prestazione dovute alla cinetica anodica e al crossover di metanolo. Quest’ultimo costituisce una delle più importanti problematiche che incide negativamente sia sulle prestazioni che sull’efficienza.
Il presente lavoro si pone l’obiettivo di sviluppare una membrana composita Nafion®-Palladio in grado di bloccare il crossover ma al contempo di offrire la migliore conduttività protonica.
Nella prima parte verrà indagato l’effetto dello spessore di membrana e valutate le prestazioni e il crossover di un diverso tipo di elettrolita (Nafion® XL, più sottile, ormai allo stato dell’arte nelle PEM) confrontandola con quella tradizionale (Nafion® 115).
Nella seconda parte, invece, sono stati realizzati film sottili di palladio su Nafion® XL sia per Pulsed Laser Deposition (PLD) che per DC Sputtering: la loro caratterizzazione è avvenuta in configurazione a cella singola e corredata di misure in-situ di permeazione al passaggio di gas; ex-situ, indagando le proprietà dei materiali (SEM, XRD).Direct Methanol Fuel Cell technology emerges among the traditional Polymeric Fuel Cells (PEM) for higher energy density and easier and safer fuel storage. On the other side has high performance’s losses due to anodic kinetics and methanol crossover. The latter negatively affects DMFC’s performances and efficiency.
The purpose of the present work is to develop a Nafion-Palladium composite membrane in order to block methanol crossover while granting the best proton conductivity available.
In the first part of this work, the effect of a different, thinner electrolyte is investigated. Performances and crossover of Nafion ® XL (to date the state of the art for hydrogen PEMFC), in comparison with the traditional Nafion ® 115.
In the second part, palladium thin films are fabricated on Nafion® XL by means of Pulsed Laser Deposition (PLD) and DC sputtering. Their performances and crossover are evaluated in single cell configuration, followed by in-situ permeation tests and ex-situ characterization on the material (SEM, XRD)
Localizzazione indoor e caratterizzazione degli utenti tramite analisi di wi-fi probe request
LAUREA MAGISTRALEOgni dispositivo con interfaccia Wi-Fi effettua una scansione attiva al fine di tenere aggiornata la lista delle reti wireless disponibili. Questa tecnica prevede l'invio di pacchetti di gestione chiamati probe request contenenti principalmente i dati relativi al dispositivo che li ha inviati, come ad esempio il suo identificativo univoco (MAC address). L'informazione relativa al momento della cattura di questi pacchetti può essere sfruttata per fornire dati statistici come la distribuzione oraria e settimanale della presenza dei dispositivi, con lo scopo di caratterizzare il comportamento dei dispositivi. In questo lavoro di tesi viene proposto un sistema di cattura delle probe request composto da una rete di sensori a basso costo. E' stato dimostrato che è possibile localizzare i dispositivi rilevati con una buona accuratezza utilizzando due diverse tecniche di localizzazione come trilaterazione e fingerprint. L'obiettivo di questo studio consiste nel comprendere quali sono i fattori che influenzano l'accuratezza nella stima della posizione, in modo da capire quali possono essere le possibili applicazioni pratiche e i possibili sviluppi futuri. Inoltre è stato studiato il comportamento dei dispositivi in termini di frequenza di apparizione e ritorno nel luogo di lavoro: è stato dimostrato che è possibile individuare diverse categorie di utenti (lavoratori, pendolari, passanti) in base alla frequenza di cattura delle probe request in un periodo di un mese
Appunti di fotogrammetria sferica
Lo sviluppo di modelli tridimensionali per la rappresentazione dell’architettura a partire da fotogrammi è ormai una pratica consolidata. Tuttavia, la necessità di ottenere informazioni in tempi rapidi, senza sacrificare l’accuratezza, apre le porte a nuove sperimentazioni. Da questo punto di vista, le recenti applicazioni fotogrammetriche basate su acquisizioni panoramiche sferiche, inizialmente destinate a esplorazioni interattive, hanno mostrato il potenziale per ottenere risultati accurati in relazione alle
finalità del rilievo, comprimendo sia i costi che i tempi di esecuzione. La documentazione attraverso la fotografia sferica è possibile grazie all’acquisizione di più immagini della scena da un punto di osservazione fisso. La diffusione sul mercato di fotocamere specificamente dedicate alla produzione di panorami e lo sviluppo di algoritmi fotogrammetrici più ‘raffinati’ permettono di evitare la tradizionale operazione di stitching dei singoli fotogrammi e, anche, le eventuali incongruenze geometriche che ne possono derivare. Questi dispositivi, specificamente progettati per l’utilizzo a 360° e già predisposti per lo stitching interno, forniscono un output corretto in proiezione equirettangolare. Possono inoltre essere utilizzati – anche in assenza di una preventiva calibrazione – durante il flusso di lavoro per la generazione di nuvole di punti secondo il processo Structure from Motion (SfM). Ciò consente di definire una procedura operativa incentrata sull’uso delle fotocamere sferiche per la documentazione del patrimonio e l’analisi dimensionale; si tratta di una soluzione rapida e innovativa che consente di integrare le esigenze metriche con quelle di una rappresentazione fotografica completa. L’obiettivo dell’applicazione presentata è quello di valutare la capacità delle routine di Agisoft Metashape Professional di elaborare i dati derivanti da una fotocamera a 360° a basso costo, la Insta360 ONE X, per la restituzione di una nuvola di punti da cui ricavare informazioni dimensionali per una prima stima dell’affidabilità e dell’accuratezza di questa soluzione
Progetto di Architettura e sperimentazione didattica: Andrea Gritti - Giuseppe Barra
Catalogo illustrativo dell'Esposizione dei progetti elaborati nei laboratori di progettazione architettonica 1 nell'anno accademico 2000/2001 , 10-28 settembre 2001, Prima Facoltà di Architettura, Milano Leonardo. Presentazione di Sergio Crott
Architettura sacra e celebrazione profana : la facciata palladiana della chiesa di San Pietro di Castello
Il saggio ricostruisce le vicende storiche legate al progetto della facciata della chiesa di San Pietro di Castello di Venezia, all’epoca del patriarca Vincenzo Diedo (1556-1559). Il dato storico significativo è il coinvolgimento nel 1558-1559 di Andrea Palladio (1508-1580), impegnato per la prima volta nella sua carriera in un progetto per un edificio religioso. Anche se realizzata con modifiche nel 1596, molto dopo la morte di Palladio, la facciata attuale riduce ma non annulla la forza d’impatto del progetto originario, che nel riprendere e rielaborare le forme romane antiche dell’arco trionfale si ricollega ai modelli di Leon Battista Alberti e alla ricerca architettonica del primo Cinquecento romano
Laboratori di Progettazione Architettonica 1: Andrea Gritti - Simone Zenoni
Catalogo della mostra dedicata a 30 laboratori di progettazione architettonica 1 e 2, presentata presso la Prima Facoltà di Architettura, Milano Leonardo del Politecnico di Milano, 12 marzo - 4 aprile 2003. Presentazione di Sergio Crott
I giuristi romani nella cultura giuridica italiana del XX secolo. Una discussione in forma di dialogo
La prima parte del Convegno è stata conclusa da una tavola rotonda moderata da Andrea Di Porto, con la partecipazione di Guido Alpa e di Massimo Luciani. Qui di seguito il testo rielaborato dagli autori
Lioni-Calitri. Frammenti di un progetto territoriale lungo la ferrovia Avellino-Rocchetta S. Antonio
LAUREA MAGISTRALEQuesto studio è finalizzato all’individuazione di una possibile strategia di sviluppo territoriale articolata sulla riattivazione dell’antica linea ferroviaria Avellino – Rocchetta S. Antonio, oggi ferrovia turistica ex lege 128/2017. Esso si basa sull’idea che tale infrastruttura – già non propriamente rapida durante gli anni del pieno funzionamento – possa fornire, se correttamente ripensata, la forza motrice necessaria alla riattivazione ed alla valorizzazione del territorio attraversato ; possa essere capace , in altri termini , di restituire valore alle dimenticate ed improduttive risorse culturali ed ambientali di cui queste terre sono ricche, pervenendo alla formulazione di un’ipotesi di sviluppo territoriale e turistico sostenibile che porti alla riscoperta lenta e consapevole di queste aree, “strappandole” dallo stato di isolamento materiale e culturale in cui, le politiche di sviluppo degli ultimi anni, concentrando interessi e sforzi nei confronti di realtà urbane più grandi, le hanno relegate.
Interessanti correlazioni, che hanno costituito per così dire l’orditura principale del percorso progettuale che si svilupperà alla fine di questo studio, sono nate dalla sovrapposizione della linea ferroviaria con il tracciato di alcuni percorsi cicloturistici e di viaggio lento di interesse nazionale come le Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese e quella dei Borboni nonché la Via Appia Antica, mappata e narrata anche da Paolo Rumiz nel suo libro “Via Appia”. Questa constatazione ha portato, sempre in questa prima fase dello studio, ad effettuare un lavoro di mappatura e georeferenziazione volto ad individuare, oltre che le risorse e le caratteristiche precedentemente citate, gli itinerari ed i percorsi locali e collaterali che assieme alla Avellino – Rocchetta possano costituire una sorta di “armatura leggera” per il progetto del territorio che proprio ai nodi di tale rete indirizza la sua attenzione.
Rispettando tali indicazioni metodologiche, durante il lavoro di analisi territoriale è stata riservata una particolare attenzione anche all’individuazione di quelle che sono le attuali e reali opportunità da parte delle amministrazioni, delle associazioni del territorio e di tutti i soggetti interessati, per andare a costituire “rete e sistema” finalizzati a sfruttare nel migliore dei modi le occasioni offerte dai programmi e dalle politiche di sviluppo territoriale esistenti.
Ciò vale sia a livello nazionale – vedi legge 128/2017 sull’istituzione delle ferrovie turistiche e del Sistema Nazionale delle Ciclovie Turistiche (di cui le sopracitate VenTo e Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese fanno parte) – sia a livello locale dove, durante gli ultimi anni, il lavoro delle amministrazioni e di alcuni gruppi di azione radicati sul territorio , ha prodotto programmi di notevole interesse per questa ricerca, (vedansi il Piano di Sviluppo Locale Terre d’Irpinia del 2011 , il progetto Borghi in Rete 2030 siglato da 34 comuni irpini di cui 13 ricadono nell’area interessata dal passaggio dell’Avellino – Rocchetta ed i percorsi cicloturistici precedentemente citati).
L’opportunità di presentare la prima parte di questo lavoro presso la Stazione di Conza - Andretta – Cairano – concessami da Vinicio Capossela e Franco Bassi in occasione dello Sponz Fest 2017 e della riattivazione della ferrovia con l’esperienza del treno turistico SponzExpress – così come la partecipazione alla giornata di studi ed alla mostra sull’Avellino – Rocchetta del 17 novembre 2017 – organizzata e patrocinata da Regione Campania, Fondazione FS, MiBACT, Dipartimento di Architettura dell’Università di Napoli Federico II – oltre ad essere stata un’esperienza utile per ricevere dei “feedback” rispetto a quanto analizzato e proposto con il lavoro svolto, ha contribuito, a rafforzare le possibilità che un cambiamento del genere sia possibile.
Queste due esperienze – specialmente quella dello Sponz Fest – sono state fondamentali proprio per tastare l’opinione generale delle amministrazioni e delle associazioni rispetto all’idea di un progetto territoriale più ampio che faccia perno proprio sulla mobilità dolce e le infrastrutture leggere, permettendomi in questo modo di definire in maniera più precisa le tematiche progettuali, le linee guida strategiche e le aree di intervento che costituiscono i principi alla base di questa ipotesi di trasformazione e sviluppo territoriale.
L’interesse delle amministrazioni e delle associazioni, riscontrato proprio in occasione di quell’evento, ha permesso di affinare il campo di indagine della ricerca progettuale, individuando nel tratto che va da Lioni a Calitri – non a caso divenuto titolo di questo lavoro – l’ambito territoriale pilota su cui concentrare la successiva fase del progetto.
Dopo questo momento confronto e verifica, il lavoro si è concentrato in parte sulla definizione di un percorso ciclopedonale che, intersecando la ferrovia, ponga in relazione alcune delle aree di intervento e dei punti di interesse individuati situati nei comuni di Lioni, Conza della Campania e Calitri.
Successivamente, una volta identificate le caratteristiche e le criticità di ogni pezzo del tragitto si è ipotizzata una serie di soluzioni stradali schematiche da adottare lungo il tracciato e che, declinate in relazione alle differenti condizioni, potrebbero essere facilmente utilizzate anche lungo gli altri percorsi evidenziati e mappati durante l’analisi.
La definizione di un campo di indagine meno vasto, ha consentito inoltre di approfondire il processo avviato nella fase precedentemente riguardo l’individuazione di una serie aree di intervento e la redazione di un abaco delle possibilità secondo il quale declinare le linee strategiche, le tematiche progettuali ed i relativi e potenziali programmi funzionali.
La parte finale di questo lavoro, invece, si è concentrata sulla redazione di progetti architettonici su tre delle sei aree di intervento individuate nella sezione anteriore.
Quest’ultimo passo della ricerca progettuale, anche se non sviluppato ad un livello ed a una scala di dettaglio, è stato condotto con l’intento di fornire una sorta di “banco di prova” alle idee ed ai programmi funzionali precedentemente redatti riguardo gli ambiti di trasformazione dell’intero sistema territoriale.
La scelta di concentrare gli sforzi progettuali sulle tre stazioni di Lioni, Conza e Calitri, piuttosto che sulle altre aree individuate è stata principalmente dettata da due motivi:
• il primo riguarda l’analogia di scala che intercorre tra i tre siti di progetto e che, a mio avviso, costituisce un ulteriore elemento di verifica delle soluzioni e dei programmi elaborati nella prima fase;
• il secondo, non meno importante, riguarda la scelta e l’impegno preso dalla Regione Campania a riattivare la linea nel suo tracciato completo entro l’estate del 2018; fatto questo che ha lasciato supporre che concentrare l’impegno progettuale sulle stazioni, intese come porte d’accesso al paesaggio irpino, avesse una certa priorità rispetto agli ambiti collaterali.The aim of this project is to identify a possible strategy of territorial development articulated on the reactivation of the ancient railway line Avellino - Rocchetta S. Antonio, today a tourist railway as stated by the law 128/2017. It is based on the idea that this infrastructure - already not really fast during the years of full operation - can provide, if properly rethought, the needed force to the reactivation and enhancement of this territory. In other words, it can be able to restore value to the forgotten and unproductive cultural and environmental resources of which these lands are rich, leading to the formulation of an hypothesis of sustainable territorial development and tourism that leads to the slow and conscious rediscovery of these areas, “ripping them off” from the state of material and cultural isolation in which the development policies of the last few years, focusing their interests and efforts towards larger urban realities, have relegated them.
Interesting correlations, which influenced this study, were born overlaying the line with the track of some cycling routes and slow travel of national interest such as the Cyclepath of the Apulian Aqueduct and that of the Bourbons as well as the Via Appia Antica, mapped and narrated also by Paolo Rumiz in his book "Via Appia". This observation led, in this first phase of the study, to carry out a mapping and georeferencing work which aim is to identify, as well as the resources and characteristics previously mentioned, the itineraries and the local routes that could be – together with the Avellino – Rocchetta – the basis of this project which focuses his attention to the ties of this network.
According to these methodological indications, during the work of territorial analysis, attention was payed to identify what are the current and real opportunities that the administrations, territorial associations and all the interested parties, need to build a “network and system" with the aim to develop in the best way the opportunities offered by the existing programs and territorial development policies.
This applies both on the national scale - see law 128/2017 on the establishment of touristic railways and the National System of Tourist Cycling routes (of which the above-mentioned VenTO and Ciclovia dell’Acquedotto Puglese are part) – as on the local one like the works developed by administrations and territorial associations (eg. the local development project Terre d'Irpinia of 2011, the project Borghi in Rete 2030).
The opportunity to show the first part of this work at the Conza - Andretta – Cairano station - granted to me by Vinicio Capossela and Franco Bassi during Sponz Fest 2017 and the reactivation of the railway with the experience of the SponzExpress tourist train - as well as participation in the study day and the exhibition on the Avellino - Rocchetta of 17 November 2017 - organized and sponsored by the Campania Region, FS Foundation, MiBACT, Department of Architecture of the University of Naples Federico II – were very useful experiences to receive a feedback about what was analyzed and proposed by the work and it contributed to strengthening the chances that change is possible.
These experiences - especially the Sponz Fest - were fundamental to test the general opinion of the administrations and associations about the idea of a wider territorial project that funds on sustanaible mobility and light infrastructures, allowing to define in a more precise way the design issues, the strategic guidelines and the areas of intervention that constitute the principles underlying this hypothesis of territorial transformation and development.
The interest of the administrations and associations, observed during that event, has allowed to define better and more precisely the field of this design, identifying in the section that goes from Lioni to Calitri - not by chance became the title of this work - a territorial “pilot” area on which focus during the next phase of the project.
Subsequently, once the characteristics and the critical aspects of each piece of the route have been identified, a series of schematic road solutions have been suggested along the route which, according to the different conditions, could easily be used also along the other highlighted routes mapped during the previous analysis phase.
The definition of a smaller field of investigation, has also allowed to deepen the work of identification of a series of intervention areas, leading to the design of an “abacus of possibilities” according to which the strategic lines, the project themes and its related and potential functional programs are supposed.
The final part of this work, however, focused on three architectural projects on some of the six areas of intervention identified in the previous section. The last step of the design research, even if not developed at a level and a scale of detail, was conducted with the intent to provide a sort of "test-bed" to the ideas and functional programs previously drafted regarding the areas transformation of the whole territorial system.
The decision to concentrate the design efforts on the three Lioni, Conza and Calitri stations, rather than on the other areas identified, was mainly dictated by two reasons:
• the first concerns the scale analogy that exists between the three project sites and which, in my opinion, constitutes a further element to verifying the solutions and programs developed previously;
• the second, no less important, concerns the choice and commitment made by the Campania Region to reactivate the line in its complete layout by the summer of 2018; this fact allowed to suppose that concentrating the design effort on the stations, intended as access doors to the Irpinian landscape, had a certain priority than to the collateral areas
L'Archivio notarile di Monterotondo in Sabina
Gli archivi notarili, in molti casi, rappresentano per i comuni dei territori già facenti parte dello Stato Pontificio un prezioso scrigno di memoria storica perché sono gli unici che, nella generale disomogeneità dell’amministrazione papale, hanno effettivamente avuto un’unità di gestione e una generalizzata conservazione.
L’unico grosso limite è quello di essere costituiti da documentazione che rimonta, nella quasi totalità dei casi, solo alla prima metà del XVI secolo. L’eccezionalità, quindi, è data sicuramente da tutti quei casi in cui, come Monterotondo, si può avere una finestra aperta sul XV secolo e ancor più sul XIV secolo grazie alla sporadica conservazione di registri o singoli documenti confluiti a vario titolo nelle moderne concentrazioni archivistiche.
Al centro dello straordinario particolarismo amministrativo dello Stato pontificio d’età moderna trovava posto la figura del barone che, erede della feudalità di origine medievale, con funzioni di giusdicente rappresentava quasi ovunque l’unica e più diretta forma di esercizio politico e giudiziario nelle comunità locali. Del resto il ceto baronale era lo stesso che, in via diretta o indiretta, amministrava la cosa pubblica a Roma, potendo vantare numerosi rappresentanti sia nel Sacro Collegio sia nel Senato Capitolino. Periferia e centro si intrecciano così in un reticolo di eventi e di relazioni la cui trama può essere chiarita anche grazie a queste fonti archivistiche locali, le quali, benché siano state riconosciute di grande valore storico sin dall’Unità d’Italia, tuttora purtroppo continuano ad essere considerate, non solo dal sentire comune, ma spesso anche dalla comunità scientifica, come fonti di secondaria importanza.
L’Archivio notarile di Monterotondo rientra tra quei casi che non sono stati al centro di studi nel corso degli anni e che ancora in tempi recenti hanno mostrato di destare interesse solo per il valore giuridico delle carte. La documentazione confluita in quello che oggi viene chiamato Archivio notarile di Monterotondo e che, dagli anni Sessanta del XX secolo, è conservato presso l’Archivio di Stato di Roma, non è solo pertinente all’Archivio notarile del centro eretino, nato in seguito alla riforma di Sisto V del 1588, ma include anche le carte prodotte almeno da altri due uffici, ovvero la Curia baronale e la Comunità, per motivi diversi unite recentemente al fondo notarile.
La parte propriamente notarile del fondo è la più cospicua e la meglio conservata, soprattutto per quanto riguarda le serie più antiche e il periodo compreso tra il XVI e il XVII secolo. Per un caso fortuito, inoltre, proprio la realizzazione di questo studio ha permesso di ritrovare e di restaurare uno dei frammenti più antichi di documenti pergamenacei conservati ad oggi presso gli Archivi notarili sistini dell’ASRoma, risalente agli ultimi anni del XIV secolo.
Dall’analisi dei documenti l’attività dei notai eretini risulta costante nei secoli, espressione questa di una vivacità favorita da almeno due fattori: la vicinanza a Roma e la conseguente facilità di collegamento con la capitale, che nei secoli ha permesso a Monterotondo di rivestire un ruolo di prim’ordine nell’articolazione della vita economica e sociale dell’area.
L’analisi di quel poco che resta della documentazione della Curia baronale – pervenuto inoltre in pessimo stato di conservazione – fa lamentare ancor più la perdita della maggior parte dei documenti. In migliori condizioni, anche se non meno parziale nella consistenza rispetto alla documentazione giudiziaria, è la parte relativa all’Archivio della comunità. In questo caso la documentazione copre soprattutto i secoli XVII-XVIII e sembra riflettere quella fase di vero e proprio boom economico conosciuto da Monterotondo durante la dominazione dei Barberini nel corso del Seicento.
In occasione di questo lavoro di ricerca, che ha preso le mosse dallo studio della parte notarile del fondo, tutta la documentazione conservata è stata analiticamente schedata e ordinata, cercando di rendere esplicito il legame tra le carte, vincolo che è alla base di qualsiasi archivio. Pertanto questo inventario rappresenta, oltre che il risultato dell’attività svolta nell’ambito della Scuola di dottorato, anche un nuovo mezzo di corredo per orientare gli utenti nella consultazione dell’archivio
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