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Come l'archeologia risponde alla domanda: "Quando?": con alcuni casi della Sardegna
L'Archeologia, come ogni altra scienza, risponde alle
domande dell'uomo sul mondo che lo circonda. Ma, mentre le altre scienze indagano soprattutto sul presente, essa è rivolta al passato. Sorella e compagna in ciò della Storia, che è costruita sui documenti scritti, l'Archeologia privilegia l'indagine sul terreno e i monumenti ancora visibili del nostro lontano passato. E forse è ancora più Storia della Storia stessa, perché questa di solito è Storia dei vincitori ed esaltazione dei medesimi, mentre l'Archeologia esamina le cose (cioè i reperti) e i fatti (grandi e piccoli) per sé, senza intenti specifici, se non quelli di riconoscere, descrivere ed interpretare, per quel che è umanamente possibile, la realtà
L'Età nuragica
La civiltà nuragica è documentata in provincia di Sassari già dalle fasi ritenute più antiche, come potrebbe essere
per il caso di diversi (ma pur sempre rari) nuraghi del tipo detto "a corridoio", sia aventi esternamente forma del tutto irregolare (Fenosu di Bonorva) sia aventi forma vagamente ellittica (Sa Caddina di Thiesi) o circolare (Putzolu di Olbia, Peppe Gallu di Uri e Sant'Alvera di Ozieri) sia infine aventi forma vagamente o decisamente rettangolare (Tanca Manna e Budas di Tempio, Fronte Mola di Thiesi e Sauccos di Ploaghe).Da un semplice sguardo ad una carta di distribuzione di tutti i monumenti isolani dell'Età nuragica (1500-500 circa a.C.), un posto ed una rilevanza particolare spettano alla provincia di Sassari, che occupa il 31,2% del territorio isolano, con 1.700 nuraghi su un totale di circa 7.000 che riguarda tutte e quattro le province sarde (cioè circa il 24% del totale)
L'Ipogeismo della Sardegna pre e protostorica
In Sardegna si conoscono circa 2000 ipogei. Hanno inizio nel Neolitico Medio (cultura Bonuighinu), si sviluppano soprattutto nel Neolitico Recente (cultura Ozieri) e durano in uso (riutilizzo o creazione) nell'Eneolitico e nell'Età del Bronzo, sino all'Età Nuragica. Subiscono l'influenza
dell' architettura megalitica o si uniscono ad essa o alle tecniche «ciclopiche». Dagli ipogei più antichi monocellulari si passa (cultura Ozieri) a una ventina di ambienti; per poi tornare (cultura M. Claro ed Età Nuragica) ad un solo ambiente o poco più.Dalla forma circolare con volta a forno si passa a quella quadrilatera. Interessano ogni tipo di orografia, compresi i blocchi erratici. La litologia è varia.L'accesso è con pozzetto o corridoio.I vani sono elementari o imitano la casa dei vivi, riproducendo tetto, colonne o pilastri, porte, finestre, focolare, mobilio ecc. Sono presenti figure di natura cultuale o magica (protomi bovine o spirali ecc.) od ornamentale.I vari ambienti si dispongono in schemi longitudinali; o a «T» o cruciformi o centripeti intorno ad un vano centrale.Specie nella cultura Ozieri, si tratta di seppellimenti collettivi secondari.Gli ipogei sono isolati o, più spesso, in gruppi: le necropoli sono una cinquantina.L'autore ritiene che in Sardegna l'ipogeismo pre e protostorico sia autoctono
Invito alla Mostra
Presentazione della Mostra "L'arte delle domus de janas" che, tramite le fotografie di Ingeborg Mangold, offre al pubblico e agli specialisti la possibilità di ammirare la ricchezza di motivi e forme artistiche originali che contrassegnano questa cultura sotterranea della Sardegna
Pozzi sacri: ipotesi ricostruttive
Già dal 1974 mi ero posto il problema della ricostruzione grafica, o restituzione che dir si voglia, dei pozzi sacri (o "templi a pozzo") della Sardegna nuragica; ma solo nel 1980 avevo tradotto graficamente la mia ipotesi in un disegno - che per gran parte qui riconfermo nella sua relativa validità - concernente la struttura generale originaria di questa categoria di monumenti. Tutto ciò riguardava anche le fonti sacre, che, per essere l'acqua
sorgiva più facilmente accessibile rispetto a quella che viene da falda freatica, e perciò necessitando - quand'anche essa ci sia - di una scala molto breve, risultano essere, per dir così, dei pozzi sacri in miniatura.Nella mia ricostruzione grafica, sia passata che presente, del pozzo sacro di Santa Vittoria di Serri-NU mi sono
limitato agli elementi principali dell'architettura, trascurando persino, volutamente, sia il recinto otemenosellittico che racchiude l'edificio - data la sua modesta rilevanza architettonica e perché
deve trattarsi di un'aggiunta successiva, piuttosto recente - sia il problema della sistemazione originaria di altri elementi non direttamente riferibili all'edificio: quali i betili-torre, o modellini in pietra di nuraghi, e i bronzetti; e infine le due statue di toro in calcare
(conservate in due distinti frammenti). Comunque questi due tori potevano stare, uno per lato davanti alle due ante, sulla fronte del pozzo, all'incirca come i leoni alati assiri del palazzo di Nimrud o quelli stilofori delle chiese romaniche
Le coperture vaccinali negli operatori sanitari. Indagine in un’Azienda Ospedaliero Universitaria
Le coperture vaccinali negli operatori sanitari. Indagine in un’Azienda Ospedaliero Universitaria
INTRODUZIONE
La vaccinazione del personale sanitario è fondamentale sia per la protezione del singolo operatore che per
la tutela dei pazienti con i quali entra in contatto. Nonostante l’ampia disponibilità di vaccini e di strumenti
necessari a comprenderne l’importanza, la copertura tra gli operatori sanitari risulta generalmente bassa. Lo
studio ha lo scopo di valutare la consapevolezza del personale dell’AOU di Sassari della propria situazione
vaccinale e conseguentemente, del peso attribuito alla vaccinazione. Permetterà inoltre di valutare la differente
aderenza degli operatori alla pratica vaccinale in base a diversi parametri. Vengono qui riportati i risultati
preliminari sulle coperture.
MATERIALI E METODI
Con la collaborazione dell’U.O. di Medicina del Lavoro è stato somministrato a 741 operatori sanitari un
questionario in cui autocertificano le vaccinazioni effettuate. Il questionario prevede per ogni vaccinazione
le opzioni “vaccinato”, “non vaccinato”, “immunizzazione naturale” e “non ricordo”. Il questionario è stato poi
incrociato con il database dell’AOU di Sassari per estrarre i dati anagrafici utili allo studio (sesso, età, qualifica
professionale e U.O. di appartenenza).
RISULTATI
Relativamente alle obbligatorie sono state osservate coperture superiori al 95% e costanti a tutte le età per
la polio (97,4%[IC95%:96,0-98,4%]), superiori al 90% per il tetano (94,3%[IC95%:92,2-95,9%]) e la difterite
(92,3%[IC95%:90,0-94,2%]), ma con un trend decrescente per età, mentre una significativa differenza si
osserva nella copertura per Epatite B fra soggetti al di sotto (95,5%[IC95%:92,6-97,5%]) e al di sopra dei 50
anni (83,3%[IC95%:79,1-87,0%]; p<0,001). Nel complesso si osservano coperture più elevate, sebbene non
significativamente, tra i maschi. Tale fenomeno è maggiormente osservabile per la vaccinazione antinfluenzale
per la quale invece sussiste una significativa differenza tra generi (M:35,7%[IC95%:27,3-44,7%] vs
F:18,5%[IC95%:15,1-22,3%]; p<0.001). Non si osservano differenze significative tra i generi per MRV, mentre
risulta maggiore il ricorso alla vaccinazione tra le femmine per rosolia (32,4% vs 20,4%; p=0,02).
CONCLUSIONI
Nonostante le coperture per le vaccinazioni obbligatorie siano elevate, aspetto caratteristico dell’Isola anche
per le coperture dell’infanzia, a dimostrazione di un’ottima adesione da parte della popolazione a questo
tipo di protocolli vaccinali, risulta tuttavia insoddisfacente il ricorso alle vaccinazioni raccomandate. Soffre
parecchio la vaccinazione contro l’influenza stagionale che, in particolare tra le femmine ha valori di copertura
esigui. Appare pertanto opportuno promuovere adeguati interventi di offerta per aumentare le coperture
degli operatori con l’obiettivo finale di salvaguardare i pazienti riducendo l’impatto sulla salute e sulla spesa
sanitaria
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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