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La collezione si fa pagina. Le farfalle di Gozzano e i licheni di Sbarbaro
Tra l’estate del 1908 e l’inizio del 1912 Guido Gozzano si dedica alla stesura di un poemetto rimasto incompiuto, “Le Farfalle“, che esprime in versi la sua passione collezionistica e più specificatamente entomologica. Poco tempo dopo, nel 1914, Camillo Sbarbaro pubblica i componimenti di “Pianissimo“, dove compaiono le prime tracce di uno studio scientifico che si unisce anche in questo caso all’impulso per la raccolta, innervando a sprazzi l’intera produzione del poeta: a interessare Sbarbaro sono i licheni, organismi «incospicui», «negletti», eppure caratterizzati da un polimorfismo tenace, pari a quello delle farfalle. Ciò che qui si vuole dimostrare è come la collezione, intesa a mo’ di sistema organizzativo degli elementi della realtà, plasmi temi e strutture formali della poesia di entrambi gli autori. La collezione diventa un modello conoscitivo con cui esplorare il reale nella sua totalità, almeno potenziale, attraverso i singoli esemplari selezionati, che assumono la portata di simboli universali.Between the summer of 1908 and the beginning of 1912 Guido Gozzano worked on an unfinished short poem, “Le Farfalle“, which expresses in verse his passion for collecting and for entomology. Shortly after, in 1914, Camillo Sbarbaro published “Pianissimo“, where the first traces of scientific study are combined with the impulse for collection, innervating the entire production of the poet: Sbarbaro is interested in lichens, «inconspicuous», «neglected» organisms, yet characterized by a tenacious polymorphism, equal to that of butterflies. What we want to demonstrate here is how the collection, as an organizational system of the elements of reality, shapes themes and formal structures of the authors’ poetry. The collection becomes an epistemological method to explore reality in its totality, at least potential, through the individual selected specimens. These elements take on the significance of universal symbols
Bestiari a sineddoche. Gli animali padani di Giuseppe Pederiali e Roberto Barbolini
Il genere del bestiario, di tradizione medievale, si dimostra ancora attuale nell’ambiente padano, dove l’elemento fanta-folclorico e quello autobiografico universalizzano un intreccio legato visceralmente alla terra della pianura. Nei romanzi e nei racconti di Giuseppe Pederiali e Roberto Barbolini, entrambi di origine emiliana, non solo la struttura narrativa, aperta ai casi del racconto ben oltre il classico impianto classificatorio, ma anche i protagonisti zoologici, schemi interpretativi di una realtà in evoluzione, rispecchiano il gioco sineddotico che caratterizza l’enciclopedia contemporanea.The genre of the bestiary still proves to be current in the Po Valley environment, where the fantasy-folkloric and autobiographical elements universalize a plot viscerally linked to the land of the plain. In the novels and short stories of Giuseppe Pederiali and Roberto Barbolini, both of Emilian origin, not only the narrative structure, open to the cases of the story well beyond the classic classificatory system, but also the zoological protagonists reflect the synecdotal game that characterizes the contemporary encyclopedia
Opere a sineddoche. Enciclopedismo e letteratura dal postmoderno a oggi
Nell’epoca della complessità, la letteratura enciclopedica è stata costretta a rinegoziare la propria capacità di presa sul reale. I letterati hanno aggiornato la “sfida al labirinto” lanciata da Calvino, modellando le proprie narrazioni su due pattern ben distinti: il rizoma, che prolifera, dando origine a romanzi massimalisti e global novels; e il micelio, la cui crescita controllata si fa metafora di una prassi alternativa, basata sull’utilizzo di una parte in funzione del tutto. Da qui la proposta critica del volume, che identifica nel panorama italiano degli ultimi cinquant’anni una fioritura di «opere a sineddoche», mettendo in rilievo il paradigma che sta dietro alle invenzioni di autori anche lontani: da Umberto Eco a Michele Mari ed Eugenio Baroncelli, da Gianni Celati a Ugo Cornia, da Juan Rodolfo Wilcock a Giuseppe Pederiali e Stefano Benni.In the age of complexity, encyclopedic literature has been forced to renegotiate its ability to grasp reality. Men of letters have updated the “challenge to the labyrinth” launched by Calvino, modeling their narratives on two distinct patterns: the rhizome, which proliferates, giving rise to maximalist novels and global novels; and the mycelium, whose controlled growth becomes a metaphor for an alternative practice, based on the use of a part in function of the whole. Hence the critical proposal of the volume, which identifies in the Italian panorama of the last fifty years a flowering of “synecdote works”, highlighting the paradigm that lies behind the inventions of even distant authors: from Umberto Eco to Michele Mari and Eugenio Baroncelli, from Gianni Celati to Ugo Cornia, from Juan Rodolfo Wilcock to Giuseppe Pederiali and Stefano Benni
La satira anti-ministeriale di Augusto Frassineti
Nei suoi "Misteri dei Ministeri", risultato del lavoro di tutta una vita, Augusto Frassineti (Faenza, 1911 - Roma, 1985) sfrutta la tecnica del pastiche e la sferzata provocatoria per rappresentare l’universo assurdamente logico della burocrazia. L’autore, che fa diretta esperienza delle ottusità amministrative quando nel secondo dopoguerra viene nominato direttore del Servizio Reduci dal ministro Lussu, inventaria fascicoli, enti, oggetti, ritratti umani, esplorando i meccanismi incancreniti con cui il potere si
autolegittima. È la «forza misteriosa» della Ministerialità a provocare nei «soggetti viventi» forme di alienazione patologica, non distanti dagli effetti che i sistemi totalitari portano con sé. Con uno sguardo ironico e un’atmosfera sospesa tra Fantozzi e Kafka, Frassineti realizza una vera e propria enciclopedia burocratica, che si apre a descrivere le contraddizioni della realtà oltre le mura dei palazzi ministeriali. «Una riforma vera della burocrazia» sarebbe attuabile solo spostando l’attività amministrativa
all’aperto, come accade nell’utopica Repubblica delineata dall’autore, dove vige una forma di «socialcongedismo».In his "Misteri dei ministeri", Augusto Frassineti (Faenza, 1911 - Rome, 1985) exploits the pastiche technique and the provocative lash
to represent the universe of bureaucracy. The author, who had direct experience of administrative obtuseness when in the post-war period
is appointed director of the Veterans Service by Minister Lussu, inventories files, objects, human portraits, exploring the mechanisms with which power is self-legitimate. It is the "mysterious force" of Ministerialism that provokes forms of pathological alienation, not far from the effects of totalitarian systems. With an ironic look and an atmosphere suspended between Fantozzi and Kafka, Frassineti creates a real bureaucratic encyclopedia.
He describes the contradictions of reality beyond the walls of ministerial buildings
Il piacere
In questa opera fondamentale del decadentismo italiano, Gabriele D’Annunzio racconta la storia di Andrea Sperelli, un aristocratico colto ed edonista che insegue il piacere estetico e sensuale come ideale supremo. Ambientato nella Roma aristocratica di fine Ottocento, il romanzo descrive la sua vita segnata dal lusso, dalla malinconia e dalla ricerca di esperienze sublimi. Diviso tra due donne, Elena, una passione intensa e distruttiva, e Maria, simbolo di purezza e redenzione, Andrea si confronta con il vuoto esistenziale e le contraddizioni della propria natura. "Il Piacere" è un ritratto profondo e poetico della decadenza morale e dell’insoddisfazione di un’élite intrappolata nel desiderio di trascendere attraverso l’arte, l’amore e la sensualità.In this seminal work of Italian decadentism, Gabriele D’Annunzio tells the story of Andrea Sperelli, a cultured and hedonistic aristocrat who pursues aesthetic and sensual pleasure as the supreme ideal. Set in aristocratic Rome of the late nineteenth century, the novel describes his life marked by luxury, melancholy and the search for sublime experiences. Torn between two women, Elena, an intense and destructive passion, and Maria, a symbol of purity and redemption, Andrea confronts the existential void and the contradictions of his own nature. "Il Piacere" is a profound and poetic portrait of the moral decadence and dissatisfaction of an elite trapped in the desire to transcend through art, love and sensuality
Rizoma versus micelio: Il reticolo postmoderno nel Nome della rosa e nel Pendolo di Foucault di Umberto Eco
In 1983, Umberto Eco published the essay “L’antiporfirio”, in the volume edited by Gianni Vattimo and Pier Aldo Rovatti entitled Il pensiero debole. This text marks a theoretical watershed between the author’s first two novels, Il nome della rosa (1980) and Il pendolo di Foucault (1988), allowing us to understand how the encyclopedic narrative that characterizes both works constitutes an interpretative strategy of reality. Not only that: what we want to highlight here is the different way in which Eco approaches the complexity of the world through the themes and the structure of the story. In Il pendolo di Foucault the Parisian adventures are an application of the diffusive idea of the rhizome, the matrix of Il nome della rosa corresponds rather to the organization of the mycelium, the underground filigree of fungi that stops where the organism has sufficient nutrients and the possibility of being cultivated by other living species, putting a barrier to the disorder of reality.Nel 1983 Umberto Eco pubblica il saggio “L’antiporfirio”, all’interno del volume curato da Gianni Vattimo e Pier Aldo Rovatti intitolato Il pensiero debole. Il testo echiano segna uno spartiacque teorico tra i primi due romanzi dell’autore, Il nome della rosa (1980) e Il pendolo di Foucault (1988), permettendo di capire come la narrazione enciclopedica che caratterizza entrambe le opere costituisca una strategia interpretativa della realtà. Non solo: quello che qui preme mettere in evidenza è la modalità differente con cui Eco si accosta alla complessità del mondo attraverso l’impianto tematico e strutturale del racconto. Se le avventure parigine del Pendolo risultano un’applicazione dell’idea diffusiva del rizoma, la matrice del Nome della rosa corrisponde piuttosto all’organizzazione del micelio, la filigrana sotterranea dei funghi che si arresta là dove l’organismo ha sufficienti sostanze nutritive e possibilità di farsi coltivare dalle altre specie viventi, mettendo un argine al disordine dei fenomen
«Quello che avviene nella storia è cosa da non credersi». La biofiction umoristica di Achille Campanile
Palamede tuttologo, Socrate «tramortito» dalle sue stesse convinzioni, Dante gastronomo alla ribalta: sono solo alcuni degli uomini illustri che Achille Campanile sceglie per costruire un repertorio di vite in cui i fatti della biografia si contaminano con i modi della finzione narrativa. A partire dalle fonti citate, «storie naturali», enciclopedie, ma anche pseudo testimonianze dirette e fantomatici documenti, il gioco realtà-immaginazione si riversa sui casi di questi personaggi, storici, di cui nessuno mette in dubbio l’esistenza, e tuttavia deformati dall’inventiva dissacratoria dell’autore. Anzi, Campanile attiva un processo in-formante, che prima riduce la sostanza storica di Alessandro Magno o Catone a dettagli fulminei, «particelle» per usare un termine caro a Debenedetti, e poi la ricompone imprimendo ai suoi esemplari umani una matrice universale, condivisibile in ogni tempo. Persino il linguaggio attinge dal concreto della quotidianità, con frasi fatte e tautologie, ma scarta subito dopo nella regione astratta del paradosso, alimentando quel binomio finzione-realtà che colloca le "Vite degli uomini illustri" nel genere ibrido, qui peculiarmente umoristico, della biofiction.Palamedes the know-it-all, Socrates stunned by his own convictions, Dante the gastronome in the limelight: these are just some of the illustrious men that Achille Campanile chooses to build a repertoire of lives in which the facts of the biography are contaminated with the methods of narrative fiction. Starting from the sources cited, «natural histories», encyclopedias, but also pseudo direct testimonies and phantom documents, the game of reality-imagination spills over onto the cases of these characters, historical, whose existence no one doubts, and yet deformed by the author’s desecrating inventiveness. Indeed, Campanile activates an in-forming process, which first reduces the historical substance of Alessandro Magno or Catone to lightning-fast details, «particles» to use a term dear to Debenedetti, and then recomposes it by impressing on his human specimens a universal matrix, shareable at all times. Even the language draws from the concreteness of everyday life, with set phrases and tautologies, but immediately afterwards veers into the abstract region of paradox, fueling that fiction-reality binomial that places "Vite degli uomini illustri" in the hybrid genre, here peculiarly humorous, of biofiction
«Per la luce che torna ringraziarti». La preghiera d'amore di Luciano Luisi
Il contributo analizza il modo in cui si declina la preghiera all'interno della produzione del poeta toscano, romano d'azione, Luciano Luisi. La fiducia luisiana si mescola sempre a una riflessione critica sul male storico e sullo scorrere del tempo. Accanto all'esplorazione dell'interiorità individuale, si rintraccia il desiderio di capire la realtà collettiva.The contribution analyzes the way in which prayer is expressed in the production of the poet Luciano Luisi. Luisi's trust is always mixed with a critical reflection on historical evil and the passage of time. Alongside the exploration of individual interiority, the desire to understand collective reality is traced
LA SFIDA DELL'ENCICLOPEDISMO CONTEMPORANEO ALLA COMPLESSITA' DEL REALE. INDAGINI SULLA LETTERATURA ITALIANA DEL NOVECENTO
La presente ricerca intende approfondire il paradigma enciclopedico applicandolo alle opere letterarie italiane, in particolare nel segmento temporale che va dagli anni sessanta del Novecento alla contemporaneità. La linea argomentativa, alimentata da un costante confronto con la letteratura critica e le prospettive teoriche, permette di rendere ragione del genere-metodo enciclopedico all’interno di una vasta gamma di autori, caratterizzati, pur nella loro molteplice diversità, dal medesimo desiderio di mappatura minuziosa del reale nell’epoca della liquidità. Prende forma un canone alternativo, nel segno dell’“opera a sineddoche”, che restituisce l’intreccio delle relazioni tra micro e macro-mondi, frammento e totalità, racconto e romanzo, cataloghi e riflessioni universalizzanti. L’analisi della parte in sostituzione dell’intero non è mai volontà di semplificazione, bensì strategia interpretativa che consente di salvaguardare una complessità altrimenti incomprensibile. A partire dal saggio di Umberto Eco, "L’antiporfirio" (1983), dove emerge la differenza tra la struttura rigida dizionariale e quella flessibile dell’enciclopedia, si avvia un’indagine tematica e formale dei testi, che passa per Borges, Calvino, Gadda, Frassineti, Celati e arriva fino a Cavazzoni, Cornia, Baroncelli e Mari. L’obiettivo del lavoro non è esaminare le tracce per sciogliere il caos del totale, ma catturare il lacerto, le cellule indiziarie, preservando l’unità attraverso la contemplazione del disordine.The present research intends to deepen the encyclopedic paradigm by applying it to Italian literary works, in particular in the time segment that goes from the sixties of the twentieth century to the contemporary. The argumentative line, fueled by a constant comparison with the critical literature and theoretical perspectives, explores a vast range of encyclopedic authors, characterized by the same desire to map reality in the age of liquidity. An alternative canon takes shape, in the name of the “synecdoche work”, which analyzes the relationships between micro and macro-worlds, fragment and totality, story and novel, catalogues and universalizing reflections. The analysis of the part in place of the whole is never a desire for simplification, but rather an interpretative strategy that allows us to safeguard an otherwise incomprehensible complexity. Starting from Umberto Eco’s essay, "L’antiporfirio" (1983), where the difference between the rigid dictionary structure and the flexible one of the encyclopedia emerges, a thematic and formal investigation of the texts begins. It passes through Borges, Calvino, Gadda, Frassineti, Celati and reaches as far as Cavazzoni, Cornia, Baroncelli and Mari. The objective of the work is not to dissolve the chaos, but to capture the fragment, preserving unity through the acceptance of disorder
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