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    La crisi della civiltà edipica come operatore del “Disagio nella civiltà”: tra individuale e collettivo

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    Il presente progetto s’inscrive nella scia della ricerca iniziata con il progetto dipartimentale biennale dal titolo Trasformazioni della funzione paterna e “Disagio nella civiltà”, che ha indagato le trasformazioni delle funzioni genitoriali con particolare riferimento alle carenze della funzione paterna, intese come operatori di un disagio che rimanda sempre più, oggigiorno, ad una crisi della civiltà edipica a favore di un’organizzazione narcisistico/preedipica dagli accenti perversi; dai risultati della ricerca è emersa, conformemente a quanto riporta la letteratura clinica, che la crisi del paterno, operatore di triangolazione fondamentale per il processo di soggettivazione, va di pari passo con un eccesso di materno (De Rosa, Sommantico, 2005), proprio nella misura in cui il paterno fatica a svolgere la sua funzione di separazione e di supporto al processo di differenziazione dell’individuo (Sommantico, Parrello, De Rosa, Osorio Guzmàn, 2008). Seguendo l’ipotesi di Anzieu (1975), secondo la quale il disagio della civiltà sembra oggi dipendere sempre più dalle caratteristiche paradossali dei rapporti tra gli individui, le generazioni e i gruppi sociali, così come quella di Kaës (2005), secondo cui le nuove forme di disagio intersoggettivo sembrano caratterizzarsi per una fragilizzazione dei legami, ci si propone di indagare le attuali forme del disagio nell’istituzione familiare e nell’assemblaggio dell’apparato psichico familiare (Ruffiot, 1981). Così, da un lato s’intende approfondire ulteriormente la suddetta ricerca sull’asse verticale di organizzazione del legame, estendendola anche all’asse orizzontale e alle sue possibili carenze, ovvero a quella dimensione fraterna (Kaës, 2008) che, rimasta finora più in ombra, svolge un ruolo non secondario nell’organizzazione dell’istituzione familiare, ma soprattutto nel processo di soggettivazione dell’individuo. La dimensione fraterna, infatti, costituisce un luogo di articolazione evolutiva strutturante, tra narcisistico ed edipico, che fornisce la possibilità di maneggiare qualcosa che riguarda il contenzioso edipico, ma in situazione di sicurezza o, almeno, di minore pericolosità (Assoun, in De Rosa, 2006). Dall’altro lato, s’intende articolare ulteriormente la questione del Disagio nella civiltà al piano per così dire collettivo, legato alle problematiche e ai punti di vulnerabilità del processo di civilizzazione. Posto che il mantenimento del legame tra ontogenetico e filogenetico consente, non solo, di preservare la solidarietà del movimento tra la pratica analitica ed i compiti dello spirito comune all’individuo e alla collettività, ma anche di impostare in maniera più complessa la questione del Kulturarbeit, ovvero di quel progresso nella vita dello spirito (Freud, 1934-38) che è alla base di ogni civiltà (Zaltzman, 1998, 2007), la ricerca procederà, nella sua seconda fase, con l’indagine sulla cosiddetta questione del male. Seguendo Zaltzman (2007), s’intende con spirito del male quel luogo del male extra-territoriale che è al di fuori dell’organizzazione edipica dell’individuo e della società e che, nella storia umana è eminentemente rappresentato dalla Shoah, eredità nuda (Appelfeld, 2006) di una cultura devastata, la cui resistenza all’esser colta giunge sino all’interdetto interiore. Il Kulturarbeit fatica a creare una tale rappresentazione profana, non-senso e caos, ad andare oltre un’idea del male come attentato al sacro dell’umano e del legame di filiazione, eppure la storia dimostra che, nonostante i progressi di civiltà, non c’è pacificazione per l’odio razziale o per i conflitti mortiferi della storia. Rimane, come ricorda Zaltzman, l’esigenza di pensare lo spirito di quel male al di fuori della portata della civiltà compiuta dall’evoluzione edipica (in De Rosa, 2008) che, nell’articolazione della ricerca, si approfondirà interrogandosi sulle possibili connessioni con la crisi dell’organizzazione edipica sul piano individuale

    «Ovviamente», il Medioevo? Note per una lettura metastorica de «Il nome della rosa» di Umberto Eco

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    The essay aims to reflect on the choice of the Middle Ages by Umberto Eco for the setting of his first novel Il nome della rosa (1980). While in the Postille to the novel published by the author in 1983 this choice is described as obvious, it is instead worth focusing on it in order to place it in its historical and cultural context – a wide-ranging medievalist revival in the 1970s – and thus understand its significance as a node in a wider network. Considering specifically what kind of Middle Ages is represented in the text, and relating it to the historical period during which Eco claims to have conceived the book, we see how what seems to interest him is the story of the eternal return of the dynamics of power, the definition of archetypes of power that could constitute a passepartout for the interpretation of reality: historical depth seems here to yield in a certain way to a 'meta-historical' hypothesis aimed at formulating a model of the clash between power and counter-power in the midst of which those who seek to lucidly investigate its mechanisms are bound to succumb.Il saggio si propone di riflettere sulla scelta del Medioevo da parte di Umberto Eco per l’ambientazione de Il nome della rosa (1980). Se nelle Postille al romanzo pubblicate dall’autore nel 1983 questa scelta è raccontata come ovvia, vale invece la pena di concentrarvisi per inserirla nel suo contesto storico e culturale – quello di un ampio revival medievalista degli anni Settanta – e comprenderne dunque il significato in quanto nodo di una rete più ampia. Ragionando poi nello specifico su che genere di Medioevo venga rappresentato nel testo, e mettendolo in relazione con il periodo storico durante il quale Eco afferma di aver concepito il libro, si vede come ciò che sembra interessargli è il racconto dell’eterno ritorno delle dinamiche di potere, la definizione di archetipi del potere che costituiscano dei passepartout per l’interpretazione della realtà: la profondità storica pare cedere in una certa misura a un’ipotesi ‘metastorica’ volta a formulare un modello di scontro tra potere e contropotere nel cui mezzo soccombe chi cerca di indagarne lucidamente i meccanismi

    Analisi dell’efficacia della simulazione didattica per l’esercizio della leadership

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    Verso una terceira margem cinematografica: difficoltà e luoghi comuni nella trasposizione dei racconti di Guimarães Rosa

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    Il presente saggio vuole evidenziare la tipologia di difficoltà insite nella trasposizione cinematografica delle opere di João Guimarães Rosa. Difatti, gli ostacoli che la maggior parte dei registi trova nella ricerca di un equivalente creativo del magma letterario di JGR sono tali che la maggior parte delle trasposizioni hanno raramente superato la soglia della mediocrità

    Seferis traduttore della 'Apocalisse'

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    Sui caratteri della traduzione neogreca di Seferis dall'Apocalisse di San GiovanniOn the characters of the neo-Greek translation of Seferis from the Apocalypse of Saint Joh

    Hartmut Rosa: la non sovranità del bene

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    È la prefazione alla traduzione italiana del volume di Hartmut Rosa "Unverfügbarkeit", in cui spiego i motivi della rilevanza del volume, lo colloco all'interno della produzione dell'autore e chiarisco a grandi linee il significato dei concetti di risonanza e indisponibilità

    Tutela della salute della lavoratrice

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    Il Capo II del d.lg. n. 151/2001 reca l’attuazione della delega contenuta nell’art. 15 della l. n. 53/2000, con riferimento alla “tutela della salute della lavoratrice” 1 . La rubrica dell’art. 6, a differenza dell’ellittica (e asfittica) intitolazione del Capo II, riferita solo alla «salute della lavoratrice», è intitolata «tutela della sicurezza e della salute». Il 1° co. esplicitamente «prescrive misure per la tutela della sicurezza e della salute delle lavoratrici durante il periodo di gravidanza e fino a sette mesi di età del figlio» 2 , fissando in modo compiuto la reale estensione della disciplina apprestata e il suo riferirsi inscindibil- mente al rapporto madre-figlio 3 . Le disposizioni contenute negli artt. da 6 a 15, dettano una “disciplina par- ticolare di genere” per la tutela della salute e della sicurezza della lavoratrice in due momenti di massima vulnerabilità 4 : la gestazione (e il parto) e i primi sette mesi di vita del nato 5 , periodo che, così unitariamente determinato, ingloba indistintamente anche il puerperio 6 . In considerazione della diver- sità biologica 7 della condizione di maternità rispetto a quella di paternità e in coerenza con la tecnica definitoria di cui all’art. 2 del t.u. 8 , la disciplina in commento si aggiunge sia a quella generale di tutela della salute, di cui all’art. 32 della Costituzione, sia a quella della sicurezza sul lavoro di cui al d.lg. 9.4.2008, n. 81 9 sia, infine, a quella generale della lavoratrice madre e della genitrice stabilite dallo stesso t.u. e dalla l. n. 53/2000 (per le parti non sostituite dal t.u.). La disciplina in commento invera nell’ordinamento il diritto asimmetrico (o diseguale) attuativo (almeno in parte) della «speciale adeguata protezione» della madre e del bambino proclamata dall’art. 37, 1° co. secondo periodo della Costituzione 10 . Il capo in discussione compendia aggiorna e coordina le tutele previste della l. 30.12.1971, n. 1204 intitolata alla «Tutela delle lavoratrici madri» (artt. 3, 30, 8° co., 31, 1° co., 9), della l. 7.8.1990, n. 232 sulla estensione delle tutele delle lavoratrici madri alla Polizia di Stato e penitenziaria (art. 13), dal d.lg. 17.3.1995, n. 230 di attuazione delle direttive in materia di radia- zioni ionizzanti (art. 69), dal d.lg. 25.11.1996, n. 645 11 recante il Recepimento della direttiva 92/85/CEE concernente il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento (artt. 1-9) 12 , della l. 8.3.2000, n. 53 legge delega del t.u. in com- mento e Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città (artt. 12, 3° co., e 14); disposizioni a loro volta in gran parte precorri- trici 13 , come nel caso della legge n. 1204/1971 o attuatrici, nel caso di tutte le altre prima elencate, di numerose direttive europee

    IL DISCORSO ACCADEMICO SCRITTO DEGLI STUDENTI UNIVERSITARI NELLE PROVE DI ESAME: UN CONFRONTO TRA ITALIANO L1 E L2

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    I dati empirici di questo studio sull’italiano scritto di studenti nativi e alloglotti sono costituiti dalle prove d’esame del corso di Didattica dell’italiano L2 previsto nei corsi di laurea triennale e magistrale della Facoltà di Lingue dell’Università di Bologna. Tali prove comprendono due domande a risposta aperta e brevi comunicazioni di apprendenti di italiano L2 da analizzare in un’ottica acquisizionale. Lo studio esamina, in particolare, i tratti macro-linguistici dei testi manoscritti dagli studenti universitari, identificando, sul piano della competenza testuale, contiguità o distanze tra i nativi e gli alloglotti. In base ai risultati, si formuleranno alcune proposte per una didattica della scrittura efficace sia per parlanti nativi che per alloglotti.   Written academic discourse by university students in exams: a comparison between Italian L1 and L2 The empirical data for this study is based on written Italian exams by native students and allophones for the course Teaching Italian L2, part of both the three-year and master\u27s degree courses at the Faculty of Languages, University of Bologna. These tests include two open-ended questions and short texts by Italian L2 learners, analyzed from an acquisition perspective. The study examines, in particular, the macro-linguistic features of the texts written by university students, identifying contiguity or distance between natives and allophone students in terms of textual competence. On the basis of the results, proposals are made for teaching writing to both native speakers and allophones
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