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Museo del Novecento di Milano. Guida breve.
La guida del Museo del Novecento si apre con una ricostruzione della storia delle Civiche Raccolte di Milano, con particolare attenzione alle vicende collezionistiche e di acquisizione delle opere, a cui segue l’esplicitazione delle ragioni storiografiche e museologiche alla base del percorso espositivo che, seguendo un’impostazione cronologica, vede alternarsi sale collettive e sale monografiche che vogliono esemplificare il lavoro di artisti quali Boccioni, Martini, Melotti, Fontana, Manzoni e Fabro, che hanno avuto un significato particolare per la storia di Milano.
Il nucleo centrale della guida è costituito dalla presentazione delle opere nelle varie sale, con una particolare attenzione alle loro caratteristiche visive e alla loro contestualizzazione sia storico-artistica sia museologica
Meridiani e paralleli. Viaggio nella cartografia De Agostini
La mostra “Meridiani e Paralleli. Viaggio nella cartografia De Agostini si è tenuta presso il Palazzo del Broletto di Novara dal 25 febbraio al 9 aprile 2006, e poi è stata replicata ad Esplora (Roma) e alla Città della Scienza di Napoli tra ottobre e dicembre 2007.
La mostra e il catalogo, entrambi a cura di Davide Colombo e con testi di Davide Colombo, ripercorrono la storia della cartografia De Agostini dall’inizio del Novecento fino ai tempi più recenti, attraverso lo studio e la presentazione dei materiali e delle tecniche necessarie per realizzare carte geografiche, mappamondi e atlanti, come il Grande Atlante Geografico De Agostini del 1982, punto massimo della cartografia internazionale fino alla fine del Novecento. Grazie all’uso di materiali originali e documenti fotografici d’archivio, sono state ricostruite le varie fasi necessarie alla realizzazione di una tale opera: dal disegno, alla pietra litografica, fino al trasferimento su pellicola, passaggio ultimo per ricavare le lastre di alluminio necessarie per la stampa. Un lavoro che richiedeva molte differenti maestranze, memori di un sapere antico e di altissima qualità.
In mostra i materiali e gli oggetti – tutti provenienti dagli archivi De Agostini – sono stati accompagnati fa filmati dell’istituto luce o da documentari realizzati per l’occasione, che riprendono alcune fasi della lavorazione.
I testi in catalogo analizzano le diverse fasi di lavorazione per la realizzazione del Grande Atlante Geografico De Agostini, e, secondo un’impostazione a glossario, si soffermano su voci specifiche
Eugenio Carmi. Appunti sul nostro tempo
Il saggio pubblicato nel catalogo della mostra “Eugenio Carmi. Appunti del nostro tempo. Opere storiche (1957-1963)” tenutasi presso il Museo del Novecento, si concentra su un nucleo di opere su carta e fotografie inedite (1957-1963) che fanno da corollario e da metro di lettura dell’opera Appunti (1963) donata la Museo del Novecento dall’artista stesso.
Il saggio (come la mostra) si propone come una lettura d’opera, che rappresenta un momento cardine nella produzione artistica di Carmi. È, infatti, una summa del percorso svolto fino a quel momento, delle influenze e degli stimoli che ha raccolto: da quelli della sua attività grafica presso l’Italsider di Genova (1956-65) e della conoscenza diretta della realtà produttiva industriale italiana, grazie alla quale ha sviluppato un’attitudine specifica nella comprensione e nella trattazione dell’immagine, a quelli del panorama artistico genovese, italiano e internazionale della seconda metà degli anni Cinquanta. Le opere e i collage di Carmi – così come anche le sue rare fotografie scattate presso presso il porticciolo di Boccadasse tra il 1960 e il 1965 – sono annotazioni di ciò che esiste e accade attorno a lui: annotazioni del paesaggio – naturale, urbano, industriale – per riprendere le parole dell’amico Umberto Eco; e annotazioni della storia e della cronaca.
Il saggio si sofferma in particolare sul metodo e il processo creativo tipico di Carmi: l’artista è un attento osservatore delle “cose”, ma anche degli uomini e della società che essi costituiscono. Si tratta di una lucida curiosità, della capacità di osservare e di indugiare sulle cose, di percepirne le variazioni e le sottili differenze. Da un lato, procede per sinterizzazione di forme e colori, strutture e segni, dall’altro, per sovrapposizioni di modelli, immagini e materiali
Lucio Fontana e Leonardo da Vinci. Un confronto possibile
La monografia “Lucio Fontana e Leonardo da Vinci. Un confronto possibile”, propone un confronto tra due artisti che hanno segnato le loro epoche. Un confronto che si basa sulla comunanza di interessi iconografici per un tema come quello del cavallo o del cavallo e cavaliere – che ancora a partire dall’inizio del Novecento conquista nuovamente molti artisti; su una somiglianza metodologica e operativa all’interno della loro ricerca artistica e nell’uso del disegno; sul parallelismo tra i disegni di Leonardo per la Battaglia di Anghiari e quelli di Fontana per le proprie battaglie, che guardano a quelle del maestro rinascimentale; sull’analisi del “Cavallo rampante dorato” di Fontana esposto all’ingresso della grande Mostra Leonardesca tenutasi al Palazzo dell’Arte nel 1939, omaggio ai cavalli leonardeschi (opera inedita di Fontana).
Il lavoro di ricerca è partito da una proposta di confronto tra Leonardo e Fontana avanzata nel gennaio 1940 dal poeta e critico d’arte Emilio Villa, a commento della monografia di Morosini con 20 disegni di Fontana. Da qui si è allargato il discorso evidenziando i punti di contatto e le occasioni in cui Fontana guarda e ragiona sull’opera di Leonardo – all’interno di un rinnovato interesse di artisti del primo Novecento per l’artista rinascimentale –, fino ad analizzare il ruolo della Mostra Leonardesca all’epoca e l’interpretazione della ricerca di Leonardo negli anni ’30, in cui contestualizzare il punto di vista di Fontana.
Lo studio si è avvalso di un ampio lavoro di ricerca documentaria d’archivio, sia in Italia, sia negli Stati Uniti (in relazione al trasferimento di una parte della Mostra Leonardesca)
Futurismo; Lucio Fontana; Alberto Burri
I tre brevi saggi introducono le sezioni dedicate al Futurismo (pp. 86-87), a Lucio Fontana (pp. 216-217) e d Alberto Burri (pp. 234-235) delle collezioni del Museo del Novecento di Milano.
Il primo testo propone una breve ricostruzione storica delle vicende relative al Futurismo e il suo stretto rapporto con la città di Milano. Vengono evidenziati i temi centrali del movimento e come i principali artisti li hanno declinati, con specifico riferimento alle opere in collezione.
Il secondo testo è dedicato alla figura di Lucio Fontana la cui presenza all’interno del museo è decisamente rilevante, a partire dagli anni ’30 fino alle opere del secondo dopoguerra, fino agli anni ’60.
Infine, l’ultimo testo affronta in breve la figura di Alberto Burri, artista che insieme a Fontana ha segnato l’arte italiana del secondo Novecento. Dopo un breve cenno ai difficili rapporti tra l’artista e Milano in seguito allo smantellamento del Teatro Continuo alla fine degli anni ‘80, il saggio analizza le caratteristiche della sua ricerca attraverso gli esempi delle opere in collezione
Sandra Carapezza, Sorelle minori. Figure femminili nella Commedia, Bologna, Pàtron, 2024 («Letteraria», 14), pp. 182
This review highlights the merits of the volume dedicated to the women of Dante's Commedi
La scopa e l'Apollo di Veio : parallelismi tra arte antica e moderna nella rivista Broom
Analisi del saggio The Apollo of Veii pubblicato da Edward Storer nel numero 3 del giugno 1922 di "Broom. An International Magazine of the Arts", dedicato alla scoperta della statua etrusca dell'Apollo di Veio, avvenuta il 19 maggio 1916 a opera dell'archeologo Giulio Quirino Giglioli. L'interesse per il saggio è dovuto, da un lato, al contesto di pubblicazione, cioè una rivista di letteratura e arte contemporanea pubblicata in inglese da scrittori ed editori americani a Roma (poi a Berlino e New York), che mostra una certa attenzione per le culture e le produzioni artistiche antiche ed extraeuropee; dall'altro all'autore stesso del saggio, quell'Edward Storer, poeta e traduttore inglese, fondatore della rivista "Atys" pubblicata a Roma dal 1918 al 1921 e caratterizzata da un forte interesse per la cultura greca classica, per la mitologia e il primitivismo. La scoperta dell'Apollo di Veio, il grande esempio del passato, viene letto da "Broom" come stimolo e modello di confronto per la ricerca moderna artistica e letteraria. Partendo dalla constatazione dell'evidenza di punti di contatto tra scultura moderna e antica, si vuole evidenziare come quali siano le analogie e le differenze esistenti tra gli artisti antichi e moderni.Analysis of essay The Apollo of Veii published by Edward Storer in "Broom. An International Magazine of Arts", no. 3, June 1922, dedicated to the discovery of Etruscan statue of Apollo of Veii, done on May 19, 1916, by archeologist Giulio Quirino Giglioli. The essay was published in a literature and art magazine edited in english by American writers in Rome (later in Berlin and New York), interested in ancen and extra-europena culture and artistic productions; moreover, the author of essay was Edward Storer, English poet and translator, funder of "Atys" review (Rome, 1918-1921) , so interested in Greek culture, mithology or primitivism. The etruscan Apollo of Veii statue was for "Broom" an importnat model for modern art and literature. Starting from the contact points between ancient and modern sculpture, the essay point outs the analogies and differences between ancient and modern artists
Tra storia e genere; La tradizione del paesaggio; Interni e nature morte; Ritratti e figure; Un maestro lombardo: Donato Frisia; Il pittore italiano di Novecento: Mario Sironi; Uno sguardo sull'arte italiana più recente; Appendice
La pubblicazione è dedicata alle collezioni d’arte della Banca Popolare di Milano con opere dell’Ottocento e del Novecento italiano, in particolare, ma non solo. Tale collezione fa parte di un più generale fenomeno collezionistico dove le componenti della passione per l’arte e dell’attenzione ai valori di mercato interagiscono tra loro secondo rapporti sempre mutevoli e complicati da una quantità di elementi e interferenze esterni, come l’acquisizione di opere sotto la forma del recupero crediti. Un fatto del genere può portare alla Banca lavori di rilevante qualità artistica e di considerevole valore sul mercato dell’arte; d’altra parte, in questo modo la collezione si arricchisce di pezzi casualmente acquisiti, lontani dall’esser stati scelti secondo un predeterminato progetto di collezione.
Dopo un lavoro di ricostruzione storica delle vicende collezionistiche e di acquisizione, vista la disomogeneità della materia e la difficoltà a seguire una linea puramente cronologica, è sembrato conveniente organizzare la materia per temi – in alcuni casi diacronici, in altri mirati su specifici autori, luoghi o momenti storici particolari – e per generi, come nel caso della scultura e della grafica (e della pittura) degli scultori.
I saggi Tra storia e genere, La tradizione del paesaggio, Interni e nature morte e Ritratti e figure, cronologicamente trasversali, analizzano, attraverso le opere della collezione, l’evoluzione di temi, soggetti e generi nel corso della storia dell’arte italiana dell’Ottocento e del Novecento, mettendo in luce le molteplici possibilità e variazioni insite in ognuno di essi. Invece quelli monografici dedicati a Donato Frisia e a Mario Sironi, approfondiscono la storia artistica di due pittori, di cui le collezioni della Banca possiedono un buon numero di opere e anche di importante rilevanza all’interno della loro ricerca e carriera.
Infine l’ultimo saggio apre alla compoenente più contemporanea della collezione che restituisce, attraverso una buona campionatura, a multiforme ricerca degli artisti che hanno caratterizzati gli anni Sessanta e Settanta.
Infine completano il catalogo, 118 schede bio-bibliografiche degli artisti
Aldo Mondino
La mostra "Homo Ludens. Quando l'arte incontra il gioco", a cura di Francesco Tedeschi e tenutasi presso le Gallerie d’Italia, Milano, permette un affondo nelle collezioni di Banca IntesaSanpaolo, valorizzando la presenza del fattore ludico nell’arte contemporanea. La mostra presenta opere di artisti quali, per esempio, Depero, Max Ernst, Baj, Grazia Varisco, Nespolo, Mondino, Grazia Toderi, Paola Pezzi, Liliana Moro, Maurizio Arcangeli, che in vario modo si rapportano con il tema del gioco, elemento fondamentale della creazione artistica, che permette anche di interpretare molti aspetti del comportamento e delle relazioni umane, secondo quanto storici, antropologi, filosofi, matematici ed economisti hanno dimostrato.
Nel catalogo è pubblicata una scheda critico-scientifica di Davide Colombo dedicata all’opera Fiori di Aldo Mondino del 1966 che fa parte della serie delle “Quadrettature”
Salvatore Scarpitta: on both sides of the Atlantic
All’interno degli estremi cronologici stabiliti dalla mostra – 1956 e 1964 – il saggio ricostruisce e analizza la carriera e la ricerca artistica di Salvatore Scarpitta, artista italo-americano che visse a Roma dal 1936 al 1958-59, per poi tornare definitivamente a New York. Se è vero che di Scarpitta viene da sempre riconosciuta questa doppia nazionalità e doppia esperienza artistica, prima nell’ambito delle nuove ricerche artistiche romane della fine degli anni Cinquanta, poi nel contesto newyorkese a cavallo tra new-dada e pop art, tuttavia si è voluto verificare quanto davvero ciò abbia influenzato il suo lavoro e la ricezione critica delle sue opere in Italia e negli Stati Uniti.
A partire dallo spoglio di riviste d’arte, settimanali popolari e quotidiani – che ha portato alla luce materiali non segnalati nel Catalogue raisonné dedicato all’artista – e dallo studio di materiali e documenti d’archivio inediti (Archivio La Tartaruga – Archivio di Stato di Latina; Leo Castelli Gallery – Archives of American Art, Washington DC) è stato possibile sviluppare nuove riflessioni e constatare come fino alla sua permanenza a Roma, Scarpitta fosse completamente integrato con il panorama artistico italiano e considerato come tale e che la lettura data dalla critica italiana – che metteva in luce, per esempio, l’influenza di Alberto Burri – veniva ripresa anche sulle riviste specializza americane; questo approccio è stato verificato comparando queste fonti con altri testi pubblicati in nazioni terze come la Francia, in cui si nota come Scarpitta venga qui presentato come artista italiano, e non più citato al momento del suo trasferimento a New York. Inoltre, a partire dal suo ritorno a New York – contemporaneamente all’evoluzione del suo lavoro – Scarpitta viene letto dalla critica americana, e di conseguenza anche da quella italiana più aggiornata, come uno degli artisti del new-dada americano sostenuto dalla Leo Castelli Gallery dove egli espone dla 1959.
Infine la consultazione e l’analisi del carteggio Scarpitta-De Martiis – proprietario della Galleria L aTartaruga di Roma dove aveva esposto più volte – permette di comprendere più a fondo le ragioni del ritorno dell’artistaa New York e di comprendere come la città stessa sarebbe diventata contesto e stimolo essenziale per lo sviluppo della sua ricerca artistica.The essay analyses the artistic research of Salvatore Scarpitta between 1956 and 1964, an Italo-American artist, who worked in Rome since 1936 to 1958-59 and in New York since 1959. The text studies the critic reception from both Italina and American artistic literature.
Starting from the examination of art journals, magazines and newspapers (new materials found, not filled in the Catalogue Raisonné of the artist) and from archives materials (Archivio La Tartaruga – Archivio di Stato di Latina; Leo Castelli Gallery – Archives of American Art, Washington DC), the essay proposes new thoughts. Until 1958-59 Scarpitta was completely integrated with Italian artistic panorama, as well as Italian, American and French critic wrote in different essays. When Scarpitt came back to New York, American critic started to consider him member of American new-dada, supported by Leo Castelli Gallery, where Scarpitta started to display his own work since 1959
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