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Il territorio di Cervia tra mare e terra. Geomorfologia ed evidenze stratigrafiche dallo scavo della Rotatoria di Cervia
(assente nel testo originale) Si contestualizza il sito di scavo presso Cervia (Regione Emilia Romagna) nell’ambito delle dinamiche costiere degli ultimi 3 millenni in rapporto all’evoluzione del delta del fiume Savio. Si propone una valutazione preliminare della registrazione stratimetrica del livello marino locale attraverso il tempo dal Bronzo finale all’alto medioevo, indicando il Medio Mare di età romana (anno 1 a.C/1 d.C.) a – 2,70 m slm. Si illustrano tutte le facies stratigrafche rinvenute e le problematiche relative alle datazioni assolute ottenute. Si ricoconosce per la prima volta la presenza di infrastrutture connesse alla produzione del sale in età romana. Si riconoscono almeno due distinte ingressioni marine (una tardoantica forse successiva al IV sec. d.C. ed una databile genericamente tra VII e X sec. d.C.). (missing in the original text) The Cervia territory between sea and land. Geomorphology and stratigraphic record from the excavation of Cervia traffic circle. The Cervia archaeological site excavation (Emilia Romagna region) is discussed showing its relationships with thecoastal dynamics acting during the last three thousands years and with the Savio river delta evolution in particular. A preliminary evaluation of the local stratimetric record of the sea level rise between Final Bronze Age and the high Middle Ages is proposed suggesting a mean sea level lying at -2.70 m asl around the year 1BC/1AD. All the stratigraphic facies recorded during the excavation are described as well as the reliability of the available radiocarbon dating set. The existence of artificial structures related to a Roman age saltwork is recognized. Two marine ingression episodes dating back to the Late Antiquity (after the 4th century AD ?) and between the 7th and the 10th century AD are recognized
Geomorfologia e poleogenesi nella VIII Regio augustea. Considerazioni sui siti urbani d’età antica. Geomorphology and poleogenesis in the Augustus’ 8th Region. Considerations on ancient urban sites.
La realizzazione della bonifica di un ambito territoriale richiede un potere economico commisurato all’ampiezza dell’area da considerare e, ovviamente un patrimonio conoscitivo/tecnologico adeguato alle caratteristiche dell’obiettivo. Ma soprattutto un modello organizzativo-sociale, politico, militare anche, di sufficiente respiro. Prima dello studio dell’intervento di bonifica sul territorio viene quindi l’analisi distributiva del popolamento e della definizione gerarchica dell’insediamento su di esso cioè , in buona sostanza, dell’ubicazione dei centri urbani. In questo la geomorfologia riveste sicuramente un ruolo fondamentale e primario. Vengono confrontate le condizioni fisiografiche delle ubicazioni delle città storiche dell’Emilia-Romagna in rapporto alla cronologia nota dell’insediamento e si evidenzia l’anomalia del caso della città di Modena che ha fruttato a questa la possibilità di associare il proprio toponimo alla stratigrafia regionale. Essa si presenta infatti 8 km a valle della posizione che avrebbe potuto/dovuto possedere in consonanza con quella delle altre città coeve. Ciò ha comportato problemi gravi all’impianto urbano che resilientemente ha levitato di quota ma contemporaneamente ha subito una parziale traslazione laterale, fenomeno unico nella casistica regionale. La logica ubicatoria va quindi imputata ad un fattore di ereditarietà da preesistenza oppure ad una logica cogente di altro tipo che potrebbe ravvisarsi nella presenza di un paleoalveo collettore dei fiumi Secchia e Panaro a valle della città antica
Note di geomorfologia della pianura tra Panaro e Samoggia.
Si propone graficamente una revisione completa delle unità geomorfologiche della porzione di pianura di Castelfranco Emilia compresa tra Bazzano, Spilamberto, Nonantola e S. Agata Bolognese. Sono presentati i dossi fluviali e le incisioni di conoide dei fiumi Panaro e Samoggia proponendone una datazione su scorta geoarcheologica. Si evidenzia la giacitura sepolta dei siti dell’età del Bronzo antica a fronte dell’affioramento dei siti del Bronzo Medio e successivi. Si sottolinea l’ubicazione delle testate dei dossi di Samoggia serrate al margine collinare e si considera il significato dei ristagni idrici superficiali testimoniati dalle Fonti storiche ai lati della Via Emilia in età romana
THE GEOLOGICAL FIELD APPROACH TO THE ARCHAEOLOGICAL SITE YARD
The main duties of the geologist’s contribution to the field work in the archaeological excavation sites are briefly recalled. The need for a preliminary conceptual and pragmatic approach for a correct understanding of the local context of each field campaign is stressed. Furthermore, as an example of the importance of the stratigraphic understanding in “delayed” field-microenvironment, a microstratigraphic sequence is proposed concerning the sedimentation that can occur in some ancient grave-coffin in an open alluvial environment and the problems related to the processes involved in such a restricted environment. Finally some peculiar, unusual study-settings are shown that may bring about mistakes or misunderstanding of the stratigraphic themes and therefore can be of interest for both the soil scientists and archaeologists as well as for geologists
Contesto morfo-sedimentario olocenico e processi naturali di formazione del sito.
(non previsto) Si sviluppa l’analisi geomorfologica dell’area lughese e se ne traggono indicazioni per postulare un modello interpretativo delle paleomorfologie sepolte. Si suggerisce l’attività dei conoidi morfologici fino all’ambito del tardo Olocene. Si discute il tema stratigrafico generale del bacino di cava come presentatosi in occasione delle varie campagne di scavo. Si esplicitano i rapporti tra l’area geografica specifica e la posizione della linea di costa durante il Neolitico, mostrando le implicazioni dell’inflessione della curva eustatica relativa valida per l’Adriatico sulla colonna sedimentaria locale. Si esplicitano inoltre con chiarezza le caratteristiche climatiche alla mesoscala cronologica, contestualizzando i periodi di deterioramento climatico relativo dell’ntervallo cronologico neolitico nell’ambito della curva GRIP esplicitata tra il Tardiglaciale e il presente. Si tenta infine una proposta di paternità per il paleoalveo sepolto individuato, suggerendone dubitativamente l’appartenenza al Santerno piuttosto che al Lamone. Da ultimo si illustrano e discutono i profili pedologici sepolti e le unità stratigrafiche specificamente archeologiche
Il paesaggio come vocazione geomorfica. La scoperta delle saline romane di Cervia.
Between 2014 and 2015, on the occasion of a roundabout construction alongthe Romea main road (SS 71bis), near the inhabited area of Cervia (RA), Emilia-Romagna, Italy, wooden elements belonging to a Roman saltworks were discovered. The excavationhas brought to light a series of shallow basins into which, through a system of canalization, marine water ran. Sluices were in operation along these channels, so thatthe flow of water could be blocked and the water in the basins got evaporated during hot summer months. The uncovering of the site and the study of the Roman saltwork have been carried out through a multidisciplinary approach which permitted to put inevidence the complex relationship between human and natural landscape in this area
Ricerche archeologiche e paleoambientali pianura tra Modena e Bologna: l’età del Bronzo
L’area della pianura bolognese tra Panaro e Samoggia in cui sono presenti nell’età del Bronzo sette abitati con dimensioni superiori all’ettaro e con oltre 30 attestazioni minori in un quadro territoriale fortemente caratterizzato da forme fluviali della pianura padana, è stata oggetto di studi dedicati a ricostruire sia l’organizzazione del popolamento (demografia e sistema insediamentale), sia le modalità di gestione delle risorse (sfruttamento agricolo e allevamento).
In un quadro geomorfologico del paesaggio che mostra forme fluviali molto differenziate costituite da canali incisi (intrecciati e anastomizzati), dossi, risorgive e aree vallive depresse, si inserisce un fitto popolamento costituito da terramare con strutture perimetrali sulle rive dei rami dell’antico Panaro attive nell’arco cronologico tra le fasi iniziali della media età del Bronzo e le fasi finali del Bronzo recente. L’analisi della produttività agricola e della demografia permettono di ricostruire virtualmente il paesaggio antico e di calcolare il rapporto tra sostenibilità ambientale e sfruttamento delle risorse, alla cui base erano certamente le coltivazioni di cereali. L’utilizzo combinato di diversi tipi che permetteva agli abitanti delle terremare di ottenere sempre una quantità di cariossidi sufficienti per il loro sostentamento anche nelle annate sfavorevoli porta ad ipotizzare una resa produttiva più elevata rispetto a quanto considerato fino ad oggi, confermato da una recente revisione dei dati disponibili dalle fonti e da un approccio sperimentale sulle coltivazioni dei cereali. L’analisi degli indicatori ceramici permette infine di valutare l’evoluzione del popolamento nel corso della media e recente età del Bronzo affrontando tematiche relative all’espansione e al collasso della società terramaricola, nonché offrire un quadro più approfondito per la ricostruzione del paesaggio antico.The region between the Panaro and Samoggia rivers shows several settlements dating from the earliest phase of the Middle Bronze Age to the latest phase of the Recent Bronze Age. A recent investigation carried out using various archaeological, geomorphological and archaeobotanical approaches makes it possible to propose a reconstruction of ancient settlement patterns and resource management. Analysis of the agricultural production, mainly based on the cultivation of several types of cereal suggests a greater productivity than previously assumed, supported by a recent re-examination of ancient sources and by an experimental approach.Finally, the analysis of ceramic markers makes it possible to evaluate in detail the evolution of the settlement pattern in each phase, from the expansion to the final collapse in the very latest Recent Bronze Age, as a basis for a
virtual reconstruction of the ancient landscape
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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