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Studi sulla sensibilità al gusto salato da soluzioni o preparazioni semisolide addizionate di cloruro di sodio
La riduzione dell’introito giornaliero di sale rientra tra gli attuali dettami di una corretta alimentazione. Nel corso di esperienze da noi condotte in passato sulla soglia di percezione del gusto salato sono emerse alcune variabili, ad es. di natura ambientale, in grado di influenzare le risposte sensoriali individuali. La presente indagine è stata da noi realizzata su un gruppo di 18 volontari, sostanzialmente omogeneo per caratteristiche antropiche ed allenati secondo le regole dell’analisi sensoriale degli alimenti col sistema del “panel-test”1. Sono stati utilizzati i seguenti materiali: acqua di tipo oligominerale, con R.F. a 180 °C di 172,9 mg/L (Na< 2mg/L); NaCl FU; saccarosio FU; aspartame USP 98%; crema di riso “Miluris” (Milupa, preparata secondo le istruzioni del produttore). Le prove effettuate hanno riguardato: determinazione della soglia di percezione del salato e della funzione Risposta allo stimolo-[NaCl] sia in soluzioni saline che in creme di riso aggiunte di sale, influenza della T ambiente, influenza reciproca tra NaCl e edulcoranti (saccarosio, aspartame) e influenza della quota altimetrica (800 mt slm). I valori soglia medi di percezione salina erano: in soluzioni acquose 0.057± 0.021 g NaCl/100 ml e in creme di riso 0.27±0,016 g/100 g. Un incremento di T ambiente di 9°C ha prodotto un innalzamento di tali soglie del 30% in soluzioni saline e del 18% nelle creme di riso, mentre effetto opposto si è avuto per aggiunta di edulcoranti in concentrazione equivalente (saccarosio vs. aspartame). Le funzioni Risposta /[NaCl] hanno mostrato andamenti crescenti tendenti a saturazione per [NaCl] più alte, come già noto1,2. L’effetto reciproco salato/dolce in crema di riso addizionate di NaCl e saccarosio ha prodotto esaltazione della sensibilità (dolce vs. salato e viceversa) per basse concentrazioni dell’altro componente, ma depressione per concentrazioni alte. Infine da esperienze effettuate nella stessa giornata in località collinare e in pianura è stato registrato: a) innalzamento della soglia del 34% da soluzioni saline, passando da pianura a collina; b) effetto simile ma più lieve in creme di riso; c) abbassamento medio generale nelle risposte per ogni [NaCl]. Tenendo presente anche l’effetto della variazione della T il risultato evidenzia una sensibilità al gusto salato marcatamente minore in quota collinare (800 mt slm) rispetto alla pianura ed offre lo spunto per approfondire gli aspetti connessi alla sensibilità al salato, cosa rilevante per soggetti a rischio (anziani in cui spesso è presente disgeusia e ipertensione). 1C. Pompei,M. Lucisano 2002 Introduzione all’analisi sensoriale degli alimenti. Ed.Tecnos s.r.l. (Milano); 2J.G. Fodor, et al.1999 J.Can.Med.Ass. 160 (9), S29-S34
Paleogeografia mesozoica ed evoluzione tettonosedimentaria della dorsale Narnese-Armerina (Appennino Centrale): rilevamento geologico, biostratigrafia, analisi di facies
Un progetto di cartografia geologica di dettaglio (scala 1:10.000) ha coinvolto circa 135 kmq della Dorsale Narnese-Amerina (Appennino centrale). Il lavoro di terreno è stato svolto avvalendosi delle metodologie tradizionali del rilevamento geologico, alle quali però è stato associato il riconoscimento di particolari caratteri stratigrafico-sedimentologici tali da permettere la definizione di peculiari contesti deposizionali mesozoici tipici dell'Appennino Umbro-Marchigiano-Sabino. La carta geologica e la ri-definizione della litostratigrafia dell'area analizzata sono stati i primi prodotti del progetto. A questi è susseguita la ricostruzione della paleogeografia mesozoica della Dorsale Narnese-Amerina. Sono stati riconosciuti numerosi elementi morfostrutturali ereditati dal rifting del Giurassico Inferiore. Questa fase estensionale smembrò l'estesa paleo-piattaforma del Calcare Massiccio e, per quanto riguarda il Dominio Umbro-Marchigiano-Sabino, causò l'annegamento della fabbrica bentonica e provocò un tipico assetto ad alti e bassi strutturali intrabacinali. Numerosi blocchi di footwall delle faglie giurassiche caratterizzano il settore in analisi, e il riconoscimento è stato possibile mediante l'analisi delle paleoscarpate sottomarine in quanto le tipiche successioni condensate di alto strutturale non affiorano per erosione o per tettonica. Una particolarità è rappresentata da blocchi di Calcare Massiccio (diametro > 100 m) inglobati in successioni bacinali, che hanno portato alla deposizione di facies ad affinità condensata in un contesto deposizionale puramente bacinale. Sono state riconosciute torbiditi carbonatiche con materiale bentonico intercalate in pelagiti di età post-Pliensbachiano del settore Amerino, permettendo di porre dei vincoli sulla ricostruzione paleogeografica dell'Appennino centrale e sulla definizione delle influenze esercitate dagli elementi morfostrutturali sulla deposizione di materiale neritico esportato dalla Piattaforma Carbonatica Laziale-Abruzzese. Durante il Cretaceo Inferiore alcune discontinuità giurassiche sono state ri-utilizzate da una neo-identificata tettonica estensionale post-rift. Le maggiori evidenze dell'attività delle faglie dirette cretacee sono: i) contatti stratigrafici inconformi tra il Calcare Massiccio e depositi del Cretaceo inferiore sommitale (Marne a Fucoidi) a causa del ringiovanimento di margini giurassici; ii) la deposizione di brecce sin-tettoniche intercalate nelle pelagiti cretacee e poggianti in discordanza su scarpate di faglia sottomarine; iii) slumps, nicchie di distacco e faglie sin-sedimentarie che caratterizzano il top della Maiolica. E' stato operato anche un confronto tra l'Appennino Umbro-Sabino e il Sud-Alpino per definire l'influenza delle strutture giurassiche sullo sviluppo delle faglie dirette cretacee. Con il coinvolgimento del settore Narnese-Amerino nelle deformazioni compressive mioceniche ed estensionali post-orogeniche (Pliocene), è stato possibile riconoscere come le discontinuità ereditate dal Mesozoico abbiano controllato la propagazione delle faglie cenozoiche. In particolare, i sovrascorrimenti e le rampe laterali/faglie di strappo legati alla strutturazione dell'Appennino tagliarono i margini giurassici e cretacei senza riattivazione dei piani ereditati. Il rapporto tra paleogeografia mesozoica e orogenesi non poteva escludere gli olistoliti di Calcare Massiccio, argomento questo del tutto nuovo. A causa della differente reologia tra i blocchi di calcari peritidali e le pelagiti nelle quali sono inglobati, sono stati riconosciuti contatti tettonici su originari contatti stratigrafici in quanto gli olistoliti non sono stati in grado di descrivere pieghe della stessa lunghezza d'onda delle unità bacinali pelagiche. Infine le faglie dirette plioceniche non riutilizzarono le superfici di discontinuità mesozoiche in quanto ruotate dai sovrascorrimenti, ma ne sfruttarono solo lo strike.A detailed geological mapping project (scale 1:10.000) of about 135 kmq involved the Narni-Amelia Ridge (Central Apennines). During the field-work were used the traditional methodologies of the field mapping associated with the identification of characteristic stratigraphic-sedimentological features that allow to define peculiar Mesozoic depositional settings. The first products of the project were the 1:10.000 scale geological map and the re-definition of the lithostratigraphy of the study area. About the paleogeography, several morphostructural elements inherited by the Early Jurassic rifting stage were recognized. This extensional stage dismembered the vast Calcare Massiccio paleo-platform, and the drowning of the benthic factories led to the development of two main sedimentary environments: pelagic carbonate platforms (PCPs) and basins. The Early Jurassic rift architecture is documented by facies and thickness variations of the Jurassic-Lower Cretaceous post-rift succession. Several footwall-blocks of the Jurassic normal faults characterize the Narni-Amelia Ridge. Although the PCP-top successions are not exposed due to post-Jurassic faulting and modern erosion, highly distinctive facies associations define the escarpment margins of these platforms and the adjacent hangingwall-block successions that onlap them, which often embed gravity-driven deposits including rock-fall megaclastics. Fine-grained calcarenites made of shallow water-derived material were found embedded in post-Pliensbachian deposits of the basin-fill succession in the Amelia area. This occurrence is unexpected as these deposits postdate the drowning of the local Calcare Massiccio carbonate platform, which suggests provenance from the Latium-Abruzzi Platform. This provides new evidence for restoring the Jurassic paleogeography of Central Apennines, and for deciphering the itineraries of resedimented carbonate sands from this relatively distant source-area. A newly-identified, post-rift, extensional tectonic affected the Early Jurassic inherited structures during the Early Cretaceous. Evidence for this extensional tectonic phaseare: i) the unconformable contact between the Marne a Fucoidi Fm. (Aptian-Albian) and the Hettangian shallow-water carbonates of the Calcare Massiccio Fm., as a result of rejuvenation and erosion of the Early Jurassic margin of the Amelia intra-basinal high; ii) the occurrence of syn-tectonic breccias embedded in Cretaceous pelagites and locally resting on the submarine fault escarpments; iii) the presence of slumps, scars and syn-sedimentary faults at the top of the Maiolica Fm (Tithonian-early Aptian). Due to the stratigraphic, sedimentological and paleotectonic similarities with the Southern Alps, the two sectors (Narni-Amelia Ridge vs. Ballino area) were compared. The aim of this work was to understand the influence on inherited Jurassic structures on the development of Early Cretaceous extensional faults in two different paleogeographic domains of Italy, albeit with a comparable tectono-sedimentary evolution. During the involvment in Miocene orogenic deformations of the Narni-Amelia Chain, the Jurassic structural highs became part of the hangingwall-blocks of thrusts. Their margins were displaced by frontal thrusts and lateral ramps/tear faults, but not re-activated as usually described in literature. One arresting feature is represented by the behaviour of the Calcare Massiccio blocks during the compressive deformations. In fact, the Calcare Massiccio olistoliths locally developed shear contacts with the embedding pelagic units, due to the contrasting mechanical behavior of the two lithologies when subjected to folding. Last, Pliocene extensional faults apparently exploited the strikes of the rotated pre-orogenic margins
Dodici trattatelli di M. Pietro Paulo Vergerio, Vescovo di Capodistria, fatti poco avanti il suo partire d'Italia ...
Discorsi sopra i fioretti di San FrancescoTiteleinfassung, DruckermarkeDruckjahr gemäss Bl. X⁸rect
New frontiers and environmental sustainability of refrigeration systems
Clothes drying is a very energy-intensive process and it has a high impact in the domestic electricity consumption. In 2005, the EU-28 total energy consumption of household tumble dryers has been estimated at 21 TWh and an increase up to 30 TWh in 2020 will be expected. Therefore, there is a strong interest to improve the efficiency of these household appliances in order to reduce their energy consumption. In fact, the traditional technology of domestic tumble dryers, based on opened or closed air cycle, uses electrical heaters to warm up the process air before the entrance in the drum. Since many years, vapour compression heat pump system has been identified as a suitable technology for more efficient household tumble dryers. In the case of heat pump tumble dryers, it is of the greatest importance to pursue efficiency improvement, by focusing on the single components or process and in the general unit operation. The research focuses on the process of mass transfer in order to improve the condensation rate, leading to a faster removal of moisture. The fin surface characteristics impact on heat and mass transfer rate, as well as on air pressure losses; in a tumble dryer the selection of the surface which leads to the fastest removal of moisture from the air is crucial. For this purpose, an experimental study was undertaken to evaluate the impact of different coatings on evaporator performance during dehumidification process. Studies in the existing literature that investigate into the impact of fin coatings in dehumidification process are limited. Moreover, data at high air absolute humidity (more than 40 gv/kga) are not available in the open literature. A wind tunnel was then designed and built at the ITC-CNR of Padova for experimental investigations. A characterization of the heat exchanger behaviour in dry conditions was performed. Then, tests in dehumidification conditions were carried out to compare experimental results to a dehumidification model. Good model predictions was found using a log-mean enthalpy method (LMED) for tests with air inlet absolute humidity up to 30 gv/kga; for higher values of this parameter, the relative difference between experimental and model results increased. The model assumption of a unit value of the Lewis Factor was not verified for tests with air inlet absolute humidity higher than 30 gv/kga; a Lewis Factor equal to 0.5 was calculated. An alternative model was then considered, based on a modification of the previous log-mean enthalpy difference method (m-LMED). This model included the Lewis Factor value in the calculation of the overall heat transfer coefficient. For tests with air inlet absolute humidity higher than 30 gv/kga, relative differences below 10% was found between experimental results and m-LMED predictions. The core of the experimental activity investigated into the impact of fin coatings on heat exchanger performance in dehumidification conditions. Experimental test conditions were characterized by values of air inlet absolute humidity higher than 40 gv/kga. Three test sample with different surface characteristics were analyzed: one is the untreated aluminium surface, a second with an hydrophilic coating and a third with an hydrophobic coating. Comparisons were carried out according to the total heat transfer rate, the drain rate and the retained weight. Dehumidification tests were performed in steady state conditions at different air volumetric flow rates. The hydrophobic sample presented the lowest values of heat transfer rate and drain rate for all the investigated flow rates, but it showed the highest values of retained weight. On the other hand, the hydrophilic and the untreated samples showed similar values of heat transfer rate, drain rate and retained weight, highlighting no relevant difference between their behaviour in dehumidification conditions
Prassi contrappuntistica e sensibilità musicale a metà Settecento. L’esperimento di Pietro Paolo Valle presso il Duomo di Milano
L’articolo prende in esame la vicenda di Pietro Paolo Valle, aspirante alla direzione della cappella del Duomo di Milano che, nonostante i potenti appoggi e una determinazione fuori dal comune, non riuscì mai a coronare il suo sogno. L’esame di questo caso ha offerto da un lato un vivido spaccato della vita musicale e del costume della metà del Settecento, consentendo di osservare da vicino come si svolgevano effettivamente, al di là delle regole scritte, i concorsi per i posti più ambiti; d’altro canto, esso ha consentito di considerare i criteri di valutazione e i giudizi di alcuni fra i più grandi compositori, didatti e teorici italiani dell’epoca (fra cui Padre Martini, Nicolò Porpora, Andrea Basili, Leonardo Leo, Pietro Paolo Bencini, Giuseppe Stoppani, Giuseppe Gonella e Pietro Pulli). Fra questi ultimi, alcuni si mostrarono più rispettosi delle norme contrappuntistiche da tempo codificate, altri mostrarono una maggiore apertura alle innovazioni e una più spiccata propensione a valorizzare la musicalità del candidato, prescindendo con disinvoltura dalle regole della composizione. Il caso preso in esame ha mostrato come la nostra conoscenza di alcuni compositori del passato potrebbe risultare accresciuta, se scandagliassimo gli archivi alla ricerca di loro pareri su candidati e prove d’esame. Più della loro produzione teorica, infatti, simili documenti consentono di cogliere aspetti importanti del loro gusto musicale e a comprendere tratti significativi del loro carattere e del loro modo di porsi di fronte ad alcune circostanze concrete della vita musicale dell’epoca e ad alcune altrettanto concrete composizioni
I quattro primi libri di Architettura di Pietro Cataneo Senese...
Pie de imp. de colofónMarca tip. en port. y al finalIl. xil. de planos y grab. arquitectonicos intercalados en el textoEl pliego O4 mal encuadernadoEnc. HolandesaSign.: [ ]2, A-O
Fuga d'un salmo : Laudate Pueri a 4 voci con strom: di Pietro Paolo Bencini // M. d. Cap. Venetia. // 1725 (manuscrit autographe)
Titre uniforme : Bencini, Pietro Paolo (1670?-1755). Compositeur. [Laudate pueri Dominum. Soliste, choeur à 4, orchestre (Psaume 112). Ré majeur]. ExtraitsSoliste : Ut 1. - Choeur : Ut 1, Ut 3, Ut 4, Fa 4. - Orchestre : Sol 2 (6), Fa 4. - A la fin : "laus Deo BMV // li 8 Xbe 1725"Présentation musicale : [Partition]Incipit : Gloria Patri et FilioAppartient à l’ensemble documentaire : RISM1Appartient à l’ensemble documentaire : RISMMssPsaumes (musique
Geometria, sostegni e cupole tra Quattro e Cinquecento
Il saggio si occupa delle questioni inerenti al rapporto fra sostegni e cupole in edifici realizzati tra il Quattrocento e il Cinquecento (Cattedrale di Santa Maria del Fiore, Cattedrale di Torino, Santa Maria del Popolo, Santa Maria delle Grazie al Calcinaio, Basilica di San Pietro, Parrocchiale di Rocaverano). In particolare vengono investigati i rapporti geometrici degli elementi costruttivi (pilastri, pennacchi, tamburo, cupola
Giampietro Antonio Corner, attribuito, Ritratto dell’abate Pietro Donà
Scheda di un disegno raffigurante l'abate Pietro Donà, protagonista della rinascita intellettuale, nella seconda metà del XV secolo, del monastero di San Michele in Isola, appartenente alla cosiddetta "Pinacoteca Corneliana"; autore del disegno potrebbe essere stato lo stesso raccoglietore, l'abate Giampietro Antonio Corne
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