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    Il ruolo della teoresi pedagogica nella formazione dei futuri educatori

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    Il ruolo della teoresi pedagogica è essenziale per pensare l’educazione secondo quella «coscienza critica» che «non si accontenta di partecipare a situazioni educative senza accettare che l’educazione diventi un problema: sarà vera educazione? L’avrò condotta bene? Riuscirà egli una persona bene educata?» (De Giacinto). Il pericolo che la teoresi pedagogica può correre oggi, in particolare per la sua componente marcatamente filosofica, è che limiti il suo campo di azione a livello delle analisi e delle riflessioni tra pedagogisti e tra questi e gli studiosi degli altri saperi interessati all’educazione. Se così fosse alla teoresi pedagogica verrebbe a mancare il supporto della sua funzionalità e quindi del valore che può derivare dall’essere uno strumento importante nella pratica quotidiana del lavoro di educatori e pedagogisti. Se questa conferma della sua funzionalità davvero non ci fosse, perché mai gli studenti che si preparano alla professione di educatore dovrebbero interessarsi ad essa? La didattica universitaria pone di continuo il singolo docente e il corso di laurea di fronte alla costante e insistente richiesta, da parte degli studenti, di una preparazione “pratica” (mediante tirocini, laboratori) e di un sapere “pratico” (di tipo metodologico ed empirico). Tendenzialmente non saprebbero che farsene della teoresi pedagogica. A fronte di ciò, il compito (in particolare del pedagogista generale e del filosofo dell’educazione), sembra essere duplice: da una parte dimostrare che anche la dimensione teoretica del sapere pedagogico ha un ruolo essenziale nella formazione al lavoro educativo: dall’altra, vi è il compito di formare gli studenti a riconoscere la presenza e l’importanza della dimensione teoretica, nascosta tra le pieghe del linguaggio e dunque dell’azione educativa. In definitiva, il primo compito della teoresi pedagogica sembra essere un compito di carattere ermeneutico (Gadamer): “comprendere” e “interpretare” il senso dell’educazione, affinché i futuri educatori professionali sappiano “riconoscere” tale senso “applicando” alla lettura dell’esperienza educativa anche un approccio conoscitivo di tipo teoretico

    La pedagogia come scienza e come poesia. In dialogo con Sergio De Giacinto

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    Quello sulla natura epistemica della pedagogia è un dibattito aperto da oltre cinquant’anni e incentrato sul rapporto tra filosofia e scienza empirica, sulla capacità conoscitiva della pedagogia, sulla sua dibattuta funzione pratico-poietica, sui suoi molteplici linguaggi e sulla relazione tra pedagogia e altre scienze dell’educazione. Da un lato, questo volume vuole offrire nuovi spunti alla riflessione e proporre nuovi argomenti e nuove tesi, alcune anche provocatorie e controcorrente; dall’altra, intende rievocare e discutere il contributo di uno studioso importante e, per certi aspetti, curioso nel dibattito italiano degli anni Sessanta-Ottanta del Novecento sull’epistemologia pedagogica. Si tratta di Sergio De Giacinto, uno studioso ancor oggi frequentemente citato ma poco studiato, quando invece un dialogo intellettuale con i suoi scritti può dare – e questo libro lo dimostra – frutti vivaci di riflessione teoretica e per la formazione critica dei giovani pedagogisti

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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